“LASCIATE OGNE SPERANZA O VOI CH’INTRATE”

di natale capodiferro     “LASCIATE OGNE SPERANZA O VOI CH’INTRATE”

secondo ROBERTO SPERANZA Capogruppo PD Camera

Checché ne dica Speranza, questa è l’ultima che c’è rimasta, eliminare con voto plebiscitario la tirannia parlamentare, distaccata sempre più dal mondo reale. Già l’ANM con il suo rappresentante aveva fatto capire che tali leggi non possono essere realizzate solo dalla politica, in quanto eletti e, a furia di fiducie. Che un aspetto tecnico rilevante dovesse riguardare la categoria che le applica, le leggi, è un dubbio che ci sorge, come ci sorge quello sulla base di ciò che si va dicendo in giro, un po qui e un po lì, tra le opinioni politiche o girando nei social. Dappertutto sondaggi appaiono come funghi, eh già quest’ultimi, quasi quotidiani e multipli/sottomultipli di un’estenuante pagina politica quotidiana, come una raccolta sintetica, ci dicono che le leggi debbono essere condivise, sentiti i cittadini, prima, non dopo. È inutile dire, creiamo un canale web o mediatico in genere, come nel caso della scuola, se poi  si decide nelle opache sale dei rappresentati del governo, e tutto si riduce a decreti governativi, delegati, e leggi con fiducia.
È prenderci in giro. Prendere in giro l’intelligenza e il buon senso dei cittadini. È prendere in giro il web che ti bastona/applaude subito, ma ahimè!, dimentica anche con la stessa velocità. Questi, tra l’altro, tra sensazionalismo e realismo crudo, una volta spento l’attrezzo informatico, rimangono al buio, per riattivarlo, necessita l’accensione. Qualcuno penserà, ma la tv è la stessa cosa? Non si è così certi di ciò, però! Dietro i socialweb ci possono essere virus, pubblicità, mistificazioni, sensazionalismi, slogan, ma non permea come la tv e, questo, è un fenomeno tutto ancora da indagare. Il segnale digitale, al momento, sembra freddo e senza futuro materico, quello della tv, forse più reale della verità.
È così che Speranza, duro ed inflessibile come un generale russo, impartisce lezioni ai magistrati e agli italiani tutti: noi facciamo, voi eseguite, che assomiglia, nell’assioma, a quello di maggior sintesi renziana, eseguite più processi e più sentenze, invece che lamentarvi. C’è ne è per tutti, la tv è il loro vero luogo di propaganda e di governo. A questo punto però, senza nulla togliere al grande capo sublime e sublimale, ci sovviene in aiuto, quasi a giustificare l’essenza politica attuale, dai canti danteschi, la frase super famosa, “Lasciate ogne speranza o voi ch’intrate”. Reinterpretando così la risposta di Speranza al magistrato, ma è vezzo di quasi tutti i ministri e delegati vari renziani, verrebbe da recitare solo un salmo alla memoria della Democrazia, perchè il programma con cui sono stati eletti questi Dei, non prevedeva nulla di quello che hanno e stanno sviluppando, soprattutto rimaneggiare la costituzione senza le modifiche previste dalla stessa e senza che i cittadini ne sappiano un granché, anche perché non l’hanno votata.
Che ne è del potere giudiziario? Allora!
Se la costituzione gli assegna il compito, diverso evvero, da quello legislativo parlamentare e da quello esecutivo, proprio del governo, all’art. 113, comma 1, di “Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.”, qualcosa vorrà pur significare. Se cioè un magistrato, nella fattispecie il presidente dell’ANM, evoca una serie di problematiche circostanziate, tra cui quella più inidonea di penalizzare solo con la pena la corruzione e fatti salvi alcuni prerequisiti di riduzione della stessa, questo vuol dire e che sta svolgendo la funzione, per cui è pagato, e che ci sono i presupposti di legge per tutelare diritti e interessi legittimi della democrazia, rispetto a questi atti parlamentari, quasi legge.
Che sono l’estrema ratio progettuale renziana, dare in pasto qualsiasi cosa e farne risaltare quella più evidente, a favore di chi mangia tv. Appare chiaro, ma ci fa anche sorridere, che un tale impalcato è quello stesso di berlusconi, senza donnine ma con l’aggiunta di un autoritarismo senza precedenti che mai si è visto in “gente di sinistra” o almeno tale , come si dichiarano.
Che la destra e sinistra, stretti stretti nel Trattato del Nazareno, stiano imponendo all’Italia un nuovo Potere o quantomeno una natura diversa del Potere Legi-Esecutivo è un fatto da non perdere di vista, per chi come Renzi paventa sempre condivisione e per chi della Democrazia Diretta, invece, vorrebbe farne una priorità politica.
Una nuova forma di potere, nata dall’ambiguità, tutta napolitanesca, di dare per forza corpo a governi pur di avere stabilità, sta nascendo. Una forma barbara che trasgredisce la costituzione e la democrazia e le umilia fortemente per non dire che le rottama e, senza, la giusta dimensione popolare. Solo due/tre milioni di votanti alle primarie PD ci danno un Presidente del Consiglio e una forza politica, all’opposizione, PDL o Forza Italia che sia, ci si allea per un patto, mentre una parte di quest’ultima va direttamente al governo con il PD, staccandoci e creando NCD. E in tutto questo, SEL dov’è? SEL che ha vinto le lezioni e avuto la quota di maggioranza, oggi è all’opposizione! E’ possibile che nella nostra democratica legge elettorale  chi abbia premi di maggioranza vada all’opposizione? Si lo è!
La confusione pregressa bersaniana ha portato ad un risultato tangibile: una grande vuoto, in cui si sono intrufolati il Presidente della Repubblica e il Sindaco di Firenze.
Ma con quale risultato ci si domanda spesso, se la opinione pubblica è divisa tra sorrisi vari e megalomanie mediatiche e autoritarismo negli stessi articoli?
Mi viene allora da recitare ancora una frase di Dante, “Ogne viltà conviene che qui sia morta”, quando si è davanti a questi personaggi, poiché non rappresentano la democrazia e tantomeno il popolo, ne la condivisione, ma la morte della stessa che resuscita un Potere Legiesecutivo che abbiamo già visto nella storia, nella nostra storia.
Quindi poco a che da dire Speranza se è in democrazia, molto se non lo è.

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