PROPOSTA PER UN NUOVO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

di giancarlo cleleste, PROPOSTA PER UN NUOVO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
Uscite = 106 mld
Entrate tributarie per sua copertura 106 mld
Trasformazione entrate tributarie in contributi assicurativi
Le regioni organizzano il S.S.N. in 4 assicurazioni fondamentali
A) medico di base, assistenza ospedaliera, pronto soccorso e guardia medica
B) assistenza medica specialistica
C) assistenza medica diagnostica
D) assistenza farmaceutica
Il contributo assicurativo copre tutte e quattro le assicurazioni
La prima è obbligatoria per tutti
Le altre tre sono facoltative.
Si calcola quanto costano sia la prima che le altre e si stabilisce quanto del contributo per il servizio sanitario va a coprire le singole assicurazioni
Se un cittadino non vuole una delle assicurazioni facoltative ci rinuncia e viene esentato dal pagamento del contributo.
La spesa del servizio sanitario nazionale dovrebbe grosso modo essere cos’i suddivisa
60 mld per assicurazione obbligatoria
15 mld assicurazione per assistenza specialistica
15 mld per assistenza diagnostica
16 mld per assistenza farmaceutica.
Le aziende sanitarie sono composte da: Ospedali; Centri di diagnostica e medicina specialistica
Per cui se si privatizzano gli ospedali e i centri di diagnostica e medicina specialistica.
Il servizi sanitario che è sempre in piedi, invece di pagare stipendi e acquisti di materiali o investimenti paga prestazioni agli ospedali ed ai centri di diagnostica e medicina specialistica, come parzialmente fa con le strutture private convenzionate.
Gli ospedali e i centri diagnostici e di medicina specialistica sono trasformati in società per azioni, e a tutti gli effetti sono strutture giuridicamente private, svolgenti una funzione pubblica.
Quale è il vantaggio di una simile proposta? Che è l’unica soluzione possibile di mantenere il S.S.N. senza vendere a terzi le strutture, ma privatizzando giuridicamente le spese, compresi gli investimenti.
Se siamo costretti dal fiscal compact a ridurre il debito, non potremo fare neanche gli investimenti in strutture ospedaliere e/o diagnostiche, ma con il sistema che abbiamo evidenziato gli investimenti saranno fatti da aziende giuridicamente private anche se controllate dalla amministrazione pubblica e gli investimenti risultano privati e non pubblici.
Le entrate del sevizio sanitario verrebbero coperte dai trasferimenti ottenuti dalla agenzia delle entrate come specificato nel progetto di contributo unificato.
Tra gli ospedali o le altre strutture convenzionate ed i cittadini verrebbero istituite le mutue assicuratrici che sarebbero le materiali beneficiarie delle entrate.
Se ci facciamo trovare preparati, quando dovesse essere firmato il T.I.S.A, le spese per l’assistenza sanitaria non potrebbero essere appannaggio dei grandi del settore a livello mondiale, in quanto il mercato sarebbe già in mano delle mutue e le mutue sarebbero dei cittadini.
Il contributo unificato per la parte riguardante il servizio sanitario è a tutti gli effetti una assicurazione sanitaria che prevede solo l’obbligo per la assicurazione obbligatoria cioè quella prevista dal punto A.
Questo dimostra che non è necessaria una proprietà pubblica delle aziende sanitarie, ma una serie di leggi che indirizzano il settore per una reale pubblica utilità, anche se gestita con operatori non pubblici.
L’attuale situazione non è, come molti pensano, una situazione ottimale, ma soltanto la scusa per dirigere con strutture affaristiche aziende sanitarie da parte della classe politica.
Si illudono colore che pensano che il servizio sanitario non funziona per corruzione. La corruzione nasce perché c’è questa struttura che non prevede e nasconde i conflitti di interesse.
Chi fa le leggi non deve essere interessato alla sua gestione.
Chi le controlla deve essere indipendente dagli operatori del settore.
Chi opera nel settore è indipendente dalla politica ed obbedisce soltanto alle legge e trova la propria fortuna solo dalle scelte dei cittadini.

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