L’ORGASMO (O SPASMO DELLA POLITICA) parte 1^

 di natale capodiferro    L’ORGASMO (O SPASMO DELLA POLITICA)  parte 1^

C’è, non c’è, si sa, non si sa, è vero, non è vero, chissà. Sembra un carovana del west questa sequenza, ma ben misura la distanza dalla realtà. Cos’é la realtà? Tanti filosofi in Italia, tutti in pensione, vige l’assenza del significato, tutti azzittiti dalla pratica orgiastica dei media. Quantunque si dica ai giovani di prendere le distanze, sono i vecchi, noi non primati del web, che rimaniamo intrappolati, senza scampo, fantasticando su quello che potevano essere e non siamo e quale mezzi si hanno oggi rispetto a ieri. L’errore più grave, sostituire la realtà virtuale con quella fisica, “immaginando”, appunto, un mondo diverso da quello sinora vissuto. Sembra che vorticosamente, invertendo il tempo, siamo noi i giovani. Com’è la frase, “Scambiar desiderio per realtà”, sembra questa una tiritera, che scansionata più volte, ci poniamo quotidianamente e incessantemente. È forse un nuovo modo per tornar giovani, la nostra fonte della giovinezza. Ma dove eravamo quando abbiamo studiato, lavorato, vissuto, votato e tutto ci è passato sotto il naso. Un mondo di vecchi che vuole governare i giovani, mentre poi a parole esprimiamo l’esatto contrario.
Il logos/topos del “geniu loci” ci ha pervaso e ottenebrato a tal punto da convincerci che siamo gli artefici del cambiamento. Chi da destra, chi da sinistra, chi da non destra ne sinistra, pensa che l’onestà sia un fattore monetario/economico prima che culturale. L’onestà(economica) renziana sta nel dire il diretto opposto, lo si scrive da mesi, e, ieri l’ulteriore esempio della sgrammatica con cui usa il problem solving sui decreti attuativi del jobs act: a fronte delle problematiche circa gli eventuali, se mai ce ne fossero ora, vituperati licenziamenti, continua, imperterrito, nel dire che ci guadagnerà il lavoratore, l’operaio, insomma; ma, intanto, con un sol gesto, butta via, e questo non è del tutto negativo, il precariato e l’indeterminato dal vocabolario del mondo del lavoro, sostituendolo con “contratto a tutele crescenti” o decrescenti.
L’una o l’altra dizione dipende dal punto di vista, e non è pura invenzione questa, ma reale interpretazione: se da un lato risulta vincente l’assioma “sei assunto” e hai, man a mano, “tutele” crescenti, dal punto di vista contrattuale, nello stesso tempo le puoi perdere perché l’azienda non fa profitto, sei “licenziato”.
Onestà culturale avrebbe voluto che tutti avessimo un lavoro, senza disquisire su posto o lavoro, perché lo dice la costituzione e perché è giusto che ogni nuovo uomo, abbia il diritto di vivere e morire.
Come d’acchito, invece si presenta il nuovo status, avrete il lavoro(?) ma se non convincerete il vostro datore sarete licenziati, ricevendo, però attenti per due/quattro anni,  lostipendio a casa, senza muovere un dito, senza dover lavorare.
Il vecchio penserà, ho fatto la cosa giusta, l’ho tutelato.
Il giovane penserà, farò una vita da podista: alla ricerca del datore di lavoro ideale che non mi licenzia e dovrò, giocoforza, mettermi, anche io, nella condizione, di non esserlo, producendo il più possibile e, in modo tale, che guadagni tanto, tanto da non essere nelle condizioni di legge, economiche, per licenziarmi.
In più sarà difficile avere una pensione, chissà se potrà farsi una famiglia, se gli daranno un mutuo o un fido.
Invertendo l’ordine, se fosse stato il giovane a scrivere la legge, avrebbe pensato di mandare in pensione più lavoratori/operai, in età, possibili, eliminando la legge Fornero, creando delle formule di compensazione giuste e, investendo nei giovani e in quello che questi forma, la scuola. Ma soprattutto avrebbe, prima ancora di approvarla, pensato ad un nuovo sistema, non solo politico ma anche amministrativo, di far girare soldi, altrimenti perché lavorare?

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