Il rapporto medico-paziente nella sanità pubblica italiana- Vday dei Medici

di paolo pisanelli      Il rapporto medico-paziente nella sanità pubblica italiana 

Come medico di pronto soccorso (toscano) mi ritrovo spesso a dover difendere con le unghie e con i denti l’art. 4 del nostro codice deontologico, libertà e indipendenza della professione. Il medico, si dice, deve essere libero, indipendente, autonomo e responsabile e non deve sottostare ad interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura. E ancora l’art. 6 nel quale si dice che il medico persegue l’uso ottimale delle risorse pubbliche salvaguardando l’efficacia, la sicurezza e l’umanizzazione dei servizi sanitari. Ancora l’art. 14 in cui il medico deve contribuire alla prevenzione e gestione del rischio clinico. Nell’art. 20 il medico persegue l’alleanza di cura con il paziente basandosi sulla reciproca fiducia e considerando il tempo della comunicazione come tempo di cura. Infine nell’art 68 si dice che qualora il medico intraveda un contrasto forte tra codice deontologico e regole della struttura pubblica presso la quale lavora, si rivolge all’Ordine per la disputa. Cosa voglio dirvi ? Il medico deve fare prevenzione, diagnosi e cura delle malattie. Nel pubblico deve trattare una persona non un ‘cliente’. Voglio dire che oggi in Italia specie nei pronti soccorsi, ma non solo, il medico è costretto a trattare i numeri e non le persone. L’iperafflusso impone tempi di visita e comunicazione ristretti con i pazienti che abbassano per forza di cose la qualità delle prestazioni e quasi inneggiano alla superficialità e alla negligenza facendo scomparire il rapporto di fiducia tra medico e paziente e difatti trasformano il medico in un impiegato del ‘catasto sanitario di emergenza’ come mi viene di definire i pronti soccorsi oggi. In Toscana addirittura siamo arrivati al ridicolo. La politica dell’apparenza a tutti i costi, impone ai medici di sottostare a regole aziendali di budget per abbattimento delle liste facendo crollare l’art. 4 e ponendo il dilemma dell’art. 68 per il quale il medico dovrebbe rivolgersi all’Ordine (spesso ‘amico’ delle ASL). Sappiamo che il medico non apre quasi mai contenziosi per paura dell’azienda. E così i politici delle aziende con la loro ‘moral suasion’ pressano i medici inducendoli al suicidio professionale.
La mia proposta è una assemblea generale dei medici, non dei sindacati medici, italiani che come obiettivo dovrebbe avere quello di imporre l’art.4 del codice e operare una resistenza forte nei confronti della PA che si comporta sempre più come un despota senza illuminazione guidata da politicanti sprovveduti di scienza e pieni di saccenza. Da lanciare anche sul web come il Vday dei medici.

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