IL “SOLO” E L’”ALTRO”, IL PEREQUATIVO E LO SPEREQUATIVO=GOVERNO RENZI

di natale capodiferro    IL “SOLO” E L’”ALTRO”, IL PEREQUATIVO E LO SPEREQUATIVO=GOVERNO RENZI

La legge è legge direbbero i tedeschi. Ma noi siamo italiani, siamo “tutt’altro”.
Siamo tutto e siamo l’altro, come direbbe un buon filosofo o un buon decostruttore comunicativo.
Da buoni italiani abbiamo sempre la risorsa alternativa, non siamo mai un “solo”, C’è sempre, che accompagna, l’”altro” che, magari, è l’esatto opposto.
Questa doppia valenza culturale italiana è sempre più affiancata dalla pratica che ci accompagna ogni giorno, che verifica l’ipotesi matematica trasformandola in un teorema corrispondente, anche quando lo è veramente.
È il caso, ma solo perché al centro delle vicende quotidiane, della legge elettorale e dell’elezione del presidente della repubblica. Nessuno al mondo sarebbe così bravo da trasformare due semplici atti amministrativi(di votazione) in lungaggini intorno alle quali ruotano virgole, punti e virgole, se, ma, visto che, considerato che, salvo che. I quali, se da un lato consentono una maggiore interpretazione testuale, dal’altro alimentano, e provocano, gran vuoti di legittimità.
È il caso, come ci insegnano tutti gli articolati passati, odierni e in divenire, dell’introduzione della “manina fantasma” nel decreto fiscalità, approvato-vedremo se lo discuteranno e lo elimineranno, dove la materia fiscale, appunto, diviene oggetto di punibilità(o meno diremmo noi) piuttosto che di riequilibrio del fisco stesso. Così che il “solo”, rendere più equilibrato un sistema, diventa l’”altro”, ovvero, salvare alcuni personaggi dall’evasione compiuta e da quella futura. Se, quindi, da un parte, il decreto fiscalità, tende a ridurre il fenomeno della illegalità con la punta del 3%(sigh! Ma perché mai dovrebbe esistere una soglia di punibilità per chi evade il fisco), dall’altra, istantaneamente crea il suo opposto, appunto, il liberarsi, cioè, in base alla percentuale, di soglie di punibilità.
Filosoficamente(il solo-oggettivo) riequilibrare il fisco sarebbe epigone o paragonabile a un equità sociale, rispetto alla quale i cittadini, solidali e non delinquenti, paghino quel che devono pagare in funzione di ciò che guadagnano e spendono(che ciò non tenti il pensiero alla famosa e fumosa progressività, che tutto è fuorché egualitaria). Semplice e immediata, dovrebbe essere la votazione.
Politicamente(l’altro-soggettivo) riequilibrare il fisco è far pagare quello dovuto pervenendo a percentuali che nulla hanno a che vedere con la situazione familiare-reddituale.
Difficoltosa e infinita, sarà, qui, la discussione, prima ancora della votazione.
Ovvero, mentre con il primo si tende a creare un criterio oggettivo unico ed univoco, per il secondo, invece, si indirizza ad uno soggettivo e alla relativa discrezionalità percentuale, che certo non è descrittore di fattori sociali o reddituali. Perché mai un operaio o un dipendente pubblico dovrebbe aver paura di star sopra il 3% se, per loro, gli oneri fiscali vengono detratti automaticamente sulla busta paga, e quindi non può evadere?
È chiaro che ciò fa riferimento alle PMI, Artigiani, Commercianti e Partite Iva, oltre alle grandi Società e Fabbriche, e infine, alle Finanziarie, Assicurazioni e Multinazionali.
Perché, per costoro, e seppur in forma moderata, dovrebbe esserci una soglia di evasione acclarata dalla legge? Anche retroattivamente per giunta se si è incorsi e si sta, magari, pagando per un illecito dichiarato, definitivo da un procedimento penale!
Evidente è l’intento oggettivo per l’operaio-dipendente e sicuramente perequativa l’azione svolta dalla legge.
Di tutt’altra evidenza è il valore scansionale consentito dalle percentuali, supposte per le altre categorie, e del tutto sperequativo l’intento legislativo.
Dal che si desume la ferma volontà del governo attuale, come dimostrato da altri interventi, quali Jobs Act., Pensioni, Iva, di attuare azioni non eque e tendenti più a creare intervalli di differenza, sempre più marcati, tra fasce/categorie sociali, che restaurare un sistema capitalistico, oramai divenuto solo di “finanza”. E inducendo, non è da dimenticare, forti contrasti sociali, tra chi, per esempio, occupa le case o lavora al nero e chi può pagare la propria evasione.
In definitiva, questo governo sta lavorando non per il bene comune ma per quello di pochi. E sorge il forte dubbio sulla poca incisività che eserciterà sui fattori di crescita che, se mai ci saranno- a breve o lungo termine, saranno il frutto economico della spoliazione di qualsiasi bene o proprietà o risparmio dei cittadini medi e di quelli della fascia sottostante, cioè i poveri attuali.
Ci si aspettava da un governo di sinistra interventi a favore di, non una misantropica avversione verso le fasce sociali più deboli.

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2 pensieri su “IL “SOLO” E L’”ALTRO”, IL PEREQUATIVO E LO SPEREQUATIVO=GOVERNO RENZI

  1. Bell’elzeviro Natale. Più da prima che da terza pagina. Concordo su tutto.
    Peccato che, forse, possiamo solo piangere se il nostro Movimento non acquista una capacità più propositiva, anche senza bisogno di negoziare.

    Mi piace

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