Ancora una volta, un’altra volta ancora: proposta di PIANO DI ASSETTO-discussione-

di p5s   Ancora una volta, un’altra volta ancora: proposta di PIANO DI ASSETTO per i dissesti idrogeologici

Ancora una volta, un’altra volta ancora- un gruppo di studio sul fenomeno

Saturday, Sep 30, 2017, 7:00 PM

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Internet Roma, RM

15 Attivisti Attending

Sembrerà strano ma anche la tv e i media oramai ripetono se stessi ed i loro titoli: Bomba d’acqua, condizioni meteorologiche impreviste e imprevedibili, caso eccezionale, precipitazioni di tot millimetri su superficie/minuto distribuite in pochissimo tempo e in territori determinati. Nei titoli si sottendono i morti. Morti che sono persone. Person…

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natale capodiferro

E ancora una volta, ci risiamo…sentite il ministro per l’ambiente: è colpa della burocrazia se i soldi previsti per il rischio idrogeologico non sono stati utilizzati… è come dire, a questi improvvidi avventurieri della politica nostrana, che non è in loro potere discriminare certe forme di autolesionismo italiano. E allora il potere chi l’ha? E perchè si fanno leggi e vengono disattese e non si puniscono questi burocrati, semmai ne riuscissero a rintracciarne uno di uno. Ma, d’altronde è difficile darsi da soli la colpa(poichè la burocrazia l’ha determinata la politica, questa politica) per l’incapacità di mettere in piano un programma totale di intervento; almeno questo: poi la natura non si conosce completamente, d’accordo, ma perchè , sulla scorta di quello che oramai è divenuto abitudine, almeno non si tracciano da parte delle regioni delle linee per la progettazione urbanistica e di consolidamento delle infrastrutture esistenti. oltre che a Genova il problema è anche a Parma. Purtroppo non sanno più che dire, i local ai national, il president ai local, i local(com/prov/reg) contro la protezione civile. Quest’ultima parla di non crocifiggere, si è potuto sbagliare. Si potrebbe essere d’accordo ma quando vedi un tizio/a che ha avuto un premio in denaro per aver “alleviato” il rischio idrogeologico, con la bella parola “mitigazione del rischio.”, ma che in realtà nulla ha previsto per drenare questo fango sanguisuga e gli argini così ridotti e nessuna idrovora, almeno an passant, o allargamento di tratti di maggior convergenza delle acque. C’è poco da dire qui sono proprio dei fottuti mentitori, fanno passare l’acqua per vino, normative di riduzione del rischio nelle scuole come miglioramento al rischio idrogeologico (ma parlano sempre di idrogeologico quando il problema è l’inurbamento-pur essendo chiaro che ciò ha determinato una serie di criticità al territorio, e allora dovremmo prendercela con i romani, gli etruschi e i celti.  I soldi dati per la mitigazione ai dirigenti comunali sono dei bei soldi. Se spesi per informazione vanno bene, è chiaro, ma erano la priorità e a quel prezzo? Io non penso. Sebbene sia necessario creare la debita cultura anti rischio a sol fine difensivo io reputo inconcepibile buttar soldi per onorari in più per i ruoli in questione che hanno già. Ed è questo il punto: perchè mai dovrebbero esserci dei bonus, a qualsiasi livello si parli?

giovanni grossi.

Esiste una buona mappatura del rischio idrogeologico e non c’è bisgno di andare a cercare su chissà quali siti astrusi. E’ una fonte pubblica, l’ISPRA http://www.isprambiente.gov.it/…­, che monitora anche altri rischi ambientali. Ci sono poi rapporti del Corpo Foretale dello Stato (quello da eliminare). In realtà, quel che i nostri rappresentanti dovrebbero vedere è che tipo di interventi sono previsti nella legge finanziaria; se esiste un piano organico di risoluzione delle problematiche; se questo può essere fatto con un valido coordinamento con le regioni (con la conferenza Stato Regioni, alla faccia del “Senato Regionale” pallido doppione di quell’organismo).

natale capodiferro

Il problema non è nelle mappature, che pure esistono, ma nel fatto che non prevedono interventi. Esse si basano su analisi del terreno e/o geologico-idrauliche (PAI-piano degli assetti idrogeologiche e Habitat 2000), ma rimangono tali. Alle mappature non risponde nessun denominatore, nessun progetto di intervento. E questo che è sbagliato, si mappa ma non si interviene. Molti qui si lamentano dello strano corso delle OOPP e di come fermarle/bloccarle, ma, ricordo, che noi siamo il paese delle leggi(che vengono puntualmente evase): basta una per tutte-ci si dimentica sempre di ciò, quella sulla manutenzione delle opere pubbliche e private. non so quanti di voi sanno che un opera pubblica(o privata), quando viene appaltata, ha sempre-secondo il tipo di intervento, quasi sempre 20/trentennale, un piano di manutenzione, in cui sono previste(solo purtroppo) delle somme( accantonate annualmente dalle amministrazioni titolari delle opere) che dovrebbero servire proprio all’uopo: avete mai visto interventi manutentori su opere già realizzate ? O sono sempre nuovi finanziamenti per fare e disfare il precedente realizzato? E’ sempre la seconda: nessun ente ha mai accantonato nulla. E se l’intervento dei vigneti può essere “buono o non”, come inserimento in quel dato territorio, ciò ha poco a che vedere con il sistema che potrebbe creare e costituire con la creazione di nuove normative, riguardanti la progettazione antropica o vegetale che sia. Quest’ultima in grado di prevedere costruendo e realizzando secondo quelle che sono divenute non più situazioni contingenti ma costanti e durature. Allora perché ad una data progettazione(di qualunque natura) non dovrebbe e potrebbe accoppiarsi l’analisi anche di questi fenomeni? E penso che sia anche facile a farsi, certo costerebbe di più, ma il progresso non può uccidere l’equilibrio dei fattori naturali.

giovanni grossi

Sul problema del mancato seguito alle mappature mi trovi d’accordissimo. E’ proprio quel che intendevo quando dicevo che c’è una fonte pubblica, appunto l’Ispra, ma abbiamo uno Stato schizofrenco, che da una parte – sostanzialmente – si autodenuncia e dall’altra non assume provvedimenti conseguenti, cioè: il piano di riassesto; come dicevi tu correttamente ieri, una nuova effettiva politica di territorio; attenzione alle nuove leggi che “liberalizzano”­ l’edilizia; etc. Probabilmente, il Movimento dovrebbe proprio battere su questo tipo di nuove iniziative, magari ragionando proprio con la Base, ad esempio i viticultori del Prosecco o delle Langhe, facendo in modo che si vedano le opportunità e non si percepisca invece il M5S come un velleitario ecologista senza costrutto, come i Verdi di pochi anni fa.

sebastiano rachele

Bomba d’acqua è un modo della cosiddetta “informazione” per sminuire le responsabilità istituzionali sull’accaduto. Definire: “Bomba” un azione meteorolica significa dare corpo ad un evento naturale come se fosse un azione portata a termine da un attentatore sconosciuto che lancia appunto una bomba. Gli enti preposti sapevano benissimo quali erano le condizioni meteorolgiche attuali, e che gli eventi potevano provocare vittime. Nonostante tutto nessuno degli addetti ai lavori: forestale, protezione civile, polizia municipale, gli organizzatori ecc. si sono preoccupati di verificare se c’erano le condizioni di sicurezza per allestire una sagra (una festa tradizionale) in quella zona. Per cui ttutti tranquilli, nessun rischio! Così alcuni cittadini hanno perso la loro unica e irripetibile vita lasciando i famigliari nello sconforto e nel dolore.
Non possono non esserci esponsabilità! Oppure diciamo che la vita dei cittadini non conta più nulla.

natale capodiferro

Ormai il cambiamento meteorologico è divenuto strutturalmente di questo tipo per cui necessitano di forme ed azioni diverse a partire dallo studio attuale della conformazione delle città (intendo urbanisticamente antropica), a quello dei fiumi, a quello dei territori, a quella più minuta di azione manutentoria. Ciò per diversificare le realizzazioni riguardo a fenomeni che in passato ed oggi non sono neanche menzionati ne attivabili progettualmente se non in quelle particolari circostanze. Rendere quindi stabilì i criteri costruttivi/realizzativi­/di tutela-protezione/di valorizzazione/ di restauro conservativo del territorio al fine di rivedere tutto ciò che abbiamo progettato e costruito sinora.

felice de luca

Tutto l’imprevedibile può e deve essere arginato rielaborando i piani urbanistici delle zone colpite in modo da edificare in funzione dell’interesse pubblico e non privato. La costruzione di un palazzo presuppone che l’appoggio sia solido su terreno roccioso e che con lieve pendenza favorisca il deflusso delle acque piovane. Gli antichi costruivano sulle colline per evidenti ragioni di sicurezza, quelle costruzioni non si sono mai allagate. Costruire lungo i fiumi o lungo la spiaggia per motivi speculativi è un grosso errore ed ai relativi danni non deve sopperire la comunità. E’ troppo comodo gridare alla calamità naturale e chiedere fondi alla collettività, fondi che fra l’altro quando vengono elargiti non si sa che fine fanno. Anche con i terremoti si attivano raccolta di fondi e poi tutto finisce nel silenzio. Questo paese deve rivedere la sua ideologia per sostituire all’egoismo di pochi l’interesse di tutti.

natale capodiferro

Purtroppo: 1) edificare in collina in tempi remoti era un costrutto difensivo 2) costruire lungo fiumi/laghi/mare, oggi lo sappiamo; ma ieri, le città di ieri, in gran parte son state costruite secondo logiche che nulla avevano a che fare con il dissesto( Firenze, Roma, Venezia, Parigi, Londra, Praga Amsterdam sono solo un esempio), e oggi hanno bisogno di interventi 3) si può costruire anche con pali a raggiungere la roccia o con zatteroni: il problema non è la costruzione in se o le sue fondazioni, ma se quell’area sottoposta ad azioni meteorologiche di tal fattura possa sopportare tali carichi di acqua assorbita(e dipende anche dal tipo di terreno). Ciò manca nella progettazione. Infatti l’unico elemento a cui può far fede la nostra legislazione è una banalità assoluta, se hai un certo numero di mq liberi da costruzione, la metà la puoi pavimentare senza preoccuparti del tipo di terreno ne della quantità che si deposita nel sottosuolo. Ma ripeto oggi ci sono le tecniche e sono anche tecniche a prevalenza naturale. quello che manca è un vero piano di studio per tutta la penisola che ne intravveda gli interventi, ne faccia una stima di computo e di costi-benefici e si mettano da parte quelle somme necessarie per il riassetto del territorio urbanizzato e non. in più suggerisco io, di includere tali interventi e tali criticità nei PRG in modo da evitare che aree critiche possano essere sfruttate impropriamente per edilizia intensiva.

giovanni grossi

In effetti un piano siffatto potrebbe avere anche degli effetti di rilancio economico non indifferenti. Per un Keynesiano duro e puro come me gli sviluppi si vedono e bene. Sarebbe un programma che potrebbe rientrare sotto la voce “investimenti”, se collegato a nuove possibilità di espansione economica del territorio (ad esempio, da ignorante in materia sia chiaro per cui penso ad alta voce, si potrebbero affiancare altre colture pregiate alla vite, che mantengano anche il terreno, ovvero ricreare ambienti validi anche dal punto di vista turistico).

natale capodiferro

Ma il problema vero è quello che citavo e intrinsecamente quello che citi  tu, l’assenza di un piano che, da ieri, inizi, comune per comune, attraverso degli esperti, a determinare i fattori di “criticità” del territorio specifico, analizzandone le cause e le fragilità e proponendo, così come si è fatto per le scuole, un piano di riassetto totale riguardo a quelli che sono gli aspetti più incipienti da risolvere. Tutto deve essere coordinato ed omogenizzato nella salvaguardia totale del territorio, che sarebbe un errore non poter/dover perseguire per strani fini comunali/provinciali o regionali(considerato quello che è successo con l’ultimo condono, in campania si condona ciò che in lazio non è possibile). Ogni regione a senso unico, ogni comune con sue prospettive e diverse tipologie di zone territoriali omogenee(le cosiddette aree fabbricabili e non dei PRG) determinano uno sfacelo enorme.

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