PER LO STATO LE VITE NON HANNO PIU’ VALORE

LE VITE CHE NON HANNO PIU’ VALORE + LO STATO PER L’ILVA (E NON LO STATO CON I CITTADINI) + RENZI E L’INUMANO REGALO ALL’ILVA = LA DISTRUZIONE DI OGNI VELLEITA’ DI GIUSTIZIA= STATO CONTRO I CITTADINI

Una piccola riflessione sulla mancata relazione tra uomo(tutela) e politica(leggi)

Al di là dei soldi, questa è una questio di cultura e di umanità soprattutto, quand’anche la prima sia dote sconosciuta ai più, da un po di tempo a questa parte. Qualche mese fa si era detto, da quasi tutte le parti, che quel provvedimento(l’articolo 5 comma 3 del decreto legge 5 gennaio 2015 n.1) era tale che potevasi prevedere, facilmente, alcuni favoritismi alle aziende o a privati che si fossero macchiati del delitto ambientale. Macchè, niente, si è andati avanti senza che mosca agitasse ali, senza che diritto professasse dovere. Invece la logica del diritto a chi ha i soldi, come al solito in questo governo, ha prevalso e non è coinciso con il dovere.
Chiariamoci, il fattaccio dell’Ilva e dei danni ambientali, è noto a tutti, le problematiche tumorali della zona, oramai croniche, unite alla pesca, all’allevamento e all’agricoltura, anche.
L’angosciosa realtà, denunciata da tutti, sembrava richiamare in estrema sintesi, una dura sentenza deliberatoria di siffatta evidente problematica.
Dimenticavamo forse che, nell’estremo tentativo, i poteri forti economico-finanziari, nel frattempo che si erano succeduti i due governi Monti e Letta-duri con l’Ilva, avessero pensato di rivolgersi ai poteri forti legislativi, infinitamente più grandi. E, infinitesimamente più ingannevoli, data la non unicità che oggi sembra prevalere sul significato dato alle parole, a fronte della quale tutto è possibile, tutto è derogabile, tutto…., vedasi, una per tutte, la piega che sta prendendo la faccenda del 3% del decreto fiscale, che darà, molto probabilmente, la riammissione alla vita pubblica di Berlusconi.
Che la vicenda ci colpisca è normale ma il diritto è il diritto, stando alle leggi, e il dovere, dov’è il dovere? Eppure la procura ha sospeso la vendita di prodotti a terra finquando non vi sarebbe più stato pericolo di inquinamento delle prove….Eppure si son dovuti varare decreti da parte del governo Monti e Letta per far lavorare quei pochi che oramai erano rimasti e, successivamente, la liberazione e vendita dei prodotti a terra, vincolati dalla procura stessa. La sanità stessa si è mossa, cominciando a denunciare le quali-quantitative sofferenze tumorali, dopo decenni di silenzio omertoso, in un dossire di dati che, detto barbaramente, assomiglia poco più alle lacrime che versa il coccodrillo, ma in realtà misura una sorta di pietas apocalittica di cui non avevano mai avuto sentore, mai prima d’ora. È chiaro che non hanno colpa solo in governi, anche noi, dove eravamo tutti noi mentre si consumavano quei sacrifici umani e non?
Qualcuno ha parlato di neoliberismo, di ciò, cioè, che creerebbe quell’ansietà nel trinomio prodotto-vendita-consumo, da soddisfare senza tenere in alcuna considerazione la vita umana, la socialità e la cultura. Ma il neoliberismo è mossa economica-finanziaria, non lo dimentichiamo e non lo dimentichino chi dell’economia ne fa politica. Molto semplicemente si sono evase delle normative, semplicemente ha prevalso la logica del guadagno a quella della sicurezza.
Dal blog, http://www.beppegrillo.it/2015/01/nel_decreto_renzi_non_ce_neppure_un_euro_per_lilva_e_per_taranto.html, si evince quanto il M5S avesse combattuto, già dai primi passi, quel decreto dei primi giorni del 2015, ma mai si sarebbe pensato che potesse, in un sol colpo, non solo eliminare le giuste recriminazioni economiche di chi aveva subito danni fisici, psichici ed economici, per le famiglie, ambiente agricoltura pesca etc, ma, addirittura, essere stralciato, derubricato il delitto ambientale, questo no, non ce l’aspettavamo. Come è potuto accadere tutto ciò in barba a tutte le buone regole di convivenza.
Nessuno ha potuto prevedere-o non ha voluto- l’azione giuridica successiva, che, in combinato disposto con la Legge Marzano(La legge entra in vigore il 21 febbraio 2004. Questa prevede l’accesso ad una procedura di amministrazione straordinaria con un commissario che ha 180 giorni di tempo, più una possibile proroga di 90 giorni, per il piano di ristrutturazione. ), ha visto chiedere da parte del Governo L’Amministrazione straordinaria speciale.
Dal Fatto di ieri “ ….Alla base della decisione del gup, infatti, c’è la norma voluta dal Governo che ha traghettato lo stabilimento siderurgico di Taranto in amministrazione straordinaria, consentendo così ai legali dell’amministratore straordinario Pietro Gnudi di chiedere l’estromissione dell’Ilva dal processo….”
Tutto chiaro adesso! Ovviamente i difensori Ilva ne hanno utilizzato i benefici neanche facendo tanta fatica, considerato che sono stati i legali dell’Amministrazione speciale a chiederne l’estromissione.
Domanda lecita: ma l’amministratore facendo ciò sapeva che le aziende che hanno commesso il fatto, non avrebbero pagato nulla e che per la norma, comma 3 del decreto Renzi,  anche lo Stato avrebbe pagato zero, cioè nulla, per i danni arrecati. E qui si parla di morti, di mare inquinato, di agricoltura malata, di cittadini che hanno subito decenni e decenni di esalazioni e cure costosissime.
POSSIBILE CHE IL GOVERNO, O ALMENO I MINISTERI DELL’AMBIENTE, DELLA SANITA’ DELLO SVILUPPO ECONOMICO NON ABBIANO SENTITO LA NECESSITA’ DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE. ALMENO VARIARE(i tempi ci sono stati)I PRESUPPOSTI DELL’AZIONE DA PARTE DELL’AMMINISTRATORE SPECIALE O MODIFICARE GLI ESTREMI A CUI LA LEGGE MARZANO INDIRIZZA?
Difficile a crederlo, ma non c’è stato nessun intervento.
Facile sarà a dirsi che chi scrive è un complottista, prendendo i favori dei pronostici e dei sondaggi.Fa niente!
Ma tutto ciò è lecito in una democrazia?
È LECITO, IN CASO DI CONDANNA NEL PROCESSO PENALE, CHE L’AZIENDA NON RISARCISCA NULLA, RIMANENDO COSI’ RELEGATA AL SOLO DOLO PENALE?
È LECITO CHE FAMIGLIE DI OPERAI MORTI, ABITANTI DELLA ZONA TAMBURI, PESCATORI, MITICOLTORI, AGRICOLTORI, LO STATO PER L’AMBIENTE, IL TURISMO, LA REGIONE PUGLIA-PROVINCIA E COMUNE, NON DEBBANO ESSERE RISARCITI(eppure sono stati richiesti circa 30 MLD di Euro per il disastro ambientale)?
Si è lecito, a quanto traspare dalla sentenza.
E come se non bastasse con questa stessa sentenza si è stabilito un pericoloso principio: “CHI INQUINA NON PAGA”.
Che altro dire se non CHE E’ STATO LO STESSO STATO  A DETERMINARLO CON LA FALCIDIA DELLE LEGGI INIQUE E DEI CONGRUENTI COLLEGATI.
Dovremmo unirci tutti all’azione di DENUNCIA AL TRIBUNALE DEI DIRITTI DELL’UOMO A STRASBURGO.
E ciò non per legittimare che un abuso venga forfettizzato economicamente, ma per il DANNO INSITO IN SE CHE HA PROCURATO ALL’ AMBIENTE, UOMINI E DONNE INCLUSI, CHE DOVRÀ IN QUALCHE MODO, OGGI, ESSERE PAGATO DA NOI TUTTI ITALIANI E NON DALL’ILVA.

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