in nome del merito e dell’oligarchia della meritocrazia

di natale capodiferro    in nome del merito e dell’oligarchia della meritocrazia

Riprendo un vecchio scritto poichè in aperto disaccordo con il luogo comune di merito e meritocrazia.

Io penso che il merito sia quanto di più oscuro possa nascondere la parola stessa(ricompensa , guadagno). Peggio ancora sarebbe parlare di meritocrazia dove archia= archè sta per “potere”; badate bene, proprio “potere”. Dovrei essere forse governato da quelli con più “meriti” e io, povero non illuminato, cosa farò allora? Mi manderanno, ci manderanno a fare lavori socialmente utili, noi che saremmo individuati( e magari catalogati e numerati) come coloro i quali non avranno raggiunto l’apice della meritocrazia, perché non arrivati al possesso della glottologia(linguistica diacronica) meritocratese.
L’ assonanza “posto di lavoro( o altro) …..> merito” porta inequivocabilmente alla, ben più elevata, dissonanza del “merito……> potere”.
Il potere(Kratos) deve essere di tutti (Demos) e non solo di alcuni, pochi. Come conciliare allora questa discrasia tra “potere” e “democrazia”, quest’ultima nell’accezione più moderna ed empirica del termine che tende alla partecipazione del cittadino al potere. Non cittadino “meritevole”, dunque, ma “cittadino semplice”, ogni cittadino, tutti i cittadini.
Io penso che “qualcuno-qualcosa”, banalmente e cripticamente a mio parere, voglia introdurre una nuova forma classista e ricondurre in nuova forma gerarchica il tessuto socio-culturale, così come oggi ci viene dato libero e scevro( a parte i poteri occulti che sono altra cosa o meglio che convivono con essa e, per certi, versi l’autodeterminano)da limitazioni: se passi l’esame vai avanti, altrimenti rimani indietro.
Questa nuova forma di classificazione-distinzione creerebbe quindi una chiara fonte discriminatoria e cozzerebbe con il principio di 1=1 che, seppur empiricamente e genericamente trattato, dovrebbe essere il vero ed unico principio ispiratore, oltre che sociale-culturale anche e soprattutto umano.
Anche quando il merito fosse determinato da descrittori certi o più o meno illuminati sarebbe incompatibile con la “politica dal basso”, intesa, questa, come forme ed esigenze che provengono dalla realtà vissuta. Molto spesso, infatti, pronunciandoci spesso in suo favore, autodeterminiamo il diritto “eguale” di tutti alla partecipazione alla res publica, che è in netta contrapposizione ad una società determinata dalle fasce di “merito”. Deriva inquietante, preoccupante per un abbindolato e sognante anarchico, quale io sono sono per indole. Dunque, una società basata sul merito e sulla meritocrazia produrrebbe, di converso, un “potere” di pochi.
Potere che è cavalcato dall’attuale politica dove il termine sancirà la nuova classe politica, che non sarà nuova, badate, ma reinventata per trasfigurarsi in nuove facce o facce ripulite. Il promiscuo senso di presa in giro e diletto da parte dei nostri burocrati della politica ci sta direttamente sottomettendo ad un altro tipo di valutazione, quella del merito, quello che loro intendono merito e che colpisce la maggior parte dei cittadini, quelli più indifesi(dalla partitica e dai media e soprattutto Tv) e quelli di cui si cerca il consenso, senza che sappiamo ma che vengono imboccati con un cucchiaino d’argento. Come per dire: chi sarà qui, sarà per meriti(che noi decidiamo), voi li avete? Avete i master, la doppia università, la docenza o collaborazione con Università prestigiose o meno. E così ci presenteranno gente che ha comprato lauree e master, collaborazioni, articoli, scritti e libri che si pubblicheranno con i soldi di tutti gli italiani.
No, non era questa la rivoluzione liberal culturale degli anni settanta che ansimava forte a favore di elevazione di classi e al loro superamento, per portare il figlio del muratore alla presidenza di qualcosa o ad altro lavoro o posto che sia. Si lavorava sul prodotto futuro più competente che sul merito, sulla possibilità di ognuno di noi (1=1) di poter aspirare, ma con competenze certe acquisite. Che sia stata(la rivolta degli anni 70) poi portata a rientrare nei partiti è altra cosa, come si sta ripetendo oggi per il merito.

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4 pensieri su “in nome del merito e dell’oligarchia della meritocrazia

  1. Ritengo che questo discorso non abbia più ragion d’essere con l’esercizio della DD.Vale ancor ora per l’ibrido a cui siamo soggetti DD.Delega. Chiaramente il concetto meritocratico continuerà ad essere utilizzato nella ricerca locale e regionale delle menti che hanno esplorato e testato in ogni ambito delle scenze. Essere Cittadini comuni non vuol dire essere sciocchi di fronte all’interesse comune. Mi è stato riferito di un incontro sul nepotismo,visto come situazione nefasta nella burocrazia e nelle istituzioni pubbliche. Di fronte all’unanimità un solo personaggio ha messo in luce la validità del nepotismo nelle PMI.E’ la ragione del vecchio titolare a proseguire nell’attività avendo una ragione umana per farlo, i suoi nipoti a cui lasciare la conoscenza del suo agire. Tutti siamo costretti nella prima fase a conoscere per distinguere, per poi poter distinguere per conoscere.

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  2. il problema è dirimere la differenza tra competenze e merito(non meritocrazia). L’una e l’altra presuppongono le conoscenze, ma, mentre la prima-competenza-rimane costante nel tempo, il secondo è relegato ad un atto, un concorso, una prova- e queste sappiamo, ancora oggi e forse di più, come vanno a finire. Il sistema familiar clientelare- anche senza denaro- è ciò che assicura la sussistenza, fisica quasi, nelle relazioni professionali e sociali: questo è quanto emerge oggi in Italia e questo è quello che si rileva con gli happening pro-partito(chi si potrà mai permettere 1000 euro/testa?)

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    1. Risposte sul MU in oggetto all’aticolo : R 1- Che bello parlare di queste cose così fuori dai luoghi comuni. Pur condividendo nel merito i tuoi ragionamenti, mi permetto di esplorare un concetto dinamico, quasi funzionalista di attivismo e/o di rappresentatività dal basso: il concetto di moto Browniano nella società postglobalizzata. R 2-una volta c’erano i mestieri, chi sapeva il mestiere sapeva fare ed in lui c’era conoscenza e capacità di fare,Michelangelo,Raffaello Leonardo ed altri grandi italiani che hanno fatto l’italia famosa nel mondo prima,durante e dopo il rinascimento, nonostante si vivesse in un regime dispotico. io penso che si possa vivere con poca intermediazione politica in attesa di eliminarla del tutto.

      -Dietro i vs discorsi esiste una morale, frutto anche di speculazioni intelettuali rese possibili dalla volontà e circostanze familiari. La realtà riscontrata su alcuni gruppi di MI dimostra che le zone che esprimono i gruppi più efficienti-si dimostrano più preparati per la gestione della politica dei quartieri z.9 e 7- guarda caso quelli con maggiori problemi,-vedi inondazione Seveso- e con spazi resi liberi da stabilimenti o da caserme militari. E’ cosa diversa il realizzare un’opera -unica per volta- come Michelangelo o Raffaello, qui si tratta della gestione di un piccolo territorio, qui ci vuole la partecipazione dei cittadini. Dove sono quegli Uno mancanti all’appello e necessari ad un recupero intelligente e cosciente di quella parte della città? Pazienza chi è in affitto- può cambiare quartiere o città- i proprietari non sono interessati al miglioramento del loro quartiere? Prendiamo coscienza che nel ceto medio basso si stanno comportando come se fossero dei ricchi, delegano- senza cacciare soldi- rinunciano alla sovranità non rendendosi conto che è comunque un costo, un costo sociale. Poi a cose fatte dalle speculazioni, hanno di che lamentarsi, inconsciamente non capiscono che si sono sottratti alle loro responsabilità-è più facile addebitarle a chi ha il potere-. Hanno permesso il formarsi delle oligarchie, sperando che esse abbiano coscienza civica.
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      1. [quote] Prendiamo coscienza che nel ceto medio basso si stanno comportando come dei ricchi, delegano- senza cacciare soldi- rinunciano alla sovranità non rendendosi conto che è comunque un costo, un costo sociale. Poi a cose fatte dalle speculazioni, hanno di che lamentarsi, inconsciamente non capiscono che si sono sottratti alle loro responsabilità-è più facile addebitarle a chi ha il potere-. Hanno permesso il formarsi delle oligarchie, sperando che esse abbiano coscienza civica.[/quote]
        è la cosa più sensata(e più bella oltreché vera) che ho letto da qualsiasi parte si possa leggere, sentire o vedere. null’altro semplifica/amplifica meglio la situazione socioculturale in cui versa l’Italia e gli Italiani. seppur di verve si vive, gli italiani del 3%, di concetto si muore, gli italiani del 97%: ed è così che questa percentuale si riflette drasticamente sulla opaca realtà attuale in tutte le direzioni, c’è sempre un 3% e un 97%, rifletteteci bene.
        riguardo agli atomi, ritengo che la citazione fannulloniana(di pregio intendo), che vorrebbe indicare un congegno moderno, in realtà incarna appieno ciò che la società(il 97%)sottoposta a reali dinamiche fisiche(il 3%) viene manovrata da chi ha energia per speculare e creare il movimento atomico.
        riguardo a giancarlo, concordo con ” io penso che si possa vivere con poca intermediazione politica in attesa di eliminarla del tutto”. specificando di evitare che si commetta l’errore(cosmico), che ci deriva dai grandi letterati d’arte nostrani, di considerare un prodotto come artistico sin dalla sua creazione, poichè non lo è, e stornando ritorno quindi al mestiere che mi sembra più confacente a far capire che c’è DIFFERENZA tra chi PASSA UN CONCORSO e CHI FA TUTTA LA VITA IL MESTIERE, combinando un verso che mi è venuto oggi, pensando a quello che è l’Italiano e che esemplifica, in negativo il concetto(fisico) Browniano e che mi mette anche d’accordo con giancarlo: L’INTERVALLO DI TEMPO UCCIDE LA NOIA. intesa, la seconda, come lo spazio/tempo improduttivo ma pur sempre di riflessione, il primo, spazio/tempo, che dovrebbe essere, indeterminato ma che che oggi è occupato da chi pensa per noi(è il moto a cui veniamo indotti nell’unità di tempo da forze agenti e presenti in natura- e qui concordo con giovanni).
        dal che deduco, quello che un po deducono tutti e che io facevo presente quando parlavo dei primi lavavetri italiani, che nasciamo solo per pagare le tasse di chi non le paga, come è anche visibile, perdinci ci sono arrivati dopo quasi un anno, nei talk di questa settimana e solo dopo che un libro(falciani) scritto tempo fa-non tanto- attirasse l’attenzione della procura e dei politici.
        se allora conoscenza è competenza, che sia di quest’ultima il potere, almeno saremo sicuri che si sappia

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