MERCEOLOGIA DELL’IMMIGRAZIONE, OVVERO TRATTA DEGLI SCHIAVI. UNA PROPOSTA PER IL RIASSETTO DELLE POPOLAZIONI MIGRANTI

di natale capodiferro  MERCEOLOGIA DELL’IMMIGRAZIONE, OVVERO TRATTA DEGLI SCHIAVI.
UNA PROPOSTA PER IL RIASSETTO DELLE POPOLAZIONI MIGRANTI

Premessa

Girare e rigirare come un tritacarne sulla storia degli immigrati è mera occupazione dello spazio mentale. non se ne esce se non si capisce il problema e partiamo da alcuni presupposti:
1. popolazioni in cerca di libertà e di democrazia
2. popolazioni che, magari con titolo di studio, cercano una migliore realizzazione occupativa
3. popolazioni che, prima di noi, hanno avvertito il pericolo sovversivo di una religione, che si vuol far stato e introdurre la jihad contro un primordiale laicismo delle istituzioni, perseguito dai governi-qualche volta dittatoriali, forse spesso indotti dagli stessi stati occidentali
4. popolazioni che non hanno lavoro in quanto i loro territori sfruttati o dati in gestione a compagnie estere non sviluppano la necessaria occupazione: qui è a ben vedere come la potenzialità di quei territori è ridotta alla compravendita dei loro gioielli, petrolio, oro, diamanti, legno pregiato, quando si ha una terra eccezionale che potrebbe produrre cibo-in molti casi per sfamare l’intera umanità
5. popolazioni che subiscono fame e sete-con la morte dei più piccoli, e che vedono il loro sistema sanitario insufficiente che i paesi dell’occidente ben si guardano di implementare
6. popolazioni in cerca di tecnologie adeguate, considerato che hanno almeno un telefono cellulare a persona, sanno di Ie e sanno usarlo, a fronte del desiderio naturale di evoluzione di quelle popolazioni, che quei paesi oggi non possono permettere/consentire
7. popolazioni che vivono, anche se con governi riconosciuti, in un estremo grado di militarizzazione e per cui sottoposti più a leggi militari che a leggi civili e che non vedono più nel sistema tribale e degli anziani una loro riconoscibilità
Se questi presupposti sono veri ed esistono, la politica internazionale non può che prendere visione del suo fallimento in queste aree, come le religioni, che, in entrambi i casi, occupato le aree e gli interessi di competenza, lasciando campo libero alla scia o deriva estremistica o militare tutto il resto, governi, welfare, preindustrializzazione e, nel caso della sanità, nella maggiorparte dei casi, ad organizzazioni umanitarie che operano pubblicamente o, nel caso, esistano, a strutture insufficienti o mal organizzate e senza mezzi e medicine.
Sarà forse questo ancora per molto il destino di quest’Africa e di quest’Asia? Non so, a questo punto, da chi dipenda veramente la scelta scellerata della no-evoluzione naturale di queste popolazioni: da chi oggi vuol bombardare per conservare quegli interessi o da chi vuol introdurre strani concetti di democrazia occidentale(da verificare però)affinchè si raggiunga una pax deomocratica. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il male, quella richiesta che McLuhan ha individuato nelle novità introdotte dall’occidente nell’africa, soprattutto, e nell’asia ed esercitate, qualche volta con coercizione dei diritti di quelle stesse popolazioni(il TTIP è la naturale e legittima prosecuzione degli interventi barbari colonialisti).
Sarà, ma queste popolazioni ora vanno via, non tutte sia chiaro, alcune indotte, alcune alla ricerca di lavoro, evoluzione culturale, professionale e nuovi modi di vivere, liberi dai pareri delle tribù e degli anziani, liberi dalla religione impositiva sul laicismo, liberi da sistemi militari.
Mare Nostrum e Triton fanno lavoro da bestia per bestie e questo non può essere più sostenuto(moralmente, eticamente e economicamente) dagli stessi paesi che li hanno adottati e li organizzano tutt’ora, in quanto al fabbisogno di libertà antepongono, prima di tutto la difesa delle frontiere, quelle italiane, prima, quelle europee, in secondo luogo.

Proposta

Ora a ben vedere il problema potrebbe essere più semplice-ma allo stesso tempo più difficile, se consideriamo la gran mole di discussioni, inclusa questa, e non ci poniamo la domanda che nessuno si è mai posto: HA SENSO CHE RIMANGA TUTTO COSI’, CHE, CIOE’, DOVREMMO ASSISTERE PASSIVAMENTE ALLA TRATTA DI SCHIAVI OPERATA DA ORGANIZZAZIONI PIU’ O MENO MALAVITOSE(tra Italia e Bande Libico-Tunisine-Algerine) O PIU’ O MENO INTEGRALISTE(che del soldo ricavato ne fanno uso armieristico e per loro sopravvivenza).

Prego di badare che nessuna risposta è mai stata data in merito. In merito si discute se e come accoglierli, se e come integrarli, se e come dargli lavoro, se e come tutelarli dal punto di vista legislativo-religioso. Insomma, trattarli come coloro i quali, sfuggiti alla malasorte africo-asiana(politica-militare-occupazi­onale-sanitaria-fame-sete che sia), hanno bisogno del sostegno occidentale per recuperare, prima di tutto, la loro dignità di essere liberi(e qui si è d’accordo), e poi relazionarli, più o meno funzionalmente, al contesto amministrativo nazionale, come mero fattore temporaneo(e qui la cosa diventa dura se non ardua), in attesa di un loro(improbabile a parer mio)ritorno-che pure potrà esserci ma sarà di tipo affettivo-emotivo, non di vita. Con questo non si vuol significare che il nostro sistema li attrarrà più del loro ma, di converso, ha il seme del cambiamento, dell’evoluzione, che pur globalizzata o postglobalizzata, ha pur sempre nella ricerca individuale e collettiva, il fattore principale(che è quello-che io penso-cerchino).
COSA ACCADREBBE SE IL NOSTRO PUNTO DI VISTA FOSSE DIVERSO, SE, CIOE’, INVECE CHE ACCOGLIERGLI E SBANDARLI PER I VARI PAESI, LI PRENDESSIMO DIRETTAMENTE ALLA FONTE E, SECONDO LE LORO RICHIESTE, LI PORTASSIMO DIRETTAMENTE A DESTINAZIONE?(chiaramente d’accordo i paesi di origine e con quelli di nuova introduzione)
Sicuramente per quelle popolazioni e per i rispettivi paesi di origine si configurerebbe un percorso diverso da instaurare:
1. I PAESI DI ORIGINE SAREBBERO, LORO MALGRADO, TENUTI A CHIEDERSI IL PERCHÈ, E QUESTO PORTEREBBE AD UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA E A POLITICHE PIÙ ESPANSIVE E MENO COERCITIVE
2. LE POPOLAZIONI AVREBBERO MODO E TEMPO DI PENSARE SE IN TALE SITUAZIONE SIA PIU’ CONVENIENTE LOTTARE PER UN FUTURO MIGLIORE NEI LORO PAESI PIUTTOSTO CHE TROVARE “RIFUGIO” NEGLI ALTRI, SPENDENDO MOLTI SOLDI(perché costa essere migranti, dai 3/5000 Euro, pare)
3. NESSUNA TRAVERSATA DELLA VITA, SIA IN TERRA CHE IN MARE E QUINDI NESSUNA COMPRAVENDITA MERCEOLOGICA DELL’UOMO
4. NESSUNA MISSIONE DI PATTUGLIAMENTO FRONTIERE
5. NESSUNA MORTE
A questo punto interverrebbe l’altra, fatidica, domanda: COSA COMPORTEREBBE CIO’ PER I PAESI ACCOGLIENTI)
1. SICURAMENTE IL PROBLEMA MAGGIORE SARÀ NEL DARSI NUOVI ASSETTI POLITICI- ISTITUZIONALI-LEGISLATIVI-RELIGIOSI (Ma è veramente un problema? Nelle civiltà francesi e inglesi non si è già fatto ciò tutelando gli interessi socio-culturali-religiosi di fasce etniche diverse da quelle presenti? E allora perchè non migliorare la qualità degli stessi agendo sull’asse integrativo e non su quello dissociativo, come nella maggiorparte dei paesi europei. Perché non si possono mitigare gli effetti delle nostre e loro culture sulle nostre istituzioni)
2. LE POLITICHE ABITATIVE, DELLA FORMAZIONE E DELLA SANITA’(che in alcuni paesi europei sono ancora oggi collocative, si pensi all’Italia, in altre dispensative, come in Francia-Inghilterra interi quartieri-ai margini delle città) NON POTREBBERO GUARDARE A QUELLO CHE FANNO PAESI COME LA PICCOLA AUSTRIA E QUELLI SCANDINAVI(quartieri con obbligo di proporzionalità di “diritto residenziale” e “scolastico” e “sanitario” in tutti i comprensori edilizi con annessi centri di assistenza socio-sanitaria che privilegiano l’integrazione(vita di diverse etnie)-tutti i bimbi di quel comprensorio o quartiere partecipano, come i loro genitori e gli adulti, interrogandosi in maniera periodica sulle problematiche che si riscontrano ed eliminando, così alla base, ogni desiderio o velleità di differenza

3. IL PROBLEMA ODIERNO INQUADRATO NELLA CRISI ECONOMICA: LE POLITICHE OCCUPAZIONALI(guardando soprattutto ai welfare e alle politiche del lavoro di Inghilterra-Francia-Germania, nonchè dei paesi Scandinavi sono da prenderle di pari passo e riproporle subitaneamente, senza pensarci troppo). Sicuramente si obietterà: ma non abbiamo lavoro per noi, pensa per altri. Ma è proprio qui il problema che crea quello che sta creando, soprattutto quell’oltransismo della destra europea: pensare ai “migranti” come semplici emigranti in cerca di fortuna e lavoro che rubano denaro e posti di lavoro. I migranti, lo dice la parola stessa, migrano. La storia è piena di migrazioni. Quando si hanno migrazioni, con i prima citati principi motivazionali più grandi, molteplici sono i fattori che le determinano. Molteplici sono i problemi che però creano all’interno di quest’europa che, dal canto suo, fa, però, molti più affari finanziari che politiche per l’uomo. Dunque su una base che non è ancora stimabile perfettamente, nel 2012 circa cinque milioni? Altri cinque milioni potremmo aggiungervi? Diciamo dieci milioni. Ai 28 paesi membri europei, in media e senza differenziazioni di superficie/densità per abitanti, prendendoli, quindi, per ideali, andrebbero dunque circa 358.000 migranti/procapite(paese). Con la disoccupazione, in termine di milioni per paese europeo, non ritengo importanti 360.000 posti di lavoro in più e tali da sconvolgere l’equilibrio- o meglio dis-equilibrio, occupazionale attuale, posto che le politiche non siano quelle empiriche del Jos Act o segregazioniste francesi o tantomeno quelle del minijob tedesco. Quale differenza quali-quantitativa potrebbe portare, dunque, a politiche di occupazione per altri 360.000? Ritengo niente di diverso da quelle attuali e concesso che creino quello che pensiamo debbano creare nei sistemi attuali che si stanno approvando. Piuttosto quello che graverebbe maggiormente è nel numero dei disoccupati, nell’area europea circa 26 milioni, nei paesi eurozona 19 milioni, che aumenterebbero del numero, qui proposto, di 10 milioni(ma non tutti di quel numero lavoreranno-donne casalinghe, bambini, anziani potrebbero essere esclusi). Ma se il problema è per 26 milioni, quale differenza porterebbe se fossero 5/7 milioni in più, posto, di nuovo, che il problema è a valle, dove non c’è lavoro, e a monte, dove non c’è chi lo crea? POLITICHE STATALI, CHE INSIEME A QUELLE EUROPEE, per chi ci crede nell’Europa dell’uomo, CREINO E FORNISCANO LAVORO INDIVIDUANDO UNA SERIE DI AZIONI DI POLITICHE INDUSTRIALI(ma questo vale anche e solo per i 26 milioni!) CHE SONO AL DI LA’ DEL DIVENIRE VISTO LA COSTANTE NAZIONALIZZAZIONE CHE AVANZA (pensare che si possa creare lavoro stando sulla propria sedia è solo utopia, distruttiva peraltro) E I VARI TRATTATI EUROPEI IN CAMPO CHE INIBISCONO FORTI INVESTIMENTI DI SPESA ULTERIORE. ESCURSIONI TRA LE VARIE ATTITUDINI NAZIONALI E SCELTA DELLE PIU’ APPROPRIATE DAREBBERO LUOGO A POLITICHE DI RECUPERO AMBIENTALE, TURISMO, BIO O ENERGIA PULITA, AGRICOLTURA, NUOVE TECNOLOGIE, INFORMATIZZAZIONE E COMUNiCAZIONI(per l’Italia), UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE MENO BUROCRATIZZATA E UNA MINORE POLITICIZZAZIONE DEGLI ENTI PERIFERICI PARASTATALI E DI QUELLI STATALI, CONSENTIREBBE UNA MAGGIORE ELASTICITA’, MAGGIORE APERTURA VERSO QUELLA CREAZIONE DI LAVORO E DI PROFESSIONALITA’ CHE NECESSITANO.
Perché perdersi per 360000, dunque?
E concludo con una citazione dell’Agenzia Per l’ Integrazione, che mi sembra opportuna, che conclude un articolo sulle percentuali o meno di immigrati: “In conclusione, la statistica ed il suo uso non possono continuare ad essere uno strumento per rafforzare la distinzione tra l’universo degli italiani e quello degli stranieri/immigrati, cioè tra Noi e Loro. Anche chi produce dati dovrebbe cioè passare dalla dichiarazione alla convinzione che la società è già cambiata ed è sempre più e con maggior forza multiculturale, multireligiosa e plurilinguistica, non multietnica. Ma le statistiche non lo dicono.” http://www.agenziaintegrazione.it/notizie/30-immigrati.html

Un pensiero su “MERCEOLOGIA DELL’IMMIGRAZIONE, OVVERO TRATTA DEGLI SCHIAVI. UNA PROPOSTA PER IL RIASSETTO DELLE POPOLAZIONI MIGRANTI

  1. Potrebbe essere una soluzione da testare. Diventerebbe una bella politica EU, Grande azione delle Ambasciate e Consoli, Scoop internazionale di politica Estera se EU ne sentisse l’opportunità. Persino qualche politico/a nostrani sarànno agevolati.

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