LA LEGGE PER UN’ECONOMIA RESISTENTE

di mauro artibani   LA LEGGE PER UN’ ECONOMIA RESISTENTE

La crisi langue in un dormiveglia congiunturale di chi, gira e rigira, nicchia al voler cambiare le regole del gioco.
Per cominciare a cambiare invece e dare inizio ad un gioco nuovo ci potrebbe essere bisogno di una legge per fare una economia resistente, pressappoco questa:

“Visto come la crisi economica abbia posto in evidenza la necessità ridefinire i legami produttivi che regolano il rapporto tra gli agenti operanti nel ciclo di generazione della ricchezza;

Visto che la crescita, da tempo differita, non consente di poter godere dell’agio di espansione del ciclo che rinnova la produzione, crea occupazione, reddito e quel prelievo fiscale che consente di disporre di previdenza, assistenza, pubblica sicurezza, giustizia, istruzione;

Considerato come si renda necessario, per lo sviluppo dell’economia di mercato, disporre di un adeguato equilibrio tra quote di consumo e produzione, per sottrarre quelle sovraccapacità di processo e di prodotto che svalutano le risorse impiegate;

Considerato come la crescita renda indifferibile l’esercizio della spesa;

Considerato come la spesa aggregata, che il Pil misura ed espone, mostra il diverso contributo fornito dagli agenti alla generazione della ricchezza nazionale;

Visto che, a spesa fatta, tutti gli agenti del ciclo traggono ristoro e sprone per l’esercizio del proprio ruolo, elevando nel contempo la produttività totale dei fattori impiegati;

Ritenuto di straordinaria necessita’ e urgenza emanare disposizioni volte a favorire un piu’ razionale impiego delle risorse della spesa per dare sostegno alla crescita economica;

Il Presidente della Repubblica promulga la seguente Legge:

Art. 1 La crescita si fa con la spesa. Spesa che genera reddito, buono per fare altra spesa.

Art 2 Il reddito generato dalla spesa deve compiutamente dare sostegno al Potere d’ Acquisto.

Art 3 Occorre allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d’acquisto che consente l’esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa.

Art 4 L’atto di poter esercitare l’acquisto dispone una economia più resistente con adeguato beneficio per tutti gli agenti del ciclo.”

Mauro Artibani
http://www.alibertieditore.it/?pubblicazione=la-domanda-comanda-verso-il-capitalismo-dei-consumatori-ben-oltre-la-crisi.

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4 pensieri su “LA LEGGE PER UN’ECONOMIA RESISTENTE

  1. La giusta ottica per affrontare le situazioni attuali. Esiste però il problema della liquidità in un ciclo non in espansione. Si rende altresì necessario disporre di un adeguato equilibrio, tra le spese generali dello Stato e quelle della produzione e relativa distribuzione inerenti i costi burocratici, affinchè si possano disporre, anche di quei capitali risparmiati, per innescare il ciclo virtuoso da lei esposto. Le possibili ulteriori richieste di beni, potranno far salire le percentuali di utilizzo degli impianti produttivi ad ulteriore beneficio di tutta l’economia. Oggi la teleinformatica permette l’abbattimento dei costi burocratici e di controllo di tutti e due gli attori. La modalità che ho testato con questa : http://chn.ge/1mMP5Xe esprime il concetto oggi fattibile. Il problema è quello che si dovranno porre gli Italiani : Sono pronti ad accettare la trasparenza degli atti economici? A rinunciare di muoversi sulle borderline legali oggi in essere? Le forze politiche giustamente non possono imporci modalità diverse da quelle a cui siamo abituati. Siamo noi cittadini che dobbiamo chiederlo, perchè oltre a semplificarci la vita potrà nel tempo migliorare i nostri costumi.

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  2. questa che voi definite legge in realta’ sono delle indicazioni di massima. andrebbero sviluppate in una serie di articoli chiaramente definiti e non interpretabili a discrezione di chi deve farli apkicare.
    mi piace l’idea che c’e’ sotto che la produzione (PIL) debba essere in equilibrio con la domanda aggregata.
    Aggiungerei che , essendo la domanda direttamente dipendente dain salari , se questi non seguono l’andamento della produttivita’(PIL/umero di lavoratori), cioe’ se non crescono al crescere della produttivita’, chiaramente la domanda aggregata sara’ minore della offerta aggregata(PIL), per cui una parte di beni rimarra’ invenduta, creando disoccupazione, la quale influira’ in diminuzione sulla domanda aggregata e il ciclo si avvitera’, come sta accadendo ora. per far salire la domanda aggregata bisogna aumentare i salari, in modo da ridurre quello che l’economista Batra chiama Gap salariale, cioe’ il rapporto tra produttivita’ e salario. tutte le misure che fanno diminuire la capacita’ di acquisto dei salari, direttamente o indirettamente, peggiorano la situazione, erche’ fanno aumentare il gap salariale( il denominatore diminuisce, o rimane costante, mentre il numeratore aumenta).
    grazie
    Franco Bressanin
    Istituto di Ricerca Prout

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