QUI PRO QUO: L’INVALSI, IL PRESUNTO MERITO E L’INDIRE

di natale capodiferro  L’INVALSI, IL PRESUNTO MERITO E L’INDIRE (da una serie di commenti)

Riguardo al presunto merito quello che prevede questo ddl della buona scuola per le nuove assunzioni, strano che non sia l’Invalsi ad occuparsi di ciò(non vi dice niente?): perchè l’invalsi non entra PRIMA nel processo di valutazione e coordina forma gli insegnanti?  La risposta è qui di Renata Puleo: ” L’INVALSI si presenta come risposta al bisogno di indirizzo politico e di controllo sul nesso insegnamento-apprendimento. I suoi scopi, come dimostrano le norme su cui si regge e l’ispirazione delle sue pratiche di esclusiva e ricorsiva elaborazione da parte dei gruppi di potere economici, sono di consolidamento di un modello sociale autoritario.”
Non c’è in questa presunta riforma la funzione che dovrebbe assumere l’Invalsi nella scuola, a parte il solito test che diventa sempre più obbligatorio, ma, non si capisce a che pro, a quale fine. Perché non entri definitivamente nella valutazione dello studente e degli insegnanti se è così importante e faccia media o moda con gli altri voti. Certo da quando vengono adottati o ci hanno imposto di adottargli nulla è cambiato nella programmazione e negli, chiamiamoli, obiettivi da perseguire sia da studenti che dagli insegnati.

Niente: e allora a cosa servono? la domanda è rivolta agli scettici!

La risposta: Arrivare a … a tutti i costi e prima di tutti!

E’ quel che sta insegnando questo schifoso e disgustoso momento storico del merito che, ritengo, non abbia nessun significato finito se non quello di classificare e classificare. In tempi non sospetti scrissi della meritocrazia, e in controtendenza forse ancora oggi, come una malattia da cui dobbiamo curarci e allontanarci il più possibile, poichè i test o i concorsi sono in definitiva, pur con le dovute differenze e metodologie, dei sistemi valutatori classisti che non tengono conto dello “stato” futuro o della situazione in cui è quel particolare alunno in quello specifico momento. Si immagini Einstein e tanti altri non sarebbero emersi, si immagini chi come tanti, alla mia età, trovavano scritto sul libretto di terza media: consigliato il lavoro; e adesso sono primari o magari l’anno dopo a 14 anni divenivano istruttori nazionali di minibasket, ma se ne potrebbero citare a iosa. L’esperienza dimostra che quello che valutiamo, lo facciamo in quel determinato momento con i criteri di quel momento. Basta un giro di 365 giorni e tutto è diverso, tutto è cambiato, gli alunni sono diversi, le situazioni sono diverse, la società è diversa, la cultura è diversa, l’esperienza vissuta è diversa.

Spero capiate che riguardo al merito, chi dice che “escono tutti asini” può tranquillamente dirlo anche “con l’Invalsi” perché è dal 2003 che testa i nostri alunni e docenti. Quindi  “Senza Invalsi si è senza  merito”? Falsa e tendenziosa oltreché oziosa è, senz’altro, questa affermazione, poiché: se questi(dell’Invalsi) hanno il dono dell’eccellenza per poterci e poter giudicare gli alunni, perché, in tutto questo tempo, invece che perderne dietro dietro ai test, svincolati completamente o quasi dai programmi che si perseguono nelle scuole, non spiegano  e formino e illuminino chi dovrebbero? Così che si faccia più presto a far uscire teste al posto dei cocomeri attuali.

L’Invalsi, così come è strutturata non serve a nulla, non decreta ne merito ne demerito, non ne ha le competenze di legge(ecco perché è inutile e serve solo a pagar gente che valuta con i nostri soldi): il merito i nostri ragazzi se lo sudano a scuola, giorno dopo giorno, pur sbagliando, ma se lo sudano diplomandosi. Il risultato, sarà poco o molto ma dipenderà da svariati fattori che nulla hanno a che vedere con la valutazione e che dimentichiamo sempre di inserire nella scuola. Quei fattori sociali-relazionali.-emotivi che sia l’Invalsi sia la Scuola oggi non prevedono nella valutazione. L’alunno alla stregua di un automa.

Non si vuole contraddire chi pensa che un sistema di valutazione ci debba pur essere e se ne condivide l’integrità formale dell’assunto, Ma se la vediamo dall’altro lato, quello opposto a quello solito, potrebbero venir fuori altre realtà 1) chi valuta questi valutatori e da chi sono stati inseriti e con quali qualità? 2) perché in tutto questo lungo tempo non c’è mai stato un minimo di riferimento tra docenti valutatori e docenti insegnanti? 3) perché perdere tempo a valutare, quando, se sei nelle condizioni di saperne di più, puoi insegnarlo aggiornando i docenti? 4) in questa mancata relazione chi ci rimette sono gli alunni che, abituati a certi insegnamenti e certe verifiche, se ne ritrovano altre con la conseguenza di essere verificati su temi non sviluppati e con modalità e criteri di valutazione completamente diversi(ma applicati alla correzione dai propri docenti); insomma il solito casino al’italiana: lo scaricabarile; se l’intento è quello di verificare anche i docenti io non credo che sia un problema di ricaduta dei professori rispetto alla valutazione che ricevono ma a quella che avrebbero dovuto avere se lo stato gli avesse consentito di formarsi adeguatamente: cosa che non ha fatto. In più, la libertà di insegnamento che verrebbe, appunto, inficiata e vanificata da criteri diversi di valutazione da quelli che si perseguono. 5) la richiesta di ulteriori criteri di valutazione più aderenti ed omogenei non annulla l’Invalsi  ma fa riflettere sul fatto che gli alunni vengano valutati solo per quanto appreso a scuola, quando il primo intento della scuola stessa  è quello di CREARE IL CITTADINO e poi, di FORMARLO PER FARGLI SPENDERE ALL’ESTERNO LE COMPETENZE CHE RAGGIUNGE.  6) per caso l’Invalsi valuta le competenze che potranno spendere fuori dal contesto scolastico? NO, per Niente! Sa l’Invalsi a che tipo di alunno riferisce la sua valutazione, alto, basso, emotivo, aggressivo, volitivo, arrembante, timido, introverso? Sa per caso come sta? Cosa fa e cosa oltre la scuola? Che tipo di problemi ha? Allora potremo avere dei perfetti eccellenti sulla carta e paradossalmente e nello stesso tempo degli inconcludenti ed anonimi personaggi che si aggirano tra le carte e tra i numeri senza un minimo di relazione. 7) Sa l’Invalsi che tipo di programma e metodologia ha sviluppato con il suo docente e a quali obiettivi (anche in funzione dell’autonomia di quel particolare istituto) è riferito, ha fatto analisi, ha chiesto, visto e fatto sopralluoghi? Manco per niente. La solita cosa italiana calata dall’alto a compartimenti stagni. 8) sarebbe dunque ovvio e necessario un sistema di valutazione univoco in italia. E qui casca l’asino, poiché ognuno fa le cose che vuole e come vuole, immaginatevi cosa accadrà quando sarà approvata questa riforma, dove l’autonomia sarà più ampia e quelli (genitori ed alunni)che dovranno decidere e valutare ne sapranno meno di quelli(docenti) che devono valutare gli alunni. allora che farà l’Invalsi?Valuterà anche i primi?

Quando ci accorgeremo del danno di questo ddl sulla buona scuola sarà troppo tardi e il patatrac sarà definitivo. Quando ci accorgeremo dell’Invalsi, l’invalsi si sostituirà alla scuola, cosa che farà anche l’Indire, ma questa è un’altra storia: quanto ci costa l’indire? E pensare che chi ne fa parte, dipendente pubblico, oltre a prendersi lo stipendio da ricercatore fa anche corsi a pagamento, ma loro possono certificare le competenze, almeno servono a qualcosa! invalsi e Indire diventeranno la struttura portante del MIUR un domani ma ne sappiamo poco, gira poca informazione e questo fa il gioco di chi ha il potere.

Il fatto poi certo ed incontrovertibile è che l’Invalsi da organo valutatore si trasformerà, se già non è, in organo socio-politico è ben descritto nel link sopra riportato.

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