DUE RIFLESSIONI SU QUELLA FOLLIA DEL REFERENDUM GRECO

DUE RIFLESSIONI SU QUELLA FOLLIA DEL REFERENDUM GRECO di GIOVANNI GROSSI

Avrei fatto volentieri a meno di questo referendum, sciocco, autolesionista e ad alto rischio.
Tuttavia, non essendo io che posso decidere, tento almeno una piccola disamina contingente degli effetti che può avere.
La vittoria del SI sarebbe esiziale per il recupero di democrazia nell’area Euro.
Una vittoria dei SI significherebbe, infatti, che solo la paura indotta con violenza e ricatti, massimamente da un folle ossessivo come Schauble (e li mi fermo, per non andare su stereotipi verso i tedeschi) può coartare una realtà che è fatta di dispotismo, voglia egemone e mancanza di capacità politica del gruppo che governa di fatto oggi l’Europa: la Germania con i suoi satelliti e un imbelle Hollande che funge da portatore dello strascico senza avere almeno l’apparenza di coprotagonista che aveva Sarkozy.
Il NO, invece, non porterebbe ad una uscita automatica della Grecia dall’Euro, come dice l’altro portatore d’acqua Junker, noto esperto di evasione fiscale, per aumentare la dose di terrore da spargere.
Porterebbe, invece, alla possibilità di ridiscutere questa organizzazione Europea, che vede la Merkel essere molto meno statista di quel che si riteneva, poiché giganteggiava di fronte a nani (facile battuta, Sarkozy e Berlusconi lo sono anche coi rialzi sui tacchi). Siamo ben lontani da Kohl e ad anni luce da Adenauer
Pur tenendo presente, infatti, che la Grecia si trova nello stato in cui si trova per sue gravissime colpe, coadiuvate da speculatori internazionali o collaterali di costoro come grandi banche d’affari e società di rating, bisogna comunque guardare il contingente, poiché è il domani che ci interessa. Poi le colpe e i rimedi a queste si guarderanno dopo, quando avremo superato il baratro.
È evidente, infatti, che si è guardato alla richiesta di rientro della Grecia con pressioni vessatorie sol perché bisognava nascondere sotto il tappeto della severità la polvere dei gravi errori a suo tempo commessi, come quello di dare aiuti alla Grecia col FMI, invece di pilotare un default a masse debitorie ben più basse ed evitando che la pressione ponesse la Grecia nella condizione di perdere competitività e posti di lavoro. In sintesi, evitando di dare alla Grecia la crocifissione che fu data alla Germania dopo la prima guerra mondiale, che portò al nazismo, e non fu data dopo la seconda, non perché si capì l’errore, ma perché la si doveva usare come baluardo contro i “commmmmunisti”.
Il tutto, tenendo presente che richiedere indietro un ingente debito a un debitore – invece di auguragli lunga vita – vuol dire perdere tutto.
Ora, la vittoria del NO porterebbe solo a dover ammettere una sconfitta da parte della Troika e a dover ridiscutere tutto, dalla egemonia Europea alla creazione di una Banca Centrale non sottoposta a una pressione monetarista, ma prestatore di denaro di ultima istanza, pilotata con decisioni di politica economica assunte in sede propria e con riguardo allo sviluppo dell’occupazione e non della tenuta del valore della moneta.
Se volete paradossali prove di quanto questo sia possibile e auspicabile, leggetevi l’intervista di mercoledì a Salvini sul Sole24ore (SI! HO DETTO PROPRIO SALVINI E SOLE24ORE, so che sembra un rapporto contronatura, ma vedrete che non è così, i giornalisti fiutano subito l’aria). Salvini, in estrema sintesi, dice che si può anche ridiscutere l’Europa, mica necessariamente solo uscire. Il vero predatore sente l’odore del sangue dell’animale ferito.
Detto questo, spero anche che il NO eviti alla Grecia l’imposizione di cambiare governo su pressione esterna, come avvenne ignobilmente in Italia, con la consapevole regia di Napolitano e la ignobile vigliaccheria di Berlusconi, che fece l’offeso ma fu ben felice di mollare la rogna ad altri (leggetevi il bell’articolo di Terquato Cardilli su questa stessa rivista: https://informationzero.wordpress.com/2015/07/03/lordalia-della-democrazia/).
Naturalmente, questo non toglie che Tsipras e Varoufakis siano due incapaci. Il primo perché dovrebbe essere un politico e dovrebbe capire quanto sia da spingersi sull’acceleratore e quanto sia da frenare, il secondo perché di politica non capisce un tubo, ma è un ostinato come Schauble. Se Tsipras avesse dato meno l’impressione di voler mercanteggiare come in un suk greco/arabo (o a “Forcella”, per par condicio) avrebbe ottenuto molto di più.
Sarebbe bastato dire: io fino a qui arrivo, dopo il sangue da una rapa non lo cavi, a meno di non dichiarare la morte fisica di un popolo già economicamente agonizzante. Quel fino a qui poteva essere forse anche qualcosa in più dell’ultima offerta di Junker, tanto per capire come le posizioni non erano poi così tecnicamente insormontabili.
Invece, il cul de sac in cui si infilato questo politichetto da quattro soldi lo ha portato alla vigliacca decisione di rimettersi al popolo, così o vince e si ricomincia a scommettere (ma stavolta, spero, cambiando ministro del tesoro) o perde e se ne va: cazzi di chi segue.
Per questo, se vince il SI sarà solo l’ultima mina che la Grecia ha messo sulla nostra strada.
Se vince il SI, quindi, sarà veramente e seriamente da prendere in considerazione la necessità di uscire dall’Europa; vincerà chi lo farà per primo, perché dopo un paio d’anni di dura crisi svalutativa (e pensionati che si suicidano) la competitività avrà la meglio (pensate, Marchionne che paga gli operai di Menfi o Cassino meno degli Sloveni); un mercato comunque di 60 milioni di persone ha una forza endogena di risalita, anche per compensare il maggior costo dell’import.
Una competitività in risalita farà malissimo alla Germania, che oggi è egemone sol perché non consente a noi di crescere, dovendo “rispettare i parametri”. Peccato che i suoi tanto sbandierati ben pagati metalmeccanici siano tali perché l’ammontare monetario dell’emolumento è oggettivamente apprezzabile. Peccato ancora che il potere d’acquisto sia più basso di quello del Sud-Europa (quindi non sono così ben pagati) e una semplice scossetta li porterebbe a star assai peggio (cosa che, naturalmente, non mi auguro).
Un’ultima notazione per i miei frat….ehm!….comp…..NO…..concittadini selezionati? SI può andare, del M5S: Salvini si muove, noi solo Grillo a far un po’ di propaganda per il NO?
Una aggressione mediatica migliore di quella del “tombino di ghisa” non la sappiamo fare?
Se vince il SI in Grecia, Podemos schizza in alto per la rabbia degli Spagnoli. E Podemos è fatta di economisti veri, anche con una certa malizia politica. Il montante partito X gli darà una mano.
Il Francia anche Marine Le Pen salirà assai, con istanze che saranno sempre meno xenofobe e molto più Europee, con risposte – almeno sulla carta – molto più vicine alla sinistra delusa, assai simili a quelle che portava avanti Frêche (https://fr.wikipedia.org/wiki/Georges_Fr%C3%AAche) compianto e assai naif presidente della Regione del Languedoc-Roussillon.
In quel paese, sta già nascendo anche un movimento simile al nostro.
Speriamo di giocarci bene il nostro aumento di consenso

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