A FAVORE DI UNA ECONOMIA SOCIALE IN EUROPA (PARTE SECONDA)

A FAVORE DI UNA ECONOMIA SOCIALE IN EUROPA (PARTE SECONDA)  (riflessioni a due mani)

Claudia 5S

A proposito degli eventi greci di cui attendiamo gli esiti stavo riflettendo, forse un po’ ripetendomi, che comunque sia, comunque vada, chi restera’ l’ultimo fanalino di coda o chi tirerà le fila, .che vinca il si o il no…resta un fatto: ogni Paese agisce ormai da tempo secondo logiche personalistiche, che non tengono più conto dell’idea per cui è nata l’Ue, ovvero che l’unione fa la forza.
L’Ue nacque soprattutto per sanare una volta per tutti il rapporto tra debitori e creditori nel Vecchio Continente, rapporto che aveva di fatto portato all’ascesa di Hitler ed alla seconda guerra mondiale a causa del trattamento ricevuto dalla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. Il senso del progetto europeo era legarsi per stare insieme e discutere allo stesso tavolo. Attualmente si puo’ solo prendere atto del fallimento di questa idea.
Al massimo si ricade nell’errore di esaltare la singolarità delle culture nazionali, dimenticandoci di progredire lentamente ma inesorabilmente verso l’unione culturale per un progetto più ampio.

Natale Capodiferro

E’ così che oggi si tende a fare dell’erba tutto un fascio. Il marcio europeo ha portato povertà. Ma si scopre velleitariamente che l’hanno portata i Rom, i Migranti, l’Is, la Mafia-Camorra-etc. Possibile che siano sempre gli stessi e noi teodolindi? Piacerebbe sentire dire: all’epoca abbiamo sbagliato a fare questo….quella decisione economica è venuta per….., abbiamo scelto l’euro per ….., ci siamo uniti in comunione per ……; una volta fatto il mea culpa ed analizzato i perchè(perchè prima andava bene un sistema economico ed oggi non più). Dopodichè dedurremo che di tutto abbiamo parlato fuorchè di uomo. Un po di cenere spalmiamocela. Per cui chiudo dicendo io lotto per l’europa di Spinelli e company non per l’europa degli algoritmi e degli speculatori e dei broker: 1 Via la commissione ok al parlamento 2 Eliminazione della sovranità, tutti uguali, tutti stessi leggi, fatte salve quelle precipue, nessun parlamento nazionale-non servono a nulla 3 Bce dei paesi comunitari come banca centrale di questi con periferiche allocate e dipendenti nei paesi facenti parte 4 Eliminazione dei trattati di tutti i trattati e revisione in un unica legge costituzionale europea.

Claudia 5S

La persistente crisi economica e finanziaria in cui l’Italia è stata suo malgrado trascinata da altri Stati, ha messo a dura prova la tenuta del nostro sistema, sia da un punto di vista meramente economico che sociale.
La situazione è aggravata dai vincoli imposti dall’Unione Europea al nostro Stato, che di fatto impediscono ai governi di intervenire con misure di crescita per il Paese, limitandosi a interventi ulteriormente depressivi allo scopo di tenere a galla i conti.
Uscire dall’euro non è affatto impossibile ma anzi e’ un’ipotesi contemplata daitrattati internazionali. Questa possibilità, intesa come recesso dallo status di “Stato membro la cui moneta è l’euro”, senza simultanea fuoriuscita dall’Unione europea (quale specificamente prevista all’art.50 del Trattato sull’Unione-TUE), ha un fondamento normativo ricavabile deduttivamente dall’art.139 del Trattato sul funzionamento dell’Unione- TFUE.
Ciò significa che la condizione di “Stato membro la cui moneta è l’euro” non è obbligatoria, ma soggetta alla precondizione essenziale di una libera manifestazione di adesione in tal senso da parte dello Stato interessato. Ciò è confermato dal paragrafo 3 del successivo art. 140 percio’ questo consenso può essere revocato.
La mia riflessione pero’ e’ anche un’altra.
Stiamo assistendo alla degradazione del progetto europeo quello dei diritti, del modello sociale, di un continente composto di stati federati in nome di un ideale alto di pace, giustizia sociale e ambientale.
Questa situazione rappresenta il contesto ideale per ideologie xenofobe e populiste, secondo le quali l’unico antidoto alla crisi sarebbe il ritorno identitario all’interno dei confini degli stati nazionali, la creazione di nuovi e la rivendicazione una presunta purezza autoctona.
A queste regressioni, va contrapposta un’Europa come luogo fondamentale per poter governare i fenomeni economici e politici globali ma soprattutto per promuovere i diritti civili e sociali,la costruzione concreta di un’Europa solidale e accogliente, nuovo patto sociale e di cittadinanza europea,un Parlamento europeo come luogo reale di rappresentanza dell’intera cittadinanza ma anche di chi bussa alle porte del nostro continente per rivendicare i propri diritti, il rilancio del processo costituente europeo attraverso la costruzione di un’architettura di governo fondata sulla partecipazione diretta e deliberativa della cittadinanza, ma anche fomentando il sostegno a politiche fiscali eque, che contribuiscano a redistribuire la ricchezza ..di fronte alla crisi economica e sociale più aspra dell’ultimo secolo la risposta dell’Unione Europea è stata debole e approssimativa, fondata esclusivamente sul rispetto dei parametri macroeconomici e dei piani di rientro dal debito.
Questa posizione si trova completamente in antitesi rispetto all’ideologia di base sulla quale si fonda la Banca Centrale Europea e tutta l’unione monetaria europea, che vedono nell’autonomia della BCE un meccanismo “morale” di regolazione della politica economica.

Natale Capodiferro

Ieri, per la prima volta in tv, lo si è scritto, un milione di volte e pensato insieme ad altri, si è ammesso candidamente(perchè è la verità) che è stato il potere economico con gli economisti prestati di fianco allora-soprattutto da Ger/Ingh/Fra- che hanno voluto ed imposto una BCE così; è stato ammesso da un commissario che laconicamente commentava: purtroppo è così che la si è voluta e così che si creano situazioni al limite del disastro. Ora la domanda è dobbiamo combattere le politiche sociali, di welfare e di cultura o ne dobbiamo imporre, per l’ennesima volta, anche noi una economica? Da come leggo in giro, tutti parlano e sanno di economia e tutto si impernia sull’economia. Per me è uno sbaglio, vedo una strada persa tra prestiti e debiti, una cultura perduta tra intrighi numerici se non si riuscirà a pensare ad una economia sociale. Tutti quei numeri, giusti o non giusti, ci fanno ben capire dove sta il male dell’EU. Ho già avuto varie volte l’audacia di dire che sono i presunti economisti la rovina di quest’europa e i primi colpevoli. Non non vi nessuna politica nei commenti economici se non nella dipendenza da questa della vita. E ciò sembra iniquo e insoddisfacente sotto l’aspetto politico che vi ricordo è fatto di persone; parlare di quello che ha causato l’EU o la BCE attuale e vederne vantaggi o svantaggi e parlarne ancora in senso proprio e specifico( da economisti) non serve a nessuno, anche perchè vedo(come se non lo sapessimo) che ognuno(da economista) la vede in un certo modo, a volte diametralmente opposto.
Che questa esperienza ci porti alla conoscenza delle interrelazioni che esistono e men che meno sia dissociabile parlare di economia non pensando alla povertà, alle migrazioni, al welfare, alla sanità: è come se fosse un compound a se stante e così li si da ragione di trattarlo. Perchè non torniamo indietro e parliamo di vantaggi e svantaggi che porta all’uomo quest’europa?
E’ di questo che si deve interessare la politica.

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