INTERROGAZIONE PARLAMENTARE RUSSIA-UCRAINA

PUBBLICHIAMO L’ Interrogazione di FRANCESCO VIRTUOSO

INDIRIZZATA A: a Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministro della Difesa

Per sapere – premesso che: la gravissima crisi in atto nel Donbass merita il massimo dell’attenzione e della considerazione, attraverso una ricerca attenta e ponderata delle cause e degli sviluppi del conflitto russo-ucraino data l’importanza di quest’area negli equilibri socio-politici europei e mondiali; fin dal primo momento, cioè dall’inizio dei cruenti scontri di piazza Majdàn a Kiev che portarono alla destituzione violenta del Presidente pur legittimamente eletto Janukovic, la grande stampa, il sistema mediatico nel suo complesso ed infine il Governo non hanno avuto dubbi di sorta e si sono schierati manicheisticamente dalla parte degli insorti e poi della Giunta formatasi dopo i disordini, seguendo uno schema politico e rappresentativo che si ripete da anni “a grande richiesta” come un tragico e grottesco spettacolo gladiatorio o circense. Da una parte il despota crudele e sanguinario, o il mediocre tiranno forcaiolo e inetto e dall’altra la gran massa della popolazione che, divenuta improvvisamente virtuosa, invoca a gran voce i diritti umani, la libertà, la piena economia di mercato e l’immancabile aiuto occidentale sotto forma di intervento direttamente politico e militare; naturalmente, affinché funzioni, occorre operare una precisa scelta di campo: santificare alcuni e demonizzare altri (come già accaduto durante il conflitto balcanico). Semplificare rozzamente la storia dei Paesi coinvolti ed appiattire la complessità delle ragioni pregresse in un presente assolutizzato e destoricizzato; per questo è opportuno ricordare che: • il nerbo delle forze insurrezionaliste di piazza Majdàn era formata da organizzazioni paramilitari di estrema destra che si rifanno all’O.U.N.(Organizzazione Nazionalista Ucraina), già attiva durante il secondo conflitto mondiale al fianco delle truppe tedesche che avevano invaso l’Unione Sovietica nel giugno 1941; • che gli attivisti di “Svob da”(Libertà) e “Pravyj Sektor”(Settore destro) che accesero la miccia ò dei disordini a Kiev da cui ha preso inizio l’attuale dramma del Donbass, rivendicano con orgoglio il loro passato di collaborazionisti del Terzo Reich che li vide protagonisti di stragi di civili ebrei, russi e polacchi insieme al loro eroe di quei giorni, Stepan Bandera, e che la loro ideologia teorizza la sottomissione, l’esclusione e la discriminazione della componente russofona (più del 70%!) del proprio stesso popolo, in nome di un nazionalismo sciovinistico, razzista e financo antesemita; • che tutte le organizzazioni paramilitari che hanno dato inizio ai disordini dell’inverno scorso condividono un’ideologia violentemente antirussa, razzista e antisemita e che tutti si riconoscono nella già citata O.U.N. (Organizzazione Nazionalista Ucraina) che ha nel sunnominato collaborazionista filonazista Stepan Bandera il proprio simbolo; • le vicende storiche legate alla decadenza dello Stato Russo, nato nel X secolo nel principato di Kiev, spostarono nei secoli l’asse della potenza russa verso Mosca (XV sec.) e dal XVII secolo la lingua cominci internamente a differenziarsi, giungendo all’attuale configurazione ò morfosintattica e lessicale, diversa dal russo sebbene da esso derivante. L’Ucraina, infatti, è geograficamente, linguisticamente e storicamente divisa in due grandi regioni: una ad ovest del Dnjepr che ha assunto una sua più peculiare fisionomia e parte della quale è stata fino al 1918 sotto l’amministrazione austro-ungarica e l’altra parte russofona, che è invece stata organicamente inclusa fino alla stessa data nell’Impero zarista. Basti dire a m di esempio ò che una delle più importanti città ucraine, L’viv (in russo L’vov) si è chiamata anche tedescamente Leonberg ed ha fatto parte dell’Impero d’Austria, poi della Repubblica polacca e dopo la Seconda Guerra Mondiale dell’URSS. L’altra parte, invece, è sempre gravitata nell’orbita della Russia. A Lugànsk, a Chark v, a Donèck si parla e si è sempre parlato il russo; ò • durante il periodo staliniano, all’epoca della collettivizzazione forzata delle campagne, i ritmi e le modalità della stessa concorsero a provocare una spaventosa carestia che caus la morte ò di circa 4 milioni di persone, detta in lingua ucraina “Holodom r” (Olocausto della fame). Ci ò ò rinfocol ovviamente il risentimento contro il potere centrale, identificato con la Russia ò staliniana, e diede nuovo slancio al nazionalismo ucraino-occidentale; • all’epoca del conflitto mondiale, nelle zone occupate dall’esercito tedesco, il movimento nazionalista ucraino (O.U.N.), si schier apertamente a favore dei nazisti. Questi a loro volta ò si servirono attivamente dei collaborazionisti ucraini sia nelle azioni pianificate di sterminio contro Ebrei, Russi e Polacchi in appoggio ai loro “Einsatzgruppen”, che nella formazione di una speciale milizia addetta ai rastrellamenti ed alla sorveglianza dei Lager detta sprezzantemente dagli autoctoni “Polizei”; questi i riferimenti storici, politici e ideologici dell’attuale Governo ucraino, questi gli alleati che gli USA, grandi registi del sommovimento in atto, e l’Unione Europea hanno scelto per conquistare l’Ucraina e per colpire ed isolare la Russia ampliando cos la propria sfera d’influenza all’Est; ì gli USA e l’UE sono impegnati a distruggere i governi indipendenti, nazionalisti e non allineati in tutto il mondo e a trasformarli in satelliti imperiali con qualsiasi mezzo risulti efficace; nessuna meraviglia, dunque, se alla notizia del violento Putsch di Kiev ed alla decisione, presa subito dopo la presa del potere da parte dei nazifascisti rifacentesi a tale triste passato, di bandire la lingua e la cultura russa dall’intero Paese, le popolazioni del Donbass si siano armate, esattamente come dopo l’8 Settembre 1943, la fuga di Pescara del Re e l’invasione tedesca denominata Operazione Alarico, contestualmente alla costituzione della Repubblica Sociale, molti Italiani scelsero la via aspra e difficile, ma inevitabile della Resistenza; non è un caso altres che i combattenti del Donbass, i quali difendono dalla furia sciovinista di oggi le ì stesse città e gli stessi luoghi investiti ieri dalla barbarie nazista e dai suoi volenterosi carnefici locali, stiano dando alla loro battaglia una forte connotazione antifascista ed un elevato contenuto sociale, teso ad influenzare positivamente in tal senso anche la stessa Federazione russa; in Ucraina è dunque in atto uno scontro poderoso, volto non solo ad includere organicamente il Paese nel contesto geopolitico e nel sistema di alleanze occidentali, dopo averne già minato precedentemente l’economia (con la cessione alla Shell e alla Chevron delle ingenti risorse energetiche del Paese), ma soprattutto a porre in seria e grave difficoltà la Russia. Quest’ultima, pur non esprimendo un’alternativa radicale al vigente sistema economico-finanziario, pu opporsi allo strapotere euro-atlantico, alle sue ò mire egemoniche e dunque garantire l’esistenza di un mondo multipolare. In tal modo la Russia assolve una funzione fondamentale in particolar modo per noi Europei, perché dopo la fine dell’assetto bipolare del mondo, è emersa con sempre più chiarezza la tendenza degli Stati Uniti a dominare il pianeta in forma sempre più unipolare e arrogante; i valori costitutivi della nostra Repubblica dovrebbero farci scandalizzare ed allarmare davanti all’avanzata in Francia della Destra nazionale della signora Marine Le Pen con cui, ed insieme alla coalizione NATO, siamo favorevoli al Governo di Kiev  se intende riconsiderare attentamente la sua attuale politica nei confronti dell’Ucraina, del conflitto nel Donbass e della Federazione russa con cui il nostro Paese ha un interessante interscambio economico. Sono gravi i danni indotti al nostro Paese per la decisione delle sanzioni occidentali, pedissequamente seguita. In particolare si chiede di quantificarne l’esatto ammontare complessivo e renderlo celermente noto;  se intende adoperarsi per il ritiro immediato del contingente italiano nel Donbass od anche il suo riposizionamento in funzione esclusivamente di pace;  se intende porre attenzione agli effetti che la propaganda sciovinista ucraino-occidentale sortisce sulle varie comunità locali presenti nel nostro Paese sotto il profilo della civile convivenza tra le etnie e dell’ordine pubblico, laddove agiscano elementi facinorosi;  se intende pronunciarsi con fermezza sulle inaudite stragi di Odessa e di Slavjànsk, appoggiando un’azione giudiziaria internazionale volta all’individuazione ed alla punizione dei colpevoli;  se intende considerare,in base al principio dell’autodeterminazione dei popoli, già sperimentato in Kossovo, il pronto riconoscimento della Repubblica del Donbass (“Doneckaja Respublika”);  se intende promuovere, con particolare urgenza visto l’approssimarsi dell’inverno, l’allestimento di aiuti umanitari in cibo, vestiario, generi di conforto e quant’altro, per le martoriate popolazioni del Donbass, parallelamente al dispiegarsi di un’efficace azione di pace che impedisca alle bande nazifasciste che infestano la regione, di apportare ulteriori lutti e rovine.

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