DISSESTI, il dilemma: prevenzione a largo spettro o progettazioni inclusive o tutte e due

ANCORA UNA VOLTA, UN’ALTRA VOLTA ANCORA: PROPOSTA DI UN PIANO DI ASSETTO parte 2

parte 1 :  https://informationzero.wordpress.com/2015/01/25/ancora-una-volta-unaltra-volta-ancora-proposta-di-un-piano-di-assetto/ 

di claudia 5S

E’ necessario puntare su una prevenzione a largo spettro, programmare da parte dei Comuni, delle regioni, dello Stato, un progetto che mira a una programmazione degli interventi – siano essi urbanistici, infrastrutturali, ambientali, di ordinaria manutenzione, di sicurezza del territorio – integrata e preventiva.
Sono i cambiamenti climatici in atto a richiedere questa nuova mentalità che li porti ad agire pensando assieme alla programmazione e alla difesa del suolo.
Nella maggior parte dei casi i gravi danni provocati dagli alluvioni  non sono figli del caso o di un “deus ex machina” che decide di allagare interi terreni e sommergere piccole e grandi città, ma della cattiva gestione del nostro territorio, sempre lasciata al caso,  all’incompetenza, o peggio ancora ai tornaconto di pochi.
Ma non sono più accettabili i ritardi e i fermi dovuti alla burocrazia per quanto riguarda le opere di salvaguardia idraulica. Non è più accettabile non investire in prevenzione e nell’aggiornamento dei piani di difesa civile dalle calamità legate al maltempo che continuano a colpire con sistematicità negli stessi territori. Devono essere attribuite le responsabilità a chi non ha fatto quel che doveva fare, ma soprattutto non e’ possibile morire con una frequenza cosi’ alta a causa della colpa di pochi.

di natale capodiferro

La frana del Cadore. Galletti ieri ci fa sapere che è in atto un piano da un miliardo e 200 milioni per “COMBATTERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI”.

Zaia dice che non è questione di soldi, il Veneto ha 9000 frane e sono in movimento. Il signor Zaia pensa che non lo sappiamo? Dovrebbe sapere che proponiamo un piano di assetto molto ben più complesso e organizzato dello spandimento a destra e a manca di soldi dell’attuale: in Italia sembra che tutto si risolva mediaticamente dicendo Vi do “x” Euro e tutto si mette a posto. Manco per sogno, ogni anno di questo periodo avvengono cose spaventose, più soldi ci mettono più avvengono. E’ una vera filiera di smista denaro.

E’ chiaro che quella di Galletti è una frase ridicola e infelice. Con quei soldi la sola Italia combatte i cambiamenti climatici? Che l’uomo abbia assunto questo potere con il denaro non l’avevo ancora capito, che  basti poi che lo faccia solo l’italia è un’altra stupidata. Capisco che voleva dire invece un altra cosa: quei soldi servono per i nostri interventi(italiani), quindi soldi per manutenzione e magari prevenzione  dei dissesti che avvengono ma che NON COMBATTONO PER NULLA I CAMBIAMENTI CLIMATICI. Che sono altra cosa e dipendono da tutto il mondo(quello che fa) e non sempre sono causa delle negligenze umane, a volte basta un semplice(per modo di dire) spostamento dell’asse terrestre(come è in atto) per determinare situazioni ambientali-climatiche completamente nuove, diverse da quelle precedenti. Ora se sappiamo che abbiamo distrutto quell’equilibrio e sappiamo che è in essere uno spostamento dell’asse così come gli studiosi sanno, non sarebbe difficile, avere una programmazione degli interventi atti ad evitare grandi eccidi e distruzioni. Perchè si badi bene che qualunque cosa abbia attinenza con i movimenti terrestri non ci possiamo fare nulla se non adeguarci- ha voglia Galletti a dire di combattere. Per quanto concerne, invece, le costruzioni tutte non sarà difficile individuare dei criteri ed introdurli(obbligarli ad introdurli) in ogni Piano Regolatore così come per gli altri strumenti di coordinamento(PTC) e regionali(PTPR). Difficoltosi e costosi saranno quegli interventi che insistono su un territorio super antropizzato quali sono soprattutto le città antichissime, soprattutto quelle in aderenza di fiumi, laghi, mari e montagne(e vulcani)dove dovrà prevalere la prevenzione e la sicurezza mentre la progettazione si dovrà dare degli strumenti a cui dovrà partecipare lo stato come interlocutore principale se vuole salvaguardare il territorio italiano definito come MUSEO ALL’APERTO.

A Zaia, interpretando la sua ansia nel chiedere interventi d’urgenza e lo Stato di calamità naturale(soldi), chiederei perchè, se ci sono 9000 frane e tutte in movimento, come lui stesso spiega, la Regione, invece che un piano di investimenti per queste frane non ne fa un progetto vita natural durante, invece che ritrovarsi davanti alle telecamere a chiedere soldi? Se lo sapevano perchè non lo hanno preventivato e denunciato sì a quello Stato, che dovrebbe dargli il denaro, cioè tutti gli italiani e non solo i padani, onde evitare quest’altra catastrofe agostiniana, Altre vite si son perse, altre parole versate in digitale ma tutte per un solo scopo: pubblicizzare l’interventismo politico come l’unico risolutore dei problemi. Ma Zaia non può risolvere problemi senza una programmazione, senza un piano strategico-progettuale che riguardi dapprima tutta Italia e poi a scendere, regioni, etc.

Su una sola cosa sono d’accordo e concordo con lui: smettiamola di parlare solo per dare aria ai denti e proviamo a dire, per una volta, non è solo e  sempre colpa della cementificazione. Questa non è la panacea di tutti i mali, può esserlo ma non sempre: quella frana non ha nulla a che vedere con il cemento. E quando sono invece le case in muratura ad esser causa, come quelle a Genova costruite lungo gli argini, quale sarebbe la differenza, sempre un abuso ambientale(oggi) risulterebbe perpetrato, sempre un danno e una insicurezza si creerebbe insieme alla quasi probabile perdita di vite, come assistiamo, quasi passivamente. Il cemento è un materiale espressivo ed artistico come tutti gli altri. E’ l’uso che ne è stato fatto che è sbagliato. Regolamentiamo e diamo scelta verso materiali più eco-compatibili ed una progettazione eco-sostenibile.

Ma la rabbia viene e riviene quando si sente che si sa e non si fa nulla.

di claudia 5S

Galileo Galilei diceva “Noi non dobbiamo considerare che la Natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto a noi, ma conviene che noi accomodiamo l’interesse nostro a quello che essa ha fatto.”
I masai invece dicono che non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri bensi’ l’abbiamo in prestito dai nostri figli..tutto cio’ per sottolineare come siano importanti le azioni dell’ uomo sulla natura e sul territorio che se non rispettato si prende le sue rivincite e di quanto le nostre azioni su di essa influiscono su cio’ che lasciamo ai nostri figli..
Nel prendere decisioni che possono avere un impatto ambientale è indispensabile ricordarsi sempre che l’uomo è parte della natura e comunque sottoposto alle sue regole. Pertanto non bisogna mai valutare, quando il nostro comportamento ha un impatto sulla natura, esclusivamente i vantaggi sui tempi brevi propri del nostro consueto modo di agire, ma anche preoccuparci (ormai possediamo gli strumenti conoscitivi necessari) delle ricadute negative sui tempi lunghi propri della storia della vita.Altro che bombe d’ACQUA…

2 pensieri su “DISSESTI, il dilemma: prevenzione a largo spettro o progettazioni inclusive o tutte e due

  1. Galileo Galilei diceva “Noi non dobbiamo considerare che la Natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto a noi, ma conviene che noi accomodiamo l’interesse nostro a quello che essa ha fatto.” 
    I masai invece dicono che non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri bensi’ l’abbiamo in prestito dai nostri figli..tutto cio’ per sottolineare come siano importanti le azioni dell’ uomo sulla natura e sul territorio che se non rispettato si prende le sue rivincite e di quanto le nostre azioni su di essa influiscono su cio’ che lasciamo ai nostri figli..
    Nel prendere decisioni che possono avere un impatto ambientale è indispensabile ricordarsi sempre che l’uomo è parte della natura e comunque sottoposto alle sue regole. Pertanto non bisogna mai valutare, quando il nostro comportamento ha un impatto sulla natura, esclusivamente i vantaggi sui tempi brevi propri del nostro consueto modo di agire, ma anche preoccuparci (ormai possediamo gli strumenti conoscitivi necessari) delle ricadute negative sui tempi lunghi propri della storia della vita.Altro che bombe d’ACQUA…

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  2. L’ha ribloggato su informationzeroe ha commentato:

    Ieri un’altra perla del ministro Galletti. L’altro giorno sfidava i cambiamenti climatici, ieri si è accorto dell’abusivismo. è un po confuso(e abbronzato) e bisogna capirlo. Sky gli ha replicato(così come al piagnucolone sindaco di Corigliano Calbro) che 8 mesi fa proprio la loro redazione aveva posto quel problema in quel territorio e proprio sky gli fa capire che l’abusivismo(fine a se stesso) e in quel luogo, nulla aveva a che fare/ vedere. Aggiungo io: non contento di “combattere i cambiamenti climatici” crea la sordida risposta per combatterli: i condoni. Che l’abusivismo abbia creato e crei schifezze d’ogni sorta lo sanno tutti, quello che non hanno fatto, invece, il ministero e Italia sicura, da una anno a questa parte, è non aver chiesto istanze da parte dei comuni per cominciare ad individuare, territorio per territorio, quartiere per quartiere, buco per bugo, argine per argine, quelle periolosità, la’ dove non previste dalle garndi carte in possesso di Italia Sicura. E e cioè quelle opere e quelle concessioni che ogni singolo comune ha rilasciato enelle quali aree si soni creati fenomeni di dissesto, perchè a ben vedere, i problemi maggiori li causano proprio gli edifici con regolare licenza/concessione/permesso a costruire ed edifici pubblici realizzati in luoghi in cui, molto probabilmente, se si fosse analizzato bene, prima di approvare i PRG e creata la debita sicurezza, sin dall’epoca, oggi non li troveremmo a terra ne troveremmo cadaveri senza colpa.
    Qualcuno mi sa dire a cosa serve Italia Sicura se in un anno o meno hanno solo previsto soldi per maggiori opere(per disswesti già avvenuti) e non studi specifici le grandi aree in cui assicurare sicurezza(così succede che un ragazzino muoia fuori la discoteca per un sasso staccatosi dalla montagna attigua-probabilmente tagliata male o ben che vada alla meno meglio): noi ci aspettiamo che VENGANO CHIAMATI TUTTI GLI UFFICI DI OGNI COMUNE ITALIANO COSI’ CHE SI ABBIA SUBITO IN VISIONE LA MAGGIORPARTE DELLE PROBLEMATICHE IN ATTO E QUELLE IN PREVISIONE, considerando anche, i condoni, e le altre scellerate soluzioni urbanistiche/edilizie che si sono messe in atto dagli anni 70(quando ancora la 431/85-Legge Galsso- non era in atto)le decisioni comunali solo sui Piani di Fabbricazione.
    Molti non sanno, come non sa Galletti, che ad ogni condono, ad iniziare da quello del 1985, tutte le leggi prevedevano, una volta acquisite le istanze a sanatoria, che il comune censisse gli immobili e creasse le condizioni urbanistiche (e statiche)per la loro sussistenza, ovvero un Piano di Recupero. In italia un solo un comune su 1000 ha fatto ciò e forse anche meno, uno sicuro.
    Senza contare, altra cosa che Galletti non sa, che soprattutto per i primi due condoni 85 e 94 , che il Catasto ha accatastato immobili inesistenti(nella irresponsabilità generale della Pubblica Amministrazione o deresponsabilità)che oggi sarebbe impossibile. Infatti solo con l’ultimo condono le maglie si sono strette(è richiesto accatastamento verificato dal comune anche sulla base delle foto militari o di quelle che servono-sempre militari- per redigere gli aerofotogrammetrici), qualcuno ancora cavalca, la maggiorparte in riga. Fatta eccezione sempre per i furbetti, aiutati da tecnici comunali poco pagati-diciamo così compiacenti- che si ritrovano volumetrie maggiori nel corso delle pratiche( che in alcuni casi sono più che trentennali) con una semplice variazione catastale che il catasto accetta perchè non è l’organo preposto al rilascio dei permessi a costruire o in sanatoria. Basta chiederlo ad un qualsiasi tecnico o seguire una qualunque pratica di condono e vedrete che è così.

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