IL CAOS ANTIRIFLESSIVO DEL PROBLEM SOLVING AL CONTRARIO

di natale capodiferro  IL CAOS ANTIRIFLESSIVO DEL PROBLEM SOLVING AL CONTRARIO

Mah! Se non altro questa misoginia politica è alquanto simile al significato e al verbale del “bullelle eh” napoletano. Mentre te lo dice la smorfia della faccia è tenera ma nasconde l’insidia, quella maledetta sinuosa dualità italiana, il doppia faccia, della insignificatività della persona a cui è diretta: una cosa, una semplice cosa, questo siamo. Manipolati da tutto e da tutti e soprattutto dai media, qualunque media.
Politiche e politici così stupidi non ne avevo mai avuto sentore, nessuno escluso di quelli che occupano le sedi camerali.  Nemmeno si era previsto che stuole di principianti facessero politica con l’anatema, la perifrasi e la barzelletta, l’ironia e la nuova iconografia dell'”uomo” del secondo millennio che si vede bidimensionale.
Se erano capibili certe decisioni prese da b> e dalla combriccola subalterna(per le note vicende personali e di fabbrica), meno esprimibili come meno intelligenti sembrano le scelte del governo di b< che dovrebbe avere dalla sua la conoscenza del sociale(che a b> fregava nulla) .

Ancor meno quelle decisioni delle forze che si dichiarano di opposizione, internamente al Pd o interna al parlamento.

Immaginatevi Salvini che chiede a Renzi di duettare approntando il Nazareno 2, Grillo che gli tende, parzialmente(sigh!), la mano sui migranti quando due mesi o poco più aveva parlato di accoglienza omogenea in tutt’europa, i Senatori tutti che non vogliono eliminarsi pur avendo votato un Senato nuovo(ma di immenso valore  antidemocratico- di nuovo la concentrazione politica che controlla dal basso) vogliono ora che sia eletto, ex Presidenti della Repubblica che, ammiccando discorsi da imprimutur  da presidente consiglio, dettano agende politiche ed azioni politiche del divenire.

Un gran caos senza riflessione: il governo e b< insegue i consensi digitali-i comuni viventi sono oramai esclusi dalle valutazioni, tutto si consuma mediaticamente; le opposizioni che lacrimano emendamenti e storture al limite dell’ignoranza. Tutto fa brodo in tv e nei social e tutto passa da lì: è questa la testimonianza di quanto siano meschini e languidi quei pochi lasciti, riferiti, a quelli che vivono realmente.

Il gran caos antiriflessivo si comporta da specchio: nella realtà la gente vuole vedersi come il suo account non come è.
Quei pochi che vedi correre alla ricerca del denaro(dare-avere) e quelli magari a rubare(a quei pochi che danno) hanno facce nere come la pece, si gira in un aria tersa e spessa, a fatica si trova l’ossigeno, a stento il cervello funziona.
Qualcuno penserà è una tattica! Qualchedunaltro come me pensa, invece, al cattivo uso(ah hoc però!) del problem solving, che da sistema risolutore per ricerca è stato trasformato, al contrario, in una sorta di gioco al massacro, ad un sistema imbonitore. In effetti le tv e i social fanno problem solving al contrario, ti impongono la ricetta tra un insieme di quelle preparate da loro, non c’è scelta non c’è ricerca di soluzioni.

Qualcuno l’avrà capito questo e da tempo, pure, se si arriva a sottrarci il bene più importante, l’espressione che da autonoma diventa automa(tica), orizzontale/verticale o trasversale che sia.
Questo qualcuno è presto individuabile in chi vuole avere potere con il consenso della battuta buttata lì, della frase ad effetto, dei sorrisi e delle grandi scrollate di spalle, a scapito di tutti quelli che dovrebbero essere i fruitori, ma che in realtà sono cavie.
La politica, una volta, tanto ma tanto tempo fa, era soprattutto ragionamento che delle promiscuità di idee si fomentava e qualificava. Piaceva riconoscersi in qualche opinione che, anche se in minima parte, veniva ripresa in una legge. Era un modo di sentirsi partecipi all’evoluzione del paese.

Ora siamo cavie, in tv e in Ie, che pascolano in quiete sino a quando non chiamati a likeare o a condividere o a dare il proprio consenso. Non è morto per questo Aaron Swartz, giovanissimo, impiccatosi, ucciso forse, perchè tra le tante sue genialità aveva già capito che il suo Ie libero si stava trasformando in qualcosa di manovrato e manovrabile. Non è una caso che abbia cominciato come e prima di Julian Assange, a produrre liberamente materiale secretato: per lui il web era la rivoluzione culturale, era la liberazione e la condivisione di tutte le notizie, fatti o azioni, nulla doveva e poteva essere fuori. E credo che sia morto per questo. Lui, heroes? Forse! Ma quello che aveva pensato di Ie nel divenire non è stato, anzi la pericolosità è crescente, ogni giorno di più. Chi gestisce Ie e Web ora comanda su tutto. Chi, poi, interagendo ne capisce le potenzialità, fa di tutto per appropriarsene e appropriarsi degli account, questi il “sale” del discorso, il business vero. Questi il potere di controllo se condividono o likeiano.
Così la politica dei giovani è la politica dei consensi web, così le politiche sono quelle assentite e condivise.
Ma attenzione a non fare discorsi troppo complicati o di grande interiorizzazione o di tante righe(poichè è necessario spiegare) perchè si rischia di essere falcidiati da Ie. Tutto deve essere veloce, labile e cambiabile, fosse quest’ultimo anche il contrario, che fa! Importante è come farlo, con la foto giusta, le giuste parole assemblate una ad una, ma poche.

La rete preoccupa a chi tiene alla libertà di espressione e soprattutto alla riflessione che deve essere analizzata, capita e sviscerata, ci volessero pure mille pagine, prima di essere indirizzata in condivisione.
Troppo veloce, troppo corta, ricca di significati labili e povera di significati riscontrabili. Sembra la politica a sua immagine e somiglianza che ci troviamo davanti.
Nemmeno davanti a Hiroshima si è fatto un mea culpa ma semplici parole: diritto di difesa/attacco.
Neanche davanti all’esodo quasi biblico dei migranti e di fronte a questa migrazione il caos antiriflessivo perde: stupidate dopo stupidate si arriva a stupidate, sempre stupidate, da tutte le parti. Mai un analisi seria, mai la realtà, solo il proprio tornaconto politico consensuale specifico della  parte politica che si rappresenta.
Smetteremo mai di dire senza pensare. E soprattutto quando smetteremo di non pensare?

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7 pensieri su “IL CAOS ANTIRIFLESSIVO DEL PROBLEM SOLVING AL CONTRARIO

  1. Un semplice camperista mi ha folgorato-oltre che tacitato sui miei discorsi sulla DD- dopo aver visto in TV il salvataggio in mare Libico e le procedure politiche corrette per il sistema occidentale EU, mi disse : Cosa vogliamo parlare di politica a vuoto, di fronte all’evidenza di un territorio desertico, non più governato e governabile-per insipienza o voluto-, cosa ci vuole a chiedere un mandato politico alla EU per creare un enclave nel deserto? Si sarà capito che tutti coloro che hanno lasciato le loro terre lì non ci si trovano bene. Si sarà capito che i ns territori sono un pò stretti, ed i vari casi alle frontiere faranno saltare quei ritenuti vantaggi, conquistati legalmente dopo la guerra? Noi potremmo insegnar loro a coltivare facendo inizialmente i lavori più umili, successivamente i tedeschi possono proseguire con le loro tecnologie. Perchè noi, siamo per cultura più vicini, si troverebbero a lavorare in cooperative loro con normative EU. Il servizio di sicurezza sarà svolto da loro, anche gratis ne và della loro libertà. Tutta la fascia costiera potrà diventare un giardino. Quanti Italiani e non solo hanno avuto questo tipo di creatività? Questa è una semplice soluzione di alta politica, cosa ci vieta di comunicarla? Chi ci rimetterebbe qualcosa nel realizzarla? Natale mi eri venuto in mente di quando sviluppavi il discorso delle quote, forse è il caso di affrontare con quest’ottica questo problema politico.

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  2. non solo le quote ma anche come dove e quando. sono stato un po più preciso del camperista, che lodo. il problema attuale è che oggi, come vedrai nel mu, è impossibile, quelle terre non solo non sono a buon mercato ma, come ripeto nel mu, faremmo di nuovo l’errore che abbiamo fatto con le colonizzazioni: evitare in modo assoluto, è sbagliatissimo ciò che dice il camperista, un’altra enclave colonialista(perchè così sarebbe-noi sempre a supporto e logistica). proprio quest’ultima ha generato quello che vediamo oggi, la migrazione. nel mu c’è un riferimento ad un .libro, uno dei più grandi semiologi Mc LUHAN, Galassia Gutenberg, leggilo è bellissimo e capirai soprattutto quando fa l’esempio di cosa gli indigeni notano di quello che portano gli invasori colonizzatori. una volta letto, si fa il contrario, si assimilano, non c’è altra via credimi. poi passata una generazione, se ne può parlare ma devono essere loro ad andare lì dopo aver appreso e con denaro investire nelle nuova africa-asia. ma deve passare del tempo, subito ci darebbe un’altra faccia della stessa medaglia

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    1. Non posso più rintracciarlo come altri, penso non intendesse enclave coloniale, semplice valorizzazione di un deserto da parte di disgraziati. In merito a quest’idea sono ritornato in un posto – pensavo fosse un sacerdote salesiano, che vendeva cose usate per raccogliere soldi da portare personalmente in Costa d’avorio- per sensibilizzarlo e verificarla. Sono partito dicendo che Sem Prandoni stava mettendo assieme persone con programmi validi per governare tra 2,5 anni, lui deridendomi mi costrinse a proseguire : Non conosco il pensiero di Don Sciortino ma altri mi hanno comunicato che i pentastellati si comportino bene, per essere dedicati alla comunicazione. Comunque abbiamo proseguito, vedrà cosa potrà far succedere. Sapeva degli acquedotti diam. 7 mt non ultimati- la ns confindustria potrebbe essere favorevole- così come ha accennato al petrolio ma è chiaramente un’altro discorso- Sai che i tedeschi non hanno un’industria petrolifera?- Chiaramente è un discorso di politica estera per dare una piega diversa al problema dell’immigrazione. E’ un’ottica simile alle ns azioni per ottenere un suolo su cui vivere in modo diverso dall’attuale, siamo disposti a ripartire dal basso con le ns forze. Perchè non pensare possa essere possibile per loro partire da quello che sono, molti dei figli nati in Italia potrebbero andare li a lavorare facendo i capetti. In merito a MCLUHAN ho il saggio Ripensare MCL dove furio Colombo, R. Barilli e C. Sartori si sono espressi ed ho letto quando mi occupavo della promozione delle Radio, fai come i miei amici -non 5 S- che mi porgono le sintesi e che girandovele spero siano da voi apprezzate. Il mio amico che mi ha portato ha fare convalescenza mi ha letto l’uomo ammaestrato di esther Vilar, un camperista inorridito mi ha fatto acq. in una bancherella ” Al di la del bene e del mare” sono solo a pag 20.

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  3. In merito al colonialismo, non si può dire ci sia un inizio ed una fine a meno di non voler considerare che a breve ci sia la fine dei tempi e l’avvento del regno di Dio. Il che ovviamente presuppone la fine di tutti i colonialismi. Poichè il mio pensiero non è escatologico continuo a credere nell’ETERNO RITORNO del paganesimo Greco. Come diceva Gianbattista Vico ci sono i corsi e ricorsi storici. In questa ottica il colonialismo continua a ritornare tra le popolazioni come le epidemie di malattie infettive. Quello che tu intendi come colonialismo è una epidemia che al tempo partì dall’Europa verso le Americhe e parte dell’Africa ed Asia. A titolo di esempio adesso l’epidemia è partita dagli USA ed ha da tempo investito l’Europa e Africa, del medio Oriente e parte del Estremo Oriente. Anche la Russia sovietica ha sempre considerato i paesi satelliti Europei e Repubbliche Asiatiche come colonie. Tutto questo ha preso il posto che una volta occupava “The Britisc Empire” prima dell’ultima guerra gestiva 1/3 del pianeta tramite il commonwelt. Stando così le cose un modello di partenza economico sociale non politica multietnica multirazziale multiculturale attuata da operatori appartenenti a queste diverse categorie ricalcata su un modello anticolonialista come quella che i Gesuiti avevano costruito nel 700 nel sud ovest del Brasile con le loro fattorie missionarie collettive, radunando gli indios che fuggivano disperati dai latifondi dei colonialisti spagnoli. I Gesuiti pagarono caro questa loro opposizione al colonialismo spagnolo, infatti furono banditi per secoli dalle Americhe con l’approvazione del papato. La storia ci insegna che queste masse di profughi finiscono comunque di creare delle enclave di comunità di diseredati e disperati come ad esempio i campi profughi di sabra e chatila. Luoghi dove non esiste lavoro,reddito ne prospettive di vita civile future e che poi diventano luoghi di crescita per destabilizzazione sociale e cresita di ideologie radicali e terroristiche, nonchè di fonte della relativa manodopera. Bisogna quindi fondare un nucleo organizzativo fornito di mezzi economici da parte delle Nazioni Unite o in caso di impossibilità da parte di EU che prepari il personale volontario principalmente costituito dalle etnie coinvolte nelle migrazioni, in grado di attuare le tecnologie messe a disposizione da personale EU. Così i territori occupati dai migranti non diventeranno mai come quelli che noi adesso conosciamo come campi profughi.

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  4. nell’ultimo comma hai centrato, a mio avviso s’intende, l’obiettivo. la mia risposta unita a queste due le farò divenire un articolo. quest’ultima tua è la testimonianza che il buon senso e soprattutto l’intelligenza ci appartengono quando si riflette. diversamente solo stupidate

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  5. ecco ieri/oggi è intervenuto anche Umberto Eco. era ora che in semiologo dicesse delle fesserie del web e delle enormi stupidate che cercano solo consensi politici(non tutto il web per fortuna è così). invito a stare attenti a quelli di DD o di avvocati in cerca di sodalizi. stare molto attenti, il web è pericoloso, non è la realtà: ciò che vi si dice non sempre(quasi mai) ha valore e vale quasi esclusivamente per gli account(non per quello che sono fisicamente le persone). attenzione poi ai messia che, interpretando e avendo ben capito i linguaggi webbistici, se ne approfittano per propri consensi elettorali. preferisco drgrog, claudia5S, torquato ed altri. dicono la loro con la mente aperta, con il cuore, passione, e la loro fisicità, mettendoci la faccia.

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