DISSESTI, il dilemma: prevenzione a largo spettro o progettazioni inclusive o tutte e due

di natale capodiferro

Ieri un’altra perla del ministro Galletti. L’altro giorno sfidava i cambiamenti climatici, ieri si è accorto dell’abusivismo. è un po confuso(e abbronzato) e bisogna capirlo. Sky gli ha replicato(così come al piagnucolone sindaco di Corigliano Calabro) che 8 mesi fa proprio la loro redazione aveva posto quel problema in quel territorio e proprio sky gli fa capire che l’abusivismo(fine a se stesso) e in quel luogo, nulla aveva a che fare/ vedere. Aggiungo io: non contento di “combattere i cambiamenti climatici” crea la sordida risposta per combatterli: i condoni. Che l’abusivismo abbia creato e crei schifezze d’ogni sorta lo sanno tutti, quello che non hanno fatto, invece, il ministero e Italia sicura, da una anno a questa parte, è non aver chiesto istanze da parte dei comuni per cominciare ad individuare, territorio per territorio, quartiere per quartiere, buco per buco, argine per argine, quelle pericolosità, la’ dove non previste dalle grandi carte in possesso di Italia Sicura. E cioè quelle opere e quelle concessioni che ogni singolo comune ha rilasciato e nelle quali aree si soni creati fenomeni di dissesto, perchè a ben vedere, i problemi maggiori li causano proprio gli edifici con regolare licenza/concessione/permesso a costruire ed edifici pubblici realizzati in luoghi in cui, molto probabilmente, se si fosse analizzato bene, prima di approvare i PRG e creata la debita sicurezza, sin dall’epoca, oggi non si troverebbero a terra ne troveremmo cadaveri incolpevoli.
Qualcuno mi sa dire a cosa serve Italia Sicura se in un anno o meno hanno solo previsto soldi per maggiori opere(per dissesti già avvenuti) e non studi specifici territoriali, le grandi-macro aree in cui assicurare sicurezza(così succede che un ragazzino muoia fuori la discoteca per un sasso staccatosi dalla montagna attigua-probabilmente tagliata male o ben che vada alla meno meglio): noi ci aspettiamo che VENGANO CHIAMATI TUTTI GLI UFFICI DI OGNI COMUNE ITALIANO COSI’ CHE SI ABBIA SUBITO IN VISIONE LA MAGGIORPARTE DELLE PROBLEMATICHE IN ATTO E QUELLE IN PREVISIONE, considerando anche, i condoni, e le altre scellerate soluzioni urbanistiche/edilizie che si sono messe in atto dagli anni 70(quando ancora la 431/85-Legge Galasso- non era in atto)e le decisioni comunali prese solo su Piani di Fabbricazione.
Molti non sanno, come non sa Galletti, che ad ogni condono, ad iniziare da quello del 1985, tutte le leggi prevedevano, una volta acquisite le istanze a sanatoria, che il comune censisse gli immobili e creasse le condizioni urbanistiche (e statiche)per la loro sussistenza, ovvero un Piano di Recupero. In italia un solo un comune su 1000 ha fatto ciò e forse anche meno, uno sicuro.
Senza contare, altra cosa che Galletti non sa, che soprattutto per i primi due condoni 85 e 94 , che il Catasto ha accatastato immobili inesistenti(nella irresponsabilità generale della Pubblica Amministrazione o deresponsabilità)che oggi sarebbe impossibile. Infatti solo con l’ultimo condono le maglie si sono strette(è richiesto accatastamento verificato dal comune anche sulla base delle foto militari o di quelle che servono-sempre militari- per redigere gli aerofotogrammetrici), qualcuno ancora cavalca, la maggiorparte in riga. Fatta eccezione sempre per i furbetti, aiutati da tecnici comunali poco pagati-diciamo così compiacenti- che si ritrovano volumetrie maggiori nel corso delle pratiche( che in alcuni casi sono più che trentennali) con una semplice variazione catastale che il catasto accetta poiché non è l’organo preposto al rilascio dei permessi a costruire o in sanatoria. Basta chiederlo ad un qualsiasi tecnico o seguire una qualunque pratica di condono e vedrete che è così.

informationzero

ANCORA UNA VOLTA, UN’ALTRA VOLTA ANCORA: PROPOSTA DI UN PIANO DI ASSETTO parte 2

parte 1 :  https://informationzero.wordpress.com/2015/01/25/ancora-una-volta-unaltra-volta-ancora-proposta-di-un-piano-di-assetto/ 

di claudia 5S

E’ necessario puntare su una prevenzione a largo spettro, programmare da parte dei Comuni, delle regioni, dello Stato, un progetto che mira a una programmazione degli interventi – siano essi urbanistici, infrastrutturali, ambientali, di ordinaria manutenzione, di sicurezza del territorio – integrata e preventiva.
Sono i cambiamenti climatici in atto a richiedere questa nuova mentalità che li porti ad agire pensando assieme alla programmazione e alla difesa del suolo.
Nella maggior parte dei casi i gravi danni provocati dagli alluvioni  non sono figli del caso o di un “deus ex machina” che decide di allagare interi terreni e sommergere piccole e grandi città, ma della cattiva gestione del nostro territorio, sempre lasciata al caso,  all’incompetenza, o peggio ancora ai tornaconto di pochi.
Ma non sono più accettabili i ritardi e i…

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