JE SUIS ENFANT SYRIEN. LE PERPLESSITA’ DELL’E.U. SULLA VICENDA MIGRANTI parte 2^

di natale capodiferro  JE SUIS ENFANT SYRIEN.  LE PERPLESSITA’ DELL’E.U. SULLA VICENDA MIGRANTI

parte 2^

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INFATTI

Già dagli anni 60/70 abbiamo iniziato a vedere, quelli che chiamiamo ancora “vu cumprà” e si è capito subito il fenomeno che in alcuni era solo semplice emigrazione per lavoro, in altri già aleggiava il desiderio del cercare nuovi mondi e nuove situazioni sociali- nei loro paesi purtroppo fermi e intransigenti ad ogni tipo di libertà culturale e, pur non essendo in quegli anni ancora in atto la globalizzazione, il libero mercato(positivo; l’Italia e l’Europa già attraevano questi, allora ragazzi), l’edilizia, le strade le città, i modi e gli usi di noi italiani, la cucina, le feste, come si viveva la religione, il tempo libero-che per loro era ed è una chimera.

L’europa ha visto di traverso questo problema sin dall’ora trattando come pezzenti questi uomini/donne/famiglie, anche molto giovani. Non li ha riconosciuti come figli dello stesso Dio che adora(dov’era lì la CHIESA) ma diseredati in cerca di soldi, denaro, attraverso lavori occasionali e saltuari  nelle occupazioni a cui gli europei, intellettualizzati oramai nel terziario avanzato, meccanica di qualità, informatica e affaristica ecologica-perchè questo è divenuta, rinunciavano, perdendo agricoltura-pesca, edilizia, artigianato, e il tutto a fronte delle richieste usa/consuma/butta. L’europa si incanalata in una via senza uscita che oggi stiamo pagando con la crisi

L’europa, oggi, non ha visto da subito le morti, le cause- e ancora non lo fa. Ha visto la paura. Diversa da nazione a nazione: gli italiani e inglesi a credere che venissero per togliere lavoro e cultura, i francesi impauriti dal crescendo estremistico Is, temono invasioni di musulmani dopo aver visto l’insuccesso dell’integrazione dei ghetti extraurbani, i tedeschi, inizialmente erano contrari all’eventuale scompaginamento dell’assetto occupazione che potevano creare in un welfare ridotto all’osso e sottodimensionato economicamente, ora rinsaviscono,  gli spagnoli, silenti, si adeguano al marchio germania-francia compressi nella logica della dipendenza dai due più England, i paesi anglo-sassoni, isole comprese, nella morsa innescata dalle crisi, non hanno voce alcuna  mentre gli scandinavi, forti dell’equilibrio economico raggiunto che vogliono conservare pur essendo tra i primi a creare le migliori integrazioni e a cui la manodopera afro-asiatica fa un gran bene, i paesi dell’Est-europa rigurgitano nazionalismo da tutti i pori sentenziando e mai capendo, i greci, infine, stretti dalla morsa del debito si interessano unicamente ad esser pagati i servigi per il passaggio con Triton, poichè nessuno o quasi vuol restare lì. Dell’Ungheria e della Repubblica Ceca, in particolare, non mi soffermo in quanto non rappresentano, per me, paesi civili, della Turchia, poi, paese che si è sempre considerato europeo e chiede di entrare che dire! Considerato che la via dell’Est parte proprio da lì; si sa tutto di quei barconi, da dove vengono, chi li compra, chi da le autorizzazioni, cosa e da dove partono, quando,  e non si parla mai del giro d’affari che fa Pil positivo per quel paese.

Molti europei ancora confondono pensando che i migranti siano solo persone povere e senza lavoro. In realtà, chi segue la vicenda da tutti i punti di vista avrà capito che chi va via è anche il borghese o il ricco proprietario perchè non c’è libertà, democrazia, tecnologia e religione e in cerca di soluzioni nuove e soprattutto di vita(intesa come futuro).

Ma queste soluzioni e desideri li abbiamo avuto anche noi. La globalizzazione(non intendo quella finanziaria ne inflazionistica del mercato libero a tutti i costi e gestito dalle holding), la cultura e la ricerca di affinità anche con religioni diverse sono stati capisaldi delle rivoluzioni studentesche.

E allora cosa è accaduto.
Da tempo si è verificato che non vengono per lavoro(che non tratterò perchè rintracciabile su qualsiasi motore di ricerca), ovvero è un problema laterale, ne per invadere religioni e cultura, usi e costumi dei paesi ospitanti o per chiedere assistenza, in molti casi asilo, in altri società più avanzate, in altri ancora stabilità, altri per rivendicare le libertà dell’uomo che ovviamente non sono presenti(non hanno proprio) nei loro paesi di origine.

Guerre carestie, fame sete, sistema produttivo agricolo-artigianato ridotto a competere con oggetti usa e getta asiatici e terre non lavorabili(desertificazione),  massacri operati da jihadisti, sistemi politici dispotici. Il petrolio, gestito dalle multinazionali, non fa nuove generazioni economiche, come è successo in Italia negli anni  ’60/70, lascia tutto inalterato ad uno stato senza tempo, conveniente a chi deve solo far guadagni. Quello illegale che ultimamente si è addidato al’ Is e prima ancora ad Al Quaeda è stato gestito da malviventi organizzati e sfruttati da organizzazioni illecite(che noi chiameremmo mafiose ma l’esempio non è calzante le realtà sono diverse e diversificate). Guadagni che poi vengono realizzati ulteriormente con la vendita di armi (di tutti i produttori mondiali, nessuno escluso)che creano di converso situazioni sociali insostenibili per chi non ha armi e chi, invece, le usa lo fa per raggranellare territorio e potere, con il sangue. Dividendo i paesi in tanti piccoli territori sotto il controllo di politico, amministrativo, religioso e militare di bande armate.

Ma come è possibile che ciò sia successo?

Continua in parte 3^

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