SATURDAY NIGHT FEVER : IL PROBLEMA DELL’ALCOOL E DEI RIFIUTI IL SABATO SERA E NON SOLO

di natale capodiferro

SATURDAY NIGHT FEVER : IL PROBLEMA DELL’ALCOOL E DEI RIFIUTI

IL SABATO SERA E NON SOLO

alccol rifiuto

Chiunque può constatare cosa succede il sabato sera/notte a piazza mercato o in qualsiasi altra piazza in Italia. Chiunque può osservare quanto legati possano essere due processi che in origine non lo sono. E rivelano uno stato quasi “flogistico”, nemmeno tanto atipico -per chi se lo aspetta- per la situazione insofferente di crisi (sociale/morale oltre che economica/politica)in cui versa l’Italia.

Di cosa si parla? Possibile che agli occhi della comunità politiche e delle forze preposte all’uopo, stiano sfuggendo di mano questi due fenomeni/processi: alcol e rifiuti. Che sebbene possano convivere incompatibilmente e inconsapevolmente, creano, invece a ben vedere, una sorta di “mix” deleterio, ai danni, prima di tutto della cultura, giovani, giovanissimi con qualsiasi tipo di alcool tra le mani e tra le labbra(magari mischiato a succhi di frutta). Poi alla comunità, assecondata da autorizzazioni per locali di spazi ristretti- alcuni addirittura tolti alla comunità, a cui crea grave nocumento l’inciviltà dei vari “rifiuti” lasciati lì a caso, entro un aiuola, sopra un muro, tra un albero e un altro, sopra una macchina o a fianco di un pneumatico di una macchina parcheggiata.

Che una certa cultura ”sottratta” si stia insinuando anche fra i giovani, allora, è di tutta evidenza, tale che non fa “notizia”: c’è la crisi e gli esercizi debbono lavorare. Si, però non a qualunque costo.

E questo non è un costo qualsiasi: ragazzi che si annullano nell’alcool e creano criticità all’ambiente; oltre al danno bio-fisico, birra, composti alcolici, buste di plastica, carta, residuo di cibo vengono riversati in tutte le direzioni, in tutti gli spazi. Di tutto si trova nei paraggi(la mattina alle ore 7.00 circa si può vedere con i propri occhi, quale desolante paesaggio si presenta davanti -nemmeno De Chirico l’avrebbe potuto/voluto immaginare così. E quantunque, vi siano mezzi preposti alla raccolta a quell’ora, dovunque intorno rimangono tracce indelebili del passaggio dell’alcool.

Si è avuto già modo di dire che il “rifiuto” è il prodotto dell’inciviltà. Ho avuto già modo di dire quanto siamo -come comunità politiche- negativi nelle proposizioni di “politiche culturali” nelle scuole e negli uffici pubblici(quasi nulle e dove coesistono, quasi stancamente, “gesti del porre in” con “non mi interessa nulla dopo “ con “basta che l’introduca lì”. Ciò, come atteggiamento mentale si porta fuori allo stesso modo col medesimo comportamento. Ma si capisce cosa c’è dietro quei materiali e cosa ci potrebbe essere davanti? Parlo riguardo ad una cultura del “rifiuto” come “non rifiuto” ma “Materiale” vivo; che può essere “utile/servire” ancora e illimitatamente, banalmente come il vetro, l’alluminio, la plastica, la carta ed altro. Sarebbe allora impensabile che le amministrazioni comunali in toto, e, qui quelle del comprensorio, dei golfi, delle comunità montane e la polizia, carabinieri e finanza, si impegnino con forza contro l’alcool ed i rifiuti, che rifuggendo dalla logica semplicistica della Raccolta Differenziata, insinuino il dubbio culturale che “qualcosa” si sia saltato, non si sia capito.

Sarà banale, ma una buccia è una buccia e non un rifiuto; se viene pensata e trattata come materiale, come un nuovo materiale e non come rifiuto, con forza la si potrà, recuperandola, riusare/riciclare. Trasformandola così in altro “nuovo” materiale da utilizzare eviteremo nuove quantità di rifiuto e conseguente minor produzione accessoria di energia per smaltirla e minori costi di filiera.

Sarebbe oltremodo splendido se le amministrazioni capissero che il problema dei rifiuti è un problema culturale e come tale va affrontato nelle scuole, negli uffici pubblici e nei quartieri con un informazione esaustiva; e come, collateralmente, sia cogente il problema dell’alcolismo oggi in Italia fra giovanissimi, il binge drinking( sei o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione) è oramai una “moda” consolidata( 56.7% di popolazione da 11 anni in su nel 2010-dati Istat). Magari impegnandosi in una campagna educativa scolastica, sull’abuso e comportamenti a rischio dell’uso di alcool di cui, al momento, purtroppo non v’è traccia nelle istituzioni scolastiche o almeno nella stragrande maggioranza.

E segnalare come sia cambiato anche il consumo di vino nei nostri territori: infatti, come si notano nelle statistiche e nella realtà –basta avvicinarsi a questo tipo di locali, il modello tradizionale di consumo nei pasti principali sta per essere soppiantato e cambiato, con quote sempre maggiori della nostra popolazione, anche nel caso di bevande alcoliche in genere, passando ad una frequenza che è divenuta più occasionale e non più rituale. Non sarebbe il caso di meditarci su, evitando che l’alcool imprigioni i nostri giovani e la produzione conseguente di materiale da “rifiuto” ci consegni bollette sempre più salate ?

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