IL CO-HOUSING come parte integrante nella logica della pianificazione del turismo

di natale capodiferro  IL CO-HOUSING come parte integrante nella logica della pianificazione del turismo.
cohousing
Certo, come avevo proposto nella parte generale della pianificazione del turismo, il co-housing, andrebbe rivalutato nell’ottica di un raziocinio uso del territorio a favore di un minore aumento di cubature e di terra. Ma ciò da solo non basterebbe se non si pensasse ad un unicum progettuale, in quanto indissociabile sarebbe qualsiasi tipo di intervento. Realtà come il Social-housing o Co-housing riflettono lo stesso indirizzo programmatico come il Carpooling ( o auto elettriche pubbliche) e nella realtà economica, vista la crisi, il Job Sharing­, che sono oltre che strumenti di “assetto del territorio”, anche un’opportunità così come stanno divenendo realtà in molte città italiane già oggi.

Inoltre, a tutti gli effetti di legge, dovremmo considerare anche le innumerevoli situazioni abusive che hanno prodotto i tre condoni edilizi: le leggi a partire dalla 47/85, e ripreso poi nel 94 e 04, prevedono un piano di recupero da effettuare- mai realizzato nella gran parte del territorio italiano.

Sarebbe occasione in tal senso redistribuire in quelle aeree, chiaramente non in quelle vincolate dal Testo Unico dell’Edilizia, parte del co-social-housing, con standard urbanistici più idonei, e/o della new agricoltura(bio), riservandosi in questo caso più terreno libero, e, più in generale evitando la dispersione di tanti piccoli interventi. Ciò a favore di progetti che accorpino più residenze in un intervento unico e organico e in continuum, utilizzando lo strumento della demolizione e ricostruzione, lasciando libero gran parte del terreno, che così come si presenta la mappa degli edifici condonati è in esubero sulle volumetrie e, tale da renderlo o alla città o all’agricoltura.

Quindi:
1_ minor consumo di terra a favore dell’agricoltura bio; o in alternativa a strutture “emergenti” culturali, sociali, etc., di piccolo impatto ma a risarcimento del tessuto degradato;
2_ sviluppo del co-so-housing; anche in chiave del turismo responsabile e sostenibile;
3_ accertamento attraverso il Turismo Incoming delle possibilità dell’offerta da parte di privati e pubblici a distribuirsi sul territorio a servizio del turismo(questo punto è fondamentale, sarebbe necessario fare un sondaggio attraverso specifico modulo da realizzare;
4- individuazione dei punti mare terra montagna archeologia (e del Turismo congressuale)e dei relativi punti-servizi ad essi annessi per il loro maggiore sfruttamento, ponendo:
a) strutture eco-sostenibili e autoreferenziali rispetto l’energia elettrica;
b) irrinunciabilità al sostentamento all’abitat naturale-ambientale come primo indicatore del turismo sostenibile; irrununciabilità alle tipologie locali(che si sono perse nei nostri prg) per scelte di turismo responsabile; irrinunciabilità alla ricerca dell’autoctona e peculiare sostenibilità del “luogo” specifico;
c) co-housing / co-edifying pubblici e privati(sperando sia corretto);
d) economia di ritorno con il turismo incoming e lo job sharing(al momento ma è possibile fare diverse e migliori proposte); lo sfruttamento dell’agricoltura bio a sostegno e rilancio dell’economia con l’ agriculture work da parte di mezzadri, ex contadini(con corsi di riconversione) e giovani(attraverso corsi specifici).

Se da un lato questo piccolo contributo è solo tecnico, dall’altro, nella sua semplicità, tenta di permeare nel cittadino quel senso perduto di riappropriazione del territorio e della socialità, persi in gran parte alla rincorsa della globalizzazione. Ci si intende quella finanziaria, non quella di mercato che poteva essere un occasione e non lo è stato. Perciò si arriva ai trattati TTIP e TISA, per questo EU e USA trattano, gli sfugge di mano l’enorme massa di interessi e di denaro che non possono controllare.

Per questo nella indicata guerra economica-finanziara il nostro territorio non va venduto ma reso produttivo-non improduttivo quale si mostra, soprattutto nel turismo. Il pericolo è nel TISA che acquisterebbe con un sol boccone servizi e servizi pubblici e turismo e agricoltura e pesca.

Tendere una mano a questo sistema che non funziona, poichè troppo burocratizzato, significa entrare in diretto contatto, e forse da tanto che non facciamo, con il nostro territorio, le sue qualità e potenzialità. Pare che oggi si dica da più parti << riconquistare il territorio in cui si vive >>, invero si intende << trovare “i buchi” degli altri per accalappiare consensi >>.

La realtà è che ce ne freghiamo, abbiamo dimenticato il genius loci, soggetti quali siamo a logiche eteree e non fisiche-sensitive.

La realtà è che abbiamo ribaltato il concetto di territorio: da << produttivo per quello che ha di insito >> in << produttivo per quello che importa >>.

In sostanza abbiamo modificato la sua stessa aspirazione modificando dapprima le nostre. Che non sono più in relazione con quel territorio ma nell’immaginario di un territorio che è da un altra parte. Anche questo è  globalizzazione ed è negativa.

Ritornare a pensare il territorio in base alle sue aspirazioni è salvaguardarlo e tutelarlo, è spingerlo a quello che era prima, produttore di idee.

Per questo il co-housing , quale recupero di situazioni edilizie al limite(anche di degrado) ma soprattutto di invenduto e di non affitto venutosi a creare con la crisi e la crisi del settore turistico può essere un mezzo per recuperare il rapporto con il territorio e non disperdere, qua e la a caso,  cubature per progetti faraonici di residence e che eroderebbero ancor di più il territorio frantumandolo ed allungandolo enormemente. Servirebbero a cementare e ridare vita e forza a quegli spazi, ora inurbanizzati sotto l’aspetto antropico, nati con il principio dell’occupazione consumistica del territorio dell'”usa e getta”. Inseriti e recuperati nel complesso delle situazioni urbo-architettoniche venutesi a creare dal anni ’70 del ‘900 ad oggi agirebbero da trade union della frammentazione attuale. Inseriti nel processo di una programmazione turistica come “parti in” e non “off”-segregati magari a singoli interventi disaggregati tra loro, diventerebbero gioco forza di nuovo parti vive della città e, quelle in periferia, a contatto con il terreno agricolo(perchè lì la frammentazione è maggiore) a rendere agibili parti di territorio escluse dalla città, adottando nuovi tipi di turismo come quello agricolo o quello responsabile o quello più vicino alle case-vacanza, inducendo la rivitalizzazione di quei territori. Il parco abitazioni/edifici inutilizzati o parzialmente dopo/nella crisi è aumentato a dismisura notevolmente, urge un intervento in tal senso.

Ma, se non cambia il welfare e l’economia di lavoro e dei lavori/professioni e il recupero di quelle autoctone perse con un inversione di tendenza (politica) verso “l’interno” e quella che è l’aspirazione di quel particolare territorio, rimarrà tutto sulla carta. Soprattutto se non cambia la nostra mentalità  verso un riappropriarci di quello che abbiamo avuto e non abbiamo più e che, purtroppo, deleghiamo a chi in Italia entra abusivamente o chi tra poco(multinazionali-TTIP/TISA) prenderà all’asta a poco prezzo.

Il bisogno di ridare forma e funzione ad una città passa anche da qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...