CI RISIAMO CON LA PREVENZIONE CHE NON RISOLVE IL PROBLEMA DISSESTI

di natale capodiferro   CI RISIAMO CON LA PREVENZIONE(denaro) CHE NON RISOLVE IL PROBLEMA DISSESTI

via_vas

E ora di nuovo la Sardegna, Olbia, esondazioni a tutto spiano. Gli interventi realizzati a seguito di quelle del 2013 nulla hanno potuto.

Si capirà una buona volta che non è un problema da risolvere in questo modo, buttando denaro pubblico quasi a casaccio per la prevenzione,  piuttosto che di una programmazione urbanistica ampliata a atli fenomeni. Neppure l’esempio della California, che ha subito circa un paio di mesi fa un alluvione producendo danni ingenti al territorio, ha fatto sorgere il dubbio. Lì l’edilizia non è quella nostrana ad alta densità, ci sono villette isolate e grandi appezzamenti di terreno per ognuna, eppure è successo.

E’ stupido ancora pensare e domandare come fanno i media: ma gli interventi sono stati realizzati? E se la risposta è sì, la segue quest’altra: Sono stati efficaci? Evidente l’imbarazzo dell’intervistato con 40 cm di acqua sotto i piedi: cos’altro mai avrebbe potuto rispondere!

Se non ci accolliamo il peso di una nuova progettazione urbanistica del territorio che tenga conto di questa fragilità climatica, nessuna somma potrà portare beneficio ne ora ne mai. Solo una seria analisi che riveda tutto ciò fatto dall’uomo contro l’ambiente potrebbe dare un certo tipo di risposta, neanche definitiva però stando a quanto dicono gli scienziati. La nostra terra è una bomba ad orologeria, il congegno in funzione difficilmente permetterà un ritorno senza sacrifici per noi e per l’ambiente.

E questi grandi tecnici di Italia Sicura cosa fanno se dopo tre anni tutto si ripete uguale, magari in luoghi diversi? Se guardate la planimetria degli interventi, larghe zone rosse e blu, a seconda della gravità, ripercorrono e disegnano un quadro degli interventi in quei territori-località che ne sono stati soggetti. Nessuna programmazione per altri, come se questo comitato fosse interessato solo a dividere 1,5 MLD di € per quei territori e a dare incarichi: nessuno sa delle procedure di incarico, quali siano le finalità che si pone la pubblica amministrazione, cosa si spera di ottenere.
Penso siano i soliti interventi tappabuchi che, pur progettati da professionisti seri e preparati, sono solo però un palliativo: ben sanno quei tecnici che non si progetta così la salvaguardia, sono solo interventi tampone, nient’altro. Oddio, vanno bene per soddisfare prima di tutto la domanda di interventismo politico e il marketing del governo, poi, molto poi la sicurezza dei cittadini e del territorio.

Fanno sorridere certe frasi dei nostri ministeriali precipui, non ultima quella di oggi(ieri per chi legge): <<siamo riusciti ad evitare morti questa volta….. mai più condoni…>>. Come si vede è un operazione di pubblicizzazione. Un vero e serio governo con un competente ministro avrebbe invece riferito:<< dobbiamo lavorare sul territorio affinchè, una volta che ne abbiamo capito le problematicità e quelle di quelli contermini, ci mettiamo a progettare città sicure o riprogettare rispettando l’ambiente e i cambiamenti climatici>>.

Ritengo essenziale che il Comitato Tecnico debba essere latore finale delle verifiche di ogni singolo territorio: è inimmaginabile che possano a larga scala poter prevedere tutto in lungo e in largo e con pochi soldi. La difesa del territorio o un suo recupero/ consolidamento avviene a partire da nuove regole di panificazione urbanistica dopo che siano stati resi debitamente al suo interno studi PUNTUALI di tutte le situazioni(che solo il territorio specifico sa). Le progettazioni e le somme che spendiamo non serviranno a nulla se non presiedute da un’analisi seria e doverosa del come abbiamo costruito e di come rimediare per potenziare quel territorio oramai debole.
A parte i tessuti storici consolidati(così chiamati i centri storici nei PTPR) che dobbiamo conservare, non sarebbe opportuno, lo si ripete da tanto tempo, che nelle regole di Programmazione dei PRG Comunali e Intercomunali(di coordinamento ) si estendesse il criterio progettuale, di sola pianificazione, anche all’attuale situazione climatica, oltre agli altri vincoli già esistenti, nazionali ed europei. E in quelli esistenti e non modificabili ex novo, i PRG sono senza scadenza, quindi abbisognerebbe apportare variante previo studi preliminari.

E’ difficile far ciò e costoso, molto, ma se amiamo il territorio e l’ambiente questi devono entrare nella progettazione a qualunque costo. Non ne possono star fuori ed essere il risultato di sommari interventi di rifacimento. Cuore non  arterie. Tralaltro tutti gli altri vincoli, nazionali ed europei, altro non sono che le prime misure di protezione dell’ambiente-territorio e quindi perfettamente in linea.

Il problema delle leggi attuali è che sono solo di tipo vincolistico, a parte analisi che si misurano e si verificano-a livello teorico- nella VIA (VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE) e nella VAS (VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA), nulla di operativo(si intende con ciò da realizzare in concomitanza con gli interventi edilizi rilasciati)a sostegno delle emergenze climatiche.
Forse alimenta più una seria e progettata visione dell’intervento la Progettazione in quei terreni che risultano inclusi nel Vincolo Idrogeologico. In cui, sì, si debbono produrre verificate soluzioni sia in senso statico che di sostenibilità che di impatto che di ingerenza delle acque reflue meteoriche e domestiche nel territorio in cui vengono immesse ed altro. Comunque un vero e proprio progetto che tiene conto delle situazioni idrogeologiche e climatiche che da esse discendono: a questo punto basterebbe-per modo di dire- inserire gli interventi a protezione delle variazioni climatiche e il tutto funzionare meglio. E’ questo uno schema semplice da ampliare ed implementare in tutte le componenti ed usarlo anche per la verifica dell’esistente.
Ma anche qui sorge il dubbio che l’informazione sia effettivamente competente in tutto ciò: non tutto il territorio italiano è soggetto al vincolo idrogeologico- è bene rammentarlo, e quando si parla, invece, di dissesto idrogeologico può riguardare anche aree che non sono inserite in tale vincolo. Intendendo per ciò tipi di dissesti che riguardano sia la parte idrica, fiumi, torrenti, laghi, mari, che quella geologica, la terra.

Un termine abusato dunque. Altrimenti, se così fosse, saremmo costretti a rivedere tutta l’Italia vincolata e così non è.

Sui media e la stampa si parla ancora e solo di prevenzione. Non si capisce però che non si può ridurre a prevenzione ciò che non si sa. Qui tutto il mondo sta bollendo(nel senso che i ghiacciai si stanno sciogliendo) e l’unica cosa che ci interessa far sapere(i media) è che Italia Sicura ha programmato solo 33 interventi su circa 227 o giù di lì e che il costo di tali programmati è di 800Mln di € contro 1,5 MLD preventivato un anno fa per il totale dei siti a rischio. E che nessuno di questi interventi è realmente iniziato o realizzato in toto. Notizie show. Anche quando l’intervento è stato realizzato e non ha funzionato.
A che gioco giochiamo: alla notizia per la notizia!.

A pochi interessa veramente uno stato nuovo di programmazione urbanistica del territorio. E quei pochi che lo vogliono non hanno ne i mezzi ne le risorse, così che torniamo al punto di partenza. Se non si disciplina e piega l’urbanistica anche in base ai concetti di cambiamento climatico-e di tutto quello con esso connesso- non faremo altro che buttar via soldi e soldi.

Qualcuno vorrà chiedersi a questo punto: forse vuol dire delocalizzare case e strutture con tutto quel che ne comporta? oppure potenziare il terreno e renderlo impermeabile o permeabile rispetto a zone particolari, creando sotto/sopra il terreno idoneo strato impermeabile o di drenaggio? oppure creare un sistema di nuove canalizzazioni in città e lungo le vie d’acqua che ne consentano un deflusso in zone sicure? oppure riallineare gli argini a quello che effettivamente erano-fatto salve zone particolari? oppure ridare ristabilità a quei terreni con piantumazioni originarie? oppure…………..
Si, la risposta sarebbe propria questa che sottende la domanda ovviamente e sarebbe d’esempio per le nuove aree in costruzione, pagheremo un po, forse parecchio, soffrendo(per quello che siamo stati capaci di distruggere)ma qualcosa faremo, liberando lo spazio per i fiumi, grandi canalizzazioni e terreni drenanti e non semplici tubazioni, terreni potenziati di ciò loro tolto….

Interventi che sono solo una parte di tutti quelli che abbisognerebbe la nuova progettazione urbanistica, che dovremo abituarci a chiamare Climo-Ambientale,   per perseguire quell’urbanistica eco-climatica in linea con i tempi e le situazioni.

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Un pensiero su “CI RISIAMO CON LA PREVENZIONE CHE NON RISOLVE IL PROBLEMA DISSESTI

  1. L’ha ribloggato su informationzero e ha commentato:

    Oggi a Cannes, altra alluvione, altri dissesti. Così come negli Usa e nelle altre parti del mondo la natura si sta rivoltando e ribellando con armi create dall’uomo stesso. Qualcuno è capace di far capire a Galletti che i condoni sono un parte infinitesimale del problema e non il problema.
    Qualcuno si può fermare un attimo, dichiarare al propria incompetenza e iniziare a parlare di cambiamenti climatici con gli studiosi di settore di tutto il mondo ed aver chiaro un quadro e un modo nuovo di costruire e ristrutturare città. Approcciare all’edificazione, qualunque essa sia, in modo diverso se non completamente diverso, partendo dall’analisi del territorio, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, Oggi non basta più che ci siano riduzioni di gas serra, perchè le problematiche che scaturiscono dall’inserimento antropologico son ben altre e tutte decisamente inerenti l’uso, e i comportamenti umani che ne seguono, che l’uomo fa degli elementi naturali ad iniziare dalla misura delle densità edilizie, che sono sempre più al limite.
    E’ bene che ci fermiamo e capiamo gli errori prima di proseguire.

    Mi piace

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