UN PICCOLO PENSIERO PER OGGI: TRA MARCHI E MARCHETTE, L’ITALIA DELLA PUBBLICITA’ E DELL’IMMONDIZIA

di natale capodiferro UN PICCOLO PENSIERO PER OGGI: TRA MARCHI E MARCHETTE, L’ITALIA DELLA PUBBLICITA’  E DELL’IMMONDIZIA

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Estenuante questo periodo. Per ripetere ogni giorno ciò avvenuto il giorno prima o precedenti.

L’anima barcolla di fronte a questi stati flogistici della politica(pseudo), della cultura(pseudo), del sociale(pseduo), divenuti consuetudine.

Stati di immenso dolore per chi ama la libertà e la verità.

Qualcuno non ne ha addirittura ne di tempo(vita-lavoro) ne di spazio(casa), per cui alla libertà e alla verità preferirebbe un pasto caldo invece che recuperarlo nei bidoni della spazzatura. Anche questa, la differenziata, quando sarà a pieno regime, non sazierà nemmeno questi diseredati da tutti, anche da noi, esclusi dalla vita e da qualunque altra forma di esistenza.

Perchè assistiamo inermi?

Perchè non agiamo?

E’ difficile mettere da parte dei soldi quando miliardi li abbiamo dati alle Banche senza ottenere riscontro, se non nell’ultimo periodo a loro congeniale per la speculazione e il bassissimo prezzo a cui comprano il denaro.

Qualcuno lo chiama reddito di cittadinanza, altri reddito minimo, altri ancora con altri termini, ma la musica rimane la stessa, si rovista nei bidoni, poichè nessuna decisione POLITICA viene presa. Ma che spettacolo desolante quest’Italietta da quattro soldi del marketing televisivo e social. Immagine e Immagini soltanto, di succo c’è ne è poco, anzi nulla.

Anche quando ti aspetti la gran mossa ti si propongono slide, invece che cibo, lavoro, sociale, magari accompagnate da sonore pubblicità di palinsesti e network nostrani e internazionali. La vicenda politica attuale è ora nota, discussione sui titoli ovvero quale meglio si presta alla contingenza.

Struggente l’analisi della critica giornalistica, quasi parossistica rispetto a ciò che accade e se ne disinteressa perchè non ha audience e, se presente, solo per coprire pagine di cronaca, che si diverte in titoli allegorici valutando o meno le scelte che vengono proiettate su slide o sui social, senza che un testo, vero e proprio venga redatto e dato a quell’analisi critica vera che merita. Una volta si(strano ma devo dire così, almeno giravano, le proposte venivano discusse)  che si sapeva delle  leggi, si sapeva quasi tutto e dai vari punti di vista, si sapeva anche che privilegiavano alcune categorie e altre ne venivano escluse, era abbastanza chiaro il quadro. Non a caso Moro è morto, per difendere l’idea che le leggi andavano discusse con chi aveva altra maggioranza, con chi rappresentava l’altra parte del paese. Raccapricciante sarebbe trovare un nome simile tra i mille eletti, meglio andare oltre.

Le leggi. Oggi dobbiamo inventarcele. Ovvero dobbiamo scriverle con il nostro consenso o dissenso dopo che abbiamo abboccato all’amo dell’intelligenza artificiale che ci profila ogni giorno questo mascalzone(che ignora qualsiasi forma di rispetto e di correttezza da wiki) mediatico che si mostra in tutte le facce e salse della comicità italiana, magari indossando marchi di fabbrica. Tagliando da tutte le parti e in modo lineare non taglia niente alla macchina politica: che dire di quei 42 Mln di € del finanziamento ai partiti che potevano andare in assistenza e recuperare un po di credibilità.

Che pochezza mostrata da questi ELETTI, fieri della loro identità classista, dimenticano quelli che li hanno votato lasciandoli all’addiaccio, senza sonno, senza cibo e senza ragione e con le tasse nazionali o locali o regionali, poco importa. Che dire delle marchette che fanno per ricever soldi di mazzette. Marchette che sono leggi e che indelebili sottolineano la progressività delle loro entrate al pari converso dell’incenerirsi di quei pochi Euro rimasti nelle tasche degli Italiani. Proprio le tasche perchè quelli in banca frusciati dai ricami finanziari delle stesse e dal tassame di  Equitalia sono finiti da tempo.

Una giustizia così neanche i barbari l’avevano. Si colpiscono gli imprudenti e ignari cittadini con giudizi reali già prima della causa mentre le loro scuse peccaminose(dei politici e dei giudici) sono sempre politiche e quindi giustificabili, al limite dell’onirico. Si pensi a Marino, dopo le dimissioni adesso cerca una nuova maggioranza. Si pensi alla Lombardia e al Piemonte e alle altre regioni, al brodo inimmaginabile creato ad arte per spremere e rubare soldi, che ci sottolineano invece la necessità di denaro per oliare legalmente la macchina organizzativa.

Ma milioni di italiani muoiono per le piogge, le esondazioni e i cattivi drenaggi delle strade. Dove sono andati a finire i soldi degli italiani che dovevano essere investiti per il sociale. Eh sì che avevo diagnosticato questo stato flogistico parassitario e frenante della politica, basta per tutte ricordarsi la scenetta dei dieci saggi di Napolitano, ricordate per dirimere la questione riforme, pagati per non far nulla, basta oggi il presidente dell’Anas che ci fa sapere che ha assunto una persona con “senso dello stato” per controllare lo stato corruttivo dell’azienda.  Ma i pubblici dipendenti dovrebbero averlo due volte perchè pagati e facenti servizio pubblico. Direbbe un mio amico, cose’ eh pazz!

Le cose stan così, la politica è marketing, chi vi partecipa pure parte del processo, chi si oppone rientra e lo fa apparire più vero, più reale. Ecco perchè oggi non è più tempo di apparire ma di fare anche lanciando messaggi e discussioni il vero teatro della politica. Spostare il segno verso la cultura che sia però idea, progetto o tematica, svolta e svìscerata per intero invece che perifrasi raggiranti, non diagrammata  o flashiata, e al cospetto di tutti i cittadini, Non solo quelli a cui ci si rivolge e di cui si sa il consenso o l’attribuzione simpatizzante del profilo fb o tw. Questo è l’uso fattone da tutti, mi dispiace, nessuno escluso. Tutti gli eletti ne han capito l’importanza mediatica: apparire, apparire, apparire. Poi il vuoto più assoluto e l’intransigenza e il disinteressamento dei veri problemi, quelli sentiti con mano, sul corpo, nel cervello.

La politica è la vera responsabile della debacle culturale del periodo che stiamo vivendo, altro che insegnanti e alunni.

Lo spettacolo che danno ogni giorno è l’esilarante documentazione della loro ignoranza e deficitarietà.

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