QUALE SOVRANITA’ POPOLARE ALLORA?

di natale capodiferro  QUALE SOVRANITA’ POPOLARE ALLORA?

yuppismo

Come tutti sappiamo la situazione langue in politica. Aizziamola allora!
Chi è con me, chi è con te!
Chi fa la cosa giusta e chi non la fa!
Chi viene estromesso e chi rientra dalla porta retrostante!
L’estremo leghismo del postato web ci ha forse più convinti realmente, anche se pensiamo il contrario, dell’irrealtà che esso stesso palesava ai tempi di Bossi&Company e che da tutte le parti era contrastata, copiata in una certa qual misura. E che l’incongruenza di alcune piccole modifiche(contentini) del PD e di B> alla Costituzione regalava alla Lega forfettariamente una certa autonomia, tanto da formare Parlamenti regionali, dapprima acquistati con soldi nostri e poi disattesi nel momento in cui si evidenziava la più grande discrasia del nostro Stato la Parcellizzazione del potere ai tantissimi livelli comunali, provinciali, regionali, in evidente contrasto con la Costituzione(prontamente recuperata dalle modifiche).
Ciò io ritengo causa anche delle differenze regionali(tra cui il costo delle siringhe) e dell’enorme sperpero che si è avuto oltre che delegittimazione di un ente rispetto ad un altro, i TAR hanno e stanno lavorando sodo a tal proposito.
Ciò anche se alcune regioni governate dai leghisti funzionano meglio di altre.
Il pensiero non è però svanito. È rimasto nella memoria.
I più deboli e predisposti agli effetti di siffatti eventi sono stati diretti verso direttrici sovraniste(e stiamo tragicamente osservando-al momento- cosa succede alle presunte sovranità sganciate da meccanismi inclusivi, attaccano e si attaccano a vicenda, sto parlando di armi, di guerra)o al potere sminuzzato dei comuni o sub, quartieri, municipi, etc, che, come conseguenza logica, pongono in essere politiche prevalentemente territoriali(basti vedere come si comporta un Comune piuttosto che un altro, una Regione ed un’altra rispetto ad un tema, parlo, insomma, di diversi gradi di democrazia che si dimostra in alcuni casi diversamente democratica, anzi impositiva). Che oltre ad essere del tutto o quasi sganciato da quello che dovrebbero essere presupposti nazionali, europei e internazionali, sbanda verso lidi confalonistici che, a tratti marcati, rivelano l’incongruenza dell’azione politica, come nei PRG degli anni 70/80-ancora vigenti- quando i Piani di Coordinamento tra Paesi non vengono mai realizzati se non sulla carta o disattesi dagli stessi(capita spesso che un paese finisca con una zona agricola attigua ad una residenziale di quello confinante).
Se però nei PRG c’è l’errore evidente delle leggi(1952-77), oggi si assiste ad velleitarismo settario che definirei stoico: la difesa salvaguardia del potere del territorio.
Strenua però. A vedersi sembra più concentrarsi su ideologismi di parte, sentiti cioè in quei contesti, che paiono però, ad un occhio attento, soluzioni dirette ad un preservatorismo locale e contestuale, finalizzato al raggiungimento di obiettivi relativi.
A prescindere dal fatto che a Bhnrtyuu possa esistere un signore che risolva il problema di Cthmfo, che a Lopqtew ci sia una formula economica/sanità/sociale migliore di quella di Zfgroty, etc, fronde di scellerati continuano a non riflettere e ad individuare stati flogicistici come territoriali, senza un appello al senso comune di uniformità di interventi.
Ciò che sta contando, anche per alcuni di noi del M5S, a discredito e a credito della nota di Di Battista-Fico, è, giustamente, il quasi sacro diritto a intervenire nella politica come atto di accusa prima e di nuova politica, poi. Però, la riappropriazione di quel potere territoriale sta prevalendo e quello che avevamo chiamato signoraggio bancario, pian pianino, si evidenzia sempre più come appannaggio nostrano, politico, locale e di chi ha più potere dialettico, a divenire politica del se’, intesa come fatto puramente della cultura di quello specifico luogo(ben, però, staccata dagli altre in quanto non dialogante e non volente dialogare).
Quale sovranità popolare allora?
Smembramento dell’unità forse sarebbe più giusto chiamarla!
O, forse nel malcelato dispositivo dialettico <<riappropriamoci del territorio>> si dimentica che la memoria storica è collettiva e che si giunge a soluzioni da infinite ipotesi progettuali, che tengono conto delle infinità antropologiche di tutto lo Stato e quindi essere omogenee e non diversamente distribuite.
E perché queste ultime vorrebbero avere potere sul territorio e delle scelte dei cittadini di quello stesso-lasciando perdere le volontà molteplici dei più a favore di quelle singole di alcuni gruppi o singoli cittadini.
Quale sovranità allora se ci rintaniamo sempre più e sempre in pochi a decidere?

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