Dalla propaganda alla dura realtà:l’alternanza scuola -lavoro proposta dalla “buona scuola”

di CLAUDIA5STELLE

Dalla propaganda alla dura realtà:l’alternanza scuola -lavoro proposta dalla “buona scuola”

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Si chiama alternanza scuola-lavoro e nella “buona scuola” intenderebbe fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie a inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio a ore di formazione in aula e ore trascorse all’interno delle aziende, per garantire loro esperienza “sul campo” e superare il gap “formativo” tra mondo del lavoro e mondo accademico in termini di competenze e preparazione: uno scollamento che spesso caratterizza il sistema italiano e rende difficile l’inserimento lavorativo una volta terminato il ciclo di studi.
Aprire il mondo della scuola al mondo esterno dovrebbe consentire più in generale di trasformare il concetto di apprendimento in attività permanente (lifelong learning, opportunità di crescita e lavoro lungo tutto l’arco della vita), consegnando pari dignità alla formazione scolastica e all’esperienza di lavoro.
L’alternanza intenderebbe integrare i sistemi dell’istruzione, della formazione e del lavoro attraverso una collaborazione produttiva tra i diversi ambiti, con la finalità di creare un luogo dedicato all’apprendimento in cui i ragazzi siano in grado di imparare concretamente gli strumenti del “mestiere” in modo responsabile e autonomo. Se per i giovani dovrebbe rappresentare un’opportunità di crescita e di inserimento futuro nel mercato del lavoro, per le aziende si tratterebbe di investire strategicamente in capitale umano ma anche di accreditarsi come enti formativi.
Perciò la Legge 107/2015 fa propaganda su questo nuovo approccio alla didattica, rivolto a tutti gli studenti del secondo biennio e dell’ultimo anno e prevede obbligatoriamente un percorso di orientamento utile ai ragazzi nella scelta che dovranno fare una volta terminato il percorso di studio.
Il MIUR ha infatti emanato una “Guida operativa” ad uso delle istituzioni scolastiche, con la quale fornisce una “rilettura” delle norme vigenti sull’argomento, nonché indicazioni riguardo alla realizzazione dei relativi percorsi formativi.
Il periodo di alternanza scuola-lavoro si articola in 400 ore per gli istituti tecnici e 200 ore per i licei.
L’alternanza si dovrebbe realizzare con attività dentro la scuola o fuori dalla scuola.
Nel primo caso, si tratterebbe di orientamento, incontri formativi con esperti esterni, insegnamenti di istruzione generale in preparazione all’attività di stage. Le attività fuori dalla scuola invece,dovrebbero prevedere lo stage presso le strutture ospitanti e la formazione in aula.
Sono previste diverse figure di operatori della didattica: tutor aziendali, docenti che seguono l’attività didattica in aula, docenti incaricati del rapporto con le strutture ospitanti/aziende, i consulenti esterni.
Il tutor esterno designato dalla struttura ospitante/azienda avrebbe poi il compito di valutare il percorso di alternanza effettuato e provvedere alla certificare le competenze acquisite dagli studenti nel percorso.
Al termine del percorso, quindi, verrebbero rilasciati attestati di frequenza, certificati di competenze e crediti.
I percorsi di alternanza possono svolgersi anche all’estero, oppure, durante la sospensione delle attività didattiche o con la modalità dell’impresa formativa simulata.
La costituzione del Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro presso le Camere di Commercio rappresenta,secondo questa idea di scuola-lavoro, uno strumento di raccordo per facilitare l’incontro tra imprese ed istituzione scolastiche. La Legge 107/2015 ha previsto che tramite questo strumento sarà possibile conoscere le aziende disponibili ad accogliere gli studenti e stipulare, quindi, apposite convenzioni.
Il Registro si divide in due sezioni: una prima, aperta e consultabile in modo gratuito, dove le aziende e gli enti pubblici e privati indicano il numero di studenti ospitabili ed i periodo dell’anno in cui sarà possibile svolgere i tirocini. La seconda sezione speciale del Registro a cui devono essere iscritte le imprese coinvolte nel percorsi di alternanza consentirà la condivisione delle informazioni relative all’anagrafica, all’attività svolta, ai soci e agli altri collaboratori, al fatturato, al patrimonio netto, al sito internet e ai rapporti con gli altri operatori della filiera.
Sarebbe il dirigente scolastico ad individuare le imprese con le quali stipulare le convenzioni per l’alternanza scuola lavoro dal registro nazionale e sarebbe sempre il dirigente a redige al termine di ciascun anno una scheda di valutazione sulle strutture con le quali sono state stipulate convenzioni.
Peccato che la realtà attuabile e attuata sia diversa dal mondo di favole che ci viene propagandato…
Il documento è formato da 60 pagine di indicazioni e 9 allegati.
In primo luogo non e’ affatto chiaro il valore giuridico del testo e appare difforme rispetto alla normativa di riferimento,inoltre,il documento, cosi’ concepito,non è in sostanza utilizzabile né da famiglie e studenti, ma neanche dai soggetti interessati a sottoscrivere convenzioni con le scuole.
In realtà non vi sarebbe alcun obbligo per le scuole, a partire dal 2016, di sottoscrivere convenzioni esclusivamente con i soggetti iscritti nel registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro istituto presso le Camere di commercio. Infatti la “Guida” recita testualmente: “Le convenzioni possono essere stipulate, tuttavia, anche con imprese, musei e luoghi di cultura e di arte, istituzioni, che non sono presenti nel Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro. La mancata iscrizione del soggetto ospitante nel suddetto Registro non preclude, quindi, la possibilità, da parte del suddetto soggetto, di accogliere studenti per esperienze di alternanza.”
Nel paragrafo relativo allo schema di decreto sull’apprendistato per l’acquisizione del diploma di scuola secondaria di II grado, si citano i requisiti formativi che devono possedere i datori di lavoro che intendono assumere giovani con contratto di apprendistato. Tra questi vengono citati precedenti esperienze nella formazione di apprendisti, di tirocinanti o di studenti coinvolti in percorsi di alternanza scuola lavoro.
Nella realtà tutta la parte dei requisiti formativi è stata annullata nella Conferenza Stato Regioni del 1° ottobre scorso perciò per l’assunzione di giovani in apprendistato la capacità formativa dell’impresa non è un requisito né utile né indispensabile.
La “Guida”,poi, cerca di dimostrare che l’alternanza ha come finalità quello di dare risposte alle “richieste del mercato del lavoro”
far acquisire, agli studenti, le competenze applicative richieste dalle imprese della filiera di riferimento
stipulare accordi con i soggetti esterni che devono tenere conto di due cose in particolare: le vocazioni degli studenti e le richieste del mercato del lavoro
costruire un processo (..) accompagnato dall’evoluzione delle finalità dell’alternanza da obiettivi puramente orientativi ad obiettivi finalizzati all’acquisizione di competenze lavorative (..) attraverso l’esperienza
individuare tra gli indicatori di qualità dei percorsi la coincidenza tra i desiderata delle strutture ospitanti e i risultati raggiunti in termini di competenze specifiche e comuni.

La certezza e’ che l’alternanza serva a mascherare prestazioni lavorative gratuite, è più che fondato, tenuto conto che la Legge 107/15 consente di effettuare il percorso in alternanza durante i periodi di sospensione della attività didattiche,in momenti quindi non supportati dalla scuola.
Nella “Guida” si parla di persino di competenze didattiche del tutor formativo esterno, senza peraltro fornire alcuno strumento di accertamento.
La realtà cruda vede presidi (specialmente dei licei) che con le mani nei capelli :alcuni rimandano tutto al prossimo anno ,altri propongono di tutto ai ragazzi per collocarli in tempo utile in questa macchina infernale che si e’ costituita che non tiene conto che qualsiasi attività dovrà contribuire a realizzare il profilo educativo, culturale e professionale degli studenti .
Quelli più fortunati collocano i propri ragazzi in qualche azienda compiacente..altri (notizia di ieri sera-ndr 11/12/13),fanno convertire addirittura le ore di allenamento di calcio in attività di scuola-lavoro e cosi’ anche il nostro allenatore di fiducia (con tutto il rispetto per gli allenatori),si tramuta in tutor per un ragazzo di terza liceo scientifico che si vedrà appunto riconosciute le ore di allenamento al campo come ore di formazione lavorativa…
Quindi adesso genitori e presidi vanno alla ricerca di formatori di ogni genere e anche il tuo vicino di casa bravo a tagliare le piante può essere eletto a tutor esperto in giardinaggio che può attestare che tuo figlio che frequenta la quarta o quinta liceo ha frequentato con successo a un vero e proprio corso di formazione lavorativa con tanto di certificazione..sembra un paradosso ma non lo e’
Come si può vedere si tiene ben conto delle aspirazioni del ragazzo,del percorso formativo che sta facendo !!
Purtroppo questa e’ la realtà che si sta verificando.
Peccato che invece nella Legge 107/15 si trovava scritto che l’alternanza scuola-lavoro doveva:
1.arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro
2.assicurare ai giovani oltre alle conoscenze di base, anche l’acquisizione di maggiori competenze per l’occupabilità, l’auto-imprenditorialità.
Di conseguenza,diceva “il sistema scuola è chiamato, quindi, a confrontarsi con il mondo del lavoro, perché si realizzi un effettivo apprendimento lungo tutto l’arco della vita, condizione essenziale per lo sviluppo del capitale umano, della competitività economica, i diritti di cittadinanza e la coesione sociale”.
In riferimento all’acquisizione di maggiori competenze per il mondo lavorativo e l’auto-imprenditorialità, il d.d 936/15 citerebbe anche l’importanza della partecipazione della scuola ad una rete per la realizzazione di laboratori territoriali per l’occupabilità previsti dall’articolo 1, comma 60, della legge 107/2015, nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale.
Peccato che di attività da svolgere nei Laboratori non si trovi traccia nello specifico.
Anzi sa molto bene chi lavora negli Istituti Tecnico-pratici che precedentemente erano stati tagliati fondi e ore proprio per queste attività che perciò adesso dobbiamo andare a ricercare all’esterno e che le nostre scuole non possono supportare.
Come per la sanità ancora una volta l’intento sembra quello di smantellare ciò che abbiamo nel pubblico per poi andare a cercarlo nel privato…
E i nostri ragazzi diventano le vittime di un sistema che fa solo propaganda ed e’ solo apparenza di un futuro fatto di competenze e di certezze lavorative che forse non avranno mai.

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