OBBLIGAZIONI BANCA ETRURIA ED ALTRE OSCENITA’ (PARTE 1^)

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OBBLIGAZIONI BANCA ETRURIA ED ALTRE OSCENITA’ (PARTE 1^)
Ovvero come buttare la Banca d’Italia con l’acqua sporca
Per tacer della Consob

di Giovanni Grossi
1. DICHIARAZIONE DI INTENTI

Spiace dover scrivere un articolo durante l’onda emozionale del suicidio di un risparmiatore che ha travolto il paese, perché ciò di cui voglio parlare merita una incazzatura, ma fredda e logica.
Voglio infatti, con questo pezzo, esaminare lo stato di sfascio morale che ha raggiunto il nostro sistema bancario, ed anche lo strame che è stato fatto dei controlli, con evidente colpa di nostrani civil servants, che di civile avevano niente e di servant solo il servizio a se stessi per il conseguimento dei craxi propri (si dice così no?)
Come al solito, cercherò di essere il più semplice e piano possibile, chiedendo scusa agli addetti ai lavori, e – sempre come al solito – non sarò pietosamente “corretto” nei modi perché non voglio essere scorretto nella illustrazione dei fatti.
Insomma, non scriverò solo quel che si aspetta la pancia del MIO Movimento 5 Stelle, ma andrò giù duro anche con coloro che si sono da sempre illusi di guadagnare bene e facile.
Ma, soprattutto, cercherò di distinguere il grano dal loglio rispetto ad una Banca d’Italia che conserva ancora un capitale umano di ispettori, e non solo, di qualità, purtroppo sviliti – nel tempo – da vertici ambiziosi e da una Europa il cui livello di stupidità sta diventando qualcosa di cui seriamente preoccuparsi, che si rimanga dentro oppure si esca, visto che – comunque – il coordinamento tra economie e sistemi è un fatto ineludibile.

2. I TITOLI TOSSICI
Comincio proprio dalla parte più ostica dell’articolo; quella che suonerà più insopportabile alla maggioranza degli umani sentimenti.
Quando, oltre 30 anni fa, cominciai a lavorare, c’era già la prima ondata italiana di persone – dopo i tempi dei grandi crac d’inizio secolo scorso – che giocavano in borsa, complice una (supposta) ricchezza che cominciava a diffondersi.
Ricordo massaie (accessoriate di borsa della spesa regolamentare) e pensionati che sostavano davanti ai monitor delle filiali dove “giravano” le quotazioni di borsa; costoro – regolarmente – subivano un bagno di sangue ad ogni rovescio anche di un semplice titolo strapompato con sublime arte aggiottativa.
Erano quelli che, amenamente, venivano chiamati “il parco buoi” e che, ad esempio, pagarono l’uscita dalla Fiat della Libia di Gheddafi (che era nel capitale attraverso la Lafico: Libian Arabian Foreign Investment Company) comprando a loro insaputa azioni strumentalmente mosse a il rialzo. Che volete? Mica poteva pagare quel povero Avvocato Agnelli (http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/lafico.html)!
Poi vennero tante altre cose. Mi limiterò a citare solo alcune tra le più famose:
I corporate bond Cirio
Il Crac Parmalat
Il prestito convertendo della Banca Popolare di Milano (tiè! questo non ve lo ricordavate vero? Però fu una altro grandioso struffolo natalizio http://www.investireoggi.it/obbligazioni/bpm-e-il-convertendo-truffa/)
Gianfranco Lande (Er Madoff dei Parioli)
E qui mi fermo, perché sono già depresso.
Orbene, cos’è che accomuna tutte queste cose?
La cupidigia.
Erano tutti “affari” che apparentemente rendevano.
Sono partito dalla Fiat/Lafico del 1987 e sono qui oggi nel 2013 a Banca Etruria.
Eppure, sembra che ancora tanti – troppi – chiudano gli occhi di fronte ad una obbligazione convertibile, quella “etrusca”, che rendeva il 5% quando i titoli di stato rendono oggi poco o nulla (anche quelli del Portogallo e dell’Ungheria, per citare paesi non tra i massimi di solidità economica).
Possiamo dire tutto quel che si vuole sui venditori bancari obbligati a piazzare queste oscenità (fatto vero) e sulle società di rating che sono quanto di peggio si abbia sul mercato, perché pagate dagli stessi “giudicati” (fatto vero anche questo) e tutto il brutto che vogliamo dire è vero.
Ma, perdindirindina, gli investitori mica sono tutti “Zi’ Marie”, “Sore Cecioni” o “Policarpo de Tappetti”!
Se è così, vuol dire che abbiamo un paese fatto di “beoti”, cosa che non mi sembra.
Quindi, abbiamo di sicuro un problema di gente che, nella maggior parte dei casi, vuole essere illusa.
Ciò detto, appare comunque esservi un sensibile problema di truffaldinità nel sistema delle offerte per il risparmio; e non si possono lasciare da soli e indifesi i risparmiatori, anche gli autolesionisti.
Purtroppo però il controllo ha fallato penosamente e non solo per i titoli tossici, ma anche per la generale gestione delle banche come Banca Etruria e le sue tristi consorelle.

3. BANCA ETRURIA, UNA STORIA INCOMPRENSIBILE DI ISPEZIONI RIPETUTE

Di Banca Etruria mi sono già occupato dalle pagine di questa benemerita rivista d’informazione (https://informationzero.wordpress.com/2015/10/02/banche-popolari-e-territorio-un-difficile-rapporto-tra-economia-e-politica/) per cui non vi ripeto la storia di defenestrazioni e parricidi in consiglio d’amministrazione, condotte nel più assoluto spregio dell’interesse della clientela e del mercato.
Vi ricordo solo che dal momento della defenestrazione del Presidente Faralli (2009) è iniziato una decadenza rapidissima della banca, all’insegna de “al peggio non c’è mai fine”, dove lo strame dei prestiti facili agli “amici degli amici”, assai spesso poco meritevoli di credito, ha portato alla voragine odierna.
Esaminiamo qui, invece, le Ispezioni di Vigilanza che, presso quella Banca, si sono succedute ad un ritmo impressionante.
Parto dalla fine e da una testimonianza diretta: la mia.
Ero arrivato a novembre dello scorso anno, proprio in Banca Etruria, per parlare dei crediti in sofferenza; vengo accolto da un imbarazzato dirigente centrale che ci informa che il Direttore Generale (che avevo già incontrato qualche settimana prima, vedendolo francamente spaesato) non avrebbe potuto partecipare all’incontro perché il giorno prima si era aperta l’Ispezione di Vigilanza.
Orbene, come oramai i tre o quattro lettori che da queste pagine mi leggono sanno bene, io di Vigilanza me ne intendo e anche di interventi della Banca d’Italia.
Per cui, facendo un rapido calcolo, mi resi conto che la Banca d’Italia, nei circa 24 mesi precedenti, aveva soggiornato per ben due volte ad Arezzo per un totale di più o meno 13 mesi di presenza. Ciò voleva dire che oramai si doveva essere al redde rationem, poiché tendevo ad escludere che considerassero Arezzo un luogo di vacanza che, pur bello, non può essere certo preferito a Firenze, Venezia o Cortina d’Ampezzo (quest’ultima la cito visto che si era quasi d’inverno).
Essendo poco diplomatico, esternai con franchezza la mia idea, cui sdegnosamente si rispose che erano evidentemente venuti lì di nuovo, a distanza di pochi mesi, per acclarare i grandi risultati compiuti per risanare l’azienda (sono stato bravo, non ho riso in diretta).
Naturalmente, io ero lì a parlare della quisquilia di circa 2 “billion” (come dicono i milanesi) di crediti marci che erano ancora in pancia alla Banca, che ci si era così affezionata che non li voleva cedere a chi professionalmente acquista e recupera queste immondizie.
Ci erano tanto affezionati che non li avevano neanche troppo svalutati: poveri cari, magari ci rimanevano male. Per cui la già pesante voragine nota doveva ancora essere definitivamente misurata.
Ma questo è solo l’epilogo.
Il dramma è che già nel 2012 la prima delle recenti ispezioni aveva causato un non piccolo imbarazzo alla Banca. Infatti, vado a memoria, dopo trionfalistici annunci un utile mirabolante in sede di decembrino preconsuntivo, la Banca firmava un bilancio pesantemente in rosso, tentando di mascherare la realtà dei fatti dietro non meglio precisati nuovi criteri di valutazione dettati dalla Vigilanza.
Siamo a DUE (diconsi 2) anni dall’odierno crac, periodo nel quale i Vertici hanno allegramente proseguito a fare i loro comodi, venendo anche raggiunti da avvisi di garanzia, a seguito della successiva ispezione del 2013.
Si poteva intervenire per evitare l’odierno dramma?
Certo che si poteva.
Vi cito alcune decisioni assunte per altre aziende di credito.
Nel 2007 la Banca d’Italia, nell’ambito dei suoi poteri, ordinò la rimozione dell’intero Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale di Banca Italease travolta dal grande scandalo dei derivati. E si trattava di un Consiglio pesante, formato dai Direttore Generali o Amministratori Delegati delle più importanti banche popolari dell’epoca, socie di Italease.
Analoga sorte era toccata intorno a quegli anni anche ad una vicina di casa toscana: la Cassa di Risparmio di San Miniato.
Se si fosse cambiato il Consiglio Banca Etruria due anni fa, costringendo al ricambio completo degli organi, evitando che in Cda sedessero anche, ad esempio, ex altissimi dirigenti in perfetta continuità di cattiva gestione, le cose sarebbero arrivate a questo punto?
Con i se e con i ma non si fa la storia.
Però una cosa è certa, nessun nuovo attore si accolla i “basti” dei muli precedenti, se entra in un organismo completamente rinnovato e senza continuità ideologica o di consorteria con i predecessori.
Ritengo quindi che non si sarebbe arrivati all’oggi che conosciamo.
La Vigilanza ha avuto una falla?
Si, ma non di controllo, perché le ispezioni sono state eccellenti e approfondite (infatti si sono fatti accantonamenti e sono stati trasmessi atti alla magistratura, che ha spiccato avvisi di garanzia). Risultanze di quella portata, che riscrivono addirittura in negativo un bilancio annunciato, non sono certo derivanti da ispezioni all’acqua di rose, ma testimoniano un profondo lavoro di analisi e ricostruzione.
Ciò che è mancato è la decisione di buttare fuori esponenti aziendali incapaci o peggio.
Questo chiama in causa direttamente i Vertici della Vigilanza.
Mettete questa informazione in un angolo della testa.
Ci torneremo.

4. MA C’E’ SOLO BANCA ETRURIA?
No naturalmente.
C’è anche l’altro grave caso di Massimo Bianconi alla Banca delle Marche, un direttore che dire chiacchierato è dir poco.
Già dal 2007, infatti, finisce dentro il vortice del Caso Coppola, spin-off assai gustoso del serial televisivo “I Furbetti del Quartierino” (http://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/2007/05/05/9627-inchiesta_prestito.shtml).
Attenzione, su Coppola molte cose sono state dette e sproposito e molto la magistratura ha dovuto cassare (https://it.wikipedia.org/wiki/Danilo_Coppola). Ma anche molto egli ha fatto e molto è stato fatto a suo favore in spregio alle più elementari norme bancarie.
Bene, indipendentemente da condanne avute o meno, che qui veramente non interessano, vi sembra normale che elementi di tal fatta, intendo il Direttore Generale, possano proseguire a governare banche, con il del tutto prevedibile effetto che costoro proseguano a tenere le medesime linee di comportamento?
In altre parole: quando capiremo che in una banca (come in politica, come in ogni posto di responsabilità) non è solo una condanna ciò che conta ma anche il principio della moglie di Cesare.
Finisce qui?
No.
C’è anche altro, anche solo rimanendo alle quattro banche “salvate”.
Ma qui mi fermo nel racconto, prima di un altro botto di depressione.

 

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Un pensiero su “OBBLIGAZIONI BANCA ETRURIA ED ALTRE OSCENITA’ (PARTE 1^)

  1. Scusa Giovanni, in questi casi i politici intervengono d’ufficio nel denunciare alla magistratura-indipendentemente che qualche privato si sia ritenuto danneggiato- oppure la magistratura interviene d’ufficio a seguito della morte dell’anziano. Qui è bene che avvenga in fretta un giudizio di rientro delle sostanze rubate o distratte- non ci si deve accontentare della galera-. Se si continua come sempre avvenuto col cavolo che tutti si modifichi la rotta sin qui perseguita.

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