LA TRASPARENZA IN BANCA E NELL’OFFERTA DI PRODOTTI D’INVESTIMENTO

LA TRASPARENZA IN BANCA E NELL’OFFERTA DI PRODOTTI D’INVESTIMENTO

Gesù fate luce

trasparenza bancaria

di Giovanni Grossi
COME TI SOMMINISTRO LE INFORMAZIONI
ICAAP: Internal Capital Adequacy Assessment Process.
SREP: Supervisory Review and Evaluation Process.
Compito a casa per le vacanze: andate a cercare cosa sono questi due strumenti, perché al rientro a scuola vi interrogo.
Vi do un suggerimento: si tratta termini relativi ad autoanalisi ed analisi dei rischi bancari.
Nei risultati di questi processi si trovano le notizie relative alla rischiosità della banca.
Come qualsiasi casalinga di Voghera può ben testimoniare, leggere le informazioni derivanti da questo processi è facile come leggere Topolino.
Non ci credete?
Guardate questo comunicato stampa della Banca Popolare di Vicenza emesso il 27 novembre scorso: http://www.popolarevicenza.it/bpvi-web/home/salaStampa/comunicatiStampa/dettaglioComunicati.html?&bkUrl=/bpvi-web/home/salaStampa/comunicatiStampa.html&hc=2061284386&tpn2061284386=1&tab2061284386=1&pg2061284386=1&id=4036.
Non vi pare che la frase: “Nella SREP Decision la BCE richiede alla Banca Popolare di Vicenza di mantenere su base consolidata un Common Equity Tier 1 Ratio (CET1 Ratio) pari almeno al 10,25%.” letta insieme quest’altra “Si informa che al 30 settembre 2015 il CET 1 Ratio è pari al 6,94%.” sia un sublime esempio di chiarezza informativa?
Comunque, se volete c’è anche l’informativa tutta scritta in italiano. Sempre dal sito della Banca Popolare di Vicenza andate sulla pagina che si chiama informativa al pubblico Pillar 3 : http://www.popolarevicenza.it/bpvi-web/home/Investor-Relations/informativaAlPubblico.html.
Lì troverete documenti come quello intitolato “Terzo Pilastro di Basilea 3, Informativa al pubblico al 31-12-2014”.
In questo sobrio testo, di sole 179 pagine, fino a pagina 105 potrete trovare TUTTA (ma proprio TUTTA) la spiegazione dei processi seguiti per rilevare, analizzare, minimizzare, sublimare i rischi.
La spiegazione non lascia nulla alla fantasia.
Si spiega benissimo cos’è un loan to value, un single name concentration risk, oppure che: “dalla “Policy per la gestione del capitale” del Gruppo BPVi, sotto il profilo regolamentare, al fine della determinazione del capitale interno, il Gruppo adotta l’approccio del c.d. granularity adjustment”.
Da pagina 105 cominciano un po’ di tabelline che vi informano su che fanno i consiglieri e, finalmente, a pagina 110 si trova il primo dato significativo: i fondi propri.
Li potrete sapere, ad esempio, che il “Capitale di classe 2 (T2) al lordo degli elementi da dedurre e degli effetti del regime transitorio” è di € 327,312 (in migliaia).
Cosa sono gli “elementi da dedurre” e gli “effetti del regime transitorio”?
Ahi! Non avete studiato o non avete letto le 100 pagine precedenti.
Comunque non vi preoccupate: andate avanti e vi spiegano doviziosamente come sono sono stati applicati gli stress test.
A pagina 121 trovate finalmente qualcosa di più normale: le “Esposizioni creditizie lorde per tipologie di esposizione e di controparte”. Si va avanti fino a pagina 127 con tante, tante, taaaaante, informazioni numeriche.
Poi ci sono le informazioni sul rischio di credito, come – ad esempio – a pagina 131 le “Esposizioni senza attenuazione del rischio (CRM)” relative al “Portafoglio Regolamentare”.
Il documento va avanti; io mi fermo.
Ora, quando vi prenderete la banana del bail-in non potrete dire di non essere stati informati.
E, se proprio non avete capito qualcosa, chiedetelo ad una casalinga di Voghera. Loro, a forza di essere prese in giro come esempio, si sono talmente stufate che hanno tutte almeno tre lauree.

° ° °

Ora, però, pensiamo anche a quei quattro soldi che abbiamo messo da parte, che vogliamo investire in un titolo sicuro.
Non vado quindi in borsa, ma mi compro una bella obbligazione della mia banca di fiducia che mi tratta bene come mi tratta “Gino”, il macellaio sotto casa che mi serve da 30 anni e sa bene che taglio di filetto voglio.
Naturalmente sono un cittadino coscienzioso e mi vado a informare.
In questa pagina CONSOB, ad esempio, trovo il mio bel prospettino di Obbligazioni Subordinate della Banca Etruria: http://www.consob.it/main/emittenti/prospetti/prospetti2011.html?queryid=prospetti2011&resultmethod=prospetti&search=1.
Sono obbligazioni precedenti a quelle “incriminate”.
Così mi leggo il mio bel documento che, già dal titolo, dà soddisfazione: “ PROSPETTO INFORMATIVO RELATIVO ALL’OFFERTA IN OPZIONE AGLI AZIONISTI DI MASSIME N. 33.092.676 OBBLIGAZIONI SUBORDINATE CONVERTIBILI IN AZIONI ORDINARIE BANCA POPOLARE DELL’ETRURIA E DEL LAZIO SOCIETÀ COOPERATIVA E ALL’AMMISSIONE A QUOTAZIONE SUL MERCATO TELEMATICO AZIONARIO ORGANIZZATO E GESTITO DA BORSA ITALIANA S.P.A. DEL PRESTITO DENOMINATO “BPEL 7% SUBORDINATO CONVERTIBILE CON FACOLTÀ DI RIMBORSO IN AZIONI” tutto in maiuscolo, così come lo ho scritto.
Sempre in prima pagina esso reca l’ulteriore indicazione “Il Prospetto è stato depositato presso la Consob in data 27 maggio 2011, a seguito di comunicazione dell’avvenuto rilascio del nulla osta della Consob, con nota del 25 maggio 2011 protocollo 11047730. L’adempimento di pubblicazione del Prospetto non comporta alcun giudizio della Consob sull’opportunità dell’investimento proposto e sul merito dei dati e delle notizie allo stesso relativi. Il Prospetto è disponibile presso la sede legale di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio Società Cooperativa, in Arezzo, Via Calamandrei, 255 e sul sito internet http://www.bancaetruria.it, nonché sul sito internet di Borsa Italiana S.p.A., http://www.borsaitaliana.it.”.
La sottolineatura nell’avvertenza la ho messa io.
Carino vero il periodo che ho evidenziato?
Vuol dire che costoro hanno scritto questo papellone, una robetta di 245 pagine, e che lo stanno pubblicando sul sito della CONSOB, dopo che la CONSOB ha rilasciato il nulla osta alla pubblicazione, senza che la CONSOB si assuma la responsabilità “del merito dei dati e delle notizie ad esso relativi”.
Ops, magari è meglio che legga attentamente.
E, infatti, faccio bene a leggere.
Nella prima pagina, sotto la dicitura avvertenze si dice “In particolare, si segnala che le Obbligazioni Convertibili sono composte da una obbligazione subordinata unita a delle componenti derivative; pertanto, il loro valore è influenzato, tra l’altro, dal prezzo delle Azioni BPEL. In caso di riscatto o di rimborso (totale o parziale) in Azioni BPEL, ove il possessore intendesse vendere Azioni BPEL successivamente alla relativa data di consegna, il ricavato di tale vendita, anche tenendo conto dell’eventuale conguaglio in denaro, potrebbe non consentire il recupero integrale del valore nominale delle Obbligazioni Convertibili”.
Seguono talune indicazioni tecniche di dettaglio, che la casalinga di Voghera vi spiegherà benissimo, specie se laureata in lettere antiche e filosofia con una laurea sulla logica aristotelica, e, infine, le avvertenze così terminano: “In considerazione di quanto sopra esposto in relazione alle caratteristiche delle Obbligazioni Convertibili si invitano i destinatari dell’Offerta a prestare una particolare attenzione alle informazioni che saranno pubblicate dall’Emittente relativamente al Prestito Obbligazionario ed in particolare con riguardo al diritto di riscatto dell’Emittente ed alle modalità di rimborso del Prestito.”
Bello vero?
Ora, se prendete il prospetto delle ultime obbligazioni, quelle oggi tristemente famose, autorizzato con provvedimento CONSOB n° 13052354 (http://www.consob.it/documenti/prospetti/2013/PU_52274.pdf), trovere un documento più carino e più snello, solo 90 pagine,
Infatti, è stato prodotto dopo che la CONSOB aveva detto che non era il caso di stare a scrivere tante cose, perchè la gente si scoccia a guardare tutta quella carta.
Quindi non troverete più quelle allarmanti avvertenze.
Però, a pagina tre qualcosina c’è scritta.
C’è l’indicazione dell’andamento dei crediti deteriorati, pesantemente aumentati dopo le ispezioni della Banca d’Italia.
E, dopo una inquietante tabellina, c’è una bellissima chiusa, sempre nella stessa pagina 3: “Si rende noto che il Consiglio di Amministrazione dell’Emittente, con comunicato del 13 dicembre 2013 disponibile sul sito internet http://www.bancaetruria.it, ha evidenziato che, nei rilievi mossi dall’Organo di Vigilanza in occasione degli accertamenti ispettivi, sono state richieste ulteriori rettifiche su crediti al momento stimate in circa 80 milioni di euro e inoltre un attento riesame delle posizioni ad incaglio (inferiori a 300 mila euro) ed a sofferenza.”.
Okkaspita!
Non vado avanti, tanto io non mi sarei già comprato le precedenti obbligazioni, figuratevi queste.

COSA FARE PER AVERE UNA REALE ED EFFICACE TRASPARENZA?
(una modesta proposta politica anche per il mio Movimento 5 Stelle)
Fin qui mi sono amaramente divertito, adesso il tono cambia decisamente
Quelli che sopra ho massacrato, sono in realtà strumenti assai importanti, che forniscono un’ampia messe di informazioni e che non devono assolutamente essere toccati.
Anzi, forse le informazioni da render pubbliche sarebbero anche maggiori.
Sono strumenti che, per addetti ai lavori, hanno una fondamentale importanza.
Ecco però!
Il punto critico lo ho trovato: sono strumenti per addetti ai lavori.
Ma l’ordinarietà dei clienti, dei risparmiatori, degli investitori, che deve fare per avere una informazione migliore?
Sicuramente non è possibile basarsi solo sulle proprie forze. Penso di aver ben mostrato, infatti, che – a meno di non disporre di conoscenze tecniche di alto profilo – non è facile leggere tutte le informazioni.
In particolare, sono ostiche ai più le informazioni relative agli andamenti delle banche, che presentano un tale numero di profili operativi e di rischio che, talvolta, non sono comprensibili nemmeno per i piccoli impiegati bancari.
Ne ci si può fidare di fonti informative esterne.
Infatti, con buona pace delle associazioni consumatori, non ho trovato alcuna fonte indipendente di informazione che dia un vaglio critico preventivo e immediatamente fruibile degli stati di salute delle aziende di credito e della qualità delle emissioni obbligazionarie o di altre offerte di investimento.
La soluzione, a mio giudizio, sta proprio nella ricerca di un osservatorio indipendente, che fornisca un set predefinito di informazioni utili a chiunque a per comprendere cosa si sta comprando e/o dove si stanno mettendo i propri soldi, come avviene con l’Osservatorio di Pavia per il monitoraggio degli accessi ai programmi televisivi,.
Certo, osservare gli accessi della politica ai programmi televisivi ha un obiettivo ben più delimitato rispetto al costruire un osservatorio su banche ed emissioni di strumenti di risparmio, anche se programmi, reti e ore da visionare sono tantissime.
Però stabilire un set di informazioni minime da esporre, oppure un insieme di strumenti di risparmio/investimento da monitorare, è assolutamente necessario.
Vuol dire garantire da sorprese di bail-in i depositanti e fornire almeno un set minimo di obbligazioni et similia su cui chiunque può investire senza doversi laureare in Economia per capire cosa sta facendo.
Vuol dire che sul mercato ci saranno degli strumenti semplici che, essendo monitorati, renderanno il giusto, ma saranno buoni per il popolo, e poi strumenti più complessi, come fondi di investimento o altre gestioni, che possono tranquillamente essere comprati. Ce ne sono tantissimi ottimi, onesti, magari speculativi, ma chiari nei loro intenti. Essi però sono chiaramente strumenti che sottopongono chi li acquista al relativo rischio.
Tale organismo dovrebbe essere indipendente sia da chi controlla (Banca d’Italia e CONSOB) sia dai controllati.
Non deve essere insomma una società di rating che viene pagata dagli stessi “valutati”, oppure che, avendo base negli Stati Uniti, potrebbe dare adito a sospetti di manipolazione.
Tornando all’esempio dell’Osservatorio di Pavia, che dal 1994 fornisce il suo supporto indipendente alla Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI, si potrebbe pensare a una organizzazione di questa fatta che potrebbe essere d’appoggio alla Commissione Finanze della Camera dove, solitamente, viene ascoltato anche il Governatore della Banca d’Italia.
Proprio il Movimento potrebbe dare il via ad una iniziativa del genere, che non troverei nulla di male se fosse seguita anche da altre parti politiche. In fin dei conti si parla di difendere sopratutto i soggetti più deboli in questo campo.
Il nucleo può girare attorno a diverse tipologie di organizzazione: una fondazione, un istituto di ricerca, una onlus.
L’importante è trovare un accordo generale e dare vita ad un osservatorio realmente libero da vincoli, dove un parterre di analisti, giocoforza vicini al mondo bancario, vista la tecnicità richiesta, deve essere composto mixando al massimo le competenze e le figure inserite, per creare un insieme omogeneo, capace di emettere giudizi senza pressioni, forzature o preconcetti.

DUE BATTUTE FINALI
L’ICAAP è il processo interno di ricognizione dei rischi. Se ben fatto porta a identificare ogni tipologia di rischio (anche legale, reputazionale, etc.) consentendo così di rimuoverlo e/o di minimizzarlo.
Lo SREP è il controllo successivo di Vigilanza che misura la banca sulla base di tutte le informazioni disponibili. E’ uno strumento valido, ma deve essere sempre accompagnato da una conoscenza diretta delle aziende (e dei loro manager, da esaminare quando operano sul campo). Senza ispezioni in loco, che consentano una conoscenza fattuale, si rimane nel campo delle statistiche, che possono spiegare, prevedere, ma mai capire.
Il CERVELLO è invece quella cosa che va fatta funzionare in continuazione. Se vi offrono obbligazioni che rendono tanti soldi (5%, 7%) vuol dire che sono rischiose. Nessuno fa beneficenza, il rischio si paga. Non perdete troppo tempo a leggere i prospetti su questi rendimenti. Decidete solo se volete speculare o meno; se ritenete di poter assumere il rischio e siete convinti che l’affare valga la pena fatelo. Ma non mettete mai tutti i soldi su un solo prodotto.

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