LETTERA APERTA AL PRESIDENTE RENZI

di  mauro artibani  LETTERA APERTA AL PRESIDENTE RENZI

ottimismo renzi

Buon giorno Presidente,

le scrivo quello che non avrà modo di leggere: mi consente di fare le pulci alle sue iniziative politiche ed al suo dire?

Grazie.

Con la crisi gli immobili si sono svalutati del 20%, altrettanto svalutato il valore del mio investimento; per i proprietari da case, pressappoco 800mld di euro in meno. Le obbligazioni azzerate di valore, il guadagno in conto capitale del mio portafoglio pure. Ho perso il lavoro. Quelli che lavorano, invece, raccattano redditi insufficenti: mia figlia, laureata a pieni voti, si barcamena con “Garanzia Giovani”. 500 euro lordissime al mese per 35 ore sett, pur esse nette, che diventano 80 lorde. Non paga, anzi pagata male, fa la cameriera nei week end per 30 euro; al netto delle mance, requisite dal gestore.

Si può con tutto questo fare la spesa? Non solo la spesa di necessità, quella gira gira si fa, tutta la spesa che serve per fare la crescita e generere altro reddito!

Essipperchè, giova rammentarlo, la crescita si fa con la spesa, quella aggregata, non con la produzione nè con il lavoro.

Lei taglia le tasse ( tagliando così una parte della spesa pubblica, pur essa spesa per fare la crescita)

bene!

Poi mi ficca in tasca 80 euro, per rifocillare quel potere d’acquisto, che per tutti è fermo al 1988 (1032 miliardi ), per acquistare quelle merci che da quel tempo si sono triplicate. Facendo i conti con l’oste, non tornano.

Lei, non pago, dispensa ottimismo. Lo deve fare, lo fa: basta?

Ottimistizzato, quegli 80 euro, insufficenti a fare tutta la spesa che tocca fare per fare la crescita, li metto in banca. Investiti, forniscono liquido monetario per gli investimenti delle Imprese. Crede che le imprese, con i magazzini pieni, vogliano raccattarli per fare la loro spesa in conto capitale per fare la crecita?

Ora, dopo aver contraddetto, mi tocca dire. Lo faccio con un tweet: “La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera.”

Astruso?

Ok, mettiamola così: si diceva di allocare quei 1600 miliardi di euro circa, che quella spesa, pure in questo tempo di crisi, gira che ti rigira, fa girare.

Ri-allocare, appunto, magari, per non far mancare i denari a quelli che hanno un alta propensione a spendere, non a chi resta con il resto in tasca.

Attenzione però, c’è chi rema contro: quelli del Qe europeo, con l’espansione della base monetaria, inflazionano la moneta, falsando i prezzi. Falsati, riducono ancor più il potere d’acquisto, depotenziando uno dei modi del possibile ri-allocare.

Ad onore e merito economico, c’è pure chi già ri-alloca: Ikea, Airbnb, Uber, tutti i Social Shopping, tutte le Free Press, ecc. Aziende che, per fare utili, hanno attrezzato business dove si guadagna quando io, Noi, Tutti, guadagnamo. Un buon ricostituente per fare una economia resistente.

All’azione politica tocca fare il resto, dare norma a quest’economia resistente.

Se lo consente, mi assumo con smodata supponenza la briga di suggerirne i prodromi:

“Visto come la crisi economica abbia posto in evidenza la necessità ridefinire i legami produttivi che regolano il rapporto tra gli agenti operanti nel ciclo di generazione della ricchezza;

Visto che la crescita, da tempo differita, non consente di poter godere dell’agio di espansione del ciclo che rinnova la produzione, crea occupazione, reddito e quel prelievo fiscale che consente di disporre di previdenza, assistenza, pubblica sicurezza, giustizia, istruzione;

Considerato come si renda necessario, per lo sviluppo dell’economia di mercato, disporre di un adeguato equilibrio tra quote di consumo e produzione per sottrarre quelle sovraccapacità di processo e di prodotto che svalutano le risorse impiegate;

Considerato come la crescita renda indifferibile l’esercizio della spesa;

Considerato come la spesa aggregata, che il Pil misura ed espone, mostra il diverso contributo fornito dagli agenti alla generazione della ricchezza nazionale;

Visto che, a spesa fatta, tutti gli agenti del ciclo traggono ristoro e sprone per l’esercizio del proprio ruolo, elevando nel contempo la produttività totale dei fattori impiegati;

Ritenuto di straordinaria necessita’ e urgenza emanare disposizioni volte a favorire un piu’ razionale impiego delle risorse della spesa per dare sostegno alla crescita economica;

Il Presidente della Repubblica promulga la seguente Legge:

Art. 1 La crescita si fa con la spesa. Spesa che genera reddito, buono per fare altra spesa.

Art 2 Il reddito generato dalla spesa deve compiutamente dare sostegno al Potere d’ Acquisto.

Art 3 Occorre allocare le risorse economiche generate dalla crescita per tenere adeguato quel potere d’acquisto che consente l’esercizio di ruolo dei diversi operatori della spesa.

Art 4 L’atto di poter esercitare l’acquisto dispone una economia più resistente con adeguato beneficio per tutti gli agenti del ciclo.”

Buon ottimismo, Presidente Renzi

 

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3 pensieri su “LETTERA APERTA AL PRESIDENTE RENZI

  1. Artibani, speriamo lo leggano altri e che lo facciano arrivare ai suoi occhi od orecchie. Assieme dovrebbe arrivare anche questo agli Italiani-affinchè facciano presente agli attuali politici -: http://scenarieconomici.it/litalia-per-la-ue-un-grasso-tacchino-da-spolpare/ Che a loro ed a lui converrà attuare veramente la costituzione attuale per poi adottare quanto è il risultato delle tue ricerche in mezzo a tutte le contraddizioni risultanti dalla gestione politica di tutti gli ultimi 20 anni.

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  2. ritengo come già detto in altre parti, caro mauro, che si debba parlare di questo che tu scrivi, ma estesamente e non qui ma su un mu o su unforum dove c’è possibilità di scambio tra più persone. io penso che quello che tu scrivi dal punto 1 al punto 4 equivale a quello che è stato il comunismo(l’economia politica del) e a quello che miseramente(come misera persona cioè) tentavo di far arrivare all’oggi Ricco Bertinotti, quando faceva discorsi filosofici sull’egualitarismo ma che non hanno mai sortito nessun effetto se non sulla sua pensione: dacci un minimo, anzi non darceli, ma facci campare, da mangiare e da dormire, se ci riesci! mai ricevuto risposta.
    vuoi creare uno stato che dia lavoro a tutti e tutti spendano quello che gli viene recapitato sul c/c! bene proponilo, perchè a monte di questa tua proposta c’è uno stato politico e giuridico alquanto diverso da quello democratico. non si fa spesa con la spesa o almeno quella che ritieni spesa(che a me sembra più baratto) ma con quello che si produce e si crea di nuovo: tu crei un riciclo degli stessi soldi e consegnarai le stesse merci, qui ci vogliono merci diverse che diano spese diverse. e tutto se non si cambia la macchina amministrativa e il suo costo. non può esistere spesa fine a se stessa in questo sistema, se lo cambi sì.
    io non sarò economista ma vedo questa tua storia alquanto debole e non influente socialmente quanto esegeticamente di mera battuta sulla povera spesa(quella vera nelle nostre buste di plastica). non accetterò mai che uno stato faccia spesa e che io debba spendere per equilibrare quella spesa, lo ritengo un eufemismo bello e buono. scusami mauro ma tu, anzi io, ti pubblico, ma non rispondi mai in modo chiaro. sia chiaro io rispetto il tuo scrivere ma non è detto che lo debba condividere. anche perchè in linea generale prevedendo un futuro abbastanza prossimo in cui asini lavoreranno e muli prenderanno anche il c.. ai primi, mi dici cosa c’entra questo. io continuo a non capire da non-economista ma vorrei tanto sai

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    1. Natale, mi rendo conto di quanto l’intera faccenda economica sia maledettamente complicata. si mi mandi una mail ti rispondo e ti allego il file del libro. se hai voglia lo leggi poi riparliamo dell’intera faccenda, magari pubblicamente.
      Buon Natale, Capodiferro

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