IL PROBLEMA INCONTROLLATO DEL COMITATO DI VALUTAZIONE

di natale capodiferro IL PROBLEMA INCONTROLLATO DEL COMITATO DI VALUTAZIONE

c.d.v

Molti se lo staranno chiedendo: cosa è diavolaccio questo benedetto C.D.V.?

Sino all’anno scorso, il Comitato per la valutazione del servizio del docente,  verificava e convalidava l’anno di prova dei nuovi docenti messi in ruolo. Era composto da 2 a 4 docenti(+ 1/2 supplenti) nominati direttamente dal Collegio dei Docenti, il Dirigente e un tutor, anch’esso nominato dal Collegio docenti.

Oggi, togliendo la Legge la dicitura ” del servizio dei docenti”, si assiste da un lato allo svuotamento delle precipuità per cui è stato costituito, ovvero verificare  il percorso formativo di prova durante l’anno scolastico unitamente alle altre attività che il docente stesso era tenuto a redigere, frequentare in aula e online, dall’altro modifica sostanzialmente il rapporto di poteri all’interno dell’Istituto Scolastico, dandogli una connotazione amministrativa forte(ma senza compenso accessorio retribuito). Infatti, oltre a non essere previsto neanche un supplente per “validare” l’anno di prova di eventuali docenti immessi in ruolo, il Comitato dovrà, insieme ai genitori ed alunni di cui si comporrà, strutturare i criteri valutativi del bonus da dare ad un certo numero di docenti che soddisferanno quei requisiti.

Va da se che il primo problema è redistribuire 200 milioni di Euro per le quasi ventimila scuole(meglio Istituti tra statali e parificate) presenti in Italia e per tre anni: una misera!

Una miseria se si considera che con questa misura si vorrebbe strutturare il sistematico aumento stipendiale/contrattuale di un docente(ammesso che costui/ei, fra i pochi che lo riceveranno, sarà sempre costante nell’impegno e tale da reiterarlo per tutta la sua vita scolastica e, non ultimo, che venga sempre, dopo ogni tre anni, rieletto/a o che addirittura migri ad altre scuole o che venga sostituito o che abbia malattie, etc… Una roulette russa, insomma. Una stupidità assurda al limite dell’incoscienza che però sta minando le basi di quel po che rimane della scuola, intesa in senso didattico, in quanto crea pregiudizi notevoli tra docenti e i familismi/conoscitismi/gruppismi/castismi, assai ben presenti nella scuola attuale e nelle singole realtà scolastiche, avranno buon gioco se non ci sarà una seria presa di posizione e onestà intellettuale da parte di tutto il comparto Scuola.

Una misera scuola proiettata sull’indicibile senso del talk show se si pensa a descrittori privi di senso alcuno, ovvero di senso compiuto se si considera che tutti i docenti entrano a fra parte, gioco forza, di questi criteri. E poi perchè solo questi, perchè questi?

Vediamoli:

a) della qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti;

b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche;

c) delle responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Quale insegnante dunque non li persegue?

Ricordo che riguardo la contrattazione che è delegata(dalla 107) al Dirigente poichè non contemplata nei compensi accessori e che si tratta nel CDV, in definitiva, di determinare, attraverso sub criteri, per tre anni un compenso a docenti che vi rientrino. Che può anche non essere più aderente dopo il primo anno e magari per docenti che cambino sede o che si ammalino o…. Quindi il problema è molto più serio di quanto si pensi e per pochi spiccioli.
Intanto la 107 chiede al C.D.V. di elaborare dei criteri nel comma 130(sub criteri rispetto ai tre del comma 129)di valutazione, che visto la confusione che gira, sarebbe più opportuno che decidesse il Collegio prima che siano solo i due rappresentanti, insieme agli altri componenti del C.D.V. a determinarli o, almeno tali da proporli poi successivamente al comitato stesso, attraverso gli eventuali rappresentanti. Quali competenze abbiano poi i rappresentanti dei genitori o gli alunni per determinarle è un paradosso, considerato la giovane età dei secondi e l’impreparazione professionale dei primi rispetto ad un campo come quello della tassologia a loro sconosciuto.
Se non si vuole quindi che i due docenti da eleggere nel C.D.V. siano rappresentanti di se stessi o di altro(per cui sono completamente in disaccordo nel dare incarico a chi ha già incarichi o di RSU o di altro poichè potrebbero ingenerarsi conflitti di interesse) ritengo auspicabile che il collegio  decida/proponga preventivamente riunito anche in più occasioni e dando, magari responsabilità a chi del collegio stesso si sia da sempre speso nella ricerca dell’analisi valutativa e tassologica.

Inoltre, altro paradosso che ha dell’assurdo: dopo che il C.D.V. ha espresso i criteri e con questi determinati i docenti che avranno accesso a quel fondo integrativo per tre anni, previo parere vincolante del Dirigente Scolastico- è lui che avvalora e firma i disposti aumenti salariali,  il MIUR, attraverso una serie di esperti da nominare, valuterà, prima, la congruenza di tali criteri confrontati con quelli di tutte le altre scuole italiane per poi elaborarne dei nuovi. Si capisce il paradosso, ci saranno docenti che prenderanno l’aumento solo in base a criteri sviluppati da quell’Istituto, gli altri dovranno tenere in conto quelli espressi dal MIUR successivamente: quale sarebbe il senso compiuto di questa operazione? Non sarebbe più giusto ed equo elaborare i sub-criteri direttamente dal MIUR o prenderli, sceglierli, tra quelli proposti e rimandare quest’integrazione stipendiale al prossimo anno?

Il primo passo sarebbe quindi
a- l’individuazione dei sub criteri che chiede il comma 129 per avere quei spiccioli in busta paga. E abbiamo visto che chi lo farà non sarà sempre competente ne rispetterà alcuna proposta dal parte del Collegio in quanto organo autonomo. Quante scuole lo faranno? La maggiorparte dei collegi si sta fermando a quelli generali espressi dal comma 129. I collegi quindi stanno dando indicazioni! Sì. Ma a chi se non saranno chiamati ad esprimersi se non nel comitato!

Il secondo,
b- individuare Chi dovrà essere latore di questi spiccioli. Qui la cosa si fa spinosa. La stragrande maggioranza degli Istituti sta approvando delibere che propongono, come criterio base, coloro i quali sono nelle condizioni di aver ricevuto già incarichi- tralaltro si ricorda quest’anno direttamente dalle mani dei Dirigenti Scolastici, senza che passino per la votazione collegiale e senza che si rispettino necessariamente  i requisiti richiesti dal comma 129. Anche qui i collegi quindi danno indicazioni circostanziate e oggettivi. Ma non sono i collegi a doverli esprimere secondo la 107. Ci si domanda: è lecito ciò? Sì perchè è evidente la mancanza nella legge stessa, del legislatore, la quale non disciplina alcun riferimento-base per l’eleggibilità dei rappresentanti stessi da parte del collegio. E’ il collegio, i collegi, che sostituendosi al mancato disposto legislativo normano in base a valutazioni espressamente localistiche ed esperenziali di quello o di quell’altro istituto. Discrasia non sanabile se non apportando modifiche e subito alla Legge, al fine della creazione da parte del Collegio di criteri per la valutazione dei docenti che si proporranno come rappresentanti del C.D.V.. Inoltre criterio principe dovrebbe essere quello di non avere altri incarichi poichè potrebbero instaurarsi conflitti di interesse. Ma le recenti diagnosi dei studiosi e legislatori, inclusa quella degli ANP-associazione nazionale Presidi, com’è ovvio e d’uopo in Italia dove il conflitto d’interesse è in tutto, lo confutano rimarcando il fatto che l’eventuale docente in “conflitto” possa non partecipare, uscendo dalla riunione all’ordine del giorno interessato, nei casi in cui esso si prefigura. Come dire, perseguendo nella logica tutta italiana dei pluri incarichi, non è nulla, può astenersi e il suo voto, il suo pensiero non è importante. Lasciando quindi agli altri componenti decidere per “qualcosa” di cui egli stesso è in conflitto ma interessato in quanto facendone parte?

Il terzo,
c- individuare i candidati docenti che siano disposti a portare nel C.D.V. le risultanze che si esprimeranno a maggioranza dal Collegio Docente. Sarebbe prima di tutto di buon auspicio oltre che democratico 1) non scegliere chi ha già incarichi e 2) far interagire nel processo didattico-amministrativo del C.D.V. tutti coloro i quali, a meno di rinuncia personale, siano in dotazione a quell’Istituto, anche a rotazione. Come? Attraverso dei criteri che il Collegio elabora dando ad una Funzione Strumentale(o accoppiando più funzioni) l’incarico, con un pool dei docenti annesso, di definirli, previo attenta analisi e valutazione dei curricula degli stessi docenti. E’ ovvio e lampante che anche tale situazione non essendo prevista nella 107 dovrebbe, in virtù di una maggiore risultanza del Collegio, essere rivista nel comma 129 della L. 107.

Detto ciò io sono convinto che tutti i docenti, indistintamente, rientrerebbero o meglio sarebbero potuti rientrare in quei parametri se ognuno di loro si fosse impegnato, nelle programmazioni, metodologie e nei progetti, curriculari o meno, ad essere aderenti a quei parametri generali. Cosa che letta oggi suona così, però: è troppo tardi il tempo è pochissimo, insufficiente. Ciò per l’errore di non discuterne subito e approfonditamente-moltissimi istituti si sono attardati e ancora non hanno un C.D.V., e questo è stato un gioco ben-voluto dai Dirigenti che ci hanno marciato dilazionando il tempo e senza collegi sul tema incentrati.

Una scuola non può essere premiata finanziariamente solo con dieci/venti docenti su cento o più se fa didattica innovativa o digitale(tutti in un certo senso lo fanno), tutti partecipiamo al successo formativo, tutti potenziano quando alunni/classi ne hanno bisogno, tutti, partecipando ai collegi, consigli e dipartimenti, ci assumiamo la responsabilità(auto-responsabilità) del coordinamento organizzativo e didattico e dell’auto formazione.

 

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