IL MURO DELLA VERGOGNA : Quando le opere ordinarie diventano straordinarie”

di edgardo sibaldi  IL MURO DELLA VERGOGNA : Quando le opere ordinarie diventano straordinarie”

SUCCEDE/E’ SUCCESSO/SUCCEDERA’ A TIVOLI

muro vergogna

Nella politica nazionale “va de moda” far diventare una cosa per l’altra, il caso della Tomba dei Plauzi ci dimostra come anche l’amministrazione Tiburtina fa quest’operazione.

Ben si sa i costi di una manutenzione ordinaria comparati ad un’opera straordinaria, sono ben diversi, la prima é essenziale – conservativa, la seconda ha bisogno di una gara per la progettazione, esecuzione, insomma un iter completamente differente che fa lievitare i costi.

Ora la prima domanda è: perché non si sono eseguiti opere di pulizia che sono inquadrate nettamente come ordinarie, seguendo la voce popolare e da un altro punto di vista nettamente “Tiburtino” qualcuno dice “ma in ogni caso il miglioramento ci sarà” e proprio su questo ragionamento che la cittadinanza deve stare attenta e verificare (sono sempre soldi nostri).
Seguendo le notizie pubblicate arriva la contestazione per la permanenza o meglio la non demolizione del Muro della vergogna, il progetto prevede la copertura (verde) con l’intenzione di nascondere muro e idrovore; la giustificazione dei tecnici sta nel fatto che la demolizione de muro farebbe allagare la zona.

Proprio su questo punto si deve ben analizzare la situazione. Dobbiamo ricordare che purtroppo la Tomba sta vicina al fiume Aniene e che il percorso del fiume è in parallelismo con la Strada Maremmana e che lungo questa linea si sono costridrovore e mausoleouiti e costruiscono fabbricati abusivi in netto contrasto non solo con le normative che delimitano “la zona di rispetto del fiume” ma anche contrastando quella “logica umana” che precluderebbe di costruire qualsiasi manufatto, o edificio che sia, vicino ad una fonte di pericolo, in questo caso eminente.

Quest’ultimo passo e molto importante in quanto il comune ha continuato a permettere l’insediamento di privati, commercianti ed artigiani in una zona che dovrebbe essere solo “prati e sondabili” permettendo l’allargamento delle acque in situazioni particolari, utilizzando anche la terra come assorbente naturale.

Ricordiamo l’ultimo allagamento della zona che ha danneggiato molte attività, che però forse non avrebbero dovuto avere l’autorizzazione ad aprire e quindi a non insistere su quel territorio tanto delicato idrogeologicamente. Inutile colpevolizzare l’ostruzione dei fossi ed imporre ai proprietari di pulirli, si deve sapere che i fossi e fiumi e corsi d’acqua sono di “proprietà del demanio”, anche se passano per una proprietà privata(anche se la Legge li prevede, quanti hanno disponibilità economica ogni anno solare per la ripetuta pulitura manuntentiva?).

Il comune di fronte all’allagamento ha stanziato 150.000 € (di soldi nostri) da distribuire fra le persone ed aziende allagate che possiedano “l’agibilità”. La domanda che nasce spontanea e chiude questo discorso: ci può ottenere un’agibilità di un fabbricato in una zona che non ci può stare e che nemmeno si può sanare o condonare?

Proprio su questo particolare ci piacerebbe sapere per lo meno a chi hanno dato i contributi, fra tante altre domande!

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