BANCHE CATTIVE E VEICOLI SPECIALI

di Giovanni Grossi

BANCHE CATTIVE E VEICOLI SPECIALI
Fatevi belli in società facendo vedere quanto siete preparati

con le pratiche guide del Readers’ Digest

zer euro

Diciamolo, è un po’ che sulla stampa scritta e parlata vi stanno facendo due palle così con la (o con le) Bad Bank e i vostri amici o le vostre amiche, forti della lettura dal parrucchiere (bisex, almeno lì la parità si è raggiunta) della vecchia copia di un settimanale a scelta, fanno sfoggio di sapere tutto del mondo della finanza.

Bene, è ora di dire basta a costoro che confondono le bad bank con un disco di Michael Jackson e i veicoli speciali con gli automezzi da trasporto merci che hanno bisogno della patente CQC.

Da ora in poi VOI saprete benissimo che cosa veramente sono questi sarchiaponi e che cosa NON ha fatto questo Governo per porre una soluzione al problema.

Fatevi una cultura.

° ° °

Bad bank è una definizione che i tecnici usano, ma ha un sapore molto “giornalistico”, che non aiuta a comprendere esattamente di che tipo di società si tratta.

In realtà, per comprendere esattamente ciò di cui si parla, occorre conoscere che cosa sono le cartolarizzazioni.

La cartolarizzazione è uno strumento da tanti anni usato per trasformare i crediti in obbligazioni vendibili sul mercato, cioè in titoli che, venduti, danno nuova liquidità. Questi titoli saranno ripagati con il ricavato dei crediti che rappresentano. Insomma il credito non è più restituito alla banca, ma al risparmiatore che, acquistando il titolo, ha acquistato un pezzo di quel credito.

La tecnica, in se, non è finanza creativa e non è scandalosa. Se si mettono crediti buoni nel magazzino, ad esempio mutui che sono regolarmente pagati da almeno sette anni (che è statisticamente la soglia che contraddistingue il buon pagatore), si ottengono dei buoni titoli, sicuri, da vendere sul mercato.

Dove vengono messi questi crediti?

In una società speciale, creata ad hoc, che rappresenta un mezzo per dare vita ad uno specifico magazzino dedicato all’operazione con il contenuto (i crediti) ben identificabile; la nuova entità è gestita da professionisti: i servicer, cioè coloro che fanno diversi servizi, dalla gestione della società stessa – master service – al recupero dei crediti – special service – a tante altre cose.

La definizione esatta della società è SPV (special purpose vehicle). Queste società sono regolate da una legge ad hoc fatta apposta per le cartolarizzazioni, la Legge 130 del 1999. Per questo, in gergo, gli SPV sono chiamati anche “veicoli 130”.

Nel mercato ordinario lo stato non deve per nulla aiutare queste società. Il sistema funziona oramai bene da 17 anni.

Uno degli scopi è quello di creare dei titoli, cioè carta commerciale, di qui la definizione di “cartolarizzazioni”, da dare alla BCE per ricevere i soldi del quantitative easing. In sostanza, la BCE ti dà soldi la cui restituzione si garantisce con i proventi generati dai crediti che stanno dentro l’SPV.

Questo è un modo per moltiplicare le capacità di affidamento, se si cartolarizzano crediti buoni.

I titoli sono divisi in due o tre categorie.

Le due categorie base sono

”senior”, che rappresentano quella parte che si pensa sicuramente di recuperare per cui sul mercato spunta un prezzo (cioè un tasso, visto che sono titoli) più basso. Se poi c’è un buon rating (giudizio, voto) di una società specializzata, il prezzo è ancora più basso. Sono titoli pagati per primi.
”junior” che rappresentano la parte che si pensa più difficile da recuperare, magari anche solo considerando, per tutti crediti in bonis, la percentuale fisiologica di mortalità. Ovviamente, questi titoli scontano un prezzo più alto. Sono titoli pagati per ultimi.

Può esistere una categoria di mezzo, detta “mezzanine” (che fantasia eh?), che rappresenta una percentuale che potrebbe avere maggior difficoltà di recupero, ma non è rappresentativa come le “junior”di possibili default (default = cadute = perdite, dai segnatevi un altro po’ di questa parole che fanno chic se inerite in una conversazione) . Il costo è naturalmente più alto delle senior, ma – probabilmente – le senior, a questo punto, costano ancor meno, perché rappresentative solo del meglio del meglio (cioè della cifra che “sicuramente” rientra, o almeno si spera).

Le junior, solitamente, non vengono vendute ma se le tiene la banca stessa che ha cartolarizzato.

Perchè si tengono?

Perchè così la carta che sta in giro è solo buona.

Se però si tengono, la banca non può “deconsolidare” questi crediti, cioè non può togliere l’impatto sul patrimonio (e quindi sui coefficenti patrimoniali, i ratios) perché, nella sostanza, è come se si vendessero le cose buone si tenessero le perdite quasi certe in pancia. Non c’è nulla di male, visto che dalla parte buona prendo soldi a un prezzo accettabile, solo che la banca deve tenere proprio patrimonio a garanzia di questo rischio di perdita che non dà via.

Se si vendono, li comprano di solito fondi speculativi che vogliono, per questo, tassi alti. Di sicuro non possono andare a investitori privati (e, si spera, non si mettono in fondi d’investimento non speculativi).

Naturalmente, si possono cartolarizzare anche i crediti cattivi, cioè le sofferenze. Di qui la definizione di Bad Bank data ad un SPV dove si mettono questi crediti.

Anche in questo caso caso ci sarà un tranche senior, che rappresenta quel che si pensa comunque di recuperare da crediti ovviamente già svalutati, cioè dove ho portato a perdite quel che sicuramente non si riprenderà più. Ma ci saranno anche titoli junior, che rappresentano quella parte che comunque, anche avendo fatto grosse svalutazioni, proprio non si riesce a riprendere.

Quanto sarà grande questa tranche junior?

Dipende: tanto meno sono svalutate le sofferenze per non far vedere troppe perdite e tanto più titoli junior saranno creati.

Qual è il problema specifico di queste cartolarizzazioni, quelle delle quattro banche del decreto, ma anche del resto del sistema?

E’ che sono solo crediti NPL (non performing loans = sofferenze, magari di soldi dati agli amici degli amici), quindi il rischio di mancato pagamento è altissimo.

Questo rischio non lo hanno tanto le quattro banche che sono sulla bocca di tutti (Etruria, Marche, Carichieti e Cariferrara), dove le sofferenze sono state svalutate dell’82%, rispetto al valore nominale (GBV, gross book value). Questa cifra è così alta, che mi sembra una marchetta per favorire “amici”. Sicuramente se vanno in asta verranno comprati tra il 20% e il 22% e ci si può recuperare anche il 25/26% (sono cifre che indico così, senza conoscere nello specifico i crediti, ma sono, secondo me, una stima minimale).

Le altre banche invece dovranno conferite allo SPV (o agli SPV) cattivi), a prezzi di mercato e con crediti che, se va bene, sono svalutati al massimo intorno al 60%.

Quindi nessuno li comprerebbe senza una garanzia.

E chi può dare una garanzia così alta se non lo Stato?

Ma qui casca l’asino.

Il piano GACS (garanzie crediti in sofferenza) annunciato da Padoan prevede che si possano garantire solo le tranches senior, cioè quelle più sicure, mentre le junior no. Sarebbe “aiuto di stato”, visto che sono perdite certe.

Quindi, creando una Bad Bank, si tolgono solo apparentemente i crediti cattivi, perché i titoli Junior, se si deve tenerli a casa, lasciano invariato l’effetto sugli accantonamenti che devo fare, perché le perdite sempre lì sono.

Caspita che pensata! Che geni che abbiamo al Governo! Ci siamo andati a sputtanare in Europa per questa bella pensata! Sai come ridono ancora a Bruxelles e dintorni.

E ci stavano gabellando questa solenne boiata per una grande vittoria.

Oramai Renzi & Co, non riuscirebbero più a spacciare sul mercato “erbetta” da quattro soldi tentando di contabbandarla come “MariaGiovanna” di prima scelta. Figurarsi se i mercati avrebbero creduto a questa ennesima panzana. E infatti…….

E costoro non hanno nemmeno le palle di sfidare l’Europa facendo come hanno fatto a Londra, dove lo Stato ha comprato Royal Bank of Scotland, la ha ripulita con violenza e la ha rimessa sul mercato guadagnandoci (quindi, nei fatti moltiplicando soldi pubblici, altro che aiuto di Stato).

Siamo, purtroppo, troppo deboli, troppo poco credibili, troppo inaffidabili circa il rispetto di regole.

La Germania, inoltre, è nuovamente violentemente egemone, qualsiasi cosa si pensi e/o si speri dall’Europa.

Chissà se in un paese normale presentare un piano di acquisto, pulizia e rivendita sarebbe stato possibile?

Non lo sapremo mai.

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