NESSUNO HA VOLUTO LA POPOLARE DI VICENZA, UN GUAIO NON SOLO PER GLI AZIONISTI

di Giovanni Grossi NESSUNO HA VOLUTO LA POPOLARE DI VICENZA, UN GUAIO NON SOLO PER GLI AZIONISTI 

Ritorno sui miei passi, quando su questa stessa rivista ho parlato del Fondo Atlante e di Popolare di Vicenza.

Ne ho parlato perché questa è una operazione pilota anche per l’importanza che riveste nel nostro rapporto con l’Europa, come ho già scritto sempre su queste pagine.

Mi vedo costretto a tornare oggi in argomento, perché l’esito del tentativo di quotazione è andato nel peggiore dei modi. Quello che anch’io, assai pessimista sulle sorti della Popolare, non avrei immaginato che sarebbe potuto succedere: l’offerta di vendita non ha raggiunto nemmeno l’8% di adesione.

Si è fermata a circa il 7,66%, ma con il 4,97% sottoscritto da Mediobanca.

Quindi, neanche il 3% è stato acquistato da operatori comuni (magari anche istituzionali, ma non così “istituzionali” come Mediobanca).

Troppo poco per essere considerato flottante, visto che il minimo dovrebbe essere almeno 25% (un po’ meno è accettabile se sono garantite comunque possibilità di scambio regolare, cioè, in pratica, se gli acquisti sono molto frazionati).

Invece, nella realtà solo una manciata di azioni è andata sul mercato.

Per questo motivo Borsa Italiana ha ritenuto di non ammettere in quotazione la Banca http://www.agi.it/economia/2016/05/02/news/borsa_italiana_boccia_popolare_vicenza_no_alla_quotazione_su_mercato_azionario-738868/.

A questo punto, il Fondo Atlante deve comprare TUTTO l’aumento di capitale, anche quelle briciole sottoscritte da terzi, arrivando a possedere così il 99,33% della banca.

Il restante 0,67% rimane nelle tasche di coloro che le avevano in carico fino a 62,5€ e oggi valgono 10 centesimi. Come vedremo, questa parte di azionisti ha sostanzialmente perso ogni speranza di recuperare qualcosa, almeno nel breve/medio termine.

Si tratta di una quota esigua come valore ma numerosissima come soggetti; moltissimi dei quali veri risparmiatori popolari, che hanno visto tradita la loro fiducia, carpita dal carismatico spacciatore di ottimismo sintetico: Gianni Zonin.

Ora il fondo Atlante in mano un asset che vale 10 centesimi ad azione, per un esborso totale di €1.500.000.000.

Tutto sommato, un affare che potrebbe risultare anche lucroso, se si opera bene per rimettere a posto l’azienda.

Però, stavolta, Banca Popolare di Vicenza va rimessa veramente a posto.

Lascio per un momento la parola all’ideatore/gestore del fondo: Quaestio Capital Management SGR, preso atto dell’Avviso di Borsa Italiana diffuso in data odierna con il quale la stessa non ha disposto l’inizio delle negoziazioni sul MTA delle azioni ordinarie di Banca Popolare di Vicenza, conferma che sottoscriverà (in nome, per conto e nell’interesse del Fondo “Atlante”) n. 15.000.000.000 azioni ordinarie di nuove emissione della Banca al prezzo unitario di Euro 0,10, per un controvalore complessivo di Euro 1.500.000.000.

Per l’effetto il Fondo “Atlante” verrà a detenere una partecipazione nel capitale sociale della Banca pari al 99,33%.

Come già comunicato, il Fondo “Atlante”, quale anchor investor, intende sostenere la ristrutturazione, il rilancio e la valorizzazione della Banca, avendo come obiettivo prioritario l’interesse dei propri investitori.

*Quaestio Capital Management SGR * è una società di gestione indipendente, specializzata in clientela istituzionale con attivi in gestione per circa 14 miliardi di Euro. Quaestio opera con un’ottica globale, identificando e gestendo le migliori idee di investimento sui principali mercati del mondo.

http://www.trend-online.com/ansa/quaestioatlante-salir-al-99-33della-popolare-di-vicenza-e-punta-al-rilancio-del-gruppo-235066/

Ho sottolineato io in grassetto alcuni passaggi nel testo, perché è importante per capire che direzione potrebbe prendere la situazione.

Il primo punto che evidenzio è la netta dichiarazione sulla circostanza che il Fondo Atlante “intende sostenere la ristrutturazione, il rilancio e la valorizzazione della Banca, avendo come obiettivo prioritario l’interesse dei propri investitori”.

Si tratta di una dichiarazione di rilievo, perché richiama una cosa che potrebbe essere banale in un mondo normale, “l’interesse dei propri investitori”,  ma – nel quadro poco chiaro da un punto di vista di convenienza economica in cui il Fondo è stato creato –  rappresenta una chiara dichiarazione di riconoscimento del valore della protezione degli investitori, che deve avere un importanza maggiore dei giochetti politici.

Però il punto più importante è l’asserzione: “*Quaestio Capital Management SGR * è una società di gestione indipendente”.

Questa è una netta attestazione di autonomia gestionale, che spero sia non solo una roboante dichiarazione vuota di contenuto, quali quelle che siamo oramai abituati a sorbire, ma un vero “scatto d’orgoglio”.

Certo, la partenza del Fondo Atlante non è stata brillante.

Diciamocelo, la figuraccia è stata forte.

Era chiarissimo, solo a vedere i numeri e sondare gli umori di mercato, che l’offerta sarebbe andata male.

Oggi il Fondo si trova in una situazione pesante, che difficilmente potrà consentire altri interventi allo stato della capitalizzazione, poiché, come vedremo, i rischi incombenti su Vicenza sono ancora tanti.

E, intanto, Veneto Banca è lì a seguire con tantissimi piccoli azionisti defraudati, anch’essa – a questo punto – con gravi problemi di accettabilità sul mercato.

Perché il Fondo ha sbagliato così?:

  • ha subito il gioco politico o ha tento di gestirlo?
  • ha pensato che la politica (rectius: che questi politici) avrebbero avuto la bacchetta magica?
  • ha pensato che il mercato, grazie alla sua presenza, avrebbe reagito meglio?
  • il management interno non ha letto le carte o, se ha letto, non ha capito?

Barrate la risposta che preferite, tanto non mi interessa capire. Qui i fatti sono talmente sconfortanti che qualunque spiegazione può solo aumentare la depressione.

A questo punto il Fondo non può che fare il Fondo, assumendo le uniche decisioni tecniche che è possibile assumere: risanare con decisione e rapidità la Banca. Con ogni mezzo, facendo quel che è necessario fare, anche se si dovessero assumere decisioni pesanti e tristi.

Come vi dicevo, i rischi sono ancora tanti. Fornisco solo qualche indicazione sparsa:

  • nel solo 2016 scadono 827 milioni di Euro di obbligazioni; un miliardo e 482 nel 2017 e via correndo fino al 2027, con ritmi sostenuti fino al 2020 (i masochisti possono arrivare fino a pagina 206 del prospetto di offerta in Borsa per controllare; lo trovate sul sito Consob);
  • la banca ed il Gruppo, con tutte le batoste avute, hanno visto una pesante fuga di depositi. Con quest’ultima botta non credo che la situazione migliorerà. E se i clienti scappano, chi andrà a sostituire le scadenze obbligazionarie che ho elencato prima, comprando nuove emissioni?
  • i rischi legali di varia natura non sono ancora finiti e potrebbero richiedere alla Banca ulteriori sforzi, anche se, si spera, non della dimensione dei precedenti. Ma se pure vi fosse un solo Euro in più di rischio, si tratterebbe sempre della potenziale goccia che fa tracimare il vaso.
  • le sofferenze potrebbero non essere finite.

Io mi fermo, ma il prospetto informativo va oltre.

In questa situazione è chiaro che l’unica soluzione è: tagliare, tagliare, tagliare; rinforzare, rinforzare, rinforzare.

Tagliare vuol dire eliminare tutti i rami secchi comprese partecipazioni non strategiche.

Ma anche tagliare il personale in esubero, che nelle aziende di credito è sempre presente, in una popolare che campava di consenso politico dei Vertici anche di più; questa costosa eccedenza va messa fuori, per quanto dura possa essere tale scelta. Meglio la fine di alcuni, magari con un po’ di ammortizzatori di solidarietà, che la fine di tutti e della azienda in sé, con inevitabili ulteriori perdite anche per il mercato (gli obbligazionisti).

Nel caso di Vicenza, vuol dire anche mettere pesantemente mano al SEC (centro consortile che fornisce i servizi informatici e di supporto), macchina inefficiente che, guarda caso, vede come secondo grande socio Veneto Banca e che è stata per anni e anni feudo incontrastato di Samuele Sorato, Presidente di SEC oltre che Direttore Generale della Popolare.

Anche il management va azzerato.

Pure quello nuovo che – evidentemente – dopo un anno e passa, non ha dato le risposte giuste; o, forse, non le ha date nella giusta misura.

Non appare aver dato giuste riposte tecniche e non è stato assolutamente efficace sul mercato. Anche come comunicazione ha peccato, non ha dato assicurazione di reale cambiamento e non è uscito da un grigiore burocratico che era l’unica risposta che non si poteva dare, dopo anni di osceni fescennini orchestrati da Gianni Zonin.

Qualunque sia la spiegazione, è chiaro che questo management non va.

Solo dopo aver assunto queste drastiche decisioni si potrà, e si dovrà, reimmettere capitali freschi, stavolta interessando investitori istituzionali affidabili con un piano serio “lacrime e sangue”, che non abbia paura anche di valorizzare i crediti in sofferenza con una aggressiva campagna di recupero, affidata a professionisti.

Se tutto questo sarà fatto, il fondo Atlante potrebbe anche rivalorizzare il suo investimento, allo stato incauto e poco meditato.

Atlante e Quaestio saranno in grado di fare il mestiere che dovrebbero fare?

Oppure stiamo nuovamente per dare all’Europa, in particolare alla DG Concorrenza, un altro elemento per dire che aveva ragione e che questo Paese è inaffidabile anche quando ha la velleità di governare il mercato?

Naturalmente, questa operazione non sarà indolore per i vecchi soci. È inutile illudersi, la nuova Banca di Vicenza smagrita, stordita e poco popolare, non potrà che finire in mani di un’altra azienda più sana, molto probabilmente straniera.

Sarà quindi difficile che si possa tornare in una ipotesi di borsa, almeno nel breve termine. Un risanamento di questa portata dura diversi anni e un nuovo ingresso in borsa richiede altrettanta durata. Quanti anni? Non meno di cinque, ma – ragionevolmente – assai di più.

Fino a quel momento, le azioni di minoranza varranno “zero” perché nessuno avrà interesse a comprarle e, non essendoci una quotazione in Borsa, un’OPA residuale, a qualunque prezzo, non è obbligatoria.

Comunque, se questa operazione non sarà raddrizzata, ben difficilmente potremo avere più voce in capitolo in Europa e, in generale, sui mercati internazionali (indipendentemente dalla UE).

Diventerà palese che l’operazione è stata abborracciata all’ultimo momento per tentare di parare malamente una turbativa certa di mercato, perché non si è consentito al mercato stesso di regolarsi in maniera tecnica, se pur assistita governativamente.

Insomma, il disastro più totale, che non può che avere come risultato un irrigidimento ancor maggiore delle autorità Europee, le quali si porranno inevitabilmente sulla difensiva nei nostri confronti, attese le chiare distorsioni che vengono create sul mercato italiano. Distorsioni nefande in assoluto; qualunque sia il vostro e il mio pensiero sull’Europa.

Ma ciò che è peggio, è che non sarà questa la conseguenza più grave.

Infatti, quel che rischia veramente di accadere è che il nostro mercato bancario finirà alla mercé di fondi squalo internazionali che tenteranno di soffocare le nostre banche tirando fuori il valore inespresso delle sofferenze, che loro pagheranno comunque due soldi, valorizzandole poi con tutti i mezzi possibili per “cavare” il massimo dai creditori.

Già si vedono avvoltoi che girano nei cieli di provincia.

Quando questo dovesse succedere, ben difficilmente ricrescerà l’erba dopo il passaggio degli Unni e dei Lanzichenecc

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