UNA RIFORMA COSTITUZIONALE DA UBRIACHI

di torquato cardilli      UNA RIFORMA COSTITUZIONALE DA UBRIACHI. Legislatori senza lucidità

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Nel 2005, con il governo Berlusconi, il gruppo di costituzionalisti improvvisati, che si riunì dalle parti del Cadore e del Tonale, produsse sotto l’effetto di troppa grappa e senza lucidità una riforma della Costituzione, chiaramente autoritaria, che il popolo italiano nel referendum del 2006 bocciò sonoramente anche se conteneva qualche provvedimento positivo come la reale, sostanziale, diminuzione del numero dei parlamentari. E il governo sconfitto anche alle elezioni politiche dello stesso anno, andò a casa.

Nel 2016, con il governo Renzi, sembra di assistere alla stessa stucchevole rappresentazione di apprendisti stregoni avvinazzati. Apparentemente è cambiato lo sceneggiatore, il regista, gli attori e il testo, ma non sono cambiate le bevute che hanno accompagnato i lavori che hanno portato alla confezione di un prodotto finale mostruoso dal punto di vista giuridico ed inattuabile da quello pratico.

Il gruppo dei legislatori “lumbard” è stato sostituito dal clan dei toscani, che, ricevuto il menabò approvato nel famoso patto del Nazareno sotto l’auspicio del monarca repubblicano, vi ha apportato qua e là, spiegazioni e ritocchi del tipo da regolamento condominiale, che si sono rivelati veri e propri strafalcioni costituzionali. Sarà stata colpa dell’eccessivo consumo di Chianti, per quanto di riserva speciale, ma sta di fatto che il contorto fraseggio oltre all’assurdità sintattico-lessicale, nasconde un groviglio inestricabile di contraddizioni.

Se un ingegnere progetta un ponte senza fare correttamente i calcoli sul cemento armato, sulla portanza, sulla profondità delle fondamenta è chiaro che rischia il collasso dell’opera alla prima pioggia senza nemmeno che la struttura sia sottoposta al carico del traffico. Se un architetto pensa di abbellire urbanisticamente una città trasformando in piazza un prato incolto ed utilizza del materiale scadente, inappropriato, in netto stridore con gli edifici a corona, crea solo una mostruosità là dove magari c’era solo bisogno di una buona manutenzione del verde.

La Costituzione, checché ne dica la ministra Boschi, portavoce del trio delle meraviglie (Renzi, Verdini e Lotti), è stata sconvolta dalle fondamenta, ma nessuno dei legislatori da strapazzo che vi ha messo le mani ha tenuto conto delle obiezioni di veri ingegneri costituzionali (definiti sprezzantemente professoroni o archeologi del diritto), né si è preoccupato di simulare un modello applicativo alle sue molteplici varianti, per prevederne le conseguenze sul sistema istituzionale.

Proviamo a formulare qualche ipotesi di lavoro.

Se al referendum confermativo del prossimo ottobre vincesse il SI alla riforma cosa accadrebbe? La domanda è destinata a restare senza risposta accettabile perché i parlamentari  del partito di maggioranza che hanno approvato il nuovo testo non l’hanno fatto pensando e riflettendo, ma solo ubbidendo, come servi sciocchi, al volere del principe impartito col sorriso della ministra Boschi e il bastone del sottosegretario Lotti.

Un cittadino disattento, vittima della propaganda renziana, sarebbe portato a ritenere che con il Si al referendum sarebbero risolti tutti i problemi, che la crescita economica sarebbe ad un passo dall’essere raggiunta, che la stabilità di governo e del paese sarebbe assicurata, che le minori spese della macchina istituzionale porterebbero ad una maggiore equità fiscale, che la maggiore celerità nel procedimento legislativo si trasformerebbe in leggi più chiare, più giuste, che l’Europa ci concederebbe l’agognata flessibilità nell’aumentare il debito e che il mondo ci riconoscerebbe quella credibilità che fino ad ora ci è stata negata sul piano internazionale.

Tutte balle. Paradossalmente non solo nessuno dei problemi della vita di ogni giorno del cittadino sarebbe risolto, ma non verrebbe sistemata nemmeno l’architettura istituzionale del paese che scricchiolerebbe in modo pauroso.

La nuova Costituzione prevede un Senato composto da 95 miracolati non eletti dal popolo, provenienti dai consigli regionali e dai sindaci delle maggiori citta, più 5 personaggi di spicco della cultura nominati dal Presidente della repubblica, più gli attuali senatori a vita. Ed il Senato attuale che è composto di 315 senatori eletti dove andrebbe a finire?  Bisognerà scioglierlo perché non sarà possibile avere due Senati contemporaneamente in carica.

Sarebbe un precedente non da poco visto che nella storia repubblicana non è mai stata sciolta una sola Camera. Per procedere allo scioglimento del Senato si dovrà dunque aspettare la fine regolare della legislatura nel 2018 e quindi lo scioglimento naturale del Parlamento attuale. Ma allora avrebbe avuto un senso aver modificato la costituzione rimandandone l’applicazione a due anni di distanza? Non credo. Quindi non resterebbe che l’opzione dell’immediato scioglimento di Camera e Senato per andare a nuove elezioni.

La sorpresa è però contenuta nel dispositivo dell’art. 57 della nuova Costituzione secondo cui per procedere alla elezione del nuovo Senato bisogna che sia approvata una legge ordinaria da parte di entrambe le Camere attuali. E se il Senato vecchio formato facesse melina o si rifiutasse di approvare la legge di formazione del nuovo Senato cosa succederebbe? Chi potrebbe impedire agli attuali 315 senatori di restare in carica attaccati al loro scranno ben retribuito fino al 2018?

Dunque sarebbe un bel pasticcio.

Se per ipotesi al referendum vincesse il NO, visto che Renzi ha legato indissolubilmente e formalmente il suo destino politico al passaggio della riforma costituzionale, a sua volta legata alla legge elettorale “italicum”, significherebbe la caduta del Governo e il conferimento dell’incarico ad un altro premier per la formazione di un Governo del presidente che prepari le nuove elezioni. Ma per andare a nuove elezioni non potrà essere utilizzata la legge elettorale  “italicum” che, come noto, vale solo per la Camera dei Deputati. Ci vorrà una nuova legge elettorale ripropositiva dell’elezione delle due Camere nell’attuale composizione numerica, tenendo conto della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima l’attribuzione di un premio di maggioranza senza soglia e della sentenza della Suprema Corte di Cassazione che ha confermato l’incostituzionalità del “porcellum”.

I legislatori toscani hanno superato per assenza di lucidità il dentista Calderoli, fatto passare per un genio della riforma costituzionale e della riforma elettorale.

Chi toglierà dunque questo dente cariato al popolo italiano impantanato in una crisi che dura da troppo tempo mentre i politici improvvisati si sono trastullati con il giocattolo della riforma costituzionale senza risolvere i problemi dell’economia, del lavoro, della povertà, delle infrastrutture, della giustizia, della ricerca? A questo punto di sfacelo, nella migliore tradizione della tragedia greca, sarebbe intervenuto il “deus ex machina”, ma a riportare il paese sulla via della saggezza e la politica con i piedi per terra basterà la cabina elettorale a patto che gli elettori sobri vi boccino con un tondo NO questa riforma costituzionale da ubriachi.

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