SI SGRETOLA IL MURO DI SEGRETEZZA SUL TTIP E SI SCOPRE CHE ESISTE UN SUO FRATELLO DEFORME CHIAMATO CETA

di torquato cardilli  
Si sgretola il muro di segretezza sul TTIP e si scopre che esiste un suo fratello deforme chiamato CETA
TTIPECETA
Renzi, che quando sta in patria, a parole critica in ogni occasione l’Unione Europea con lo scopo di ottenerne qualche mancetta, quando va a Bruxelles mostra una sudditanza invereconda insieme ai vari ministri tappetino (Gentiloni, Alfano, Martina e da ultimo Calenda). Renzi ha letteralmente  buttato alle ortiche il semestre di presidenza italiana ed ha giocato malissimo la inconsistente carta della Mogherini senza ottenere nulla che non fosse una certa flessibilità sui conti a spese del popolo italiano: cioè in altre parole nessuna concessione, ma caricamento dei nuovi debiti da flessibilità sulle spalle dei nascituri.
Se non fosse stato per la Brexit che ha sparigliato il terzetto di comando europeo, Renzi starebbe ancora fuori dall’uscio degli incontri dei mini vertici contro i quali ha spesso tuonato per esserne stato escluso. E poi va a raccontare al popolo italiano tramite la televisione al suo servizio che l’Italia ha riacquistato con lui la credibilità perduta! Come se la questione dei marò, l’assassinio di Regeni in Egitto con relativa presa in giro della nostra magistratura, la pesante tragedia dell’immigrazione con lo sconcio di corruttela sulla loro accoglienza e trattamento, e il fiasco della elezione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che abbiamo dovuto condividere con l’Olanda (paese che conta quanto Piemonte e Lombardia e che non può vantare il sacrificio economico-militare da noi fatto per l’ONU e per la NATO) non siano tutti macigni che riducono ai minimi termini il nostro prestigio internazionale.

Da tempo la Commissione Europea sta negoziando con gli Stati Uniti, nel massimo riserbo, a nome di tutti gli europei le clausole del TTIP con il mandato dei poteri forti che dettano legge ovunque, senza che Renzi dica una parola.

Sembra inconcepibile che in una società fondata sui principi più solidi di democrazia, possa regnare una simile cappa di piombo che nega ogni trasparenza su questioni di carattere capitale per i cittadini date le implicazioni, gravi e durature, sulla loro vita, sull’ambiente, sull’alimentazione, sulla salute, sul lavoro.

Il nostro Governo considera i suoi cittadini ancora come sudditi, e vigila caparbiamente sul mantenimento del segreto sui documenti preparatori del TTIP. Non è così altrove.

L’organizzazione Greenpeace Olanda, con un altissimo senso di responsabilità per la salvaguardia dell’ambiente, del lavoro, della privacy, della salute, del trattamento degli animali, ha pubblicato l’originale in inglese di tutti i documenti per informare, senza censure, milioni di cittadini sui vizi del trattato che trasferisce la sovranità dal popolo al mondo degli affari. E’ caduto così il muro di segretezza, che, da quando mondo è mondo, copre ciò che il potere vuole che non si sappia perché si tratta di cose inconfessabili.

Mentre in Italia i grandi mezzi di informazione si dedicano al pallone europeo con disquisizioni sulle formazioni in campo e sui miracoli dell’allenatore Conte, argomento che ha il sopravvento persino sulla Brexit di cui non capiscono i motivi,  il M5S in perfetta solitudine si è dedicato alla traduzione in italiano di migliaia e migliaia di pagine per far sapere al popolo cosa stanno cucinando gli Stati Uniti e la Commissione Europea.

Il  neo ministro Calenda, intervenuto per la prima volta in Parlamento come successore della Guidi, travolta dal caso Trivellopoli, anziché dare un segnale di cambio di rotta contro le lobbies della speculazione e dell’accumulazione, ha continuato a difenderne gli affari, sostenendo a spada tratta il TTIP, contro gli interessi dei cittadini, ed ha sbandierato come una grande prova di trasparenza democratica la pagliacciata di aver messo a disposizione dei parlamentari una sala di lettura (ripeto solo lettura) presso il Mise con le stesse regole vigenti per la tutela del segreto di Stato.

Calenda appena insediato ha fatto anche peggio: ha inviato una lettera a Bruxelles per chiedere che il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) cioè accordo di libero scambio negoziato tra UE e Canada, dove hanno sede grandi multinazionali del comparto agroalimentare come la Monsanto, non venga ratificato dai Parlamenti nazionali. Con questa presa di posizione politica l’Italia rinuncia espressamente alla ratifica, prevista dalla nostra Costituzione, di un accordo internazionale demandandone il compito alla Commissione Europea umiliando nel silenzio generale il nostro Parlamento e la Nazione. In un paese serio questo atto di tradimento verso il popolo (non è bastato il trattato firmato da Gentiloni di rinuncia al mare territoriale italiano in favore della Francia) potrebbe essere lavato solo con le dimissioni del Ministro e invece nessuno ne parla.

Gli italiani hanno saputo incidentalmente che il TTIP ha un fratello maggiore, il CETA, anch’esso coperto da una fitta coltre di segretezza, che presenta gli stessi gravi rischi per la salute, per l’occupazione e per la protezione del settore agricolo.

Dal link: https://goo.gl/YJlU91 (https://stop-ttip-italia.net) si può leggere la lettera originale inviata dal ministro Calenda a Cecilia Malmström, commissario europeo per il commercio e al presidente della commissione dell’Unione Jean-Claude Juncker, la cui traduzione è riportata in calce.

I negoziati sul CETA, iniziati a maggio 2009 (con l’avallo del governo Berlusconi) e proseguiti con l’acquiescenza dei governi Monti e Letta si sono conclusi a settembre 2014; manca ora solo la firma e il voto finale. Ma il popolo italiano è stato tenuto volutamente all’oscuro.

Se il Consiglio e il Parlamento europeo approveranno l’accordo nel 2016, il CETA potrebbe entrare in vigore già all’inizio del 2017. Mancano quindi pochi mesi per rimettere tutto in gioco e smascherare un accordo che non è altro che la copia del TTIP dato che lo stesso esecutivo dell’Unione europea ha messo nero su bianco che “gli insegnamenti dell’accordo CETA ispireranno certamente i negoziatori dell’UE con il TTIP”.

Per l’UE il CETA rappresenterebbe il primo grande accordo commerciale con una potenza economica extraeuropea e i solerti burocrati di Bruxelles si affannano ora a giustificare la scelta come creatrice di 80.000 nuovi posti di lavoro, promettendo la solita illusione di vantaggi commerciali con un risparmio per gli esportatori europei di 500 milioni di euro all’anno, grazie all’eliminazione di quasi tutti i dazi all’importazione, ma non dicono dove andranno questi benefici.

Il Canada ha già firmato nel 1992 un accordo similare (NAFTA) con gli Stati Uniti e con il Messico che ha sollevato un’ondata di critiche proprio dalle organizzazioni del lavoro canadesi che accusano il Governo di Ottawa di aver danneggiato il popolo. Al posto della promessa crescita economica e della ricchezza a portata di mano si sono resi conto che solo una élite ne ha tratto profitto: i salari dei manager sono triplicati, i bilanci delle multinazionali si sono gonfiati, ma la disoccupazione è aumentata così come le diseguaglianze sociali.

Per l’Europa si vede già all’orizzonte il pericolo che con il via libera al CETA, le più importanti multinazionali americane, già attive sul territorio canadese, potranno citare in giudizio nei tribunali internazionali privati le aziende europee, avvalendosi della clausola ICS (Investment Court System, sistema giudiziario arbitrale per la difesa degli investimenti), clausola identica all’ISDS già inserita nel TTIP.

Nel settore agricolo i pericoli sono elevatissimi. Il tanto temuto pollo sbiancato al cloro negli Stati Uniti, spauracchio di quanti sono contrari al TTIP, non sarebbe nulla al confronto di quanto potrà accadere con il CETA: in Canada negli allevamenti dei suini viene fatto largo uso della ractopamina (steroide vietato in oltre 160 Paesi nel mondo), dei neonicotinoidi (pesticidi sistemici), degli ormoni nella carne bovina, così come fanno gli Stati Uniti, degli organi geneticamente modificati (il Canada è il terzo principale produttore di Ogm) senza etichettatura, come già avviene per il salmone, e senza riconoscere il principio di precauzione che, secondo le autorità europee, impedisce il commercio di un alimento se c’è il solo sospetto di pericolosità per la salute pubblica.

Nel paragrafo sociale del CETA si parla di cooperazione internazionale sul lavoro, di impegno delle parti a preoccuparsi dell’occupazione ed è prevista la possibilità di regolare le politiche del lavoro nella misura in cui queste misure non danneggino il successo dell’accordo, ossia i vantaggi delle multinazionali. La possibilità di incidere sulle politiche del lavoro è dunque aperta (cioè al ribasso) e trova solo un limite nella prospettiva di riduzione dei benefici commerciali.

Roba da innescare una rivoluzione sociale se i cittadini ne fossero compiutamente informati.

Ma non è tutto. Vi si parla di ispezioni del lavoro dimenticando che questa è una competenza condivisa tra UE e Stati membri, e non esclusiva dell’Unione. Il risultato è che il CETA non può essere approvato esclusivamente da Bruxelles attraverso l’articolo 218 del trattato sul funzionamento dell’UE, ma serve una ratifica da parte dei singoli parlamenti degli Stati membri, cosa a cui si oppone la Commissione Juncker scatenando, per ora, la netta avversione del parlamento belga che ha già fatto sapere che non lo voterà.

Insomma il cavallo di Troia del CETA è già vicino alla porta Scea e se dovesse passare non ci saranno più argini per respingere il TTIP.

Il Governo italiano, i parlamentari di maggioranza del PD cui si accodano come turiferari i partiti con più parlamentari che elettori come il NCD, ALA, e frattaglie varie non hanno nemmeno il pudore di confessare la propria inadeguatezza. Invadono i social e le trasmissioni televisive per parlare di tutto con la prosopopea di chi sa ed invece sono un pozzo di ignoranza più che di scienza.

Politici, anche di alto livello, senza alcun riguardo verso le difficoltà del popolo gettano qua e là perle di ovvietà, con lo stesso sussiego di chi rivela invenzioni da premio Nobel, sulla gravità della situazione economica, delle difficoltà in cui si dibatte l’Europa, della necessità di maggiore coesione nell’affrontare i temi del terrorismo e dell’immigrazione, sull’esigenza di cambiare musica.

Ma se sanno dispensare ricette miracolose su tutto com’è che da anni nonostante lo stanco ripetersi di vertici inutili a ritmo continuo, il popolo non sente alcun giovamento? I media sono diventati dei replicanti e i telegionali si assomigliano tutti non solo tra le varie testate, ma anche rispetto agli anni scorsi: le solite cascate di stupidità di commenti insulsi conditi dalle abusate immagini del Palazzo, delle bandiere, delle rotative che stampano soldi, dei ministri che arrivano in automobile nera e che fanno subito la prima dichiarazione al volo, del tavolo ovale ecc.

Ma questi signori che sanno tutto oggi perché non hanno agito per prevenire quando si era ancora in tempo?

Non hanno nessun commento da fare alla condanna lanciata dall’esperto dei diritti umani delle Nazioni Unite Alfred de Zayas  che ha usato parole di fuoco come ”…la ratifica del CETA e del TTIP potrebbe avviare una corsa al ribasso in termini di diritti umani e potrebbe compromettere seriamente lo spazio di regolamentazione degli Stati. Tutto ciò è contrario agli scopi e ai principi della Carta ONU e andrebbe a rappresentare un serio ostacolo al raggiungimento di un ordine internazionale democratico e giusto”?.

L’unica risposta è che ci sono miliardi di interessi dietro questi trattati e se la barca Italia non cambia nocchiero andrà a sbattere in questa navigazione tra Scilla e Cariddi.

Torquato Cardilli

 

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Traduzione dall’inglese della lettera inviata il 30 maggio 2016

dal Ministro Carlo Calenda al Commissario UE Cecilia Malstrom

 

Cara Cecilia

a seguito della discussione che abbiamo avuto nell’ultimo FAC Trade sul CETA, voglio informarti che l’Italia, dopo una valutazione tecnica e politica, è pronta a sostenere la Commissione sul “Eu only = solo unione europea” sul trattato sopra citato (il CETA).

Come detto nell’ultimo mio intervento al Consiglio, l’Italia considera il CETA una pietra miliare, il cui fallimento potrebbe avere grandi conseguenze negative per la politica di commercio dell’unione europea e per la credibilità e affidabilità dell’Europa come partner commerciale.

Questa posizione nazionale si applica solo per questo caso specifico, fatto salvo per la valutazione italiana su altri accordi cui deve essere considerato caso per caso a partire dal TTIP.

Rimango a disposizione per discutere la questione con te e gli altri ministri del commercio.

Cordiali saluti,

Carlo Calenda

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