BANCHE INEFFICIENTI: LA RIANIMAZIONE NON SERVE. CI VUOLE IL BISTURI

BANCHE INEFFICIENTI: LA RIANIMAZIONE NON SERVE. CI VUOLE IL BISTURI di Giovanni Grossi

Questo articolo nasce a seguito di un incontro tenutosi il 26 giugno 2016 a Reggello, relatori: chi scrive e, soprattutto, la Senatrice Laura Bottici, Rappresentante del M5S, membro della 6.a Commissione Permanente “Finanze e Tesoro”. Dico soprattutto perché Laura ha espresso con chiarezza, decisione e inequivocabilità la linea del Movimento, molto attenta ai problemi e alle necessità degli operatori economici più deboli, famiglie e PMI, molto meno guerrafondaia e molto più matura di quel che i giornali oramai amano raccontare per mantenere la nostra formazione in un limbo immaginativo a metà strada tra il velleitario e il populista. Nulla di più falso, se qualcuno vuol fare lo sforzo di stare a sentire l’intervento di quella sera, che si trova su youtube, o vuole, semplicemente, informarsi. https://www.youtube.com/watch?v=G5xTHxuLOIg&feature=youtu.be

Un sentito grazie anche al MU di Reggello, alle sue splendide Valchirie (intese come guerriere appassionate) ed anche ai maschietti, che devono faticare non poco per reggere il ritmo.

°   °   °

Il governo sbandiera un possibile aiuto di 150 miliardi per le banche che abbiamo “imposto” all’Europa.

Un aiuto che va ben compreso nella sua portata, perché può andare a favore solo di banche già in grado di mettere anche del loro per salvarsi, mentre quelle che ne avrebbero più bisogno devono comunque affrontare un ben diverso destino.

Il Financial Times di venerdì 1° luglio descrive bene la situazione: “Italian banks never recovered from the last crisis. Larded with bad loans, several depend on support from the Italian government-organized private investment fund Atlas, as well as the ECB’s liquidity facilities. Still more capital is required. (…) This in turn would require the banks to raise more equity — for which there are no buyers apart from Atlas, which is just about out of money.”.

E allora, mentre si discute tanto di aiuti, mentre anche la Germania rischia un “botto” bancario senza precedenti con la Deutsche Bank, anch’essa ben “larderellata” con una spaventosa quantità di derivati, http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/af-fondo-monetario-siluro-fmi-contro-sistema-bancario-tedesco-127806.htm e un sistema bancario forse più disastrato del nostro, qui voglio affrontare il vero problema che affligge il sistema bancario globale: la sua spaventosa inefficienza.

Poche realtà imprenditoriali, infatti, hanno così poco innovato se stesse come il mondo del credito. Le banche, forti di una situazione di monopolio e di predominio sulle necessità di denaro che ha il mondo produttivo, hanno sempre scaricato la loro inefficienza sulle commissioni e, in generale, sui costi applicati ai clienti.

Quando, poi, la finanza aggressiva e truffaldina ha consentito di “spacciare” prodotti d’investimento rivelatisi vere truffe, su questo filone si è innestata un’altra fonte di drenaggio commissionale che ha mantenuto le banche nella illusione di poter impunemente proseguire a fare ciò che gli pare, con sontuosi emolumenti e indecenti premi produzione a manager che di manageriale hanno solo il nome.

Oggi, quando tutto ciò non è più possibile, e nel momento in cui le banche sono vieppiù appesantite dalla crisi che sta arrivando al quarto picco negativo, finalmente tutti i nodi vengono al pettine.

Parliamo un po’ con i numeri, che traggo dalla ultima relazione del Governatore della Banca d’Italia.

Quante sono le banche in Italia? Alla fine del 2015 vi erano in Italia 139 banche appartenenti a 75 gruppi; 424 non appartenenti a gruppi e 80 filiali di banche estere. Questo insieme si “abbatte” sul territorio con 30.258  sportelli, cui vanno aggiunti 12.903 uffici postali.

Poiché a fine 2015 la popolazione Italiana era di oltre 60 milioni e mezzo di abitanti abbiamo, all’incirca, uno sportello ogni 1400 abitanti. Questa sembra una cifra tutto sommato accettabile per operare, ma lo diventa un po’ meno se si tolgono i bambini/giovani e le persone in stato d’indigenza. I primi sono circa il 21% della popolazione fino a 14 anni mentre i secondi rappresentano circa il 6,8% della popolazione. Facciamo un tanto al chilo per eliminare possibili sovrapposizioni e togliamo un quarto della popolazione. Cominciamo ad andare verso poco più di mille possibili utenti per sportello. Togliamo ancora quelli che hanno remunerazioni basse che tendenzialmente si rivolgono alle poste o vanno solo alle banche capaci veramente di offrire piccoli conti senza spese (che dovrebbero essere ovunque nel sistema bancario, ma provate voi ad avvicinarvici).

Diciamo che, sempre facendo i conti sulla carta del prosciutto, va di lusso se possiamo contare su una media di 800 persone per sportello.

Uno sportello, fidatevi della mia parola, va in utile (break-even per i signori milanesi) solo se riesce a raccogliere almeno 40 milioni di Euro (al Sud, dove la vita costa meno, possono bastare anche 30 milioni, ma sempre di alto tonnellaggio parliamo). Quindi dovete trovare almeno 800 persone con 50.000€ a testa oppure qualche Zio Paperone e un po’ di poveracci e costringere costoro a entrare nel vostro sportello.

Basta dare numeri. Credo che il concetto sia chiaro.

Abbiamo troppi sportelli, ragion per cui molte banche hanno strutture periferiche che sono in perdita e che devono combattere sul territorio per cercare clienti. Nota: combattere vuol dire attirare i depositanti con i tassi, c’è poco altro da fare, a tutto scapito poi dei clienti che hanno meno potere contrattuale, i quali si vedranno scaricare addosso, attraverso tassi e commissioni, i costi dell’inefficienza.

Anche i dipendenti sono tanti. In Italia, una bella indagine First-Cisl del 2015 dava circa 300.000 addetti a fine 2014.Secondo l’ABI nel 2013 il costo medio per dipendente bancario era di 75.000€, contro i 64.000€ della media Europea. Quindi siamo a circa il 17% in più. http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE9BG04U20131217

Infatti, ora si parla di almeno 30.000 esuberi in banca, pari a circa il 10% dell’intera forza lavoro http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2015/11/09/news/sos_bancari_entro_il_2018_quasi_30mila_nuovi_esuberi_un_terzo_per_le_fusioni_al_via-127010101/ , che è già di per sé un dato pesante, ma diventa ben peggiore di quanto potrebbe apparire se si pensa che la differenza tra banche efficienti e banche inefficienti in Italia è molto forte.

Nel frattempo come vanno crediti e sofferenze?

Malissimo ovviamente. Stavolta invece dei numeri lascio parlare le immagini, chiedendo di lasciarvi guidare solo dall’impatto visivo dei grafici; vedrete che basterà.

Questo è l’andamento dei prestiti:

crediti

E questo quello delle sofferenze:

sofferenze

E’ vero che c’è stata la crisi, ma è mai possibile che vi siano stati così tanti crediti concessi male?

Non è che, magari, non si debba pensare alle capacità di analisi da parte di coloro che analizzano le richieste e concedono i crediti? O all’uso politico/personalistico dei prestiti?

L’aumento di deteriorati è effettivamente cosa comune e diffusa. Tuttavia, vi sono banche che hanno risentito meno dell’impatto e banche che sono state devastate.

Le devastate le conoscete tutti; quelle buone no, perché l’ordinario, il giusto, il fatto bene non fa notizia.

Senza scendere nei nomi, per i quali poteri essere accusato di parzialità, diciamo che le banche virtuose hanno caratteristiche ben riconoscibili. Sono Banche padronali o a capitale diffuso tra pochi partecipanti e sono, quindi, banche nelle quali si presta molta attenzione all’efficienza e al contenimento dei costi, ma anche alla qualità del credito concesso.

In questo caso la “padronalità” non ha rappresentato un limite come può avvenire, ma non è obbligatorio, nelle imprese manifatturiere; anzi, assai spesso in queste aziende si è creato uno spirito di appartenenza che fa sì che tutti prestino attenzione a mantenere sana la “propria” azienda.

Diciamo, poi, che anche lavorare nel nord-ovest aiuta per la qualità. Ma deve essere tanto nord e tanto ovest.

In queste Banche anche la preparazione del personale è mediamente superiore al resto del sistema.

Questo, infatti, è il vero punto drammatico. Il personale che tratta i prodotti, cioè quello addetto alla vendita, è mediamente incapace. Allo sportello sono state create, oramai da anni, intere generazioni di venditori di spazzole, addestrati solo, con bastone e carota, a vendere ciò che veniva indicato, senza più alcuna sensibilità alle qualità e alle caratteristiche dei clienti.

Quando leggo che anche i dipendenti hanno comprato obbligazioni tossiche, rovinando se stessi e i loro parenti, mi preoccupo tantissimo. E’ la chiara dimostrazione del livello di insipienza cui è giunto un intero ceto.

Chi, come me, conosce non solo la propria banca, si rende sempre più conto di quanta poca gente vi sia in grado di capire un bilancio.

Anche i manager non sono da meno.

Molti nomi dapprima osannati hanno poi mostrato la corda quando vi sono stati brutti crolli bancari; troppi scandali sono venuti alla luce dando prova non solo di voracità ma di pari incapacità a gestire una azienda, tant’è che i crolli sono stati pesanti, ma non hanno creato una memoria condivisa, almeno all’interno del sistema.

Alla fine di questo pezzullo vi proporrò un breve elenco dei principali scandali italiani; divertitevi a capire cosa ci hanno insegnato.

Eppure, era evidente che, tanto per fare un esempio, Sindona, prima ancora che ladro e mafioso, fosse un incapace che lavorava solo a leva (cioè con “prestiti”) per comprare le società (sostanzialmente, era autoerotico). Insomma ben lungi da essere banchiere o grande uomo di finanza era un truffatore che tutti hanno utilizzato. E Fiorani non era diverso.

Perché si è creato tutto questo?

Semplice, perché le banche, erogando soldi e producendo posti lavoro (fittizi) sono state da sempre un appetibilissimo centro di potere per la classe politica deteriore.

Chi supera, come me, i 50 anni ricorda che squallore erano le nomine delle casse di risparmio, ben spartite tra forze politiche. Ma ancora oggi la feudalizzazione del sistema bancario è in atto, con tanto di signori delle nomine e vassalli (quando non valvassori e valvassini) che gestiscono dalla grande popolare andata a gambe all’aria (Zonin su questo campo giganteggia ben più degli avidi omarini che hanno spolpato Etruria) alle piccole BCC che si incistano in piccoli spazi, talvolta fatti anche solo di uno o due comuni e nulla più.

Costoro danno crediti a chiunque e assumono a man bassa creando così consenso per loro, finché va, con soldi altrui.

Riprendo un altro pezzettino di Finacial Times, stavolta da un articolo che parla della crisi bancaria italiana, datato 7 giugno 2016: “Some of the root causes are very much homegrown: decades of corruption, ineffective regulation and bad management”.

Termino qui le illustrazioni, tanto credo di aver reso l’idea.

Voglio però chiudere l’articolo esprimendo chiaramente il mio pensiero, a costo di non farmi amare.

Non possiamo più tenere un sistema bancario così: un sistema che fa schifo tanto in Italia quanto nel resto d’Europa, che soffre delle stesse patologie.

Dobbiamo rifondare da zero tutto mandando a casa i manager incapaci, avendo il coraggio di riefficientare le aziende partendo dai sistemi informativi, vecchi e obsoleti, e finendo col tagliare violentemente i posti di lavoro.

Solo così si salveranno le aziende, quelle che meritano di rimanere in piedi, e i posti di lavori rimanenti.

In caso contrario, di lavoro non ve ne sarà più per nessuno e i vuoti saranno colmati da nuove aziende efficienti, che però di italiano avranno ben poco.

Ci si risparmino, per favore, le farse degli aiuti di stato e dei fondi di salvataggio.

Si faccia, per favore, solo “azienda”.

°   °   °

Breve elenco dei principali scandali bancari italiani

  • Banca Romana (1892)
  • Banca Privata Finanziaria (1972)
  • Banco Ambrosiano (1982)
  • Banca Popolare di Lodi (2005)
  • Banca Italease (2007)
  • Gruppo Delta/Cassa di Risparmio di San Marino (2009)
  • MPS (2011)
  • Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Cariferrara, Carichieti, Banca delle Marche, Banca Etruria (2015)

E ne mancano tantissimi di piccole e medie dimensioni. Metteteci voi la vostra di (s)fiducia.

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