LE RAGIONI DEL NO

LE RAGIONI DEL NO

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PERCHE’ SCRIVERE NO INVECE CHE FUMARSI IL FUTURO

Prendo a riferimento una parte esplicativa dell’articolo di Torquato Cardilli – https://informationzero.wordpress.com/2016/08/21/no-alla-riforma-degli-strafalcioni-e-degli-inganni/ – circa il REFERENDUM COSTITUZIONALE PER IL NO, per discuterne qui con tutti voi e magari implementarne i contenuti.
Torquato dopo una seria analisi, che potete leggere e che vi evito qui, ci descrive una serie di RAGIONI DEL NO.

di Torquato Cardilli

1) La riforma supera il bicameralismo? NO, anzi lo rende più confuso come ampiamente dimostrato dal nuovo art. 70.

2) La riforma cancella il Senato? NO, lo trasforma in un dopolavoro per sindaci e consiglieri regionali ai quali viene tolta la potestà di dare la fiducia al Governo, ma viene regalata l’immunità.

3) La riforma è chiara e scritta bene? NO, contiene errori, è confusa, pasticciata e di difficile comprensione oltreché fonte di contenzioso tra le Camere.

4) La riforma garantisce la governabilità e la democrazia? NO, scompare l’equilibrio tra poteri dello Stato, si riduce l’area dei diritti del cittadino che non elegge più il proprio parlamentare.

5) La riforma è fatta a norma di legge? NO, è illegittima perché elaborata e imposta dal governo e approvata con ricatti e voti di fiducia da un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale.

6) La riforma rispetta la volontà popolare? NO, la espropria riducendone il potere di partecipazione diretta (le firme necessarie per leggi di iniziativa popolare passano da 50.000 a 150.000).

7) La riforma taglia i costi della politica di mezzo miliardo di euro come dice il premier, imitato pappagallescamente dai suoi gazzettieri? NO, il risparmio sugli stipendi dalla riduzione dei senatori, secondo i calcoli della Corte dei Conti è di soli 46 milioni di euro quanti se ne spendono ogni anno per il leasing del super aereo del Presidente del Consiglio e sei volte di meno di quanto il Governo ha sprecato rifiutando l’accorpamento del referendum anti trivelle con le elezioni comunali.

8) La riforma contribuisce all’aumento del Pil? NO, perché solo il lavoro, la produzione, gli investimenti pubblici e i consumi possono spingere in alto il Pil che non è una variabile indipendente della politica.

9) La riforma accelera l’attività della pubblica amministrazione? NO, perché non ha nessuna ricaduta sulla macchina amministrativa. Vinte le elezioni europee Renzi aveva promesso che entro il 21 settembre 2014 avrebbe estinto il debito dello Stato nei confronti dei fornitori di beni e servizi ammontante a 90 miliardi. Ad oggi, dopo due anni, il debito dello Stato verso i privati è ancora di 61 miliardi mentre il ritardo nei pagamenti è sceso appena del 9% passando da 144 a 131 giorni (la media UE è di 45 giorni, in Gran Bretagna di 30 e in Germania addirittura di 15).

10) La bocciatura della riforma significa lo sconquasso? NO, bisogna rigettare lo spauracchio del TINA (there is no alternative) e sapere sin d’ora che se con l’autunno e l’inverno arriveranno ulteriori sacrifici sarà solo per le cambiali in bianco delle clausole di salvaguardia per 15 miliardi di euro che Renzi ha firmato con l’Europa.

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