MA CHI CREDE DI ESSERE?

di torquato cardilli    MA CHI CREDE DI ESSERE?

 ventotene

Durante  la campagna elettorale delle amministrative dello scorso giugno il sindaco di Napoli De Magistris usò in un comizio, di fronte ad una folla straboccante, un termine scurrile per descrivere il sentimento di paura che incombeva sul premier al quale il popolo, soprattutto quello del PD, aveva voltato le spalle. De Magistris aveva detto “Renzi si deve cagare sotto!”.

Chissà se quella profezia o augurio ha incominciato a manifestare i suoi effetti. Fatto sta che il ragazzotto nazionale, che quando parla sembra stia arringando quattro amici del bar sport, e che con spavalderia grossolana aveva giurato in televisione: “se perdo il referendum finisce la mia esperienza politica e lascio” ora dice con una faccia tosta da impunito, da far invidia ai bronzi di Riace, che in ogni caso, quale che sia l’esito del referendum, si andrà a votare nel 2018, arrogandosi i poteri che spettano al Presidente della Repubblica. La spocchia ha ceduto il passo alla paura di perdere il potere a breve scadenza.

A tutti gli italiani è chiaro che, dopo l’esasperata personalizzazione del referendum fatta dal duo Renzi-Boschi se dovesse prevalere il NO sul pasticcio della nuova costituzione, entrambi dovranno andarsene e tornare ai vecchi mestieri di funzionario dell’impresa del padre e di avvocatuccio di provincia.

Per esorcizzare questo pericolo di cattivi presagi e offuscare il declino che registra in Italia, Renzi ha voluto cercare una sponda in Europa con una sceneggiata internazionale. Così tanto per impressionare il presidente francese Hollande e la cancelliera tedesca Merkel, credendo di poter imitare il presidente americano Roosevelt che riceveva sull’incrociatore Quincy nel Mediterraneo re Faruk, l’imperatore Hailè Sellassie e il re dell’Arabia Saudita Abd del Aziz per il famoso trattato “oil for security” (petrolio in cambio di sicurezza militare), oppure il generale Mac Arthur che a bordo della corazzata Missouri riceveva l’atto di resa incondizionata del Giappone, ha invitato gli ospiti a bordo della portaerei Garibaldi, dopo un ipocrita pellegrinaggio sulla tomba di Altiero Spinelli a Ventotene.

L’esibizione di sfarzo e di spreco è cominciata all’aeroporto di Napoli Capodichino e qui per non avere il capo chino di fronte a De Magistris, ha pensato bene di fare solo una toccata e fuga: accoglienza ed onori militari agli ospiti e poi trasvolata in elicottero all’isola del confino.

Contemporaneamente la portaerei Garibaldi ha fatto rotta da Napoli verso Ventotene dopo aver imbarcato i seguiti delle delegazioni e circa 150 giornalisti, operatori radio TV, precettati per nascondere il nulla dell’ennesimo vertice inconcludente.

I tre del MAF (Matteo, Angela, François) nel primo significativo incontro del dopo Brexit avrebbero dovuto mettere sul tavolo i problemi della fragilità economica dell’Europa, della inconcludenza del piano Juncker, della crescente preoccupazione per il dilagare del terrorismo, delle ondate migratorie e della ripartizione in quote dei profughi, della complicazione dei rapporti con la Turchia, del dilemma libico e del ginepraio siriano nel disperato tentativo di individuare soluzioni praticabili, sostenibili e durature da sottoporre al vertice a 27 previsto tra meno di un mese a Bratislava.

La sceneggiata, in un momento di estrema crisi finanziaria dell’Italia, è costata vari milioni con l’impiego di non meno di 10 mila uomini di aeronautica, marina militare, capitanerie di porto, polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, corpi speciali antiterrorismo, servizi segreti ecc. L’area, da Napoli a Ventotene, è stata blindata con pattuglie aeree, con reparti di tiratori scelti e di polizia marittima.

Non ci poteva essere paradosso più stridente che quello di richiamarsi,  da una nave da guerra, intitolata per giunta a quell’eroe che nei suoi scritti definiva i governanti “cattivi, di pessima origine, per lo più ladra, dall’albero genealogico con le radici affondate nel letamaio della violenza” agli ideali di Spinelli, raccolti da tre giganti europei come Schuman, Adenauer, e De Gasperi.

La recita della conferenza stampa sul ponte della portaerei non ha fatto altro che sottolineare il profluvio di slogan e parole vuote. Ciascuno dei leader ha detto di convenire su tutti i punti all’ordine del giorno, ma con un’interpretazione nazionale: poiché tutti e tre saranno presto alle prese con le elezioni in patria, mentre parlavano di Europa pensavano al proprio elettorato e ai capisaldi non negoziabili della propria sovranità nazionale. Altro che manifesto di Ventotene sulla fondazione di un’Europa unita, un’Europa federale come gli Stati Uniti d’America.

Sarebbe spettato poi ai giornalisti, invitati gratuitamente a spese del contribuente italiano, il compito di tradurre ciascuno nella propria lingua, ad uso della pubblica opinione nazionale, gli slogan in certezze, gli annunci in fatti, nascondendo invece la disperazione per gli eventi di terrorismo che colpiscono alla cieca, le ondate di migranti, la crisi del perdurante ristagno economico, il rafforzamento dei movimenti e dei partiti xenofobi, l’affievolimento del sentimento europeo.

Per parte sua Renzi, che ha incassato il sostegno di tre grandi giornali esteri (Wall Street Journal, New York Times e Financial Times) non perché i loro direttori abbiano letto, capito e approvato la contraddittoria e raffazzonata riforma costituzionale, ma perché legati ai grandi banchieri ed alla grande finanza internazionale, sono timorosi che una sua bocciatura comprometta l’onorabilità del debito italiano, ha giocato la solita carta chiedendo flessibilità, cioè aumento del debito, e lanciando l’idea di un ministro delle finanze europeo, tipo Mogherini per la politica estera.

La cancelliera Merkel gli ha subito risposto, praticamente, picche rimandando la decisione al vertice a 27, saltando a piè pari ogni possibile impegno nell’incontro a due che è già previsto a Maranello a fine agosto. E Hollande non è stato da meno ritenendo inaccettabile qualsiasi cedimento prima delle elezioni francesi del 2017.

Renzi in due anni e mezzo di governo ha letteralmente scialacquato in provvidenze elettorali ben 30 miliardi tra bonus bebè, 80 euro al mese ai percettori di una determinata fascia di reddito (beneficio dal quale ha invece escluso i più bisognosi), riduzioni di tasse, sconti e incentivi a favore degli industriali alla Marchionne o alla Farinetti. Ha lasciato passare il treno del crollo del prezzo del petrolio e della precipitazione dei tassi di interesse, non ha messo a frutto del popolo il quantitative easing di Draghi e si ritrova ora con una crescita piatta dello zero virgola (la più bassa in Europa), mentre il debito pubblico ha segnato un nuovo record.

A dispetto delle dichiarazioni sarà uno scenario di cartapesta la creazione di battaglioni integrati di forze armate europee su cui si sono già improvvidamente sbilanciati Gentiloni e la Pinotti desiderosi di coprire la loro irrilevanza nello scacchiere mediterraneo con un’idea ritenuta geniale.

Quanto all’immigrazione e al continuo sbarco di profughi in Italia, immortalati dalle nostre TV come prova di accoglienza e di bonomia nazionale e poi lasciati allo sbando nelle stazioni ferroviarie e nei parchi delle città italiane, a bighellonare negli alloggi pagati dal Viminale a beneficio di gestori compiacenti o a delinquere nel sottobosco della criminalità organizzata, nessun passo avanti, a meno che non si ritenga un successo la dislocazione in Germania di soli 50 profughi economici.

Non poteva esserci epitaffio più eloquente di quello apparso sulla stampa britannica che ha definito la sceneggiata sulla portaerei Garibaldi come ininfluente ai fini del miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini europei.

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