A VIRGINIA RAGGI

a cura di paola giannone

A VIRGINIA RAGGI.

raggi

Cara Virginia,   Certo  non sei la fata dai capelli turchini (anzi, mora con gli occhi scuri, ma questo sarebbe il meno!),e  non hai la bacchetta magica, ma la Sindaca di Roma, eletta dai cittadini non per scrivere una nuova lunga serie di capitoli della favola di Pinocchio (sai quel bimbo di legno con il naso un po’ lungo per le troppe bugie, ma  per amministrare Roma.

Tutti i politici di parti avverse e la stampa, che ne è lo specchietto per le allodole, ma anche di più di una fronda, interna al M5s, inneggiano ai risultati che in tre mesi di Governo della città avresti dovuto raggiungere, con un semplice tocco di “bacchetta magica”, non raggiunti in oltre 200 anni di storia.

ROMA MODERNA

In scala assai più larga del fabbri-   care, si procede al negoziare dei ter-  reni, e la popolazione intanto manca  di case.   LUIGI PIANCIANI, sindaco di Roma,   21 aprile 1873

Chi restituirà a Roma le centinaia  di miliardi di plusvalore intascate   dai proprietari di terreno?   ANTONIO CEDERNA, gennaio 1962.

“Charles De Brosses così scriveva nel 1739: “Questa città, sebbene grande, non sembra affatto una capitale”. L’amministrazione pontificia fino al 1870 fu caratterizzata dall’”immobilismo”. Il Medioevo a Roma fini quando Vittorio Emanuele entrò al Quirinale (il 17 marzo 1861). Tutti, da Cavour ad Alessandro Manzoni, ma non solo, in un “monumentale affastellarsi di idee, teorie e discussioni” avevano deciso cosa Roma dovesse diventare, pure no avendola mai vista….   Roma era allora divisa in tre parti: una al di qua del Tevere, ne occupava l’ansa e il Campo Marzio, un’altra a Borgo e un’altra a Trastevere, senza un centro.  La Roma antica ne aveva uno nel Foro e, finito l’impero, nel 1870 era diventato campagna; quello della Roma medioevale e comunale era sul Campidoglio, ma nel 1870 le autorità municipali non avevano alcun potere… ,sottomesso e umiliato rispetto alle gerarchie ecclesiastiche. Il Papa infine aveva continuato per secoli a fare avanti e indietro tra Laterano e Vaticano, tra la sede del vescovato romano  e la tomba di San Pietro, senza però sentire la necessità di definire una strada chiara e sicura che unisse San Giovanni a San Pietro. In tutta la zona centrale abitavano[masked] persone. Pochi patrizi, poi il “generone”… cioè la borghesia, alta e bassa, che amministrava i beni dei patrizi, mentre i prelati amministravano quelli dei porporati; infine una grande massa di persone che vivevano di mendicità, di beneficenza di rimedi da[masked] a[masked] persone. Roma nel suo aspetto denunciava questa sua divisione in ceti. Alti i palazzi dell’aristocrazia: i Barberini, i Borghese, i  Doria… Tutt’intorno ai palazzi le case del popolo, estremamente misere: avevano quell’aspetto di tante case di campagna che oggi possiamo ritrovate a via del Teatro della Pace,… Forse avevano l’aria un po’ più cittadina tra Campo marzio e Piazza del Popolo, dove da due secoli costruivano gli ultimi arrivati tra i nobili e i primi arrivati della borghesia.

Nei primi anni del XIX secolo aveva preso corpo il più importante avvenimento urbanistico tra Sisto V e Vittorio Emanuele: il piano del prefetto francese Camille De Tournon, il primo piano regolatore di Roma moderna, non realizzato tra il 1809 e il 1814.  E’ qui che si inserisce la similitudine con il tuo Governo, Virginia.  “E cercò anzitutto di disporre gli strumenti tecnici per operare con metodi burocratici, non solo sull’aspetto formale della città, ma sulla sua organizzazione sociale ed economica. Partì perciò da un rilevamento statistico di Roma e da un contemporaneo rilievo topografico altimetrico. Il grande metodo del De Tournon è stato la ricerca di un metodo attraverso cui far uscire tutta la città dal suo atteggiamento passivo, dal suo passato trasformato quotidianamente nel presente…  De Tournon pensò alla necessità  di provvedere, sull’esempio di Parigi,  a un piano di risanamento dei quartieri, più poveri e malsani risolvendo insieme il problema del lavoro per gli abitanti… La mancanza di fondi e la difficoltà di reperire mano d’opera specializzata lo costrinsero a ripiegare su un diverso programma….previde due grandi parchi: il primo a sud, comprendente tutta la zona archeologica da Piazza Venezia all’Appia Antica, e il secondo a nord diviso in due parti: il Pincio e il Parco del Grande Cesare, da Porta del popolo fino a Ponte Milvio….  Così, ancora molti anni dopo, poteva risultare valida la descrizione di Roma, pubblicata a metà del Settecento nella celeberrima Encyclopêdie: “…I palazzi tanto vantati non sono tutti ugualmente belli, perché tenuti male; la maggior parte delle abitazioni private è miserabile. Il selciato è cattivo…le strade sudice e strette e non sono  spazzate se non dalla pioggia, che vi cade molto di rado… Si dia pure un cerchio di dodici miglia alle sue mura…”.

Cara Virginia,  La pianificazione, urbanistica e infrastrutturale, che deve tenere insieme il centro con le periferie, che negli ultimi 200 anni si sono estese a macchia d’olio, derogando sempre ai piani, in cerca di nuovi spazi per costruire, anche e, soprattutto, togliendo spazi ai servizi, pubblici e privati, deve essere il primo punto all’ordine del giorno per la riqualificazione della qualità della vita, rispettando i parametri e non facendo sconti a nessuno, valorizzando i Beni Culturali dei Fori Romani e non facendoli essere merce di scambio con operazioni  di marketing, promozionali dell’immagine della città, che non ha bisogno di questi mezzi per affermarsi come capitale d’Italia nel mondo, ma di un sistema di trasporti, efficiente e giusto, al servizio di oltre 3 milioni di cittadini che si muovono dal centro alle periferie e viceversa  ogni giorno, riqualificando l’offerta trasportistica, tagliando subito agli sprechi della Metro C, che non va da nessuna parte a tutt’oggi, ma cammina a tentoni. La lotta agli sprechi, attraverso un’attenta pianificazione degli interventi, ormai tutti urgentissimi, fornirà il denaro per uscire dall’emergenza trasporti, rifiuti, dalla carenza dei servizi pubblici essenziali, come gli asili nido, dando lavoro anche a chi non ce l’ha e restituendo qualità e benessere alla vita dei cittadini romani, che ti hanno eletto o che non ti hanno eletto e che sono il tuo primo obiettivo.

Buon lavoro, Virginia!   A riveder le stelle!

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