IL PRESIDE SCERIFFO

di salvatore cutullè     IL PRESIDE SCERIFFO

sceriffo
Oggi vi voglio parlare della situazione della scuola. Come ho avuto modo di dire in altra occasione (“RIFORMA DELLA SCUOLA” pubblicato su “La Voce del Savuto” del 27 giugno 2015) ogni ministro che arriva al ministero della pubblica istruzione vuole fare il “grande riformatore” e si arrabatta a inventarsi riforme e riformicchie coadiuvato dai solerti burocrati del suo ministero. La famigerata “riforma Gelmini” fatta dall’ultimo governo di Berlusconi ha dato un duro colpo alla scuola italiana, e altri colpi li sta assestando il governo di Renzi con la ministra Giannini. Molti insegnanti, che ancora possono dare alla scuola, delusi e disgustati, stanno cercando il modo per andarsene in pensione il prima possibile. Avrete sicuramente sentito parlare del “preside sceriffo”, padrone assoluto della scuola che si sceglierà da solo gli insegnanti, senza essere vincolato ad alcuna graduatoria. Dovrà essere il preside a valutare le capacità degli insegnanti e a decidere se vanno bene per la sua scuola. Non tutti i presidi sono d’accordo per gestire tutto questo potere. Adesso i presidi non hanno più tempo per occuparsi della gestione della scuola, perché sono impegnati ad interpretare i Sacri Testi delle circolari ministeriali. La scuola è affidata al vicepreside. La vicepresidenza è diventata come il pronto soccorso, impegnata a risolvere le più varie emergenze, con gente che va e viene di corsa. Questo potere assoluto potrebbe indurre qualcuno ad assumere gli amici e i parenti, indipendentemente dalle capacità. Ma vediamo un esempio di cosa potrebbe capitare da noi al sud (ma non solo al sud). Se un giorno il preside viene contattato da un mafioso che, minacciandolo, gli impone di assumere una determinata persona, il preside che fa? Una volta poteva ribattere che non poteva farlo, che lui deve seguire una determinata graduatoria. Che rischia di essere denunciato. Che gli insegnanti scavalcati possono fare ricorso. Adesso cosa può dire? Deve obbedire, altrimenti rischia, come minimo, di ritrovarsi la macchina bruciata. Riformare significa ri-formare, dare una nuova forma, ricostituire, ricomporre, migliorare una situazione. Questi “riformatori” invece stanno distruggendo la scuola italiana. C’è una burocrazia romana, arrogante e parassitaria, che pretende di gestire da Roma la scuola italiana. Gente che probabilmente in una scuola non è mai entrata. Ormai l’unica vera riforma possibile della scuola appare essere la chiusura del ministero. Questo ministero provoca solo danni. Se si chiude il ministero e si mandano i burocrati romani a lavorare in campagna (come faceva in Cina il presidente Mao), la scuola italiana si salverà da sola. Ormai questo ministero è diventato la palla al piede della scuola italiana. Un vagone frenato che impedisce al treno dell’Italia di andare avanti. Concludiamo con due fatti che sono successi in Calabria e Campania. Alcuni anni fa agli esami di maturità in una scuola della Calabria era stata nominata presidente della commissione esaminatrice una professoressa del nord. Un giorno si presenta a scuola il capo mafia locale per parlare con la presidente. Egli, sapendo di avere a che fare con una femmina, e per giunta del nord, crede di avere gioco facile. Dice alla presidente: “Oggi deve sostenere l’esame un mio comparuccio. Quando torno voglio sentirmi dire che ha superato l’esame”. La presidente non si scompone e gli risponde: “Io credo che ad un vero uomo, quale presumo lei ritenga di essere, bisogna dire sempre la verità. Pertanto, se supererà l’esame, io le dirò che lo ha superato, se non lo supererà le dirò che è stato bocciato”. Poi all’esame il ragazzo viene bocciato. Il mafioso si tiene il comparuccio bocciato, e zitto. Passiamo alla scuola della Campania. In questa scuola il preside come arriva, ogni mattina, entra velocemente senza guardarsi intorno e si chiude in presidenza, facendo finta di non vedere i bidelli che invece di stare dentro se ne stanno a bighellonare nel cortile. I bidelli sono collegati alla camorra e il preside non se la sente di rischiare di farseli nemici. Se il preside decide di far lavorare i bidelli, Renzi che fa? Manda l’esercito a proteggere il preside sceriffo?

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