DA FRANCOFORTE A SIENA LA LINEA DELL’IMBROGLIO

di giovanni grossi    DA FRANCOFORTE A SIENA LA LINEA DELL’IMBROGLIO 

 1. La grande banca teutonica

Parto dall’intervento di Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera del primo ottobre 2016 http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_02/banche-regole-cambiare-c981d3a8-8809-11e6-bf16-41bc56635276.shtml.

Trattandosi dell’articolo di una buona economista, figlia di un GRANDE politico ed economista, speravo avesse qualcosa da dire.

E – infatti – l’incipit sembra avviare un discorso serio.

Ve lo riporto integralmente “Il caso Deutsche ha scosso i mercati. L’incertezza questa volta non viene dalla periferia, ma dal colosso bancario della locomotrice europea, la Germania. Ma c’è un nesso tra la crisi del sistema bancario italiano, quella di Deutsche e le difficoltà in cui si trovano le altre banche tedesche, da Commerzbank alle più piccole? In realtà sono tutte storie diverse fra loro, ma stimolano una riflessione sul futuro del sistema bancario europeo, sulla visione strategica che ne abbiamo e l’adeguatezza degli strumenti che ci siamo dati per governare la transizione verso il domani. Transizione difficile e piena di potenziali incidenti di percorso. La Deutsche è l’unica grande banca di investimento rimasta in Europa. Anche astraendoci dalla scarsa trasparenza del suo bilancio o dai problemi penali in cui è invischiata, il suo modello di business non funziona più.”.

Dopo di che il nulla.

Una blanda perorazione all’Europa (quale?) perché decida qualcosa (cosa?).

Inoltre nel brano che ho citato c’è una definizione che considero non calzante: “La Deutsche è l’unica grande banca di investimento rimasta in Europa.”.

In realtà, la DB è sta una Banca che ha sempre ricercato a cazzo ciò che voleva essere, alla faccia del teutonico pragmatismo decisionale. Da grande banca d’affari, in un delirio di onnipotenza, ha tentato di fare di tutto, anche entrando in campi in cui, nella stessa Germania, ma in genere in Europa, ordinarie banche commerciali sono già presenti.

Parlo del mercato retail, cioè della gente comune: i piccoli risparmiatori.

In Germania quel mercato è “militarmente” occupato da tante banchette pubbliche che notoriamente non brillano per efficienza, ma raggiungono la “gggente” per offrirgli servizi bancari ordinari e tanto piccolo potere politico. In fin dei conti, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista in Germania esistono ancora, fatti “come al buon tempo antico“.

Ciò malgrado, DB decise di essere anche banca generalista che ricercava il retail; scelta non lungimirante, visto che aprire filiali rivolte al piccolo pubblico indistinto costa tanto ed è difficile combattere con chi ha il supporto della politichetta locale e, quindi, gioca con carte sporche sul mercato.

In Italia, per un certo periodo, ha avuto addirittura Vincenzo De Bustis (VDB per gli amici) come AD, uomo che da Banca 121 al Montepaschi ha fatto della vendita prodotti retail la sua cifra. Per inciso, VDB è stato l’ultimo AD banchiere vero in MPS, prima del grande nulla di Mussari, che è riuscito a distruggere in pochi anni una lenta costruzione di secoli. Qualsiasi cosa si possa pensare, VDB è stato uno degli ultimi banchieri veri che il nostro paese ha avuto; nel bene e nel male.

Oggi ne rimangono solo nelle banche private, dove l’unica eccezione è rappresentata da Castagna in BPM e da alcuni banchieri di Popolari o di BCC minori.

Per Veneto Banca si è dovuti andare a ricercare Beniamino Anselmi, che non è certo un giovinotto, e potrebbe godersi la pensione invece di andare a rimettere la testa nelle fauci di un leone pazzo.

Dopo l’uscita di VDB la fine. Il settore DB retail in Italia è morto in maniera inesorabile, presto seguito dalle stesse strutture della casa madre.

Ecco la cessione della rete italiana a CheBanca descritta sul Sole24ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-12-02/a-chebanca-rete-retail-barclays-italia-163306.shtml?uuid=ACZsWhlB).

Ed ecco le dismissioni teutoniche: http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/04/27/news/deutsche_bank_corre_ai_ripari_ristrutturazione_da_3_9_miliardi-112943867/?rss&refresh_ce.

E qui termino il breve riassunto di un fallimento pervicacemente perseguito.

MA PARLIAMO DI DERIVATI!!!!!

Infatti, DB si vanta di essere banca d’affari.

In realtà essa siede su una montagna di derivati a rischio. Decine di milioni di euro. Non do la cifra esatta perché il valore cambia giorno per giorno, secondo l’oscillazione di borsa. Però, tanto per dare un ordine di grandezza, c’è chi ha detto che: “Deutsche Bank is sitting on more than $75 Trillion in derivatives bets(BETS!!!), paragonandola a Lehman Brothers (http://www.zerohedge.com/news/2015-06-12/deutsche-bank-next-lehman). Tanto per dare una plastica pietra di paragone, queste sono cifre da PIL di una grande nazione.

Questo, senza contare i junk derivatives che DB ha sparso sul mercato, ad esempio ad Italease (bel crack da 700 milioni) http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/01/italease-tuffa-derivati.shtml?uuid=b15058b0-cd94-11dc-bdd6-00000e25108c&DocRulesView=Libero.

Insomma, DB nella sostanza non è questa gran banca che vuole apparire (carino come understatement vero?).

E non dite che non ve lo avevano detto: http://www.panorama.it/economia/aziende/deutsche-bank-tutti-problemi/.

Oggi, poi, si viene a sapere che sono state truccate le carte anche negli stress test della BCE. Il Sole24ore, infatti, citando il Financial Times scrive: “i dati di Deutsche Bank, prima banca privata tedesca, sono stati “gonfiati” da una concessione speciale da parte della Vigilanza unica della Bce, in quanto includono i proventi, circa 4 miliardi di dollari, dalla vendita della quota nella cinese Hua Xia anche se l’operazione non era ancora stata finalizzata a fine 2015, e cioè alla data ufficiale di chiusura dei bilanci ai fini degli stress test. (…) La nota a piè di pagina per Deutsche Bank precisa che si tiene conto della vendita di Hua Xia «che sarà chiusa nel 2016», in totale contrasto con le regole ufficiali.” http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-10-10/deutsche-bank-trattamento-favore-vigilanza-bce-stress-test-153232.shtml?uuid=ADBFjXZB

Questo in contrasto con quanto deciso per altri istituti di credito, che anch’essi avevano deciso, ma non finalizzato, dismissioni nello stesso periodo: è il caso per esempio della spagnola Caixabank che ha venduto le attività all’estero alla capogruppo Criteria Holding per 2,65 miliardi di euro in marzo ma non ha potuto includere l’impatto dalla cessione nei dati.” (art. Cit.).Ma si sà, gli spagnoli sono peones e poi non c’è più il caro amico “Caudillo”.

In un mondo normale sarebbe montato un grande scandalo con doverose dimissioni alla BCE.

Invece nulla.

La sudditanza alla Germania è oramai un dato acquisito.

Altro che Anschluss.

Hitler era una testa di cazzo.

Il metodo giusto per avere l’egemonia è mettere in ginocchio gli altri paesi perché le camere a gas se le facciano da soli.

Se poi rimangono alcuni paesi ricchi ma non allineati basta far eleggere prima Sarkozy e poi Hollande.

Ora, comunque, la Germania è di fronte a un brutto dilemma: dopo aver fatto la voce grossa sulla necessità di non fornire aiuti di stato, si trova nella condizione di dover intervenire ma non poterlo fare.

Ma dovrà farlo.

Prevarrà l’anima nazista o quella democristiana?

2. La più antica banca del mondo distrutta in allegria in poco tempo (Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini)

Riprendiamo ora un argomento su cui mi sono già intrattenuto in queste pagine, lo scempio fatto del Monte dei Paschi di Siena (MPS) per esaminarne le ultime peripezie, che vedono alacremente il governo impegnato a fare cose che in una nazione seria, con un governo serio e un vero senso dello stato, non farebbe.

O meglio, visto che la realpolitik è sempre un’arte ancor più difficile della politica in genere, in una nazione seria, con un governo capace, le cose non sarebbero state fatte così male e con tanta platealità.

Per gli ultimi fatti lascio la parola a Ferruccio De Bortoli intervenuto sul Corriere della Sera di domenica 2 ottobre 2016, che, guarda caso, si intitola “Un’opaca vicenda bancaria”.

E se lo dice il “Corrierone”

Cito brandelli, facendo rimando all’intero articolo per gli stomaci forti (http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_03/opaca-vicenda-bancaria-ce60bb2c-88d7-11e6-b4f3-799d61076f6b.shtml).

Primo brandello: Cominciamo da una telefonata. È il 7 settembre. Il ministro dell’Economia Padoan, su incarico di Renzi, chiama il presidente Massimo Tononi, per dirgli «da ambasciatore» di licenziare l’amministratore delegato Fabrizio Viola. Il Tesoro ha solo il 4 per cento della banca quotata in Borsa. Tononi non gradisce la procedura irrituale e qualche giorno dopo si dimetterà. Fa presenti le difficoltà di trovare – nelle condizioni particolari in cui versa la banca che pure oggi guadagna – un sostituto. Il ministro gli dice che il nome c’è già. E’ Marco Morelli, professionista molto apprezzato ma con un passato nell’istituto senese”.

Secondo brandello: La forzatura è figlia di un accordo tra il governo e la banca americana Jp Morgan del quale non sappiamo nulla. Renzi incontra a pranzo a palazzo Chigi il numero uno Jamie Dimon su sollecitazione di Claudio Costamagna, presente l’ex ministro Vittorio Grilli, oggi in Jp Morgan. Una delle più grandi banche d’investimento mondiali promette di impegnarsi nell’aumento di capitale di Siena, nella concessione di un finanziamento ponte (bridge financing) finalizzato alla successiva cartolarizzazione dei crediti in sofferenza (non performing loans). Agli americani Viola non piace, preferiscono Morelli che ha lavorato con loro. La Bce non gradisce la sostituzione.

Terzo brandello:Il prestito guidato da Jp Morgan però sarebbe concesso con la garanzia di tutti i non performing loans. Se qualcosa dovesse andare storto, la banca d’affari si prenderebbe tutti i 28 miliardi a un prezzo effettivo di 18 centesimi contro i 33 riconosciuti alla banca, di cui 27 pagati subito. Il margine di guadagno potenziale sarebbe elevatissimo. E Atlante, cui partecipano 69 istituzioni italiane, compresa la Cassa depositi e prestiti con i soldi del nostro risparmio postale, perderebbe tutto.

Quarto brandello: JP Morgan è istituzione seria. Ma un po’ più di trasparenza nei rapporti con il governo e nella ristrutturazione del capitale Mps appare opportuna, specie tenendo conto che la banca americana sarà impegnata anche nell’aumento di Unicredit. Tra i tanti dubbi che questo caso solleva, ci rimane da capire quali consigli darà Jp Morgan alla sua clientela nello scegliere tra i titoli dei due istituti, Mps e Unicredit. E se poi, nello sbrogliare la matassa di Siena, non avrà alcun ruolo chi confezionò, in Jp Morgan, ai tempi di Mussari e Vigni, il famoso, o meglio famigerato, strumento finanziario «Fresh» per l’acquisto da parte di Mps di Antonveneta. Uno strumento complicatissimo che permise alla Fondazione Monte Paschi di mantenere il controllo a Siena, però con soldi a debito. Operazione che ottenne l’avallo dello stesso Grilli, allora direttore generale del Tesoro con supervisione delle Fondazioni. I guai cominciarono lì. La memoria del Paese è corta. Quella di risparmiatori, azionisti e lavoratori delle tante banche coinvolte un po’ meno. Rinfrescarla fa bene a tutti.

Signori!

Quel che leggete è un rappresentante tra i più autorevoli (e, devo dire, tra i più coraggiosi e non servile) dell’establishment; non un grillino qualunque come colui che scrive queste quattro fesserie che state leggendo.

Ovviamente, le asserzioni e i fatti esposti nell’articolo rientrano nella sfera di responsabilità di Ferruccio De Bortoli.

Io li prendo come esposizioni, naturalmente fatte da un giornalista di vaglia.

Comunque, questo mio caveat autotutelante probabilmente è inutile.

Infatti, un paio di giorni dopo quell’articolo, Padoan fa una smentita non smentita sullo stesso giornale, prontamente ripresa dalle agenzie. Egli, invece di confutare le asserzioni, senza entrare nel merito asserisce che: “Questo governo ha scelto il ruolo del facilitatore attivo, nel rispetto del mercato e dell’autonomia dei soggetti privati”.

Facilitatore attivo !?!?!?!?!?

Orribile locuzione che autorizza ogni cattivo pensiero (e che fa rimpiangere gli strani ossimori di Aldo Moro, come le “convergenze parallele”, che avevano ben altro spessore culturale. Altri tempi. Altri Uomini. Altra cultura. Anzi CULTURA, cosa che oggi manca).

La bruttura dei fatti la può comprendere da solo chiunque.

Non ho voglia di entrare nel merito politico che è solo squallore.

E’ però necessario entrare nel merito tecnico, per cui vi chiedo TANTA pazienza, perché un po’ di nozioni ve le devo propinare.

Da sempre, nei sacri libri della Banca d’Italia, esiste una cosa che si chiama sana e prudente gestione.

Questa caratteristica nasce da una grande autonomia del consiglio di amministrazione, guidato da un presidente che ha l’obbligo garantire dialettica, perfetta informazione dei consiglieri e supervisione, acciocché qualunque decisione la banca assuma e qualunque cosa avvenga in azienda sia nei canoni della normativa bancaria ed avvenga con la piena consapevolezza di ogni attore (anche del piccolo capo-filiale che concede un piccolo fido a ragion veduta).

Insomma, si vuole che non vi siano decisioni stupide o, peggio, eterodirette.

In più, i consiglieri devono essere dotati di ampie conoscenze tecniche, variate all’interno dell’Organo di governo.

Praticamente la normalità in Italia. Cioè: la normalità rappresentata dal mancato rispetto di tali requisiti.

Nel caso in specie, infatti, l’autonomia del Consiglio di amministrazione è stata completamente violata.

L’intervento di un esponente importante del Governo, il Ministro dell’Economia, probabilmente autorevolmente supportato, che mette il suo peso politico per far prendere una decisione che un qualsiasi socio di minoranza con circa il 4% non potrebbe passare, è una distorsione violenta del processo decisionale.

In pratica, il Governo, con solo il 4%, gestisce una Banca già di suo disastrata dalla cattiva politica del PD senese.

Il tutto, per imporre un nuovo Amministratore Delegato che era già un alto dirigente quando il MPS ha adottato le decisioni che lo hanno disastrato (i famosi derivati, guarda caso, fatti anche con l’ausilio di DB, vedi la coincidenza. http://www.panorama.it/economia/aziende/mps-deutsche-bank-perche-sono-collegate-tra-loro/).

Il tutto, ancora, con l’allegra partecipazione di ex grand commis di stato.

Consentitemi, a questo punto, di fare una citazione della normativa, perché credo che possa servire per far comprendere appieno la gravità di quanto accaduto.

La circolare 285 della Banca d’Italia, che recepisce le novità della normativa europea e le trasforma in “Istruzioni di vigilanza” (cioè norme) nella Parte Prima – Recepimento in Italia della CRD IV; Titolo IV – Governo societario, controlli interni, gestione dei rischi; Capitolo 1 – Governo societario; Sezione II – Sistemi di amministrazione e controllo e progetto di governo societari, così recita “I vertici dell’impresa bancaria assumono un ruolo centrale nella definizione, sulla base di un’attenta valutazione delle specifiche caratteristiche aziendali, di assetti di governo societario idonei ad assicurare il perseguimento di detti obiettivi.”

Alla successiva Sezione V, Funzionamento degli organi, flussi informativi e ruolo del presidente, definendo, appunto, la figura del Presidente si dice che “Il presidente del consiglio di amministrazione svolge una funzione cruciale per garantire il buon funzionamento del consiglio, favorire la dialettica interna e assicurare il bilanciamento dei poteri, in coerenza con i compiti in tema di organizzazione dei lavori del consiglio e di circolazione delle informazioni che gli vengono attribuiti dal codice civile”.

Di fronte a tutto ciò, non sembra che la Vigilanza si sia mossa o abbia intensione di muoversi. Oramai, da grande riserva di civil servant, la Banca d’Italia assume un ruolo sempre più opaco, coi vertici impegnati a pubblicare tanti testi di orazioni (pardon: interventi in convegni o audizioni) e poche risposte a tutela del comune risparmiatore e del comune interesse. Questo, malgrado la presenza di un corpo ispettivo ancora di grande qualità, in grado di “dare la pista” a qualsiasi altra vigilanza del resto del mondo.

Orbene!

A fronte di tanto strame della legge, anche in questo caso nessuna sollevazione.

Capisco che all’inclita e al volgo queste cose, più che ostiche, siano letteralmente non note.

Ma molte persone, non solo tra gli addetti ai lavori, avrebbero dovuto sollevarsi, attesa non solo la gravità del fatto, ma anche il nefando precedente creato da un governo che di banche e potere si occupa fin troppo (e, soggiungo, fin troppo male).

Invece di nuovo niente.

Solo qualche voce nel Movimento 5 Stelle (e, ribadisco, “qualche”).

La Senatrice Laura Bottici e poco altro.

Ho il serio sospetto che sulle banche si possa giocare un grande gioco di scambio che sotterraneamente rinserra alleanze politiche anomale sporche per inconfessabili interessi di bottega politica.

Almeno in questo in Germania sono migliori. Le Landesbank e le Sparkasse sono palesemente strumenti di potere, come lo erano le Casse di Risparmio in Italia.

Nessun infingimento; solo violenta dimostrazione di potere.

In più, probabilmente il MPS può essere una bella unità di scambio con la salvezza di DB, con soddisfazione Tedesca, che evita una umiliazione, e l’apertura ai fondi Qatarini che sulla DB stanno perdendo e, quindi, possono essere ristorati con un po’ più di potere, tradotto in più azioni, in Germania e in Italia.

Chissà se vedremo la contrada della “Palma da dattero” correre, con palandrana bianca fluente, nel prossimo Palio?

3. CONCLUSIONI

Sconforto!

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