LA FRAGILITA’, SINONIMO DI MANCANZA DI PROGRAMMAZIONE E PIANIFICAZIONE: TERREMOTI, DISSESTI E INQUINAMENTO

di natale capodiferro

TERREMOTI E DISSESTI, UN PAESE SENZA PROGRAMMAZIONE E SENZA PIANIFICAZIONE DELL’ASSETTO DEL TERRITORIO
FASCICOLI DEI FABBRICATI(pubblici e privati)
FASCICOLI E MAPPE GEOLOGICHE E SISMICHE(delle regioni e dei comuni) E DEI SITI INQUINATI/INQUINANTI
ALFABETIZZAZIONE TERREMOTI, DISSESTI E INQUINANTI

dissesti-e-terremoti

Basterebbe il titolo e i sottotitoli a farci capire in quale situazione capziosa e kafkiana si sia messa l’Italia, questo Governo Italiano che mescola marketing e piagnistei solo per elemosinare defcit e debito.
Si badi, non per dare ai terremotati e ai dissestati una programmazione degna di questo nome- e QUINDI UN FUTURO, ma per avere qualche spicciolo e finanziarie approvate dall’E.U.!

Il problema è : serve una vera pianificazione sinergica del territorio, a qualsiasi livello, che basterebbe altrimenti dire ambientale.

Non una semplice programmazione economica come #ITALIASICURA(altra commissione spendisoldi per nulla) ci dimostra, fine a se stessa e senza traguardi temporali e di assetto del territorio, se non nell’immediatezza delle cifre da coprire per il fabbisogno dei danni.

Una vera programmazione che si identifichi con una PIANIFICAZIONE AI FINI DELL’ASSETTO (ED USO) DEL TERRITORIO.

Sarà difficile far ciò! Sicuramente ci vorrà del tempo e competenze, e sicuramente la scatole cinesi della varie amministrazioni preposte e dei molteplici ministeri e enti scientifici e di ricerca collegati dovranno essere aperte, riallocate(gli uffici dedicati) per sviluppare un’estrema sintesi progettuale pianificatoria.
Sintesi che preveda tutti “gli elementi e i fattori” che vi intervengono, dai terremoti ai dissesti idrogeologici, dall’ambiente all’agricoltura, dalla scuola alla cultura, dalle sovrintendenze all’arte, dalla formazione alle professionalità.
Tempo non ce ne è più, se si rimane nella consuetudinaria abitudine politica di far scivolare gli eventi e le notizie ad essi afferenti, altri catastrofi avverranno.

Il processo progettuale pianificatorio dovrebbe interessare quindi sia i ministeri della P.A.(per la velocizzazione sicura ed esauriente delle pratiche) che dello Sviluppo Economico(per le risorse e le imprese); il ministero dei Lavori Pubblici(per la formazione vera e propria del PIANO di ASSETTO e la relazione/mediazione tra gli enti regionali, provinciali(?) e comunali) in coordinamento con il MIUR (scuole e Università, dall’alfabetizzazione da inserire nelle scuole come modello culturale di prevenzione alle ricerche sulle reali possibilità edificatorie nelle zone a rischio); il ministero dell’Ambiente( per la specificità delle normative europee e italiane in campo strettamente ambientale-tra cui anche i siti inquinati/inquinanti- da perseguirsi nei piani urbanistici in modo sinergicamente-e concomitante- a quello dei rischi) in stretta relazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali(al quale va la stretta osservanza dei parametri archeologici/artistici /ambientali-di paesaggio nella struttura formativa del piano); il ministero delle politiche Agricole alimentari e forestali (per la verifica della sostenibilità e sfruttamento del territorio e del mare e delle foreste) in diretta relazione con la pianificazione urbanistica.

E’ giocoforza avere tutte le parti del territorio connesse allo sviluppo di tale piano, come è (anzi non lo è attualmente) normale, nella situazione specifica italiana, partire da una sinergia dei vari ministeri. Senza la relazione tra i vari ambiti difficile sarà la comprensione, la realizzazione, la formazione e l’informazione. Il problema a monte non è tanto il finanziamento, chi non l’autorizzerebbe? Ma una attenta programmazione continua e perpetua(che lo contenga) che abbracci tutti i campi. E’ fortemente auspicabile, la costituzione di un TEAM, ai fini del piano di assetto, per il sismico, dissesti, siti inquinati/nti, agricoltura, poichè tutto è collegato all’uso e sfruttamento del territorio. Sarebbero necessarie una serie di interazioni che escludano categoricamente uso del territorio in quelle zone da riprogettare in chiave ambientale. Evitare assolutamente di mantenere in essere i “compartimenti stagni” così come sono oggi costituiti dalla politica e gli effetti ad essi connessi.

Il Piano dovrebbe tendere allora alla redazione di documenti unici certificati, che dal piano nazionale discendono, sino a quelli comunali, in cui, oltre ai vincoli consolidati dalle varie normative nazionali e regionali ed europee, vi siano una serie di dati che dicano esplicitamente << qui c’è questo fenomeno e quest’altro e quest’altro ancora>>. Dati che, poi tradotti, possono significare diniego o parziale diniego o inedificabilità assoluta e prescrizione per quelle aree interessate dai fenomeni che vi risultano.

Immagino, per esempio, una delle aree più degradate dall’Abruzzo, Bussi, lì ci sono terreni edificabili e già costruito, chi costruirebbe(vivrebbe o continuerebbe a vivere) se ci fosse una normativa sanitaria/ambientale da seguire prima ancora che quella dipendente dalla disciplina urbanistica. Altro esempio, se avvenissero delle alluvioni(bombe d’acqua) come ci sono state, e così come per i terremoti, in un determinato territorio con specifiche zone edificabili, come sarebbe possibile costruire se non eliminando le cause future di un alluvione? O meglio, come edificare quell’edificio in funzione sia della difesa sismica che alluvionale?

Ecco, in sintesi qui non si vuole andare nel particolare, le normative già ci sono, ma metterle tutte insieme per far sì che quando si guarda ad un determinato intervento su dei pezzi di carta, questi siano eloquenti in tutte le possibili varianti. Ciò, d’altronde, farebbe molto comodo alle amministrazioni, in quanto avrebbero a disposizione un quadro definitivo(a meno di variazioni temporali) che agevolerebbe le concessioni saltando anche le conferenze di servizio.

Il Team(e sottoteam) deve individuare le aree sottoposte a tutti i vari rischi e predisporre, per prima cosa, la protezione attraverso la prevenzione, proprio in quelle aree. Poi , individuare cosa fare per queste zone per renderle sicure e, una volta identificato il progetto migliore, definire per questo gli interventi o non definirli affatto se quell’area è pericolosa. Il Team e sottoteam che dipendendo dai vari ministeri e dalle regioni e dai comuni, specificano, anche attraverso il lavoro di ricerca universitario, le tipologie dei lavori possibili.

Le amministrazioni comunali dovrebbero impegnarsi ad adottare ed approvare subito i Fascicoli dei fabbricati (pubblici e privati) senza perdere altro tempo.

Così come le Regioni, tutte insieme, realizzare i loro Piani introducendovi le varie necessità ambientali come vere situazioni di inedificabilità(oggi escluse e presenti solo come vincolo)insieme con le Mappe del Rischio sia IdroGeologico che Sismico che SITI INQUINATI/NTI(sempre attualizzate).

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Un pensiero su “LA FRAGILITA’, SINONIMO DI MANCANZA DI PROGRAMMAZIONE E PIANIFICAZIONE: TERREMOTI, DISSESTI E INQUINAMENTO

  1. Ripeto la mia idea peregrina che non lo è. Fare commissioni a ripetizione per programmare, significa solo spendere senza appendere. Bisogna assumere tecnici che siano responsabili in prima persona dei lavori antisismici che vanno a fare. S’inizia con uno, poi si passa a due etc etc e si sistema il territorio di appartenenza e l’evento saggerà la bontà o l’incompetenza senza simatie. Le nomine governative sono clientelari e il contatto centralizzato è dispersivo. Ogni Comune deve fare da se. Possibile che abbiamo passacarte e non tecnici operativi? Guardiamo al necessario e togliamo il superfluo.

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