IL FINANCIAL TIMES CI PRENDE PER I FONDELLI?

di Giovanni Grossi   IL FINANCIAL TIMES CI PRENDE PER I FONDELLI? 

Mai lette tante cazzate in poche righe: La Repubblica “Referendum, nuovo affondo del Financial Times: “Con il No a rischio fino a 8 banche italiane” (http://www.repubblica.it/economia/2016/11/27/news/referendum_nuovo_affondo_del_financial_times_con_il_no_a_rischio_fino_a_8_banche_italiane_-152978861/?ref=HRER1-1).

Purtroppo sono bestialità che sono riferite da una testata (una volta) autorevole e in Italia amplificata da un’altra testata che era autorevole ma oggi è un “house organ” di Renzi che non prova vergogna, nemmeno davanti a menzogne insostenibili come questa.

Andiamo velocemente nel merito, che proverò a spiegare in termini semplici.

Le famose quattro banche: Etruria, Marche, Carichieti e Cariferrara.

Le prime tre sono oramai quasi sicuramente nell’alveo di UBI Banca.

È notizia di venerdì che la BCE ha dato un primo parere favorevole di massima al piano di fusione. Questo piano è tecnicamente complesso, quindi si dovranno approfondire molte cose, ad esempio gli aspetti fiscali, ma la via è intrapresa.

Se problemi arriveranno, e di sicuro ne arriveranno, avranno ad oggetto l’eccesso di personale derivante dalla sovrapposizione delle direzioni e delle filiali vicine, nonché dall’emergere di nuove perdite su crediti, che già si fanno sentire.

Che c’entra il referendum in tutto ciò?

Quanto a Cariferrara, la sua situazione è tale che proprio nessuno la vuole.

Sono mesi che si sa.

Altro che referendum; il problema è l’eutanasia.

Il Monte dei Paschi di Siena

Il Monte dei Paschi inizia oggi (lunedì 28 novembre 2016) il faticoso tentativo di aumento di capitale.

Prima di tutto deve convincere i possessori di obbligazioni convertibili a trasformarle in azioni. Solo che non tutti lo vogliono fare, perché oramai la gente preferisce avere quel poco valore in mano, piuttosto che trasformarlo in una azione che può crollare miserrimamente.

Certo, in questo una aspettativa di turbolenza può allontanare gli investitori, ma non penso proprio che questo sarà un problema di MPS.

Questa banca, infatti, ha subito tali e tante manipolazioni politiche che è percepita in genere come insicura.

In più, gli ultimi giochetti del governo con J.P. Morgan, che hanno fatto allontanare Corrado Passera in malo modo, sono state ben percepite dal sistema.

Quindi eventuali risparmiatori, come i fondi esteri già scottati in Unicredit, se entreranno sarà solo in base a trattative riservate che giocheranno tra tecnico e politico.

Queste si potranno fare pure dopo.

Anzi, se vi fosse il paventato governo tecnico, per questo ulteriore mezzo inciucio sarebbe meglio di un inaffidabile Governo Renzi, già schierato su una scelta.

Carige

La situazione di Carige è pessima da tempo.

Ha rifiutato a inizio 2016 una offerta del fondo americano Apollo e la cosa è finita addirittura a carte bollate incrociate tra giugno e agosto.

Nel frattempo, il nuovo management è stato capace di esprimere solo questo NO e nessun SÌ.

L’imprenditore Malacalza è riuscito a prendere la maggioranza ma, a fronte delle richieste di BCE di aumento di capitale, assolutamente necessario, non può onorare da solo e potrebbe perdere lo scettro.

La banca, nel frattempo, continua a tirare fuori crediti che non vanno.

Altro che instabilità governativa.

Per salvare Carige ci vorrebbe un nuovo socio che entri armato di tanti soldi per rilanciare, ma anche di un’armata di boscaioli.

Con una banca così grossa e con problemi così gravi non è che tutti ardano dalla voglia.

Certo, problemi di sistema sulla situazione di Carige influiscono, ma non è una instabilità contingente a preoccupare, sono le condizioni generali del paese e la cronica difficoltà ad intervenire sul personale, non necessariamente per licenziare, ma anche solo per convertire e spostare.

Insomma, il problema è sistemico, non temporaneo, e Carige, sia detto con brutale franchezza, potrebbe anche non meritare un salvataggio, come Carife.

Si vendano gli asset buoni a qualche altra banca e il resto vada in liquidazione.

Potrebbe essere una idea dolorosa ma non peregrina.

Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza

Manco entro in argomento tecnico.

Vista la situazione di degrado ulteriore che si legge ogni giorno.

Visto che Atlante è allo stremo delle forze finanziarie (e potrebbe avere l’ultima botta da MPS).

Visto che il Presidente di Veneto Banca, Beniamino Anselmi, si è dimesso.

Visto che si parla già di un nuovo AD a Vicenza, perché quello seminuovo evidentemente non è più percepito come adatto.

Ma pensate che sia l’instabilità di Renzi & Co. ad essere un problema?

Non sarà che, vista la zona, sia il caso di andare in processione al Santuario di Monte Berico per chiedere la grazia?

CHE SI SMETTA DI PRENDERE PER IL CULO I CITTADINI CHE QUESTE COSE NON LE POSSONO SAPERE E QUINDI SONO FACILMENTE SPAVENTABILI.

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