SISTEMA BANCARIO? ADESSO NON CERCHIAMO SCUSE Gli errori di questo governo, lo stato delle cose e una piccola amara appendice sulla Vigilanza

di Giovanni Grossi  SISTEMA BANCARIO? ADESSO NON CERCHIAMO SCUSE Gli errori di questo governo, lo stato delle cose e una piccola amara appendice sulla Vigilanza  

MPS

Il MPS fa slittare il piano di ricapitalizzazione.

Colpa del Referendum?

NO ovviamente!

Colpa della cattiva qualità della operazione varata e, sopratutto, del folle intervento governativo, ancor più aggravato dalla grazia da elefante in cristalleria dei modi utilizzati, che ha spostato una questione eminentemente tecnica su un piano diverso, quello politico, del tutto inadatto alla risoluzione di una grave e radicata crisi provocata proprio dalla politica deteriore del PD.

Ma prima di dare pochi dettagli tecnici (non più di un paio, giuro!) capiamo perché, secondo me, il referendum non c’entra con la crisi.

Come vedremo, il piano è talmente pasticciato che, qualsiasi possa essere l’esito, era già chiaro che la cosa non sarebbe andata piana.

Certo, la sconfitta al referendum offre al Premier, e al suo inadatto braccio economico Padoan, un’ottima scusa per sfilarsi.

Infatti, sembra che il grande guru Jim Messina, a margine della (non) trionfale marcia elettorale avesse giù preparato un discorso per la via d’uscita di
Renzi, se avesse vinto il Sì: “Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”.

Vi sembra un discorso che avete già sentito, magari al cinema?

Può essere: d’altronde, uno spin doctor che riesce far perdere in pochi tempo Cameron, Hillary e Renzi non è che sia così in gamba. Da qualche parte deve pur scopiazzare per sopravvivere.

Ma veniamo al piano.

Come promesso, senza entrare in grossi particolari, guardiamo la genialata maggiore: l’invito ai risparmiatori a trasformare le obbligazioni in azioni.

Coloro che hanno fatto questa scelta quanto hanno valutato il fatto che non tutti possono convertire?

Si tratta infatti di trasformare uno strumento già di per se a rischio in uno più pericoloso.

Non credo che il postino in pensione che ha già preso una tramvata dalle obbligazioni Etruria voglia (ammesso che possa) dichiararsi un grande investitore professionale speculativo.

Quindi, siccome le norme vietano di vendere titoli inadatti a persone semplici, a meno di non precompilare false dichiarazioni, la mela offerta aveva già il suo baco.

Anzi aveva un baco bello ciccione visto che anche investitori istituzionali hanno preso in considerazione l’idea non convertire tutto, per conservare almeno un po’ di titoli che rendono qualche soldo certo, qualora l’azione crolli ulteriormente (rectius: dovrebbero rendere, se non succedono altri disastri).

Tralasciamo qui l’unica convenienza presente, rappresentata dai vantaggi a favore di JP Morgan e degli altri consulenti, che hanno emesso subito le fatture (come, sia chiaro, è giusto che avvenga).

Attendiamo che lo Stato intervenga.

E, intanto, andiamo oltre.

ATLANTE, BPV, VENETO BANCA

E HO DETTO TUTTO!

Per chi si fosse perso le mie puntate precedenti, riassumo.

Atlante è quella società di gestione che ha creato dei fondi per gestire banche decotte (allo stato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e per comprare crediti in sofferenza, quelli che il milanish sono definiti NPL (non performing loans).

Guarda caso, tra questi ultimi vi dovrebbero essere quelli del MPS.

Orbene, Atlante ha oramai speso o impegnato tutti i soldi, che non è riuscito nemmeno a raccogliere nella misura sperata.

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono costate un dissanguamento inaudito, visto che i piani di aumento di capitale sono andati deserti.

Infatti, chi aveva voglia di dare altri soldi ad aziende delle quali non si vede il fondo della voragine, tra NPL in costante emersione, molti irrecuperabili perché ingenti quantità di soldi sono dati per comprare azioni (per intenditori della materia: c’è anche Alfio Marchini in BPV) e strascichi legali dagli esiti imprevedibili (conditi da interessi di varie procure)?

Nel frattempo, a Veneto Banca si è dimesso il Presidente Beniamino Anselmi, vecchio banchiere (anche anagraficamente) di razza. Di quelli che non ne fabbricano più.

Si è dimesso in aperto dissenso con la gestione di Atlante, dicono i pettegolezzi.

Anche l’AD di BPV si è dimesso i giorni scorsi. Era arrivato con l’ultimo disperato tentativo di Zonin di salvarsi con un onesto contabile. Peccato che sarebbe servito qualcosa di più.

Oggi sarebbe bello sapere qual è la condizione della Banca, viste le brutte voci che si susseguono.

Nel frattempo, Fabrizio Viola, malamente estromesso dal MPS, arriva a BPV (anzi, ritorna) come AD.

Potrebbe anche unire la carica con l’altra a Veneto Banca in vista di una fusione.

E’ un buon banchiere.

Se lo si lascia lavorare, senza intromissioni politiche e senza presidenti ingombranti come Profumo, può dare un valido contributo, purché sia chiaro che per i miracoli bisogna rivolgersi ad altra parrocchia.

Nel frattempo, rimane il fatto che Atlante è un altro bel regalo di questo governo di grandi esperti di banca.

Giuseppe Guzzetti, ultimo grande boiardo democristiano della prima ora ancora in servizio permanente effettivo, grande capo dell’ACRI, che è colui che ha fortemente voluto l’operazione, ora ne prende le distanze, dicendo che non è quello aveva voluto (http://www.firstonline.info/News/2016/10/26/atlante-guzzetti-attacca-credit-agricole-e-bnp-paribas/NDVfMjAxNi0xMC0yNl9GT0w)

E te ne accorgi ora?

Grandi i democristiani!

Fanno casino loro, ma la colpa è sempre altrui. Berlusconi non è così bravo a schivare le responsabilità. Renzi lasciamo perdere!

LE QUATTRO BANCHE

Che altro c’è da dire che non sia stato già detto, urlato e pianto?

Quattro strutture disossate senza grazia, tre delle quali forse interessanti per UBI (convinta con una testa di cavallo dentro al letto di Massiah?) e una – Carife – che non vogliono manco li cani, per cui il governo è (anzi: era) in pressing su Cariparma perché si porti dentro questa e un altro paio di banche romagnole, tra cui Caricesena, che è un’altra bella gatta da pelare.

Naturalmente, i Francesi di Credit Agricole, padroni di Cariparma, non vogliono nemmeno per sbaglio (faccio presente che i francesi in Italia non sono entrati in Atlante; anche BNL di BNP Paribas non c’è; si veda l’articolo che ho citato su Guzzetti).

Per questo motivo, i Cariparmensi hanno detto che Carife la prendono solo se pulita e ricapitalizzata (e vuoi anche una fetta di ….?).

Naturalmente, chi dovrebbe pulire?

Dite il nome di un fondo a caso!

emotic

IL PASTICCIO DELLE BANCHE POPOLARI

il Consiglio di Stato ha stoppato la normativa sulla trasformazione in SpA delle Banche Popolari per la parte di possibilità di bloccare il diritto di recesso dei soci che non concordano.

In particolare, è stata cassata una parte della circolare applicativa della Banca d’Italia.

Ora se ne occuperà la Corte Costituzionale.

Non entro nei particolari, perché qui non importano.

Quel che importa è prendere atto dell’ennesima legge scritta male, che è stata cassata quando faceva ancora male la bocciatura di parte della Riforma Madia, anche quella scritta male.

Qui, se vogliamo, la situazione ha un aspetto ancor più brutto di quella Riforma.

Se, infatti, è oramai chiaro che il governo Renzi non ha gente capace attorno a se, in particolare giuristi, grave è la bocciatura di una circolare della Banca d’Italia.

La nostra Banca Centrale, infatti, ha avuto nel passato un grande Servizio Legale e una grande Vigilanza.

Per quel che mi consta, li ha ancora.

Per cui, perché è uscita qualcosa che non era millimetricamente progettata?

Acquiescenza?

Sciatteria?

Dimessa remissione?

Nell’attesa di spiegazioni, per l’intanto, prendiamo atto dell’ennesima figuraccia governativa.

LA RIFORMA DELLE BCC

Le BCC (le vecchie casse rurali e artigiane) sono l’ultimo vero baluardo e vestigia del “democristianismo reale” che univa cooperazione, attenzione ai ceti sociali più bassi, protezione dei suoi territori elettorali di riferimento a potere arrogante, uso disinvolto del credito e un sistema clientelare capillare.

Come la vecchia DC, anche le BCC hanno un tasso di conflittualità interna spaventoso.

Veri fratelli coltelli, proprio come al buon tempo antico.

Intendiamoci.

In un mondo così variegato ci sono anche delle bellissime esperienze, al nord come al sud (per non fare nomi, diciamo Piemonte e Puglia).

Ma ci sono anche esperienze dove i politici mettono pesantemente le mani e usano l’azienda come cosa loro, gestendo capillarmente il voto locale.

Tanto per citare il caso più famoso, basti pensare al Credito Fiorentino, nato nel 1909 e distrutto dall’ultimo Presidente che ne ha decretato la condanna a morte eseguita nel 2012.

Chi era l’ultimo Presidente?

Ma perbacco: Denis Verdini!

Ha ucciso il Credito Fiorentino, ha affossato il governo Renzi, mentre Berlusconi senza di lui sembra che ora stia meglio in salute. Che sia da incontrare solo con un bel corno di corallo stretto in mano?

Ok, torniamo a noi.

Per dare ordine a questo mondo litigioso, parrocchiale e funzionante con alterne fortune, il governo ha previsto una riforma che prevede che la cassa centrale del “movimento” (tra loro si chiamano così: “movimento cooperativo”), l’ICCREA, diventi una sorta di holding posseduta dalle stesse BCC, in modo da dare almeno una parvenza di governo centrale al sistema.

Insomma, una riproposizione del modello francese di Credit Agricole, che è un modello di successo e che, probabilmente, per l’Italia è meglio del modello tedesco delle Raffeisen, caratterizzato da maggior individualità, colà però funzionante, perché nel mondo sassone le norme e la disciplina sono una cosa seria.

Tutto bene quindi?

NO!

Siamo sempre in Italia.

Qui di casse centrali ce ne sono tre: ICCREA, la Cassa Centrale Trentina e la Raiffeisen Landesbank Südtirol/Cassa Centrale Raiffeisen dell’Alto Adige.

Gli altoatesini, ovviamente, faranno da soli.

Ma la vera sorpresa è che tante BCC, anche dalla Puglia, ma non solo, vogliono aderire all’esperienza Trentina che, sia detto, funziona bene.

L’idea è così forte che ICCREA potrebbe addirittura rimanere con solo una grande BCC, quella di Roma, e tante piccole, sopratutto del sud, alcune con problemi.

Nel frattempo, Alessandro Azzi, Presidente di Federcasse (la federazione che le unisce) e di tante altre cose, vero dominus di ICCREA, si è dimesso,vista la spaccatura.

Un altro grande successo del Governo Renzi.

E LA VIGILANZA?

Già, la Vigilanza.

La stella di Banca d’Italia brilla poco ultimamente.

Troppo lo schifo che sta emergendo senza che Vigilanza non abbia per tempo preso iniziative.

Eppure, se qualcuno ha modo di conoscere i rapporti ispettivi via via emessi dopo le verifiche, può apprezzare come gli Ispettori abbiano sempre visto e scritto.

Successe in MPS.

Successe a Banca Etruria, dove basta leggere il bilanci, ritrovando nelle note integrative le notizie sulle ispezioni e le conclusioni raggiunte fin dal 2013.

Successe a Vicenza, dove l’ispezione del 2001 mise in luce enormi criticità.

E’ successo ancora quest’anno, con l’Ispezione a MCC-Banca del Mezzogiorno, dove sono state messe in luce non soltanto problematiche manageriali da quando è diventata di proprietà delle Poste, ma ha indicato anche la necessità di prospettive della una volta splendida banca di sostegno allo sviluppo.

E allora che è successo?

Dove si sono fermati i rapporti?

Ai piani alti?

Fuori?

C’è stata anche una valutazione politica in un organismo che dovrebbe essere solo tecnico?

Non lo so, ma i cittadini meritano una risposta. Mi aspetto una seria valutazione da parte delle Commissioni, magari dotate di potere inquirente.

Quel che però è certo è che la qualità degli Ispettori rimane.

Dentro la Banca d’Italia ci sono ancora uomini di valore non legati ad “appartenenze”, che dovrebbero riprendere il loro posto alla Vigilanza, mentre i Vertici dovrebbero fare una seria autoanalisi e trarre le debite conclusioni.

Oggi, ancor più di ieri, serve un Vertice che venga dalla Vigilanza e non dagli Studi (con tutto il rispetto di quello splendido settore della Banca d’Italia).

Serve anche intervenire pesantemente a livello Europeo, in sede BCE ed EBA (per inciso, entrambi enti con Vertici Italiani: Mario Draghi ed Andrea Enria) perché cambi questa stupida modalità di controllare, solo basata su statistiche, non unite a reali controlli effettivi.

Sfido chiunque a dirmi che non è vero, quando a inizio 2014 si diceva che a Vicenza andava tutto bene dopo gli stress test, salvo vedere la fine che abbiamo conosciuto solo pochi mesi dopo.

E vi faccio grazie di Deutsche Bank, visto che qui si parla d’Italia.

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