THE EUROPEAN ENEMA BANDIT Seconda puntata sul gran pasticcio delle banche

di Giovanni Grossi     THE EUROPEAN ENEMA BANDIT – Seconda puntata sul gran pasticcio delle banche  

It so happened, that at the time of the robbery ESM, decided to give his country victims a little enema

Nella precedente puntata avevo deciso di farvi grazia di dati tecnici.

Purtroppo le ultime notizie mi costringono a scendere un po’ nei particolari; vedrò di farlo minimizzando l’appesantimento di tipo post-prandiale.

Mi tocca, purtroppo, ripartire dal MPS che sta diventando l’archetipo delle banche in crisi (anche se non è vero) nonchè l’esemplificazione del malgoverno democristianopddino/toscano (che è invece fatto verissimo).

Leggo, infatti, una terrificante notizia, su cui si rincorrono smentite utili ad evitare commenti fatti con l’AK47.

Qualcuno avrebbe maturato l’ “idea” di accedere al Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stability Mechanism – ESM), il c.d. Fondo Salva Stati (https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilit%C3%A0) per salvare Montepaschi.

Si vorrebbero chiedere ben 15 milioni di Euri (pluralissimi, alla facca dell’ortografia) a quell’organismo.

Ma l’AUCAP (come si dice nel Sahel) non doveva essere di 5 milioni?

Forse c’è qualcosa da approfondire che non vi viene spiegato bene.

Però, prima, vi beccate lo sproloquio tecnico.

OKKAZZO L’ESM!!!!!!

Vi potrei spiegare in agevoli 452 pagine tutto il funzionamento di questo ente, che può intervenire in momenti di crisi per “salvare” uno Stato (potete anche far andare su e giù indice e medio in contemporanea alzando le mani per esemplificare le virgolette a modo americano; è un gesto imbecille, ma stavolta ci sta).

Tuttavia, vi rimando a Wikipedia che lo spiega meglio di me in poco spazio.

Qui mi limito a ricordare che chiedere l’aiuto del Salva-stati comporta la negoziazione di condizioni generali sul bilancio di stato e, pertanto, sulle possibilità di spesa e su necessità di rientro dal deficit.

Se volete, rifate pure le virgolette digitali da cretini sulla parola “rientro”; ci sta un’altra volta.

Intanto, senza necessità di entrare in particolari da tecnocrati, vi ricordo solo lo stato in cui è stata ridotta la Grecia dagli accordi con la UE, che sono riusciti a ridurre quel paese più schifosamente di quanto non fossero riusciti loro stessi a ridursi mangiando stupidamente la loro bistecca/stato.

Telefonare a Tzipras per conferma.

Pertanto, ricorrere a questo “aiuto” è più rischioso che entrare in una cisterna contenente gas tossici (dai, andate avanti con le dita a virgolette, così si fate ginnastica da camera).

Oltretutto, finire nel giogo dell’ESM (ma sarebbe meglio dire cappio) farebbe un immediato favore alla Germania, la cui leadership è oggi indebolita dai crolli di Renzi e Hollande, figure nulle a livello europeo, e dalla elezione di Trump che la supererà qualitativamente nei rapporti con Putin.

Con la vittoria probabile di Fillon in Francia (quello sì un democristiano inossidabile) e l’auspicabile cambio di maggioranza in Italia, è ben ovvio che la Germania si preoccupi.

La situazione è tale che si potrebbe pure rimanere in Europa imponendo diverse condizioni, meno monetariste e più orientate allo sviluppo.

Ciò detto, veniamo al problema bancario.

IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Il MPS, come detto nella precedente puntata, è stato vittima di un piano che ha ingrassato Mediobanca e JP Morgan ma non è quello giusto.

Alternative sono state scartate senza nemmeno dare una occhiata circa la loro validità.

Oggi sono là a pietire 20 giorni di più per finalizzare l’aumento di capitale (da fine anno al 20 gennaio 2017) per avere un po’ più di respiro tentando di convincere il fondo del Qatar a mettere il promesso milione, visto che oggi gli “Emiri” hanno detto che manco ci pensano a investire in un paese governato da “cachielli” (noto epiteto afferente all’area linguistica nord-africana/centro mediterranea).

E se non va?

Tocca mettersi le mani in tasca.

Cioè lo Stato deve intervenire, possibilmente senza toccare le obbligazioni, cosa non facile.

Infatti, trasformare le obbligazioni in azioni ex officio superando i limiti delle scelte autonome normativamente impossibili per molti privati, agendo secondo le nuove norme del bail-in, ammazzerebbe definitivamente i piccoli risparmiatori, molti dei quali, oltretutto, sono in zone che coincidono con quelle di Banca Etruria, come Toscana e Lazio, già prese a mazzate dal precedente decreto governativo sulle quattro banche.

In più, le obbligazioni sono in mano anche a risparmiatori professionali che, se colpiti duramente, mai e mai più ritorneranno a investire in banche.

Lo Stato deve quindi cacciar fuori i cinque miliardi utilizzando altri mezzi.

Una via c’è; è la clausola-scappatoia contenuta proprio nelle nuove norme, che permette l’intervento di Stato in caso di crisi di una banca.

Semplificando molto, l’art. 32 della Direttiva 2014/59/UE dice che se gli stress test mostrano che la banca ha bisogno di capitale aggiuntivo, lo stato può intervenire.

Non è una via facile.

Senza entrare nei dettagli astrusi, diciamo che questa decisione scatena diverse conseguenze, come gli azzeramenti di strumenti di capitale, disciplinate all’art. 59.

Ma la difficoltà vera è che sarebbe la prima volta che si applica questa parte della norma.

Questo può essere un bene o un male.

Dipende come si impostano i discorsi.

Un fatto è certo.

Prima di questa direttiva altre nazioni, tra cui la Germania, hanno attivato aiuti di Stato mentro noi (colpevolmente) no. Questo è un tasto su cui battere.

Ma ce ne sono anche altri.

Ne parleremo alla fine.

Nel frattempo, ritorniamo al nostro mistero: perché si è ventilato di chiedere 15 milioni quando ne servono solo 5?

RITORNIAMO ALLE GRANDI PENSATE BANCARIE DELL’INCAPACE GOVERNO RENZI

Vi ricordate Atlante?

Vi ricordate che Atlante ha dovuto mettere tanti soldi su Banca Popolare di Vicenza e su Veneto Banca?

Sì questo ve lo ricordate perché è da poco che vi ho appioppato uno spiegone.

Quello che invece non ricordate è che i soldi in Atlante li hanno messi tante banche del sistema, qualche fondo pensione e pure la cassa depositi e prestiti.

Orbene, se il valore delle partecipazioni di Atlante dovesse crollare o, peggio, cessare (cosa allo stato non escludibile) il valore del fondo scenderebbe e, quindi, le Banche dovrebbero svalutare la partecipazione.

Questo vuol dire, banalmente, iscrivere perdite.

Il tutto in un momento in cui le perdite già vengono prodotte in casa e la BCE sta stringendo ancor di più sui parametri patrimoniali.

Ma non finisce qui.

Anche il salvataggio delle quattro banche è stato “volontariamente” (risate) sostenuto da moltissime banche.

Quindi, il fatto che il salvataggio sia stato pagato circa 1,8 miliardi e il valore dei quattro nuovi istituti bancari nati dopo il grande decreto sia ben più basso porta di nuovo alla necessità di iscrivere perdite.

PANICO!

Ma non finisce qui.

Abbiamo ancora Caricesena e Carige in crisi e Carismi che fatica a trovare una soluzione, dopo aver effettuato grosse svalutazioni sui crediti, fatte tutte assieme dopo anni di allegra spensieratezza (Vigilanza!!! Nulla da dire?).

Bene! (si fa per dire)

Si comincia ad avere un sospetto sulla eventuale utilizzabilità dei 10 milioni?

In poche parole, si svende la sovranità per salvare banche mal gestite e mal vigilate.

Tuttavia, roboanti dichiarazioni generali e qualunquiste in questi casi valgono poco.

Far crollare un sistema bancario vuol dire far crollare un paese; pertanto, dolorosi sacrifici possono essere necessari.

Ma il ricorso all’ESM è l’unica via?

UN’ALTRA STRADA E’ POSSIBILE

In realtà NO!

Si possono provare anche altre strade; talune in accordo con l’Europa e altre andando in guerra.

Il loro mix può essere la soluzione.

Cominciamo dall’intervento statale su MPS.

Esso deve essere perseguito senza indugio, naturalmente con un serio piano strategico che preveda una totale ristrutturazione della azienda, effettuando anche tagli se occorre, in modo di poterla rimettere sul mercato tra tre/cinque anni.

Per quanto doloroso sia un taglio, meglio tagliare che chiudere tutto.

Oltretutto, molto può essere fatto per alleviare i danni, con veri esperti di organizzazione, di banca, di mercati e di nuovi prodotti.

Con l’Europa si va alla litigata, ed anche al piccolo ricatto.

Vedremo quale.

Per Atlante e, nello specifico per Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, occorre procedere velocemente al loro accorpamento, anche in questo caso procedendo a tutti i necessari tagli che non saranno pochi né indolori.

L’importante è creare una nuova azienda sana e snella.

Le perdite di valore di Atlante ci saranno, ma potranno essere considerate meno gravi se un buon piano strategico sorreggerà il futuro della nuova banca con base in Veneto.

Lo stesso dicasi per le quattro banche massacrate dal Governo Renzi.

Tre sono (sarebbero) già nell’alveo di UBI e proprio UBI sta indicando la strada percorribile.

Una diversa attenzione agli aspetti fiscali derivanti dalle perdite.

Se è vero infatti che ci saranno perdite, è anche vero che queste possono essere trattate/spalmate/ionizzate/prestidigitate/accelerate a warp drive in molte maniere per far si che, a fronte di piani strategici credibili, esse possano apportare benefici fiscali immediati e prospettici al conto economico.

Questa è la via da perseguire per aiutare aziende che sono state costrette ad aiutare il nefando governo dell’incapace bambino presuntuoso, anche se chi lo ha fatto per servile speranza di favori futuri dovrebbe essere ostracizzato.

LA MONETA DI SCAMBIO CON L’EUROPA

Come dicevo, alcuni ricattucci sono possibili.

Il primo si chiama Deutsche Bank.

Come noto, quella banca, oltre ad aver fatto male il suo mestiere in genere, è imbottita di derivati.

Scommettiamo che gli inflessibili tedeschi diventano più morbidi se chiamati a trovare una via d’uscita per il loro colosso?

Già, ma quale via d’uscita?

Preparate le pasticcone per il mal di testa.

Il sistema di contabilizzazione e di rappresentazione dei bilanci sta per cambiare.

In particolare l’IAS 39 sta evolvendo verso l’IFRS 9.

Non vi preoccupate di capire cosa sono queste sigle, vi serve capirle solo se lavorate in banca o volete fare una tesi da 110 e Lode.

Diciamo solo – in estrema semplificazione – che, in futuro, si dovranno valutare i prodotti finanziari secondo il loro valore recuperabile (o di mercato).

Ve la immaginate Deutsche Bank con i derivati che ha in pancia come si troverà nel momento di fare il bilancio con le nuove regole, peraltro in buona compagnia di altre banche europee?

L’Associazione Bancaria Europea si sta battendo da tempo per ritardare l’entrata in effettivo di queste regole, non solo per bassi motivi di sopravvivenza, ma anche per una scarsa praticità di queste modalità di valutazione, fatta dai soliti soloni che riducono tutto a misurazione e statistica.

A me sembra una buona moneta da scambiare, unita alla immancabile minaccia di uscire da questa inutile, se non perniciosa, UE (cioè, dalla UE organizzata in questo modo).

LE MIE DEBITE SCUSE

Che il grande maestro Frank Zappa mi perdoni per l’ignobile parafrasi del titolo e dei versi.

Per scusarmi, vi posto lo splendido originale.

https://www.youtube.com/watch?v=fOsaYPV9ldM

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