CANTANDO E BALLANDO CON LE STELLE

di torquato cardilli  CANTANDO E BALLANDO CON LE STELLE

cantando

Il palinsesto del carrozzone RAITV prevede una riedizione, senza economia di mezzi, del programma trash “ballando con le stelle”, appena sarà finita la kermesse canora del festival di San Remo. E’ questo il paradigma dell’anestetico con cui lo Stato tenta di nascondere ai cittadini, sempre più succubi della disinformazione, il fallimento delle proprie politiche.

Il mondo sta vivendo un momento storico assai complicato, con una serie di appuntamenti politici che possono cambiare se non la carta geografica, certamente quella dei rapporti internazionali e delle società dei vari paesi: la catena di eventi tipo Brexit e Trump, non è finita perché sono alle porte le elezioni francesi e tedesche, mentre restano irrisolti i problemi dell’invasione sistemica dall’Africa e del terrorismo.

In questo contesto la classe politica italiana, composta da personaggi che per anni si sono spartiti il potere, i benefici, i privilegi e persino le parti in commedia, facendo precipitare il paese in una situazione di pauroso declino, di impoverimento, di perdita di credibilità e di onore, si diletta con l’insulso dibattito, che sa di solita presa in giro, delle elezioni subito, no tra un po’, no a scadenza naturale nel 2018, ma forse chissà bisogna prima armonizzare le leggi elettorali tra Camera e Senato e via di questo passo.

Politologi, costituzionalisti, esperti di diritto, parlamentari in carica ed ex come anche ex presidenti, rabdomanti e cartomanti un tanto al chilo che litigano con la cultura e con la lingua italiana, giuristi di fama e professori si esercitano ogni giorno in TV, in radio o sulla stampa scritta mettendo avanti agli occhi del popolo il problema della governabilità e della rappresentatività, ma nessuno sottolinea l’esigenza della buona fede, del rispetto del volere popolare, del soddisfacimento dei bisogni della nazione, della soluzione dei problemi del cittadino.

Parlano come se questo paese fosse stato ben governato negli ultimi 20 anni, come se non ci fosse una disoccupazione generale del 12% e giovanile del 40%, come se non ci fossero 17 milioni di persone a rischio povertà ai quali si aggiungono ogni anno 150.000 immigrati parassiti, come se non fosse vero che ogni giorno 300 attività commerciali abbassano la saracinesca per fallimento o per impossibilità a continuare, come se i 3 anni di governo Renzi non avessero acuito i problemi cronici del paese, come se le disgrazie naturali non trovassero la complicità dell’incuria dell’uomo.

Colmo dei colmi un senatore, tale Turano eletto per il PD all’estero (Nord America) e perciò irresponsabile di dover dare conto ai disoccupati italiani, si è permesso di presentare un emendamento al decreto salva banche, con il beneplacito del Governo che si è appropriato di 26 milioni di obolo pro terremoto offerto dai cittadini, per dare una garanzia di 97 milioni di euro in favore della Ryder cup di golf del 2022 che già usufruisce di 60 milioni di contributi pubblici assegnati dalla legge di bilancio. C’è da dubitare che l’emendamento sia stato scritto da Turano ed appare molto verosimile che il padrino del provvedimento sia stato il ministro dello sport Lotti per i soliti inconfessabili interessi, ai quali sono collegati vari esponenti del gotha economico-politico-finanziario del paese.

L’emendamento approvato in commissione, con il voto contrario del M5S, è approdato all’aula e qui il presidente Grasso ha finalmente tirato fuori gli attributi negando l’ossigeno a questa assurda richiesta che è stata cancellata.

Chi segue le vicende connesse all’attività parlamentare non ha fatto a tempo a trarre un sospiro di sollievo per questa decisione che si è visto confrontato con un Ministro del tesoro e delle finanze completamente alienato, fuori della realtà.

L’ineffabile Padoan, di fronte ad un’aula vuota rispondendo in Senato al question time su domande già note in precedenza, ha fatto un discorso surreale, ricordando che l’Italia è in recessione perché la modesta crescita non copre neppure l’ammontare degli interessi che si pagano sul debito.

Che scoperta! Siamo avviluppati da anni in un meccanismo infernale: prendiamo soldi in prestito per pagare gli interessi e lo Stato non fa che aggiungere nuovo debito sulle spalle dei cittadini, anche quelli che devono ancora nascere.

Tradotto in numeri la nostra spesa per interessi equivale al 4% del PIL; poiché il nostro deficit annuale è del 2,3% del PIL ciò vuol dire che dobbiamo togliere dalle tasche dei cittadini un altro 1,7%. Dunque una quota delle entrate (vale a dire delle tasse) serve per pagare gli interessi in aggiunta alla quota coperta dall’aumento del debito nazionale come rappresentato dalla tabella.

Lo Stato, che spende per interessi tra il doppio e il triplo di quanto dedica agli investimenti, si è letteralmente dissanguato scuoiando i cittadini, nella complice acquiescenza di chi ha governato, per pagare ai creditori negli ultimi 10 anni ben 1.650 miliardi di soli interessi, cioè quanto tutto l’ammontare del debito italiano del 2006.

E poi ci si stupisce che l’economia non cresca e che il bilancio sia recessivo.

Padoan, scoprendo l’acqua calda, ha detto che lo spread ci ha ricordato in modo sgarbato la pesantezza del debito, come se nei 3 anni in cui lui ha avuto la carica di ministro del tesoro non fosse stato proprio lui a portare la responsabilità della crescita del debito di 210 miliardi, al ritmo di 70 miliardi l’anno, come se il governo Renzi non fosse stato il responsabile del fatto che per il terzo anno consecutivo l’Italia si è aggiudicato il primo posto nella classifica del maggiore debito pubblico europeo e il record ancora più grave del terzo posto nel debito più grande del mondo dietro gli Stati Uniti e il Giappone, pur non essendo la terza economia del mondo.

Sul sito italiaora.org sono pubblicati tutti i numeri che vengono aggiornati in tempo reale a partire dal debito che ha superato 2.367 miliardi (proviamo a scriverlo completamente in cifre in euro 2.367.526.000.000 e poi anche in lire 4.585.897.862.000.000 e vediamo se siamo capaci di leggerlo) pari a un debito pro capite di 37.965 euro detenuto per il 39%in mano straniera, per il 44,2%in mano alle banche e solo per il 5,9% in tasca alle famiglie italiane.

In questa situazione l’Europa ci ricorda che, se non vogliamo evitare di incorrere nella procedura di infrazione, dobbiamo limare la nostra legge finanziaria di 3,4 miliardi di spese. Ma il Governo Gentiloni, così come quello Renzi, di cui è la protesi, e quello Monti, nonostante i proclami non intende fare la spending review che colpirebbe gli interessi delle lobby e che farebbe precipitare il già basso consenso. Per averne la prova basta considerare la fine che hanno fatto i vari commissari alla spending review che si sono succeduti negli scorsi quattro anni da Bondi a Giarda a Cottarelli a Perotti per finire con Gutgeld che, come obbediente deputato del PD, è stato tranquillamente ibernato.

Allora quale è la misura all’orizzonte? La solita tassa sul sale di una volta e cioè l’aumento delle accise sulla benzina, sui tabacchi e bolli, e di altri introiti nascosti e diffusi, pagati da tutti e non in proporzione alla capacità contributiva come vuole la Costituzione. Ecco perché continuiamo ignari, come sulla tolda del Titanic, a ballare con le stelle.

Torquato Cardilli

 

TABELLA DEL DEBITO E DEL PIL (in miliardi di euro)

Anno                          Debito                                    PIL                              Percentuale

2012                            1989                                        1613                            123,3

2013                            2170                                        1604                            129

2014                            2137                                        1620                            131,9

2015                            2172                                        1642                            132,7

2016                            2280                                        1688                            135

 

I MAGGIORI DEBITORI NEL MONDO

Stati Uniti                              18.237

Giappone                              10.557

Italia                                        2367

Gran Bretagna                       2345

Francia                                    2173

Germania                               1544

Cina                                         1684

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