Piantiamola di addossare ogni colpa alla Burocrazia e alla Giustizia

di torquato cardilli

Piantiamola di addossare ogni colpa alla Burocrazia e alla Giustizia

renzi e frasnceschini

 Credo che sia una verità acclarata che l’Italia ha la peggiore burocrazia d’Europa, retrograda, avanti negli anni, conservatrice e restia alle innovazioni tecnologiche o solo procedurali, ancorata a riti anacronistici, distante anni luce dai modelli francese, inglese, tedesco, ma gli infortuni che sono piovuti in questi ultimi anni sulla testa dell’Italia, minandone la reputazione agli occhi del mondo, indicano senza possibilità di appello o di scusanti che la nostra classe politica è peggiore della burocrazia o della giustizia e quella di governo è ad un gradino ancora più basso.

Gli anni del renzismo, del presunto rottamatore, dell’innovatore in stile fiorentino con relative manifestazioni di bullismo provinciale, hanno prodotto disastri epocali. Non c’è stata riforma che abbia avuto successo: dalla legge elettorale italicum alla riscrittura della Costituzione, dalla Scuola alla Pubblica Amministrazione, dalle Banche al “bail in”, dalla Rai alle nomine negli Enti controllati, dall’Alitalia all’Ilva, dai voucher alla gestione del terremoto, dal rapporto con l’Europa  alla gestione dell’immigrazione, dai debiti della P.A. alla soppressione di Equitalia, dall’abolizione delle Provincie alle oscure vicende di appalti multimilionari di Consip e della Sanità ecc.

L’elenco potrebbe continuare ma possiamo fermarci qui visto che il cittadino conosce perfettamente, e a proprie spese, le conseguenze dell’inefficienza pubblica, giustizia compresa, che ha un solo responsabile: la classe politica interessata solo alla perpetuazione del potere ed a goderne dei lauti privilegi.

Ogni provvedimento, redatto in modo raffazzonato, zeppo di incongruenze e di errori, ha dato la stura a referendum o a ricorsi alla Consulta o alla giustizia amministrativa, compreso il Consiglio di Stato, con relative sonore sconfitte che hanno messo in luce l’assoluta incapacità del Governo, e della pletora di parlamentari inetti che votano a scatola chiusa, di antevedere le conseguenze delle proprie scelte e di mitigare l’insopportabile arroganza del suo sistema di potere.

La topica più recente (che non sarà certamente l’ultima fino a quando questo Parlamento e questo Governo resteranno in carica), riguarda “la figuraccia di fronte al mondo” (sono parole del ministro Franceschini) consistente nella plateale bocciatura del TAR delle nomine di 5 Direttori di Musei italiani.

Franceschini, che Renzi aveva qualificato come “vice disastro” (in quanto vice segretario del PD di Bersani), salvo poi farlo accomodare tre anni fa nel Governo comprandone il sostegno, anziché fare mea culpa, chiedere scusa e andarsene,  ha scaricato la responsabilità sulla Giustizia amministrativa con il soccorso del segretario del PD, che si sarebbe lanciato nella provocazione planetaria di abolire il TAR, seguito a ruota dal Ministro della Giustizia Orlando che ne ha auspicato la riforma.

Vediamo di riassumere brevemente i fatti.  

Il Tar del Lazio, ha ritenuto fondato il ricorso di alcuni candidati esclusi dalla selezione per la direzione dei musei di Mantova, Modena, Paestum, Taranto, Napoli e Reggio Calabria,  per vizio di forma e di sostanza nelle procedure concorsuali e ha emesso due sentenze con le quali ha bocciato le nomine di cinque direttori.

Secondo i giudici amministrativi l’illegittimità  procedurale seguita dal Ministero dei beni Culturali si riferisce al fatto che il bando di selezione fosse aperto alla partecipazione di cittadini stranieri, espressamente vietata nelle posizioni apicali del pubblico impiego dalla legge del 2001, e che la prova orale di selezione si sia svolta a porte chiuse contro la cogente disposizione legislativa che invece ne prevede la trasparenza pubblica. 

Esperti della storia dell’arte come Sgarbi e Montanari, benché di formazione politico-culturale diametralmente opposta, si sono trovati d’accordo nel sostenere che dal punto di vista del contenuto, cioè della legittimità delle sentenze amministrative, le motivazioni del TAR sono impeccabili.

Più che scagliarsi contro il TAR, che è pagato per esaminare i ricorsi di chi ritiene di aver subito un’ingiustizia da parte dell’Amministrazione dello Stato, e che non può emettere sentenze seguendo l’opportunità politica, ma facendo rispettare la legge, la classe governativa farebbe bene a sbarazzarsi del ginepraio di regolette interne scritte in modo demenziale con la riforma voluta proprio da Franceschini, aggravata dall’altra riforma Madia che preordina i prefetti ai soprintendenti. Anziché abolire i prefetti, rimasuglio dell’organizzazione sabaudo-fascista, sono state praticamente depotenziate le soprintendenze.

I gazzettieri del Governo, ovviamente acritici, si sono precipitati a dire che nei maggiori paesi occidentali i direttori dei musei sono stranieri, che le regole italiane sono contrarie alle regole vigenti in Europa, ma non hanno speso una parola per stigmatizzare le responsabilità dell’esecutivo nella cosciente violazione delle proprie norme, nel non aver aggiornato la nostra legislazione, nell’aver tenuto bloccato il Parlamento e la Nazione con la riforma costituzionale fasulla e tante altre facezie dannose all’economia ed alla sicurezza delle famiglie italiane.

A breve il popolo italiano sarà chiamato ad esprimere la propria valutazione sulla capacità di questo Governo, composto da analfabeti del diritto, di fare gli interessi reali del paese.

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