COME TI VENDO L’ITALIA AI FONDI ESTERI (E COME LO EVITO) Commento all’emendamento presentato al Governo per “fluidificare” la cessione delle sofferenze

Come sempre, le truffe si perpetrano nell’ombra e si “tirano” in velocità.

In questo intervento, relativo alle proposte governative per il sistema bancario, vi parlo del solito trucco dell’espropriazione dei diritti delle Camere: oggi si presenta l’emendamento che nessuno conosce e domattina va votato, perché – si sa – sulle banche è tutto urgente, tranne salvarle per davvero.

Sto parlando della circostanza che lunedì 29 maggio è stato presentato, nell’ambito della c.d. manovrina, un emendamento contente un nuovo articolo relativo agli NPL (cioè alle sofferenze) cripticamente annunziato domenica 28 sul Sole24ore senza descriverne (ovviamente!) i contenuti.

Nella proposta, tra tante cose valide, come l’esclusione delle forme di previdenza integrativa dal bail-in, si annida il nuovo articolo 7.1 che prevede che, come d’uso, i crediti possano essere ceduti a società veicolo, cioè apposite società che, normalmente, si creano per inserirvi i crediti da recuperare e per far emettere titoli da vendere a investitori istituzionali, che saranno poi ripagati col recupero del credito.

Però si introducono delle novità sulla loro gestione di non poco conto.

Infatti, al comma 3 si dice che le società che acquistano i crediti possono “concedere finanziamenti al fine di migliorare le prospettive di recupero dei crediti oggetto di cessione e favorire il ritorno in bonis del debitore ceduto”. Questo crediti non sottostaranno alle disposizioni di cui agli articoli 2467 e 2497-quinques del codice civile. In pratica, senza che vi ammorbi con spiegazioni tecniche, vi basterà sapere che questi crediti verranno considerati come privilegiati, al pari dei diritti del lavoratori, e non di “seconda categoria”, come normalmente accade.

Tradotto in termini pratici, questo vuol dire che non solo io acquisisco il credito, ma posso anche dare un prestito al debitore, magari solo per permettere transitoriamente di respirare, io intanto mi pappo il bene oggetto d’ipoteca che vale di più di quanto ho pagato il credito.

Questi nuovi crediti, infatti, sottostaranno alla nuova disciplina del settore che, anche qui senza scendere in dettagli tecnici tipo patto marciano e altre amenità, in sintesi potranno essere oggetto d’esproprio della garanzia al primo mancato pagamento.

Ora, ditemi voi se un debitore già sofferente può ragionevolmente pagare un altro debito e ritornare in bonis.

Ma non finisce qui.

Infatti, il veicolo può “acquisire o sottoscrivere azioni, quote ed altri titoli e strumenti partecipativi derivante dalla conversione di parte dei crediti del cedente”.

Quindi, se l’azienda indebitata ha qualche bel brevetto o un buon mercato me la posso anche prendere facendomi dare una partecipazione.

Insomma, una operazione al limite dello strozzinaggio al commerciante.

E non è tutto.

C’è anche un’altra trappola che consiste nel fatto che nessuna banca o altro operatore italiano può mettere soldi per comprare un credito NPL, visto che sono tutti ai piedi di Pilato e quasi tutte le banche li devono cedere o, comunque, maneggiare con cura.

È chiaro, quindi, che questa operazione giova solo a raiders/avvoltoi stranieri, appoggiati dalle solite note banche internazionali, che possono anche gettare fumo negli occhi comprando le sofferenze al loro valore di libro (cioè al netto delle svalutazioni già fatte) così le banche non realizzano ulteriori perdite, anche se il credito vale di meno (allo stato in cui è, naturalmente).

Le società straniere, infatti, se sono investitori e non banche, non devono sottostare agli stringenti criteri di valutazione del sistema bancario e possono quindi, nell’arco di tempo necessario, anche tre/cinque anni, recuperare assai di più di quanto hanno pagato, avendo messo a posto la situazione; nel frattempo, magari si sono anche lucrati interessi sui crediti concessi.

Bello vero?

E le banche?

Beh! Apparentemente loro sono a posto e tirano il fiato.

Anzi, ringraziano anche il loro aguzzino per avergli fatto solo poco male (siamo in piena sindrome di Stoccolma).

Naturalmente i problemi operativi rimangono; quindi via a licenziamenti, tagli agli investimenti, contrazione dei crediti e via picchiando.

Tanto, alla fine sono solo i dipendenti e le povere imprese sane che pagano.

Sarà mica questo il problema del Governo?

Che volete, occorre andare di corsa e trovare una situazione purchessia prima delle elezioni.

Occorre fare finta di aver risolto, come prima con Etruria o Vicenza, e se, nel frattempo, qualche amico all’estero sarà contento, saranno contenti pure loro per lui.

Diamine!

L’amicizia è amicizia.

Peccato che si possa fare quasi la stessa cosa, però salvando posti di lavoro nelle banche, recuperando davvero i crediti e gli immobili, ma dando nuovo lavoro in Italia, rilanciando così una stanca economia e facendo rimanere la ricchezza che verrà rigenerata ai territori dove è stata creata prima e distrutta poi.

E, così, si può anche aiutare davvero il sistema bancario che, pur non meritandoselo, rimane comunque centrale per il sostegno delle imprese.

Come?

Semplice, si fanno sempre cedere questi crediti a veicoli, ma sotto uno stretto controllo pubblico.

Se ci saranno perdite ulteriori per le banche, queste potranno essere compensate con un beneficio fiscale futuro, aumentando la possibilità di recuperare le tasse quando la banca sarà tornata a posto.

Nei veicoli potranno essere messi gli esuberi bancari che sono quasi ai minimi di pensione, con o senza aiuti speciali, ma hanno ancora qualche anno davanti di lavoro

Questo vuol dire evitare macelleria sociale.

Ma non solo!

Se i veicoli riqualificano immobili per scopi sociale, o anche per fare nuove attività, si possono dare ulteriori sgravi fiscali che rimettono in moto il mercato edile, oggi troppo bloccato dall’impossibilità di vendere nuove costruzioni in un mercato saturo e con pochi soldi che girano.

Nel frattempo, le stesse banche possono fare un prestito ai veicoli per i primi due/tre anni di funzionamento (cioè per pagare stipendi, bollette e altro); poi i veicoli si ripagheranno bene e da soli.

Questi veicoli possono essere anche messi sotto realtà locali, come le finanziarie regionali, almeno nei terrori maggiori, come Sicilia, Toscana, Lombardia etc. Costoro, dovranno naturalmente cercare gli investitori, anche esteri, ma potranno mantenere in loco una parte dei risultati.

° ° °

Allarghiamo un po’ lo sguardo.

Nella Relazione annuale, il Governatore della Banca d’Italia ha detto (31 maggio 2017) che nel 2013: “…si rendeva auspicabile una la costituzione di una società di gestione degli attivi bancari deteriorati con supporto pubblico, ipotesi che noi abbiamo attivamente sostenuto. La realizzazione dell’intervento è stata tuttavia impedita dagli orientamenti in materia di aiuti di Stato assunti dalla Commissione europea a metà del 2013”.

E già!

La colpa è sempre dell’Europa, anche quando questa ci considera inaffidabili pulcinella perché tentiamo sempre di socializzare le perdite private, create da banchieri o incapaci o disonesti, senza – naturalmente – che questi paghino pegno.

Una volta tanto, io che non sono favorevole a “questa” Europa, non riesco a considerare ingiusto l’orientamento.

Ma torniamo a noi.

Sempre nelle considerazioni del maggio 2017 il Governatore dice: La Vigilanza è consapevole della necessità di non forzare politiche generalizzate di vendita dei crediti deteriorati che conducono, di fatto, a un trasferimento di risorse dalle banche italiane a pochi investitori specializzati” (Evviva!!!!!).

Ma come indicato nelle recenti linee guida emanate in sede europea con il contributo della Banca d’Italia, gli intermediari maggiori (oggi definiti “significativi” nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico) devono dotarsi di strategie per migliorare la gestione di tali attivi (…) Diverse sono le opzioni possibili: la costituzione di unità di gestione separate e specializzate, il ricorso a gestori esterni, la vendita dei portafogli sul mercato. Stiamo lavorando all’estensione delle linee guida alle banche da noi vigilate direttamente.”.

Ecco!

In attesa delle “linee guida” e per evitare “un trasferimento di risorse dalle banche italiane a pochi investitori specializzati” sono già attuabili le proposte che abbiamo mosso sopra per aiutare le banche, per evitare che ci siano colpi di machete nella riduzione del personale e perché i territori possano riprendere in mano la loro ricchezza.

Esse hanno in più un vantaggio non indifferente: lo Stato non deve mettere un euro, ma deve esercitare tutti controlli possibili e immaginabili.

Il Movimento 5 Stelle ha già pronta una proposta del genere, con le indicazioni che qui si sono date e anche con tante altre proposte tecniche e pratiche.

La norma che verrà elaborata si innesta perfettamente sull’emendamento che ha prodotto l’art. 7.1; ne definisce applicazione e limiti ed evita che ci siano indiscriminati interventi che depauperano il paese.

Ciò vuol dire che potranno anche entrare fondi esteri. È inevitabile visto che ci sono pochi soldi in Italia.

Però costoro dovranno agire consentendo di recuperare risorse e rivalorizzando la ricchezza laddove, come detto, è stata dapprima creata e poi distrutta.

Ne guadagneranno tutti, anche i Fondi esteri. Non nella misura che volevano, ma sempre con margini interessanti.

Chissà che stavolta il PD non ci segua, se non vuole essere mangiato alle elezioni dai cittadini cui queste cose saranno ben spiegate.

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Un pensiero su “COME TI VENDO L’ITALIA AI FONDI ESTERI (E COME LO EVITO) Commento all’emendamento presentato al Governo per “fluidificare” la cessione delle sofferenze

  1. Leggevo le labbra ieri al sig. Visco. erano labbra false e tendenziose. Come ho avuto molte volte occasione di scrivere in passato e in vicino passato, la Banca d’Italia e i suoi vertici sono dentro e non fuori il sistema che ha portato questo paese al disastro. Ieri pensavo…ma guarda questo…ne ha proprio di coraggio… parla di deficit e di non crescita e se la prende con la politica!! pensavo..è pazzo..o è solamente reale e sono, magari, io colui che è “fuori” da ogni tipo di relazione…pensavo…ma sa quel che dice! sa da dove viene il debito pubblico, sa quanto ci costano le sue banche in 20/30 anni di amenità commesse? è proprio pazzo…. pensare che la crescita sia dovuta ad un popolo- e ad una politica- che non riesce a crescere, e non a chi avrebbe dovuto investire per questa crescita, ovvero proprio le banche. queste sono dei supermercati del “tutto” e così si comportano…ma dispiace ripeterlo…lo si era già detto da tanto tempo… che ora è proprio tardi

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