L’inutile vertice dei turisti della politica e il dramma dell’immigrazione

di torquato cardilli   L’inutile vertice dei turisti della politica e il dramma dell’immigrazione
g7ytaormina

Il vertice del G7 è stato una inutile e costosa passerella di potenti, narrata dai nostri giornalisti in livrea (solo la RAI ne ha inviati una quarantina a spese del cittadino), protetta da uno schieramento di forze di sicurezza impressionante (polizia, carabinieri, guardie di finanza, capitaneria di porto, esercito, elicotteri, pompieri ecc.) con un impegno di uomini e mezzi superiore a quello dell’esercitazione per la parata del 2 giugno, che ha creato non poco fastidio negli abitanti di Taormina e parecchio risentimento da parte di tanti italiani senza lavoro.
Raramente c’è stata per un evento di risonanza mondiale una copertura così banalmente servile nei confronti del cosiddetto establishment politico-economico, dipinto come la ristretta élite che si occupa e preoccupa filantropicamente del bene dell’umanità ma che in realtà bada solo ai propri interessi di bottega politica o finanziaria ed alla soddisfazione del proprio ego.
Se si fa eccezione per la scontata dichiarazione di intenti di voler combattere uniti contro il terrorismo (cosa che allo stato attuale solo Putin fa seriamente sul campo), è stato un completo fallimento politico di cui si sono rallegrati i grandi assenti: i presidenti russo e cinese. Nessun risultato sulle questioni più attuali dell’agenda politica ed economica se non addirittura passi indietro: sul clima, sull’inquinamento, sull’occupazione, sulla Siria, Libia, Medio Oriente, Nord Corea, sull’emigrazione, sugli scambi commerciali, sulle sanzioni alla Russia, ecc.
Naturalmente il più indisponente è stato Trump, un cafone incolto, digiuno di galateo istituzionale, che ha ostentatamente rifiutato di stringere la mano protesa dalla Merkel, che pur non essendo un poliglotta non ha messo la cuffia per sentire la traduzione dei discorsi dei suoi colleghi, che ha largamente ecceduto con la gestualità provocante di fronte alla quale sono rimasti sbigottiti gli altri capi di governo abituati ad altro stile come il giapponese o il canadese. E a lavori ultimati ha snobbato la conferenza stampa finale per andare ad arringare con i soliti slogan le truppe americane nella base di Sigonella (ma è ancora territorio italiano?).
Le due donne premier hanno mostrato il loro carattere di fermezza: la May ha insistito sulla questione terrorismo, che ha tragicamente ferito il suo paese e sul controllo degli ingressi, per poi abbandonare i lavori in anticipo per comprensibili problemi di sicurezza interni alla vigilia delle imminenti elezioni, mentre la Merkel ha sfoderato la tempra del vero statista, creando un clima di solidarietà con gli altri premier ai quali ha dimostrato una superiorità caratteriale non raccogliendo le provocazioni di Trump, salvo poi, appena rientrata in patria, pronunciare un discorso che rimarrà una pietra miliare nella storia del 2017. Discorso rivolto agli europei, più che ai suoi connazionali, che verosimilmente le riconfermeranno la fiducia per il quarto mandato, invitati a prendere in mano il loro destino, a combattere per il loro futuro, a non contare d’ora in avanti su un’alleanza inaffidabile che si è trasformata in un invadente protettorato.
Il Presidente francese si è distinto per l’eleganza dei modi e per la misura nel linguaggio cortese e deciso, mentre il nostro premier, pur di nobili ascendenti, assistito (poveretto lui!) da un ministro degli Esteri come Alfano, ha fatto la figura di don Calogero Sedara di fronte al principe di Salina.
E’ inutile sottolineare che per noi, padroni di casa che abbiamo pagato il conto, la questione più vitale cioè il problema dell’ondata immigratoria, che non può essere affrontata col metodo tradizionale dell’accoglienza senza limiti, privi di un piano strategico nazionale ed europeo, è rimasto senza risposta. Bisogna impegnarsi da subito in un programma a lungo termine perché questa migrazione biblica non assuma il carattere perpetuo della transumanza in cerca di nuovi pascoli.
Uno dei luoghi comuni più abusati dai vari politici che compaiono nei talk show è “che occorre guardare in faccia la realtà”, ma nessuno lo fa seriamente soprattutto sull’immigrazione selvaggia.
Questa fiumana, che inonda i nostri litorali al ritmo di 4.000 sbarchi vivi a settimana profittando della bella stagione, è una questione seria che minaccia di trasformarsi in tragedia ingestibile dal punto di vista della sicurezza, della pace sociale, del degrado generale, delle risorse a disposizione, mentre le autorità chiudono gli occhi di fronte alla delinquenza organizzata transnazionale, che incassa milioni di euro per ogni traversata del Mediterraneo fatta con barconi carrette o con canotti malridotti e di fronte ai malavitosi speculatori di casa nostra che si arricchiscono a scapito del paese e della reputazione internazionale.
Qui non si tratta di rivendicare solo con orgoglio la difesa dell’onore dell’Europa, come riconosciuto da Juncker, per il nostro spirito di fratellanza umana nei salvataggi in mare, ma di non disinteressarci poi di come vivano gli immigrati, di come e dove scompaiano le migliaia di donne e di bambini. Non si tratta di limitarci a foraggiare, per il loro sostentamento, le organizzazioni varie colluse con il potere, ma di evitare che si ingrossi l’esercito della manovalanza della malavita, del caporalato, dello sfruttamento.
Tra le due posizioni opposte del PD che si sciacqua la bocca con l’accoglienza e il salvataggio delle vite in mare, nascondendo i traffici che coinvolgono molteplici organizzazioni che campano sull’immigrazione con la connivenza dello Stato, e la Lega che ogni giorno parla di espulsioni e di respingimenti (come se fosse facile riportare indietro, e dove poi?, migliaia di disperati che non parlano la nostra lingua e di cui non si conosce né l’età, né la provenienza) di centri di raccolta e identificazione in Africa e di aiuti economici ai paesi subsahariani.
Chi abbia un minimo di esperienza sul funzionamento della cooperazione economica internazionale a fondo perduto sa che, fatto 100 lo stanziamento erogato, tra spese di sistema, mantenimento dell’apparato, lubrificazione delle ruote del potere locale in un continente dove spesso la classe politica ruba anche il latte dei bambini e mazzette varie che talvolta tornano indietro, ai poveracci va un residuo finale non superiore al 20%, assolutamente insufficiente a fungere da volano dell’economia di un paese sottosviluppato.
Quanto poi alla fantasia di creare centri di raccolta, identificazione e smistamento in Africa, può essere un’idea balzana formulata da chi non ha mai vissuto l’esperienza di una vita di lavoro in quei paesi, che non ha mai assistito allo sfondamento dei cancelli di un’Ambasciata o all’assalto di un convoglio di aiuti umanitari da parte di orde di affamati.
Dalla Sicilia alle regioni settentrionali le nostre strutture di accoglienza sono stracolme di persone di etnie e lingue diversissime, spesso con ancora addosso i vincoli delle rivalità tribali, che della civiltà occidentale hanno acquisito solo l’uso dei telefonini ma non quello dei servizi igienici o del valore dei principi morali; che imparano subito il turpiloquio e rifiutano di adeguarsi alle leggi, ai costumi, al cibo di chi li accoglie; che provenienti da paesi in cui i lazzaretti sono considerati hotel di lusso, pretendono in modo sfrontato e arrogante ciò che molti italiani ancora non hanno come la casa, l’ assistenza sanitaria, il lavoro ecc.
Questa invasione continua, agevolata e incoraggiata dall’assenza di politiche operative del Governo, per la legge fisica dell’impenetrabilità dei corpi non essendoci più posto, finisce inevitabilmente per disperdersi sotto gli occhi delle autorità sonnacchiose per le strade e nei parchi delle nostre città, resi sempre meno sicuri, trasformati in dormitori e bivacchi, in latrine a cielo aperto, in spaccio di droga o in rivendite abusive di prodotti contraffatti o del contrabbando.
E’ inutile e fuorviante tirare fuori ad ogni piè sospinto la disposizione costituzionale sull’obbligo dell’asilo a chi fugge dalla guerra e dalla tirannia. perché delle centinaia di migliaia di migranti arrivati in Italia quelli degni dell’asilo politico sono una esigua minoranza non superiore al 5%.
Nel 1950 l’Europa aveva più abitanti del Medio Oriente e dell’Africa messi insieme. Oggi è esattamente l’opposto: la Ue ha 500 milioni di abitanti, l’Africa subsahariana 1 miliardo, il Medio Oriente sfiora i 400 milioni e il Nord Africa i 150.
Il tasso di fertilità medio di 4,5 figli per donna nell’Africa nera porterà la popolazione del continente a 4 miliardi a fine secolo. Di questo politici e politologi non parlano perché temono di squarciare il velo su una verità esplosiva i cui nodi giungeranno al pettine quando loro non saranno più in carica.
Il problema che abbiamo di fronte è dunque epocale e non è destinato ad esaurirsi, ma durerà a lungo, come le invasioni barbariche contro l’impero romano, perché nasce dallo squilibrio della demografia e delle risorse tra Nord e Sud del mondo. Per questo decine di milioni di africani subsahariani per realizzare il sogno di approdare in un paese migliore di quello natio, per fuggire dalla miseria e dalla fame, non solo pagano con denaro sonante i mercanti di carne umana ma si sottopongono a forme di schiavitù anche sessuale, subiscono torture e rischiano addirittura la vita.
Che fare?
Basta con le chiacchiere a vuoto. Se l’Europa non intende mettere in pratica il principio della solidarietà accogliendo pro quota gli immigrati che sbarcano nel territorio italiano lasciandocene appena un ventisettesimo, vuol dire che dovremo fare da soli. Poiché in politica estera conta soprattutto il fait accompli, come insegnano l’occupazione israeliana di territori arabi dal 1967, l’invasione americana a Panama per catturare Noriega, i bombardamenti USA della Libia fatti infischiandosene dell’ONU, l’annessione della Crimea alla Russia ecc., dovremo da un lato dichiarare unilateralmente i nostri confini sulla spiaggia libica fino a quando quello Stato, governato da Tripoli o da Bengasi o da Tobruk non sia in grado di fermare scafisti e barconi, procedere alla distruzione a terra di ogni natante, e arrestare la rete dei trafficanti di carne umana e dall’altro ritirare tutti i nostri contingenti militari impiegati all’estero dall’Iraq, dal Kossovo e soprattutto dal disastroso teatro dell’Afghanistan, guerra voluta e persa dagli Stati Uniti cui ci siamo accodati come servi sciocchi. Anche questo è un modo per rispondere all’invito della Merkel di prendere in mano il nostro destino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...