LO IUS SOLI È UN PRINCIPIO DI CIVILTÀ? SI…MA…

E’ orrendo vedere l’uso di un principio di civiltà ridotto a clava per far esplodere conflitti sociali, brandita da quell’accolita di esseri incivili che è oramai il PD di obnubilante fede renziana.

Ma tant’è, questi sono i tempi.

Comunque, nel mio inutile piccolo, provo a esprimere  un pensiero in materia.

L’appartenenza culturale, che dovrebbe essere alla base di una cittadinanza consapevolmente concessa, è cosa che esula da bilancini politici e appartiene ad una sfera ben più ampia di identità  acquisita.

Per questi motivi la scelta di dare una nazionalità deve essere posta nella giusta dimensione di ragioni di concessione ed anche privilegio concesso, che tale è una accettazione in una comunità, qualunque sia la nazione che la concede,

Oggi ben lo spiega Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/opinioni/17_giugno_18/migranti-critiche-sensate-b0d31a8e-5396-11e7-8a99-4abe2a560c36.shtml).

Prima, però, di affrontare discorsi paludati e un po’ noiosi, lascio la parola a Teresa De Masi una “amica di penna” (anzi, di tastiera, visti i tempi) che ha sintetizzato in un post su FB il sentimento di base con una efficacia e con una sensibilità che non riuscirei ad esprimere meglio:

Perché sono per lo #iussoli? Semplice, sono figlia di emigranti, e so quanto sia la terra in cui vivi quella che ti forma. E ricordo ancora il terrore del momento in cui si avvicinavano le vacanze nel paese dei miei genitori, terra con cui sentivo di non avere nulla in comune. Semplicemente, non avrei mai potuto viverci: perché io appartenevo ad un altrove. Per questo sono per lo Ius Soli, e per questo non posso che giudicare razzista chi è contrario. Perché io, semplicemente, *so*.

E io con i razzisti non avrò mai nulla in comune.”.

Teresa ha centrato il punto, l’appartenenza.

Questa legge è abborracciata, come tutte quelle che ha fatto il governo Renzi+Gentiloni, siano esse sulle banche, sulla “squola”, sulla riforma della pubblica istruzione e via piangendo.

Non tiene conto di adesione culturale alla nostra cultura e al nostro modello di vita, né – finanche – alle capacità linguistiche che sono tutti elementi integrativi, oltre che parte di una difesa della identità (che non è un concetto fascista, ma solo di cultura di un gruppo).

La proposta non ha neanche correttivi pratici all’accertamento dei requisiti soggettivi come vi sono in Francia o Spagna, dove (semplificando molto) si chiede che almeno vi sia una seconda generazione di nati in loco, a testimonianza di una permanenza duratura.

Noi non siamo gli Stati Uniti del’800 e primi del ‘900, dove l’espansione e la conquista di un vasto territorio richiedevano braccia, senza tanto interesse alla qualità di queste (oddio, magari ai nativi Americani sarebbe interessato, ma per noi inveterati plurisecolari eurocolonialisti lo ius è solo quello che giustifica la conquista del suolo).

Tornando alla legge, l’iter di assegnandone proposto è di tale meccanicistica automaticità che lascia sconcertati.

Non voglio neanche dire, come sostiene Galli della Loggia, che l’automatismo toglie valore simbolico.

Qui il problema è più prosaico.

Mi basta leggere, non senza sconcerto, il testo dei quattro scarni articoli (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/940816/index.html) dove non vi sono richiamo alla conoscenza della lingua, della cultura e di alcunché altro.

Non mi sembrano questi argomenti da lasciare poi al regolamento ministeriale che deve essere emanato ai sensi dell’articolo 2.

Né è peregrino il richiamo che Grillo ha fatto circa l’Europa, prendendo il dileggio dei soliti coglioni che, invece di capire il vero senso, hanno detto che al Movimento l’Europa va bene quando fa comodo.

Non ci si rende conto che dare la cittadinanza così, cioè a cazzo, ci esporrà a ostilità e ritorsioni poiché regaliamo un passaporto di Shengen senza alcun criterio.

Insomma, lo ribadisco: questa è una legge scritta male, da una manica di incolti in materia di diritto civile, di diritto amministrativo e di civiltà tout-court.

Ma questo è quel che passa il convento.

Un Renzi che pur di scatenare la bagarre passa sulla pelle di tutti (in questo caso di povera gente che avrebbe bisogno di ben altro sostegno) e quel che resta di SEL che si aggrappa a questo PD inqualificabile pur di mantenere un posticino al parlamento.

L’unica consolazione, in tanto strame, è che tutto ciò che fa Renzi ritorna a lui come un boomerang. Avanti così!

Non posso però finire il pezzo senza parlare degli incolpevoli che sono, nuovamente, un turacciolo in mezzo ai flutti (stavolta, fortunatamente, solo metaforico) rei solo di scappare da fame e mancanza di lavoro (sempre), nonché guerre e carestie (se hai a jella di avere anche la pelle nera o nerastra).

Stiamo facendo di tutto a costoro.

Li accogliamo in campi di concentramento.

Le mafie le usano per arricchirsi.

Noi li prendiamo in sovrannumero, così possono essere usati nei campi a prezzi da fame e se poi costituiscono problema sociale pazienza (e lo costituiscono, sia chiaro, non basta dichiarare generiche riduzioni di criminalità, senza vedere veramente che apporto costoro danno alle citate mafie e anche alla microcriminalità spicciola, che non viene più denunziata, oltre che all’evasione fiscale dei padroncini).

Il coraggio di chiudere le porte, aprendo ingressi a quote d’accordo con l’Europa e vedere cosa si può veramente fare, non tanto nelle loro terre ma almeno in aree più gestibili dei luoghi provenienza, non lo avremo mai.

Faremo finta di essere di sinistra o cattolici, categorie che non mi appartengono (non più la prima, mai la seconda).

Da ultimo, occorre parlare di razzismo, come Teresa giustamente mette in luce.

So perfettamente che tra la mia bassottina a pelo duro tedesco e un alano c’è una differenza assai maggiore di corredo genetico che tra me un originario keniota.

Ma questo le teste di cazzo che parlano di razza non lo capiranno mai.

Loro sì che sono geneticamente modificati.

Gli manca qualcosa.

Ecco, magari a tutti quelli che usano la parola razza, un viaggio premio al confine libico lo darei.

In fin dei conti uso anche il diserbante in giardino.

Anzi, Renzi e suoi accoliti li manderei di corsa in un campo profughi in Libia, insieme a Salvini e Casa Pound.

Per carità!

Per fare uno stage, che vi credete?

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