BANCHE VENETE: 17 MILIARDI? NON E’ PROPRIO VERO! Ma c’è poco da star calmi comunque

L’OPERAZIONE È QUELLA GIUSTA?

Il Governo, con l’operazione di domenica 25 giugno, ha obiettivamente scelto una soluzione che apporta il minor danno possibile, pur essendo tutt’altro che un’operazione soddisfacente.

Occorre essere onesti nell’ammetterlo.

Così come, però, bisogna essere chiari del denunziare l’inerzia governativa fino a domenica 25 giugno 2017 che ha portato a una soluzione in extremis.

Comunque, allo stato dei fatti, l’operazione era la migliore possibile, poiché applicare l’opzione integrale del bail-in sarebbe stata devastante non solo per i poveri risparmiatori truffati, ma anche per il sistema bancario, che non avrebbe retto la botta.

Infatti, qualora si fosse dovuto ricorrere all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) per garantire il ristoro dei risparmi fino a 100.000€, questo sarebbe stato da ripartire tra tutti i partecipanti, cioè le stesse banche già chiamate a svenarsi per altri salvataggi e molte delle quali “volontariamente” (risate!!!) intervenute nel Fondo Atlante per il ridicolo intervento di Salvataggio delle due Venete, orchestrato l’anno scorso dai quei geni del Governo Renzi, con l’acuta regia del pluricentenario inossidabile democristiano Giuseppe Guzzetti, padrone purtroppo anche dei destini di Intesa (ne parleremo).

Infatti, un ulteriore intervento obbligatorio, attesa l’entità della cifra in ballo (diversi miliardi) avrebbe depauperato i patrimoni di molti istituti, obbligandoli a loro volta a ricapitalizzarsi, sempre ammesso che qualcuno oggi voglia dare soldi a una banca.

Qualche commentatore ha detto che forse l’unica banca che avrebbe resistito sarebbe stata proprio Intesa.

Non credo sia vero in toto, ma l’indicazione è comunque rappresentativa della gravità del momento.

Comunque la pensiate circa le banche, questo per la nostra economia sarebbe stato esiziale.

Ciò, senza tener conto che banche serie e sane, piccolo/medie, veramente legate al territorio, avrebbero avuto incolpevolmente problemi.

Ciò detto: questa era l’unica operazione possibile?

Allo stato sì perché si è giunti troppo all’orlo del burrone.

Questo non vuol dire che l’operazione sia ben costruita e che non potesse essere fatta enormemente meglio.

Molte cose diverse si sarebbero potute prevedere dentro questa cornice, a protezione dei posti di lavoro ed anche del recupero dei crediti deteriorati a favore delle economie locali.

Insomma, anche l’unica soluzione è stata costruita male dai nostri governanti.

 

 

I 17 MILIARDI

Cominciamo a descrivere i veri effetti della operazione, iniziando dall’unica fesseria che tutti credono di aver compreso: l’esborso dei 17 miliardi.

Chiariamo subito: 17 miliardi non saranno mai spesi.

È una cifra teorica calcolata sul massimo esborso che sarebbe dovuto se nemmeno un credito in sofferenza venisse recuperato.

La vera cifra di spesa sono i circa quattro milioni e mezzo che lo stato dà a Intesa, poiché si porta dentro un elefante che ha ancora oltre 50 miliardi di crediti; questi assorbono patrimonio perché, ricordo in modo molto terra terra, più crediti concede una banca e più patrimonio deve avere per sostenere eventuali perdite.

Al momento, occorre dire che Intesa funziona, quindi è lecito proteggerla avendogli mollato cotanto macigno.

A questi soldi vanno aggiunti circa 400 milioni a garanzia di ulteriori sofferenze che possano derivare da crediti in bonis.

 

**** INTERMEZZO ****

Ma quanti crediti ancora marci ci sono, soprattutto nella Popolare di Vicenza?

Hanno fatto tante di quelle due diligence (cioè verifiche) che i miei figli hanno in tempo a diventare vecchi e ancora siamo a questo punto?

Ma vogliamo fare, invece, una due diligence su chi ha vigilato e su chi ha governato fino a domenica 25 giugno 2017 queste banche?

**** FINE INTERMEZZO ****

 

17  miliardi meno i circa 5 sopra descritti fanno ancora 12 miliardi.

Questi sono relativi alla garanzia sui crediti deteriorati che sta prendendo la SGA, splendida società di recupero che nasce dalle ceneri del Banco di Napoli (guarda caso, ceduto ad Impresa).

Le sofferenze, però, sono talmente svalutate che sicuramente potranno essere recuperate ad un valore superiore a quello attuale, tanto le perdite se le sono già sciroppate gli azionisti azzerati.

Certo, una conseguenza negativa c’è.

Purtroppo, essendo questa garanzia un impegno dello Stato, si deve comunque fare un “accantonamento a fondo” che pesa per un bel po’ di PIL.

In altre parole, se pur non penso di dover pagare 12 miliardi ma il rischio c’è, ancorché remoto, questo malloppetto lo devo mettere da parte e non lo posso spendere in cose più utili, come la ricerca scientifica, il miglioramento delle infrastrutture, il reddito di cittadinanza o altre cazzatelle da quattro soldi.

Motivo in più per recuperare presto e bene i crediti marci.

 

I CREDITI MARCI

Già, i crediti marci.

Ma sono marci davvero?

Sì, un po’ per colpa della congiuntura, un po’ perché le due banche hanno fatto politica clientelare favorendo anche clienti che non meritavano, un po’ perché sono stati prestati soldi per comprare azioni delle banche rovinando così clienti.

Ma questo non vuol dire che in mezzo non ci siano cose da salvare, come imprese che sono state gestite finanziariamente male ma hanno mercato, oppure mutui che hanno immobili a garanzia che possono essere variamente recuperati.

Insomma, non è possibile considerare i crediti in sofferenza come un sacchetto di immondizia indifferenziata.

In più, come ho già detto, questi crediti sono talmente svalutati che oggi andare da un debitore a cercare di recuperare un po’ è così facile che non occorre nemmeno minacciarlo col fucile.

Come detto, questi crediti sono finiti alla SGA, società nata una ventina di anni fa per recuperare le sofferenze del Banco di Napoli (in un periodo dove la svalutazione del 30% era già cosa da infarto) che ha lavorato talmente bene da meritarsi anche una biografia (Mariarosa Marchesano: Miracolo bad bank. La vera storia della Sga a 20 anni dal crac del Banco di Napoli. Ed. GoWare).

 

 

SGA OPPORTUNITIES (come si dice in milanish)

Il fatto che questi crediti siano stati dati alla SGA ha permesso, al momento, di non farli fagocitare dai fondi avvoltoio.

Naturalmente, occorrerà stare ben vigili per controllare comunque ciò che SGA farà per il recupero, visto che sta assumendo una massa di crediti che superano di gran lunga la massa attuale del gestito.

Infatti, al momento, SGA dichiara sul suo sito (http://www.sgaspa.it/) €2.584 milioni di GBV gestiti (gbv vuol dire valore lordo di libro, cioè il valore originario del credito, non quello svalutato) per 2.480 posizioni seguite da 74 persone a Napoli.

Comprenderete bene che 74 persone che devono prendere in carico un carico di schifezze che arrivano da quasi mille sportelli non sono sufficienti.

Ma questo, se non si ricorre a trucchetti di vendita, può essere una opportunità.

Ne parleremo tra un po’, dopo aver esaminato gli errori della decisione governativa.

 

 

PERCHÉ QUESTO DECRETO LASCIA COMUNQUE A DESIDERARE?

Il decreto, come detto passato in tutta fretta da un governo clone del precedente, sempre distintosi per la totale incapacità a gestire il problema delle banche, affida a Intesa la gestione della c.d. good bank, che good-bank non è, ma solo un agglomerato di filiali oramai depauperate dopo almeno due anni di totale distruzione.

Queste filiali si vanno a sommare alla massiccia presenza che, nel solo Triveneto, ha già Intesa, di tal ché si parla di almeno 600 sportelli chiusi e numerosi dipendenti in esubero (si enumerano almeno 3000 eccedenze contro solo 1700 soggetti che hanno i requisiti per andare in pensione entro sette anni con accompagnamento).

Insomma, a Intesa è stato dato l’ingrato regalo di fare lo sterminio, così non è colpa del governo, con buona pace del sindacato che fa finta di credere alle promesse, non potendo fare altro.

E questo non è l’unico problema, poiché anche le imprese dei territori subiranno contraccolpi.

Infatti, in banca 1+1 non fa due; cioè se io ho 100 di credito da Intesa e 100 da BPVi i crediti sommati non saranno 200 per evidenti concentrazioni di rischio, ma si ridurranno a 150, se va bene. Figurarsi se ho 100+100+100, visto che le banche in ballo sono tre.

Insomma vi sarà un enorme credit crunch, come vi sarà riduzione complessiva dei crediti concessi ai territori dal nuovo agglomerato, poiché – anche qualora non vi fossero tutti crediti che si sommano – la concentrazione di credito in un territorio fa aumentare la concentrazione di rischio.

In pratica, per il Triveneto e le altre zone dove le tre banche sono concentrate, si prevede un massacro in termini di supporto creditizio.

Se si pensa che il Veneto da solo ha già perso tante banche, ci si può ben rendere conto del disastro che vi sarà per le imprese, in una delle poche zone d’Italia con il PIL in crescita.

In più, questo decreto non prevede il passaggio, insieme ai crediti marci, di una parte del personale a SGA che, come detto, con sole 74 persone non può gestire questo iceberg da Titanic.

 

 

PERCHÈ CARLO MESSINA AD DI INTESA HA ACCETTATO?

Semplice.

Perché ha dovuto cedere dopo essersi opposto in tutti i modi, anche con pubbliche dichiarazioni, all’inaudito pressing fatto dal Governo e si dice anche dalla BCE, e perché era spinto anche dalla necessità di salvare Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo.

Ma lo ha fatto attaccando le debolezze di costoro, tutti coi carboni bagnati per via di Atlante.

Volete il salvataggio?

Va bene, ma stavolta le condizioni le detto io: aiuti per gli esuberi, anche quelli di Intesa che sta già chiudendo le troppe filiale che ha, e garanzia di non depauperamento del capitale.

Per Carlo Messina una buona vittoria.

Purché tesaurizzi questa operazione e tra un paio d’anni sia fuori da Intesa, poiché la situazione comunque tenderà ad appesantirsi di nuovo, vista l’elefantiasi della operazione e, al contrario, le necessità di snellimento del mercato.

Comunque, per Messina tanto di cappello: operazione condotta bene.

 

 

E ORA? SI PUÒ FARE ANCORA QUALCOSA?

Certo che si può fare.

Si possono prevedere incentivi per chi assume personale in esubero verso la fine di carriera, per inserirlo nelle società di recupero crediti.

Così si avranno società che si snelliscono man mano che si recuperano le sofferenze.

Ci sono anche altri incentivi possibili.

Ne parleremo quando la Senatrice Laura Bottici avrà proposto un suo articolato normativo in materia.

Questione di giorni.

Si può anche lasciare il conglomerato delle Venete indipendente da Intesa, se pur sotto lo stesso governo (lo si può fare anche con una licenza persa, come solo marchio) in modo da poter poi rivendere tutta o parte della struttura dolorosamente risanata.

Così si darebbe al nord-est una nuova banca del territorio, se il territorio è in grado di trovare acquirenti.

Per Intesa sarebbe un doppio affare: rientra di qualche spesa e aumenta la concorrenza che, come abbiamo visto, nelle banche è sempre vantaggiosa.

 

 

PENSIERINO FINALE PER LA UE

Dopo aver tanto abbaiato, la UE ha dovuto capitolare.

Ha capitolato clamorosamente con le due Venete, ma lo ha fatto anche per la Spagna, col Banco Popular comprato da Santander.

Non poteva fare altrimenti; la struttura messa in piedi per la risoluzione delle crisi, che volgarmente chiamiamo bail-in, non può funzionare.

Ha costi sociali altissimi e mina alle fondamenta il sistema bancario e il fondo di garanzia.

La soluzione sarebbe avere un fondo di garanzia europeo, ma la Germania non vuole per paura di dover pagare le crisi italiane.

Io aggiungo che anche le banche tedesche sono malmesse quindi neanche io voglio pagare l’ipocrisia tedesca, il cui sospiro di sollievo per aver trovato una scusa per dover cambiare le norme si sente in tutta Europa. Vedremo quando toccherà a loro.

Naturalmente, se fossi in Margrethe Vestager, Commissario alla concorrenza, dopo aver fatto la faccia cattiva per mesi, mi dimetterei vista la brutta capitolazione.

Ma non avverrà; tutti questi politici la poltrona se la tengono attaccata con la colla da falegname.

Ricordatevene la prossima volta che voterete e sarete tentati di dare la preferenza al PD, ad Alfano e a tutta la compagnia di ballo.

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