T’ISPEZIONO. E POI? (piccolo Bignami sulle relazioni ispettive della Banca d’Italia)

1.   Premessa

Questo pezzullo sarà molto tecnico, ma la materia non consente lepidezze o banalizzazioni, visto il nero momento che l’intera Nazione sta vivendo per uno stupido gioco al massacro.

Per questo motivo ho cercato di semplificare al massimo laddove possibile alcune spiegazioni, anche a costo di tradire in parte alcune descrizioni di procedure, tentando comunque di mantenere salvo il significato di ciò che descrivo.

Per lo stesso motivo, mi occupo solo delle risultanze dei rapporti ispettivi e non anche dei processi che potrebbero seguire alla rilevazione di gravissime irregolarità, come la messa in “risoluzione” o anche solo il commissariamento di una banca.

Per capire cosa sta succedendo nella “Commissione di inchiesta sulle banche” credo (spero), infatti, basti parlare di cosa succede di un rapporto ispettivo.

 

2.   Articolo 7 del T.U.B. (testo unico bancario)

Articolo 7

(Segreto d’ufficio e collaborazione tra autorità)

  1. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell’economia e delle finanze, Presidente del CICR. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente.
  2. I dipendenti della Banca d’Italia, nell’esercizio delle funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno l’obbligo di riferire esclusivamente al Direttorio tutte le irregolarità constatate, anche quando assumano la veste di reati. Restano ferme le disposizioni del MVU in materia di comunicazione delle informazioni alla BCE.
  3. I dipendenti della Banca d’Italia sono vincolati dal segreto d’ufficio.
  4. Le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici forniscono le informazioni e le altre forme di collaborazione richieste dalla Banca d’Italia, in conformità delle leggi disciplinanti i rispettivi ordinamenti.
  5. La Banca d’Italia, la CONSOB, la COVIP e l’IVASS collaborano tra loro, anche mediante scambio di informazioni, al fine di agevolare le rispettive funzioni. Detti organismi non possono reciprocamente opporsi il segreto d’ufficio.

 

3.   Il Direttorio

Il Direttorio è un organo collegiale, costituito dal Governatore, dal Direttore generale e da tre Vice direttori generali, competente per l’assunzione dei provvedimenti aventi rilevanza esterna relativi all’esercizio delle funzioni pubbliche attribuite dalla legge alla Banca per il perseguimento delle finalità istituzionali, con esclusione delle decisioni rientranti nelle attribuzioni del SEBC.

Le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti; in caso di parità prevale il voto del Governatore. Delle riunioni viene redatto apposito verbale (artt. 22, 23, 24 dello Statuto).*

Il Direttorio ha queste funzioni dal 2006, quando sono stati traslati verso una funzione collegiale quelli che erano poteri monocratici del Governatore, poteri che, nel 2005, il Governatore Fazio interpretò come un po’ troppo autocratici (chi ha una certa età e segue cose di economia ricorda bene gli scandali Banca Popolare di Lodi/Antoveneta e Unipol/BNL**).

 

4.   Che deve fare il Direttorio in caso di problemi rilevati in corso di ispezione a una banca e come deve essere messo in grado di operare?

Semplificando molto, il Direttorio riceve le risultanze dei rapporti e, se in questi vi sono segnalazioni di accadimenti di particolare gravità, ovvero di gravi squilibri tecnici e patrimoniali, deve decidere che fare (provvedimenti di rilevanza esterna).

Naturalmente, il Direttorio deve essere correttamente informato sul contenuto dei rapporti stessi.

Infatti, in ogni organizzazione complessa le informazioni devono essere sintetizzate per i vertici che le ricevono; riesce difficile pensare che si possa leggere tutto per intero quando le informazioni che viaggiano sono miriadi, quindi occorre una stabile e certa modalità di trasmissione delle informazioni essenziali verso l’alto.

In Banca d’Italia, nel caso dei rapporti ispettivi, esisteva (almeno fin quando ne ero a conoscenza, ma credo esista tuttora più o meno nella forma che sto per descrivere) un complesso iter che prevedeva, oltre alla revisione del rapporto effettuata da un ispettore che non aveva partecipato alla verifica, una prima commissione che valutava il contenuto del rapporto e, pertanto, cosa contestare.

Una volta ricevute le risposte vi era nuovamente una attività collegiale che valutava ciò che l’azienda bancaria e i suoi singoli esponenti avevano controdedotto, valutando se accettare le difese, in tutto o in parte, oppure irrogare le sanzioni.

Qui mi fermo circa l’iter di comunicazione con la banca ispezionata e i suoi esponenti, poiché le eventuali possibilità di difesa dei singoli soggetti rispetto alle decisioni dell’ “Autorità” esulano da ciò che qui interessa.

Insomma, una ispezione subiva e subisce tuttora tantissimi passaggi e tantissimi vagli critici, di talché, se vi fossero state delle omissioni o degli errori, probabilmente, già nel momento del primo esame ci si sarebbe potuti accorgere di incongruenze e, comunque, oggi si saprebbe se già in fase ispettiva ci siano state omissioni.

Il tutto, tenendo presente che un gruppo ispettivo è sempre composto di diverse persone e mi pare ben difficile commettere omissioni quando il potenziale rischio che più di due persone sappiano qualcosa di compromettente rende praticamente certo il fatto che una omissione venga denunziata direttamente o con qualche “leak”.

In più, ricordiamoci che abbiamo diverse volte sentito citare i rapporti dove si parlava, per le venete, di prezzi delle azioni gonfiati o non congrui, di dubbi sui comportamenti manageriali e del Presidente Zonin per Vicenza, nonchè altre amenità non meno gravi.

Anche andando a memoria sul famoso rapporto del Monte dei Paschi, rimasto visibile per un certo periodo su un sito internet, che riportava l’individuazione dei derivati Alexandria e Santorini, mi pare che già vi fossero le informazioni importanti.

Insomma, a mio parere, dico ciò anche per informazione diretta, gli Ispettori hanno sempre visto bene e scritto bene, nella ininterrotta quasi secolare (la prima regolamentazione organica della Vigilanza è nella Legge Bancaria del 1926) tradizione di qualità che ha sempre contraddistinto il loro lavoro.

 

5.   Va bene! È tutto perfetto! Allora è andato tutto bene?

Non intendo dire questo.

È chiaro che qualcosa non è andato, soprattutto nel caso delle Venete e delle obbligazioni convertibili di Banca Etruria e consorelle.

Diverso è il caso del Monte dei Paschi Siena dove, obiettivamente, l’ostacolo alla vigilanza sembrerebbe esservi stato con l’occultamento del “mandate agreement” di Alexandria, per cui, anche avendo individuato le due strutture derivate, la mancanza di chiarezza sul montaggio della struttura stessa non ha permesso di cogliere subito la situazione. Infatti, Mussari & Co. hanno già avuto una condanna in primo grado e il PM, in sede di appello, ha chiesto un inasprimento della pena.

E,  quand’anche fosse stata colta al momento, era ormai troppo tardi e la Banca era destinata alla fine che ha fatto.

Di questo la responsabilità tecnica se la devono prendere gli Organi dell’epoca e quella politica chi su quella banca ha sempre esercitato potere.

Quanto alle obbligazioni di Banca Etruria e cose simili sono netto: la responsabilità è tutta della Consob. Non ci sono informative Banca d’Italia che tengano. È la Consob che deve guardare qualità di emissione e modalità di offerta.

Se invece di far togliere informazioni sul rischio di trasformazioni in perdite dei titoli sottoscritti e di smantellare uffici la Consob avesse lavorato diversamente, i risparmiatori sarebbero stati tutelati; leggetevi cosa scrive Milena Gabanelli ***.

Veniamo quindi alle Venete.

Al netto sempre delle ineludibili responsabilità della Consob, per cui rimando all’articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera che ho citato nella precedente nota, effettivamente troppi sono stati i rapporti della Banca d’Italia sulle due popolari, in particolare sulla Popolare di Vicenza, dove vi erano notizie di problemi e, nel caso di Vicenza, di un Presidente-Satrapo che ha bruciato sei Direttori Generali prima di arrivare a Sorato.

Qui l’esigenza di capire cosa possa essere successo c’è, visto che, come ho già cennato, gli Ispettori sembrano sempre avere scritto qualcosa.

Peccato che, per come questa Commissione ha organizzato i lavori, l’attività mediatica appare prevalente su quella realmente conoscitiva. La cosa non mi stupisce, visto il livello di barbarie raggiunto da questo insieme di nominati che per la maggior parte si fregia di un titolo di Senatore o Onorevole solo perché capo di turno organizza le liste secondo i suoi bisogni.

Se invece di scegliere un criterio cronologico la Commissione avesse realmente scelto un approccio metodologico alla analisi e alla ispezione (perché anche di questo si tratta, è un bel contrappasso) avrebbe dovuto studiare il metodo e gli iter procedurali per capire come vanno le cose, cioè per rilevare quel che più sopra ho frettolosamente descritto, prendendo poi un campione di rapporti e altri atti (appunto quelli relativi alle Banche che interessano, le due Venete, MPS e le quattro “risolte”) per vedere se tutto è stato fatto secondo regola, se vi siano stati intoppi, se effettivamente qualcosa di irregolare sia avvenuto.

Un analista/inquisitore (non uso il secondo termine a caso, un po’ di durezza in casi gravi ci vuole) serio avrebbe anche cercato di capire chi interrogare, perché realmente a conoscenza diretta degli accadimenti via via succedutisi nel tempo.

Correttamente, non sono stati chiamati gli attuali componenti del Direttorio perché nel periodo interessato vi era solo Ignazio Visco (dal 2007) che, però, si è sempre occupato di ricerca economica e di relazioni con l’estero.

Ma la Commissione rinunzia a sentire chi veramente ha attraversato quegli anni e che con ampia autorevolezza, oltre che per conoscenza diretta, potrebbe meglio spiegare cosa è successo.

Prima di tutto Anna Maria Tarantola che è stata Vice Direttore Generale dal 2009 al 2012, ma già prima si occupava di Vigilanza, e – forse –  anche Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale dal 2007 al 2012, anch’egli esperto di Vigilanza.

Si tratta di due esponenti di peso, di ampia e comprovata capacità e che hanno fatto parte di un importante pezzo di storia della Banca d’Italia.

Insomma, sintetizzo: se si volesse davvero capire come siano andate le cose, occorre procedere sentendo chi c’era con ruoli di alta e diretta responsabilità nei periodi interessati, leggendo le carte (cioè vedendo che è successo dei rapporti, delle verbalizzazioni di riunioni e delle diverse informative) e seguendo i processi operativi e decisionali interni.

Ma si vuole davvero capire?

 

 

6.   Amare considerazioni finali

La mia iniziale sfiducia negli obiettivi che questa Commissione si prefiggeva è confermata.

Anche il livello di capacità di analisi che temevo trova conferma.

Se sia ciò sia voluto, perché si perseguono fini politici ultronei rispetto alle necessità di conoscenza, oppure sia un risultato dell’impoverimento delle qualità intrinseche degli eletti (e della Nazione che li elegge, sia chiaro) non lo so e non mi interessa, tanto il risultato è scritto.

Ci sarà solo una cacofonia di voci urlanti in gara a chi la dice più grossa (vale anche per i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, cui io aderisco. Qui non si salva nessuno).

Nel frattempo, avremo contribuito a squalificare l’immagine dell’unica vera Istituzione italiana che mantiene ancora un profilo tecnico e istituzionale alto, sopravvissuta ai colpi della P2 (a grave prezzo personale di due galantuomini: Paolo Baffi e Mario Sarcinelli), nonché capace di reagire dall’interno alla follia interventista dell’aspirante demiurgo creditizio Antonio Fazio (ricordo che vi fu un parere contrario alle fusioni del 2005, di cui abbiamo prima parlato, firmato da Claudio Clemente, ora direttore dell’UIF, altro esponente della Banca d’Italia di non poco spessore e bravura).

Purtroppo, però,  infime esigenze di bassa cucina politica  stanno buttando strame su bravi servitori veri dello Stato e rischiano di portare nel fango anche il Presidente della BCE, con una violenza tale che sconcerta le altre Nazioni, anche quelli di giovane e malcerta democrazia, facendo ancor di più lievitare la considerazione di inaffidabilità attibuita al nostro Paese.

E, naturalmente, una risposta seria non la avremo.

Speriamo che queste elezioni arrivino presto.

* https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni-governance/direttorio/

** e, probabilmente, chi ricorda queste cose ricorda anche bene l’intercettazione telefonica di Fassino che era emozionatissimo all’idea di “avere una banca”. Questo, tanto per ricordare che il PD, all’epoca DS, l’amore per le banche lo avevano già oltre 10 anni fa, dopo tanti anni di digiuno dovuti alla bulimia della DC e del PSI).

***http://www.corriere.it/economia/17_novembre_10/milena-gabanelli-consob-banche-poteri-controlli-che-non-c-erano-1a4f119a-c668-11e7-831f-15bae6a1a312.shtml

**** https://it.wikipedia.org/wiki/Governatore_della_Banca_d%27Italia

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